*** Terza Parte ***

Potere collettivo. La lotta per la tutela di coloro che difendono la terra e l'ambiente/3

di Global Witness

Brasile

Nel 2025, in Brasile, gli omicidi sono raddoppiati rispetto all'anno precedente, raggiungendo quota 26. La maggior parte era relazionata a rivendicazioni di riconoscimento del territorio ancestrale e alla delimitazione delle proprietà. Abbiamo documentato che tra le vittime figuravano 11 contadini e 7 indigeni.

Gli attacchi si sono concentrati negli stati amazzonici di Rondônia e Pará, che insieme rappresentano la metà dei casi confermati. In questa regione, l'espansione delle frontiere agricole ed estrattive continua a colpire le comunità contadine, dove imprese illegali dedite al disboscamento, all'estrazione mineraria e all'allevamento del bestiame, compiono incursioni, appropriazioni indebite di terre e atti di violenza con conseguenze mortali.

Sebbene la COP30 di Belém sia stata caratterizzata da un'elevata partecipazione indigena e abbia incluso impegni significativi in materia di diritti territoriali, la loro attuazione rimane diseguale. L'amministrazione Lula ha annunciato al vertice la concessione di titoli di proprietà terriera a dieci territori indigeni, ma centinaia di domande sono ancora in sospeso.

L'aumento degli attacchi mortali evidenzia l'urgente necessità di adottare misure per proteggere i difensori.

La Camera dei Deputati brasiliana ha approvato la ratifica dell'Accordo di Escazú, un trattato storico concepito per proteggere i difensori dell'ambiente promuovendo l'accesso all'informazione, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale e l'accesso alla giustizia.

La ratifica è ora in attesa dell'approvazione del Senato.


Honduras

Analogamente, abbiamo riscontrato che il numero di casi è raddoppiato in Honduras, dove nel 2025 sono stati uccisi 12 difensori dei diritti umani. Dieci di questi decessi si sono verificati nel dipartimento di Colón, sulla costa caraibica settentrionale del paese, un'area strategica per le rotte del traffico di cocaina e teatro di un violento conflitto per le fertili terre della valle del Bajo Aguá.

I dieci difensori uccisi a Colón si dedicavano ad attività agricole. Abbiamo individuato possibili collegamenti con la criminalità organizzata in tutti questi omicidi e con interessi imprenditoriali in otto di essi.

La regione del Basso Aguán è stata teatro di un ambizioso programma di riforma agraria negli anni '70 e '80. Tuttavia, nei decenni successivi, potenti interessi economici hanno tentato di impossessarsi delle terre e di impiantare piantagioni industriali di palma da olio.

Questa situazione ha innescato un conflitto prolungato con un enorme costo umano. L'Ufficio del Difensore civico honduregno ha registrato l'uccisione di oltre 200 contadini.

Nonostante l'elevato numero di vittime, lo Stato honduregno non ha ancora implementato i meccanismi necessari per chiarire lo status giuridico delle aree contese.


Messico

Nel 2025 abbiamo registrato una diminuzione del numero di attacchi mortali contro i difensori dei diritti in Messico, passati da 19 dell'anno precedente a 10.

Tuttavia, i dati dell'organizzazione messicana Centro Mexicano de Derecho Ambiental (CEMDA) mostrano un aumento degli attacchi non letali. Hanno documentato 107 casi di criminalizzazione – che rimane un grave problema in Messico – nonché centinaia di casi di stigmatizzazione, intimidazione e diffamazione.

Le sparizioni rimangono un grave problema. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito la natura sistematica di questi attacchi in Messico come "crimini contro l'umanità".

Nel 2025, un difensore dell'ambiente è stato ucciso nello stato di Guerrero mentre cercava suo fratello, anch'egli difensore dell'ambiente, scomparso nel 2021.


Filippine

Al di fuori dell'America Latina, le Filippine hanno registrato il numero più alto di uccisioni di difensori dei diritti nel 2025, con 12 casi segnalati.

