*** Intervista a Eduardo Cerdá ***

"Non dobbiamo sostituire il glifosato, dobbiamo cambiare il modello di produzione"

di Nahuel Lag

Membro fondatore della Rete dei Municipi e delle Comunità per la Promozione dell'Agroecologia (RENAMA) ed ex funzionario nazionale, Eduardo Cerdá è un agronomo di fama e un sostenitore di un modello agricolo incentrato su alimenti sani e diversificati, privi di pesticidi e di organismi geneticamente modificati. Questa intervista ripercorre l'ultimo decennio, il ruolo centrale della politica locale e nazionale e i casi studio che confermano l'avvento di un nuovo approccio all'agricoltura.

La Rete Nazionale dei Municipi e delle Comunità per la Promozione dell'Agroecologia (Renama) si appresta a celebrare il suo dodicesimo Mese dell'Agroecologia . Questo novembre, le aziende agricole si apriranno per mostrare un modello produttivo diffuso in tutto il paese. Eduardo Cerdá è la forza trainante di questa iniziativa, che si avvale della sua esperienza come agronomo e coordinatore di quelle che ama definire aziende agricole "faro". Quest'anno, ha collaborato alla stesura del libro "Agroecologia nei Municipi", che ripercorre lo sviluppo di Renama nel suo primo decennio.

Dal lavoro con i produttori alla definizione di politiche pubbliche con i municipi, fino alla Direzione Nazionale di Agroecologia (DNA), che ha diretto durante l'amministrazione di Alberto Fernández e che è stata soppressa con l'arrivo di Javier Milei. "I funzionari pubblici non hanno ancora compreso appieno i benefici che l'agroecologia apporta alle campagne: noi la vediamo funzionare e sentiamo i produttori dirci: 'L'agroecologia mi ha salvato'", afferma.

Qual è lo stato dell'agroecologia a tre anni dall'inizio dell'amministrazione Milei? Cerdá analizza le decisioni prese dal governo di La Libertad Avanza per "tagliare i fondi e smantellare tutto". Tra queste, lo scioglimento della Direzione Nazionale di Agroecologia (DNA) e lo smantellamento del programma INTA "Cambiamento Rurale" – che durante la precedente amministrazione riuniva quasi 200 gruppi con 1.600 produttori agroecologici – l' eliminazione dell'Istituto Nazionale di Agricoltura Familiare e Comunitaria (INAFCI) , la decisione di vietare l'uso del termine "agroecologia" nella ricerca presso l'INTA e il declassamento dell'Istituto Nazionale di Yerba Mate (INYM), che aveva avviato corsi sulle pratiche agroecologiche per i suoi team tecnici. Queste decisioni hanno portato a un "assestamento", analizza Cerdá, con l'agroecologia meno presente nell'agenda pubblica, ma "sotto sotto continua in piedi", afferma.

«Questo modello di governo promuove la disgregazione, l'idea che l'altro è il tuo nemico. Ciò ha condizionato la prospettiva dei governi provinciali e comunali e ha generato un senso di angoscia», sottolinea Cerdá, motivo per cui rivendica il periodo trascorso alla DNA, che ha permesso loro di «dare riconoscimento istituzionale all'agroecologia». «Durante la gestione della DNA, si è registrato un aumento delle ordinanze municipali che limitavano gli agrofarmaci, della promozione dell'agroecologia, dell'istituzione di dipartimenti di agroecologia, dei progetti di trasferimento fondiario, delle fiere agroecologiche, delle distribuzioni di sementi, di corsi e sistemi di garanzia partecipativa (PGS)», elenca, riconoscendo che tutto ciò è stato realizzato con una gestione che cercava di promuovere l'agroecologia, anche se senza finanziamenti.

«Lo Stato viene visto come un deposito di finanziamenti. Mi criticavano perché la gente diceva: "Questo non fa politica, perché non gli frega niente dei fondi". Per me, il finanziamento è il grande bivio che ti mette lo Stato», ribatte, aggiungendo: «Se per incentivare i produttori a praticare l'agroecologia, la carota deve essere il denaro, evidentemente non è la strada giusta, è un cambio di approccio».

