ISDS en Números — Guatemala. Radiografía del régimen de protección de inversiones transnacionales
que socava el agua, los territorios y la autodeterminación
TNI
Transnational Institute, Amsterdam, 2026 - 17 pp.
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Radiografia del regime di protezione degli investimenti transnazionali che compromette l'acqua, i territori e l'autodeterminazione
Introduzione
Quando le comunità guatemalteche si sono opposte ai progetti minerari ed energetici nei loro territori, hanno subito minacce, criminalizzazione e violenza. Quando le multinazionali non sono riuscite a imporre questi progetti, hanno citato in giudizio lo Stato per milioni di dollari. Questo rapporto esamina il sistema che rende possibili entrambe le situazioni.
Negli ultimi dieci anni, il Guatemala si è trovato ad affrontare una serie di richieste di risarcimento multimilionarie in sede di arbitrato internazionale, relative a controversie con società minerarie ed energetiche che cercavano di installare le proprie attività sui territori delle comunità indigene e contadine. Queste società, con il sostegno dello Stato, hanno imposto i propri progetti contro l'autodeterminazione delle comunità interessate, causando danni sociali e ambientali e generando conflitti significativi caratterizzati da minacce, campagne diffamatorie e intimidazioni, criminalizzazione, militarizzazione, tentativi di assassinio e omicidi, con gravi ripercussioni sulle comunità che oppongono resistenza.
Per imporre questi progetti, lo Stato guatemalteco ha collaborato con le imprese per facilitare i progressi degli investimenti, ignorando innanzitutto le decisioni che le comunità avevano ampiamente reso note attraverso processi di dialogo, presidi di resistenza e altre azioni che avevano dimostrato la loro autodeterminazione e il rifiuto di un modello di sviluppo che distrugge acqua e terra e pregiudica la salute delle comunità. Oltre a facilitare i permessi o a consentire che i progetti procedessero in presenza di irregolarità, lo Stato ha partecipato in diverse occasioni a processi di repressione o militarizzazione a favore degli investimenti.
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Nonostante i numerosi elementi a proprio favore, quando gli investitori non sono riusciti a portare avanti i loro progetti, le società transnazionali hanno fatto ricorso al sistema di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato (ISDS) per intentare cause multimilionarie contro il Guatemala, nel tentativo di fare pressione sullo Stato o di recuperare i propri investimenti e generare profitti attraverso altri mezzi.
Spesso le comunità che agiscono in difesa della propria acqua, dei propri territori e delle proprie vite, vengono denunciate come nuova forma di screditamento e criminalizzazione delle loro lotte legittime. Altre volte, si conclude che ciò sia il risultato di debolezze dello Stato in materia di regolamentazione e gestione dei grandi investimenti. Ma è importante chiedersi perché le multinazionali abbiano il potere legale di citare in giudizio gli Stati sovrani e se sia giusto che abbiano tale potere.
Il Sistema di protezione degli investimenti (ISDS) fa parte del modello estrattivista e della struttura di impunità delle imprese imposta in tutto il mondo negli ultimi cinquant'anni, per facilitare il controllo delle grandi multinazionali sui beni comuni nei territori indigeni e nel Sud del mondo.
In Guatemala, questo modello di sviluppo neoliberista si è consolidato sin dalla firma degli Accordi di Pace nel 1996. Parallelamente alle riforme realizzate, come la legge mineraria, concepita per attrarre investimenti transnazionali, e alle modifiche attuate per privatizzare il settore elettrico e realizzare mega-progetti energetici a servizio dei grandi consumatori e del mercato energetico regionale, sono stati firmati anche quasi trenta Trattati Bilaterali sugli Investimenti (BIT) e Accordi di Libero Scambio (FTA). Questi trattati consentono alle multinazionali di citare in giudizio il paese qualora ritengano che determinate normative o misure governative abbiano un impatto negativo sui loro investimenti. 
L'opzione di ricorrere all'ISDS (Investor-State Dispute Settlement, Risoluzione delle Controversie tra Investitori e Comunità) aggrava i già significativi squilibri di potere tra gli investitori e le comunità colpite dai loro investimenti.
Da un lato, si nega sistematicamente il diritto all'autodeterminazione delle comunità interessate. Inoltre, queste comunità non dispongono di strumenti efficaci per ottenere giustizia e risarcimenti per i danni che questi progetti infliggono ai loro territori o per le gravi violazioni dei diritti umani che comportano. Nel frattempo, le multinazionali utilizzano questo potente meccanismo (ISDS) per fare pressione sullo Stato affinché raggiunga un accordo in linea con i loro interessi, o per ottenere milioni di dollari con notevoli ripercussioni sulle finanze pubbliche.
Si tratta di un sistema ingiusto. Come ha affermato l'ex Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani e l'Ambiente, David Boyd, "sebbene il processo ISDS rappresenti un potente strumento per gli investitori stranieri, si è trasformato in una catastrofe per lo sviluppo, l'attuazione e l'applicazione delle leggi, dei regolamenti, delle politiche e delle decisioni in materia di autorizzazioni ambientali necessarie per affrontare la crisi planetaria".
Tuttavia, non è un sistema inevitabile. Ma prima dobbiamo identificare il quadro giuridico che lo sostiene e poi trovare possibili soluzioni.
→ Originale in
spagnolo tratto da
* Traduzione di Giorgo Tinelli per Ecor.Network