Gli agenti statali continuano a svolgere un ruolo chiave in questa violenza. Abbiamo identificato cinque omicidi in cui si sospetta il coinvolgimento dell'esercito filippino.

Questi omicidi si sono verificati nel contesto dell'estesa campagna di controinsurrezione del presidente Marcos Jr. I gruppi per i diritti umani sostengono che il Piano d'Azione Nazionale per l'Unità, la Pace e lo Sviluppo abbia intensificato la militarizzazione delle aree rurali, consentendo alle Forze Armate di imporre misure repressive, come restrizioni all'orario di lavoro e alla libertà di movimento.

In un caso specifico, Veronico Anterio, un agricoltore di 65 anni, sarebbe stato ucciso a colpi d'arma da fuoco dai soldati dopo aver protestato contro queste norme.

Oltre a questi attacchi mortali, i difensori dei diritti umani sono anche soggetti a criminalizzazione, in particolare attraverso la cosiddetta "etichettatura rossa", che li bolla come comunisti o terroristi. L'organizzazione filippina per i diritti umani KARAPATAN ha documentato l'uso di accuse di terrorismo contro 227 attivisti nel 2025.

Repubblica Democratica del Congo

Nel 2025 abbiamo documentato l'omicidio di un difensore nella Repubblica Democratica del Congo. Il giornalista Fiston Wilondja Mazambi è stato trovato morto con una corda al collo a Bukavu, capoluogo di provincia nella parte orientale del paese. Stava indagando sulle presunte attività di estrazione illegale dell'oro da parte del gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda, che aveva preso il controllo di Bukavu nel 2025.

La ricchezza mineraria ha contribuito a trasformare alcune zone della Repubblica Democratica del Congo orientale in aree di conflitto prolungato. La competizione per i territori ricchi di risorse ha devastato gli ecosistemi e ha portato a violenze contro le popolazioni indigene e le comunità locali. 

Dal 2012 abbiamo documentato 79 omicidi di difensori nella Repubblica Democratica del Congo, il che, secondo i nostri dati, la rende il paese più letale dell'Africa.

L'attività mineraria è spesso controllata da gruppi armati, che utilizzano i minerali per finanziare l'acquisto di armi. Le comunità locali sono le più colpite dall'occupazione delle aree minerarie da parte delle milizie, che impongono tasse illegali e commettono gravi violazioni dei diritti umani.

Al contempo, l'estrazione delle risorse accelera il degrado ambientale attraverso la deforestazione, l'impoverimento del suolo, l'inquinamento idrico e l'alterazione dei mezzi di sussistenza locali.
 

Chi: Quali difensori dei diritti sono presi di mira?

Quasi tre quarti degli omicidi che abbiamo documentato nel 2025 hanno colpito popolazioni indigene e contadini, presi di mira in questi attacchi per aver difeso i loro territori e l'accesso alla terra. Sette degli indigeni uccisi facevano parte di una guardia indigena dedita alla protezione del proprio territorio dalle minacce. In cinque di questi casi, siamo riusciti a identificare collegamenti con la criminalità organizzata, il che è una chiara indicazione dell'incapacità dello Stato di proteggere le comunità dalle ripercussioni delle economie illecite.

Delle 124 vittime di omicidio che abbiamo identificato, 109 erano uomini, 14 donne e 1 persona non binaria. Due delle donne assassinate si trovavano in America Centrale e due in Messico. L'Iniziativa Mesoamericana delle Donne Difensore dei Diritti Umani ha evidenziato che le donne subiscono anche attacchi non letali in maniera costante. Tra il 2012 e il 2023, il gruppo ha documentato oltre 30.000 attacchi non letali contro le donne in Messico e in America Centrale, tra cui molestie, campagne diffamatorie, minacce verbali, sorveglianza delle attività quotidiane e violenza psicologica.