Sottolinea comunque anche
la mancanza di volontà politica quando si è trattato di approvare una Legge di promozione dell'agroecologia – tre proposte di legge sono state presentate al Congresso ma non sono mai arrivate in aula per la discussione – e propone altre politiche da attuare qualora tornasse un governo che dia priorità all'agroecologia: Legge sull'affitto dei terreni – per quattro o cinque anni, al fine di consentire la conservazione del suolo –, un piano statale di rotazione di colture, una Legge di Produzione Apistica, una Legge di Etichettatura di Transgenici e un'organismo che s'incarichi – finalmente – di misurare la presenza di prodotti agrochimici in alimenti, acqua, suolo e aria. "Auspico maggiore formazione, una maggiore istruzione, più gruppi tecnici, la raccolta di maggiori informazioni da tutti i produttori agroecologici e la creazione di reti di compravendita", conclude.

"La produzione su larga scala è il punto in cui risiede il grande cambiamento del modello"

Cerdá torna al presente, mettendo da parte l'ansia dei nostri tempi, e sottolinea che "quando creiamo legami, quando ci uniamo, ci rallegriamo, ci rendiamo conto di aver fatto progressi, di aver raggiunto degli obiettivi, di avere un percorso da condividere". Per questo motivo, Renama ha continuato negli ultimi anni a celebrare il Mese dell'Agroecologia, ha presentato in anteprima il documentario "La Aurora: L'inizio del cammino" – sulla storia del produttore “faro” Juan Khier – e ne sta preparando uno nuovo sulla commensalità per incoraggiare la riflessione: "Come posso cucinare e mangiare sano evitando tanti conservanti e i prodotti ultra-processati che si trovano sugli scaffali dei supermercati?".

Il progetto continua inoltre a rafforzare la sua rete con le amministrazioni municipali: in seguito all'ascesa nel paese dell'onda del partito di Milei, il numero di municipi che promuovono l'agroecologia si è ridotto del 50%. L'ultima aggiunta è stata quella del distretto di Chacabuco, a Buenos Aires, lo scorso agosto. Parallelamente, si continua a mantenere attive le reti create attraverso i Nodi Territoriali Agroecologici (NAT) che durante la gestione della DNA sorsero come strumento per riunire produttori, università e consumatori al fine di promuovere lo scambio, la formazione e la ricerca. Il numero dei NAT è cresciuto da 10 a 14 negli ultimi anni.

Quest'anno, Renama ha anche rafforzato il suo lavoro di base e di divulgazione con i corsi virtuali aperti di "Agroecologia nei sistemi estensivi", consultabili consultabili sul canale YouTube, che offrono esperienze di produttori con aziende agricole di dimensioni variabili, da 50 a oltre 1.000 ettari, a Buenos Aires, Córdoba e Santa Fe, con coltivazioni di grano, orzo, mais, soia, arachidi e allevamenti di bestiame da latte in sistemi misti agro-zootecnici a valore aggiunto.

“Il grande cambiamento nel modello sta avvenendo nella produzione estensiva. Si tratta di produttori che hanno capitale, che pensano a come migliorare la loro produzione, a come investire nella terra, e la mentalità che devono cambiare non è quella di concentrarsi sulla nuova seminatrice che gli offre il mercato, ma su ciò che devono migliorare nei campi: quali colture associare, come ripristinare la fertilità del suolo”, spiega Cerdá, aggiungendo: “I produttori ci dicono che da quando hanno iniziato a praticare l'agroecologia, sono diventati indipendenti. Hanno le loro sementi, hanno migliorato la fertilità, allevano bestiame, riciclano, sono efficienti e possono creare più posti di lavoro: devono assumere un mugnaio, un costruttore di recinzioni, insomma, c'è gente, nel campo, lo riempiono”.
 

Il municipio come territorio per promuovere l'agroecologia

In un'epoca di "onda viola" (consenso a Milei, NdT), di consegna delle politiche produttive all'agroindustria, il libro "Agroecologia nei Municipi" si pone come testimonianza di quanto è stato realizzato, di ciò che ancora è rimasto per la promozione dell'agroecologia e degli strumenti e insegnamenti per la transizione agroecologica, sviluppati lungo il percorso che ha portato da RENAMA alla Direzione Nazionale per l'Agroecologia. Il libro include, ad esempio, l'elaborazione dei 13 principi dell'agroecologia applicati ai municipi, con esempi di municipi "faro", un riassunto della "Guida all'Agroecologia per i Municipi", nonché linee guida per la progettazione di quadri normativi locali, con casi di studio concreti.

Cerdá ripercorre le esperienze che, nonostante le vicissitudini politiche, continuano a rappresentare un punto di riferimento per la transizione, ovvero quei municipi in cui sono stati compiuti passi concreti nella definizione di quadri locali per la promozione dell'agroecologia.

