La storymap ‘Resisting Hydrogen Futures’ - creata dal Kollektiv Gazpacho in collaborazione con l’ Observatori del Deute en la Globalització (ODG) ed Ecologists in Action – è un viaggio multimediale sul percorso del H2Med, un progetto di gasdotto per il trasporto di idrogeno e gas fossile che dovrebbe attraversare la penisola iberica per esportare gas fino alle aree dell’industria pesante in Germania e in altri paesi dell'Europa centrale.
E’ una storia che non parla solo della Spagna: parla di noi. Basta guardare l’intera mappa della rete europea, dove i gasdotti dell’idrogeno provenienti dal Nordafrica ci attraverseranno dalla Sicilia alla Lombardia in direzione Duisburg, ad uso e consumo dell’industria tedesca (compresa quella bellica).
Gli impatti ambientali e sociali di tali progetti, descritti dai compagni del Kollektiv Gazpacho, sono gli stessi che potremmo presto affrontare.
Per ora, la seconda lista di Progetti di Interesse Comune (PCI) e di Interesse Reciproco (PIR) dell’Unione Europea, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE il 9 aprile scorso, comprende per l’Italia:
-L’infrastruttura interna per l’idrogeno in Italia da Poggio Renatico alla frontiera svizzera (parte del corridoio Italia-Svizzera-Germania).
-L’infrastruttura interna per l’idrogeno in Italia [denominata dorsale italiana dell’H2], parte del “SoutH2 Corridor”.
-Il Gasdotto offshore per l’idrogeno tra Grecia e Italia [denominato gasdotto H2 Poseidon], con interconnessione a Megalopolis con l’ EastMed, da e per Israele (progetto, quest’ultimo, riconfermato fra i project of common interest).
-Lo Stoccaggio sotterraneo dell’idrogeno Fiume Treste Livello.
-Il Gasdotto offshore per l’idrogeno tra la Tunisia e l’Italia [denominato North Africa Hydrogen Corridor].
Per quanto non sempre l’inserimento nelle liste si evolva nella realizzazione concreta dei progetti, le liste sono da considerare comunque una rosa delle possibilità che le multinazionali dei combustibili fossili e delle infrastrutture si tengono aperte, e che movimenti dovranno monitorare con attenzione.
'Resisting Hydrogen Futures’
Kollektiv Gazpacho - Observatori de la Deuda en la Globalización (ODG)
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OPPORSI AI FUTURI PROGETTI SULL’IDROGENO LUNGO IL PERCORSO DELL’H2MED: UNA STORYMAP
di Observatori del Deute en la Globalització
Il progetto del gasdotto H2Med mira a estrarre energia dalla penisola iberica e trasportarla in Europa centrale. Le grandi imprese energetiche ne trarranno profitto, mentre le comunità locali subiranno il peso maggiore dell'impatto.
La storymap ‘Resisting Hydrogen Futures’ offre una visione d'insieme dell'impatto che le comunità locali subiranno a causa della minaccia di un enorme gasdotto che dovrebbe attraversare la penisola iberica per esportare idrogeno in Germania e in altri paesi dell'Europa centrale.
Il sito web stoph2med.org è stato creato dal Kollektiv Gazpacho, un gruppo di attivisti e studenti attivi tra la regione tedesca Reno-Ruhr e la Spagna. Nella primavera del 2025, hanno percorso il tracciato previsto del gasdotto H2Med/Spanish Hydrogen tra Gijón (Asturie) e Huelva (Andalusia) nell'ambito di un progetto di ricerca e attivismo in collaborazione con l'Observatorio de la Deuda en la Globalización (ODG) ed Ecologists in Action.
L'Europa sta progettando una vasta rete di gasdotti per il trasporto di idrogeno e gas fossile. Si prevede che la maggior parte dell'idrogeno trasportato proverrà dal Nord Africa e dalle zone rurali dell'Europa meridionale. L'idrogeno "verde" viene ampiamente pubblicizzato come una soluzione "sostenibile" per una crescita economica industriale illimitata senza emissioni di CO₂ e come una soluzione definitiva alla crisi climatica. Tuttavia, lungo il percorso dei gasdotti, le comunità locali stanno contestando questa narrazione, subendo gli impatti negativi su persone e territorio. Stanno costruendo il proprio futuro nel segno della resistenza a questa mega-infrastruttura energetica.
L'H2Med è un progetto su larga scala concepito per trasportare idrogeno dalla penisola iberica all'Europa centrale. Viene promosso come elemento chiave della transizione verde europea, promettendo un futuro di energia pulita e crescita economica. Ma dietro questa visione si cela una realtà ben diversa. Le multinazionali del settore energetico stanno già ampliando le imponenti infrastrutture lungo il tracciato del gasdotto, mentre le comunità locali e gli attivisti si chiedono a chi sia destinato questo “futuro verde”, chi ne tragga beneficio e chi ne paghi il prezzo.
Cos'è l'idrogeno "verde"?