Presunti responsabili e cause strutturali: cosa si cela dietro gli attentati

Determinare le motivazioni alla base degli omicidi dei difensori dei diritti è complesso, poiché gli stessi fattori che alimentano gli attacchi ostacolano anche le indagini sulle circostanze che li circondano. Impunità, corruzione e restrizione dello spazio civico aumentano la vulnerabilità dei difensori dei diritti umani e, al contempo, complicano le indagini per individuare i responsabili.

Tuttavia, i nostri dati rivelano alcune tendenze chiare. I conflitti territoriali hanno rappresentato più della metà degli omicidi che abbiamo documentato nel 2025, evidenziando come l'incapacità delle autorità di risolvere le varie rivendicazioni territoriali o di delimitare i territori, apra la strada agli attacchi contro i difensori dei diritti umani e le loro comunità.

I progetti estrattivi continuano a causare omicidi. Il settore minerario si conferma il più pericoloso, con 11 casi ad esso collegati nel 2025. L'espansione globale dei progetti minerari alimenta questi omicidi. Quattro si sono verificati nelle Filippine, due in Perù, uno in India e uno nella Repubblica Democratica del Congo.

Otto omicidi sono stati commessi nell'ambito di attività legate al disboscamento: due in Messico, due in Honduras, due in Perù, uno in Guatemala e uno in Brasile.

Abbiamo inoltre collegato il settore agroindustriale a sei omicidi, metà dei quali hanno colpito comunità indigene sulla costa caraibica del Nicaragua. In quella regione, i popoli Miskito, Mayangna e Rama sono da tempo tra le principali vittime di violenza ed espropriazione, senza nessun tipo di accesso alla giustizia, controllata dal regime autoritario nicaraguense.

Sebbene il Nicaragua rappresenti un esempio estremo – circa un milione di persone vivono in esilio e oltre 5.000 ONG sono state sciolte – la chiusura dello spazio civico in numerosi paesi rende difficile identificare gli autori degli attentati e contrastare i fattori che li alimentano in tutto il mondo.

Nel 2025, Perù, Ecuador ed El Salvador hanno implementato misure legali e regolamentari che limitano ulteriormente i diritti e i finanziamenti delle organizzazioni della società civile.

Nell'agosto del 2025, l'Assemblea Nazionale ecuadoriana ha proposto il disegno di legge sulla trasparenza sociale, che potrebbe essere utilizzato per congelare i fondi od ordinare la chiusura temporanea delle organizzazioni della società civile.

Una delle organizzazioni ecuadoriane che potrebbero essere minacciate da ritorsioni ai sensi di questa legge è la Commissione Ecumenica per i Diritti Umani (CEDHU), che sta subendo una campagna diffamatoria per il suo sostegno alle comunità contadine di Las Naves, che si sono opposte al progetto minerario polimetallico di Curipamba-El Domo.

Gli Stati devono invertire questa tendenza e sostenere la società civile nel monitoraggio e nella documentazione degli abusi, anche rimuovendo gli ostacoli legislativi che ne impediscono il finanziamento. Allo stesso tempo, devono affrontare la diffusa impunità che consente ai responsabili – sia coloro che commettono direttamente questi attacchi, sia, soprattutto, coloro che li istigano – di sottrarsi alle proprie responsabilità.

Considerato che gli attuali sistemi giudiziari sono chiaramente insufficienti a svolgere questo compito, gli Stati dovrebbero creare unità specializzate di perseguimento e indagine dedicate ai crimini contro i difensori dell'ambiente e del territorio.

Un altro attore chiave che minaccia l'integrità territoriale e sociale delle comunità è la criminalità organizzata. Abbiamo individuato potenziali collegamenti con la criminalità organizzata e assassini prezzolati in oltre un terzo degli omicidi di difensori avvenuti nel 2025, rendendoli di gran lunga i responsabili più frequentemente coinvolti.

Questo fenomeno si verifica in paesi che, secondo i nostri dati, tendono ad avere il più alto numero di omicidi di difensori dell'ambiente, come Colombia, Messico e Honduras. Tuttavia, questa attività criminale sta portando a omicidi anche in luoghi che in precedenza erano relativamente pacifici.