Ad esempio, a Chascomús (Buenos Aires), il municipio ha redatto e implementato un regolamento sull'uso del suolo per l'irrorazione di prodotti agrochimici e lo ha reso pubblico attraverso il sistema Tomasa, un'applicazione digitale che registra la data e il luogo della fumigazione in tutto il distretto. "Le province richiedono prescrizioni agronomiche e metodi di applicazione, ma le informazioni non arrivano ai municipi, che non dispongono di informazioni chiare sulla situazione, sui loro terreni o sul livello di applicazione", sottolinea Cerdá.

Un altro esempio è Mercedes (Buenos Aires), che ha creato, tramite ordinanza, un registro dei produttori e delle aziende agroecologiche e destina un budget specifico agli investimenti annuali, definiti in collaborazione con i produttori registrati. Per quanto riguarda la commercializzazione, la città di Córdoba ha adottato un'ordinanza per implementare la certificazione partecipativa e sta sviluppando un mercato municipale per i prodotti agroecologici.

Il caso di Zavalla (Santa Fe) e della tassa ambientale comunale per promuovere la transizione all'agroecologia è un altro esempio di politica considerata di successo. Le entrate generate sono state utilizzate per affittare appezzamenti di terreno vicino alle abitazioni nella zona di esclusione dagli agrofarmaci, al fine di sviluppare la produzione agroecologica.

In seguito al cambio di governo, Cerdá osserva che il sostegno alla produzione agroecologica è diminuito, ma la promozione è continuata attraverso il mulino cooperativo Masabia, fondato da produttori che hanno iniziato a lavorare in ambito agroecologico dopo l'introduzione della tassa ambientale. Il mulino cooperativo possiede un panificio che ha stipulato un accordo con il Sindacato dei Lavoratori Commerciali di Rosario e vende i suoi prodotti di alta qualità a prezzi inferiori a quelli offerti dai marchi leader del mercato.

Gli esempi continuano con il comune di Luján (Buenos Aires), che ha creato un proprio sistema locale di certificazione agroecologica; Moreno (Buenos Aires), che ha creato parchi agricoli agroecologici nell'area periurbana affittando terreni incolti e affidandoli ai produttori locali; o Máximo Paz, che ha implementato un sistema di orti su terreni pubblici e privati, per la produzione di cibo e per il consumo locale, generando una significativa produzione di prodotti freschi e a valore aggiunto che dà lavoro a 25 persone.

Il caso di Guaminì, è emblematico per Renama: è riuscito a creare una cooperativa di produttori locali che fornisce 600 tonnellate di ortaggi all'anno e valorizza le aziende casearie agroecologiche locali con la produzione di formaggio basata sul lavoro del Centro di Formazione Agrozootecnica n°30.

«Con la riduzione dei bilanci nazionali in settori come la sanità, l'istruzione e altri, i municipi non dispongono più dei fondi necessari da destinare ai programmi di sviluppo. Tutti questi processi sono diventati difficili da sostenere. La complessità delle politiche municipali risiede nel fatto che si concentrano costantemente sulla risoluzione di emergenze e non considerano il medio e lungo termine, mentre l'agroecologia è un'iniziativa a medio e lungo termine», spiega Cerdá, aggiungendo: «Quando il municipio sostiene queste iniziative, lo slancio è maggiore. Quando il municipio si ritira, questi progetti agroecologici vengono portati avanti da organizzazioni locali come le cooperative».

— Il municipio è l'unità da cui può partire l'espansione dell'agroecologia?

— Se il governo nazionale lo desidera, la cosa migliore che possa accadere è che venga implementato un programma a livello locale, che ogni provincia lo adatti alla propria regione e che il municipio lo renda disponibile ai produttori, garantendo la filiera locale presso fiere, mercati o centri di raccolta.

— In pratica, sono stati quasi sempre i produttori a promuovere questi cambiamenti a livello locale…

— Il primo passo è sempre partito dai produttori e dalle comunità locali interessate, perché veniva loro detto che l'unica alternativa era morire avvelenati, che non c'era modo di produrre senza prodotti agrochimici. È da qui che nasce il contatto con i municipi e la possibilità di dimostrare loro, con l'esperienza di Renama, che esistono produttori agroecologici che non falliscono, che producono e creano posti di lavoro; in modo che le amministrazioni locali possano iniziare a organizzare il territorio.


— Ma sulla posizione espressa da Santiago Sarandón, secondo cui questi programmi di sviluppo frammentari rappresenterebbero più un ostacolo che un aiuto al passaggio a un modello agroecologico, qual è la sua opinione?

—  Ne abbiamo parlato a lungo con Santiago. La “Guida all’agroecologia per i municipi” propone 25 strumenti per promuovere l’agroecologia, con o senza un finanziamento. Credo che ogni passo avanti valga la pena, perché dobbiamo sensibilizzare i produttori e le persone che non sono relazionate con la produzione agricola. Dobbiamo sensibilizzare su come mangiamo, come viviamo, fino a dove arriva la contaminazione da prodotti agrochimici. Dobbiamo imparare a scegliere. Sono i consumatori, sono le persone, che guidano il cambiamento.


Dai campi agli uffici

La discontinuità o la scarsa profondità delle nascenti politiche agroecologiche non è un problema esclusivo dei municipi. In una provincia come Misiones, che ha promosso l'emanazione di una legge per la promozione della produzione agroecologica e ha favorito la creazione di Sistemi di Garanzia Partecipativa (PGS) con team di supporto tecnico, è emersa una scarsa attenzione alla formazione e alle risorse. Nel frattempo, il dibattito attuale verte sull'abrogazione della legge che vietava l'uso del glifosato, entrata in vigore lo scorso anno.

— La tesi del governatore Hugo Passalacaqua è che non esistono ancora bio-forniture agricole in grado di sostituire il glifosato.

— "Questo è ciò che ritengono, ma non è così. La produzione di yerba mate a Misiones si estende generalmente su 10 o 15 ettari, con molte pratiche agroecologiche. In Paraguay, assisto un produttore che possiede 150 ettari di terreno agroecologico, biodinamico e rigenerativo con rese molto elevate, costi bassi e un'eccellente yerba mate. Abbiamo visitato quell'azienda agricola con i tecnici dell'INYM (Istituto Nazionale della Yerba Mate) e sono rimasti sorpresi da ciò che hanno visto. Quella visita è stata la base per iniziare a collaborare con l'Istituto sull'agroecologia, fino all'arrivo al potere di Milei. Sarebbe molto importante analizzare la yerba mate in vendita per confermare che diverse marche contengono glifosato. Lo abbiamo fatto e abbiamo trovato residui. Questo è il punto cruciale della discussione sul perché dovremmo smettere di usare quell'erbicida, perché finisce nel prodotto che consumiamo e mette a rischio la salute delle persone. Il governo di Misiones non ha dimostrato di aver condotto questo tipo di analisi." La Direzione per l'Agroecologia ha partecipato al dibattito scaturito dall'emanazione della Legge per la Promozione della Produzione di Bio-forniture agricole nel 2023. Il glifosato non deve essere sostituito; è necessario cambiare il modello produttivo.


— Un approccio agroecologico porterebbe addirittura a un futuro senza biopreparati…

— I biopreparati possono contribuire a rafforzare la nutrizione del suolo o agire come fungicidi in annate molto piovose, come ad esempio un preparato a base di Equisetum (coda di cavallo). Ma la via dell'agroecologia è capire come il terreno funziona naturalmente per regolare questi problemi: se miglioro la fertilità con un biopreparato e so di poterlo ottenere con una coltura, devo trovare il modo di associare quella coltura a ciò che pianto in modo che fissi l'azoto e generi disponibilità di fosforo. I biopreparati possono essere d'aiuto nella fase di transizione, fino a quando il suolo non si riprende grazie alle colture associate. Alla DNA (Direzione Nazionale per la Scienza del Suolo) stiamo lavorando alla regolamentazione dei biopreparati, che il governo Milei ha abrogato, lasciando in vigore solo la regolamentazione delle bio-forniture agricole, destinate all'industria.

Un altro caso provinciale evidenziato nel libro di Renama è quello della provincia di Buenos Aires, grazie al suo programma che coordina linee di credito per l'agricoltura familiare, corsi di formazione per formatori, un congresso ufficiale di agroecologia e un registro volontario di produttori che copre 45.700 ettari in 789 unità produttive in 105 municipi. La provincia conta inoltre più di cinquanta municipi con ordinanze che limitano l'uso di prodotti agrochimici.

Tuttavia, ciò non implicava un profondo passo avanti verso l'agroecologia o una modifica della Legge provinciale sugli agrofarmaci (10.699), per la quale il governatore Axel Kicillof ha creato l'Osservatorio tecnico sugli agrofarmaci (OTA) nel 2020 e ha raccolto le prove scientifiche relative all'impatto sulla salute e sull'ambiente dell'attuale modello di produzione.