In Ecuador, i cambiamenti nelle modalità del commercio mondiale di cocaina hanno portato a un'impennata di violenza, con Guayaquil e altri porti marittimi diventati importanti snodi per l'esportazione. La conseguente diffusa insicurezza ha generato un ampio consenso pubblico a favore di una dura risposta statale, facilitando la repressione violenta contro i difensori.

La criminalità organizzata non solo commette omicidi, ma corrompe anche le strutture e le istituzioni fondamentali che dovrebbero proteggere i cittadini dalla violenza. Gli sforzi dei gruppi criminali per controllare il territorio e garantire l'impunità contribuiscono alla corruzione diffusa, all'indebolimento della governance e al deterioramento dei sistemi giudiziari.

Dato che gli attuali quadri normativi non riescono a frenare la crescente influenza dei gruppi criminali, è necessario ripensare gli approcci per affrontare il nesso tra criminalità organizzata e violazioni dei diritti umani.


Contesto globale

Nel corso del 2025, diverse tendenze hanno indebolito i sistemi di sostegno e di tutela dei difensori dei diritti, complicando ulteriormente un contesto già difficile.

Gran parte della pressione è venuta dalla Casa Bianca, dove i massicci tagli attuati poco dopo l'insediamento del presidente statunitense Donald Trump a gennaio hanno privato dei finanziamenti le organizzazioni che operano nel campo dei diritti umani e dell'ambiente.

Secondo l'OCSE, gli aiuti globali allo sviluppo sono diminuiti del 23%, il calo annuale più consistente mai registrato. Questi tagli hanno ridotto i finanziamenti disponibili per le comunità emarginate e per le istituzioni che lavorano con loro.

Lo smantellamento dell'USAID, che in precedenza sosteneva iniziative volte a consentire alle popolazioni indigene di gestire le proprie terre, ha avuto conseguenze particolarmente gravi per i difensori.

Analogamente, il fatto che gli Stati Uniti e altri paesi non abbiano versato puntualmente i contributi dovuti alle Nazioni Unite ha contribuito a una riduzione dell'attività dell'organizzazione nei settori del clima e dei diritti umani.

Nel giugno 2025, l'Ufficio in Colombia dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani ha annunciato il licenziamento di quasi metà del suo personale a causa di tagli al bilancio.

Parallelamente a questi tagli agli aiuti, l'amministrazione Trump ha mostrato un crescente disprezzo per il principio di un ordine internazionale basato su norme e contesti di diritti umani su cui questo si fonda.

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (HRC) nel febbraio 2025. Subito dopo ha fatto lo stesso il Nicaragua, dove – nel 2023 – degli investigatori designati dalle Nazioni Unite hanno trovato prove di violazioni dei diritti umani che, a loro dire, potrebbero costituire "crimini contro l'umanità".

Questa tendenza si inserisce in un più ampio processo di deriva autoritaria che sta interessando altri governi. In Perù, le modifiche legislative hanno ampliato drasticamente il controllo governativo sulle ONG finanziate dall'estero e hanno vietato alla società civile di intraprendere azioni legali contro lo Stato per violazioni dei diritti umani.

Nel corso del 2025, leggi simili sugli "agenti stranieri" sono state approvate nell'Europa centrale e orientale, con un effetto dissuasivo sulle campagne dei difensori dei diritti umani.

(3. Continua)


→ Originale in  spagnolo tratto da 

* Traduzione di Giorgio Tinelli per Ecor.Network

** Foto di copertina: indigeni manifestano pacificamente davanti all'ingresso principale della COP30 a Belém, in Brasile. La protesta è stata organizzata dal Conselho Indígena Tapajós e Arapiuns. Fernanda Frazão / Global Witness

 

 


 

14 ottobre 2026 (pubblicato qui il 15 ottobre 2026)