— Dalla tua esperienza nello Stato, cosa hai notato? Perché le politiche per promuovere l'agroecologia non stanno facendo progressi?

— "Non si fanno progressi a causa delle lotte di potere all'interno delle istituzioni e dell'economia. I funzionari rispondono che dobbiamo lavorare per tutti i settori e che l'agroecologia è un settore di minoranza, mentre l'agroindustria è la maggioranza. Non hanno compreso l'impatto che l'agroecologia ha sulle aree rurali. Noi vediamo che funziona e sentiamo i produttori dirci: 'Questo mi ha salvato'. Alcuni produttori dicono ai sindaci: 'Ora posso pagare le tasse perché pratico l'agroecologia; prima non potevo'."

— Nel dibattito di tutti i governi nazionali, l'attenzione in materia di agricoltura si concentra sull'aumento della produzione di cereali destinata all'esportazione, da 150 a 300 milioni di tonnellate. Come avete gestito questo confronto all'interno del governo con una proposta che mira, in primo luogo, a diversificare la produzione a livello locale e ad aggiungere valore?

— I modelli proposti sopra sono modelli industriali, che trattano l'agricoltura come un'industria. Da questa prospettiva, i parametri di "efficienza" devono essere innalzati, sebbene, anche di fronte a questo discorso, abbiamo dimostrato, in diverse tesi di dottorato sui sistemi estensivi, che l'agroecologia è più efficiente dal punto di vista energetico, con costi inferiori e rese simili. Ciò è stato dimostrato anche dall'INTA nel modulo agroecologico di Tres Arroyos con oltre dieci anni di valutazione. L'INTA ha anche dimostrato in uno studio pubblicato alcuni anni fa che abbiamo perso il 50% della fertilità del suolo.

— Uno dei problemi nel prendere decisioni in merito alle semine è legato al suolo e all'aumento dei prezzi dei fertilizzanti dovuto ai conflitti armati. Qual è la risposta dell'agroecologia a tutto ciò?

L'agroecologia non utilizza prodotti agrochimici o fattori produttivi chimici, indipendentemente dal loro valore. C'è un difetto nel concetto agronomico secondo cui i fertilizzanti contribuiscono alla fertilità. I fertilizzanti aumentano la resa, ma non la fertilità. Quando applico fertilizzanti, riduco tutti i microrganismi e gli enzimi che rendono disponibili fosforo e azoto, interrompo quella catena. Ai produttori viene fornito un calcolo basato su una prova, ma quando i prezzi internazionali cambiano, la resa richiesta è maggiore. Questo è già successo all'inizio della guerra tra Russia e Ucraina, quando anche i prezzi dei cereali erano aumentati, ma l'aumento dei costi delle forniture ha superato di gran lunga tale aumento. Sembra incredibile, ma ogni volta che i prezzi dei cereali aumentano, aumentano anche i costi dei fattori di produzione. Quando i produttori considerano il vantaggio comparato ottenuto dall'aumento dei prezzi dei cereali, dall'altro lato dell'equazione, i costi dei fattori di produzione aumentano. Ho uno studio comparativo di 20 anni che ho condotto con Martín Zamora. Questo soffoca il produttore: questo non accade con l'agroecologia.

— E come si traduce tutto ciò nell'esperienza dei produttori agroecologici estensivi?

— “Se devi acquistare le forniture, aspetti il raccolto per valutarne la resa, paghi le forniture e sai quanti soldi ti rimangono. Da lì, puoi pianificare la stagione successiva, con pochissimo preavviso. Quando si adotta un modello agroecologico, ci sono altri modi per compensare i costi in caso di scarso raccolto: ad esempio, utilizzando le colture come mangime per animali. Se il tuo modello è esclusivamente agricolo, non puoi farlo. Ecco perché i modelli diversificati hanno più strumenti per resistere alle fluttuazioni del mercato o ai preoccupanti effetti del cambiamento climatico. Alla fine della stagione di crescita, i produttori hanno denaro in tasca, possono pensare di acquistare macchinari. Sono tranquilli, non devono andare in banca a chiedere prestiti perché non hanno ottenuto la resa prevista. Tutti i produttori di Renama hanno investito e sono cresciuti. Hanno capito che prima di tutto devono migliorare la fertilità del suolo.” Alcuni affermano di scoprire ogni giorno una pianta che non avevano mai visto prima nel campo, una leguminosa, un piccolo insetto che fa la sua comparsa e che non si tratta di parassiti ma di elementi dell'agroecosistema, perché il campo inizia ad arricchirsi di vita.

— Un altro problema che affligge l'attuale campagna è il fenomeno El Niño, che porta piogge eccessive e ondate di calore. Quali soluzioni offre l'agroecologia?

"Se il terreno è sano, accumula e trattiene meglio l'acqua, e la combinazione terreno-pianta è più in grado di resistere allo stress climatico. Tutti i produttori agroecologici possono confermarlo. A Guaminí ci sono stati tre anni di siccità, eppure gli allevamenti di bestiame da latte sono ancora in piedi. A Córdoba, i coltivatori di mais e soia affrontano stagioni con meno pioggia e affermano che i loro campi sono più verdi. Questo perché i terreni sono in condizioni migliori. La preoccupazione per El Niño si estende anche ai progetti di costruzione stradale per prevenire allagamenti e ristagni d'acqua nei campi. Ma questo accade perché il terreno non trattiene l'acqua, è compresso. Se il terreno viene curato, assorbe l'acqua e non defluisce. Dobbiamo prevenire la perdita di fertilità del suolo, evitare le monocolture e forse un municipio potrebbe lavorare sulla pianificazione territoriale per prevenire questo sovrasfruttamento. La mancanza di rotazione delle colture fa sì che l'acqua non venga assorbita, e l'unica soluzione è mitigare il problema con maggiori infrastrutture idrauliche."

— Dopo un decennio di Renama, quale prospettiva hanno i produttori agroecologici all'interno di un modello che promuove la monocoltura per l'esportazione?

— “Il nostro approccio è sempre stato quello di migliorare l'efficienza, non di concentrarci sul raggiungimento di un prezzo differenziato. Tutti i produttori vendono direttamente ai camion, ai mercati agricoli, ai macelli senza differenze di prezzo, ma con costi molto più bassi. Allo stesso tempo, la produzione agroecologica sta portando alla trasformazione locale a valore aggiunto, alla creazione di mulini propri o alla vendita a mugnai locali, grazie alla qualità del raccolto. La Aurora, il prodotto di punta di Juan Khier, ha finito per vendere 80 tonnellate di grano a piccoli mulini, e altri produttori della rete Renama, come Argelanda, stanno seguendo la stessa strada. Il numero di mulini che si sono sviluppati è stato impressionante. La domanda che dobbiamo porci è che tipo di paese vogliamo. Vogliamo un Paese in cui le persone producano in modo diversificato, dove alcuni vendano localmente e altri possano esportare? Prodotti con una qualità nutrizionale superiore, perché quando il terreno è sano, il raccolto è migliore. Il grano biologico, ad esempio, ha percentuali più elevate di proteine, più ferro, più magnesio, e non contiene prodotti agrochimici, il che ci permette di nutrirci senza ingerire ogni giorno una quantità maggiore di veleno.

— Come sottolineano nel libro, l'accesso alla terra gioca un ruolo fondamentale nel promuovere queste proposte…

— "Produrre senza terra è difficile, produrre senza contratti a lungo termine è estremamente difficile. È necessaria una legge sull'affitto dei terreni: dobbiamo abbandonare i contratti di locazione a breve termine, quelli di un anno. Gran parte della produzione si basa su questo sistema, ma non si tratta di affidarsi al caso, si tratta di produrre cibo. In altri Paesi, le normative impongono la pianificazione delle colture, in modo che il proprietario terriero non sia solo un affittuario, ma anche qualcuno che si prende cura della fertilità del suolo, che è un bene comune che deve essere preservato nel tempo. Lo Stato non svolge questo ruolo. In Uruguay, ad esempio, esiste un programma per i municipi sulle rotazioni colturali, in cui è necessario presentare un piano e, se non è sostenibile, non viene approvato. In Francia, i contratti di affitto hanno una durata di otto anni."


— Direbbero che sei uno statalista.

— Quello che vogliono è smantellare tutte le tutele in modo che le aziende possano fare quello che vogliono. Quando il Presidente dice che tutto è "un problema tra privati", dice una sciocchezza. L'agroecologia, in molti luoghi, è riuscita a far capire ai proprietari terrieri cosa significa prendersi cura del suolo. Stiamo esportando nutrienti mentre il suolo, l'acqua e l'aria vengono inquinati. Questo significa una perdita di responsabilità nei confronti dei beni comuni, per la collettività, per la società.
 


→ Originale in  spagnolo tratto da 


* Foto: Renama
** Traduzione di Giorgio Tinelli per Ecor.Network


 

05 ottobre 2026 (pubblicato qui il 07 ottobre 2026)