L'idrogeno viene spesso presentato come una soluzione energetica pulita, ma non tutto l'idrogeno è uguale. Oggi, oltre il 99% è ancora prodotto da combustibili fossili. Solo una piccola parte è "verde", in quanto utilizza elettricità rinnovabile attraverso un processo ad alta intensità energetica chiamato elettrolisi.
Produrre, immagazzinare e trasportare idrogeno è complesso, costoso e inefficiente. Questo solleva una domanda fondamentale: se è così difficile da gestire, perché stiamo costruendo infrastrutture imponenti come H2Med ?
Qual è l'impatto di H2Med su territorio, risorse idriche e comunità rurali?
Il cosiddetto idrogeno "verde" non nasce dal nulla. La sua produzione industriale richiede infrastrutture imponenti. Ciò significa che lungo il percorso di H2Med sorgeranno nuove centrali a biogas, parchi eolici, impianti solari e gasdotti che rimodellano interi territori. Questi progetti occupano terreno, consumano acqua e trasformano le aree rurali in zone di produzione energetica destinate a mercati lontani nel Nord Europa. Nelle regioni con scarsità d'acqua, la produzione di idrogeno rischia di esaurire falde acquifere già sotto pressione. Allo stesso tempo, i terreni agricoli vengono sempre più spesso riconvertiti per la produzione di energia anziché per la produzione alimentare. Quella che viene presentata come una transizione verde può quindi mettere a dura prova i mezzi di sussistenza locali, gli ecosistemi e il futuro delle aree rurali. Nel frattempo, l'energia prodotta viene esportata altrove.
H2Med rappresenta la prossima ondata di colonialismo energetico?
Per molte comunità, H2Med appare come la continuazione di una lunga storia di sfruttamento energetico. Regioni che già ospitano impianti di estrazione, centrali nucleari o megaprogetti nel settore delle energie rinnovabili si ritrovano ancora una volta a diventare fornitori di energia a sostegno della crescita economica.
Lo schema rimane invariato: l'energia viene prodotta in regioni periferiche, mentre i profitti e il potere decisionale restano nelle mani di altri. Allo stesso tempo, H2Med gode di ingenti investimenti privati e di un ampio sostegno politico, nonostante l'incertezza della domanda e le preoccupazioni in termini di efficienza. Rischia di vincolare i territori a nuove infrastrutture che servono principalmente interessi industriali ed esportatori. Per molti attivisti, questa non è una transizione equa, ma la continuazione del colonialismo energetico sotto un’etichetta verde.
→ Originale in Tratto da
. Qui le versioni in

* Traduzione di Ecor.Network
RESISTING HYDROGEN FUTURE
di Kollektiv Gazpacho
Il progetto della rete di gasdotti per l’idrogeno
L’Europa sta progettando una vasta rete di gasdotti per il trasporto di idrogeno e gas fossile. La maggior parte dell’idrogeno trasportato dovrebbe provenire dal Nord Africa e dalle aree rurali dell’Europa meridionale. L’idrogeno “verde” è ampiamente considerato una soluzione “sostenibile” per una crescita economica industriale illimitata senza emissioni di CO₂, nonché una soluzione universale alla crisi climatica che stiamo affrontando. Tuttavia, lungo il tracciato dei gasdotti, le comunità mettono in discussione questa narrativa, subendo gli impatti su persone e territorio. Stanno costruendo il proprio futuro opponendosi a questa mega-infrastruttura energetica.
Il gasdotto H2Med
Il gasdotto H2Med in progetto dovrebbe trasportare energia dalla penisola iberica alla Germania occidentale. In nome della transizione “verde”, il gasdotto dovrebbe esportare grandi quantità di idrogeno per oltre 2000 km. Ma questa mega-infrastruttura non può mantenere le promesse fatte. Ecco come si presenta la situazione:
1. L’esportazione di energia su larga scala ha la priorità rispetto all’uso locale legato alle necessità.
2. La produzione industriale di idrogeno acuisce i conflitti relativi alla terra, all’acqua e alle energie rinnovabili.
3. L’idrogeno consente alle industrie fossili di prolungare l’uso dei combustibili fossili attraverso la miscelazione.
Questa mappa racconta le storie di persone e collettivi che resistono. Sfatano i miti, sabotano i gasdotti e costruiscono futuri alternativi.
Clicca sull’immagine e prosegui. Scrolla la mappa.
Storymap
Esportazione o uso locale?
Video
Abbiamo incontrato Paco nel porto di Xixón. Qui si incrociano due gasdotti della rete, è in progetto un impianto di stoccaggio dell’idrogeno ed è già presente un terminale GNL per la spedizione del gas. Paco, di Ecoloxistes n’Aición d’Asturies, critica le infrastrutture sovradimensionate per l’esportazione del gas presenti qui e in tutta la penisola iberica. Sebbene l’idrogeno prodotto localmente possa essere un modo utile per alimentare le industrie pesanti, l’attuale sviluppo sta andando nella direzione opposta. Questo sistema non si basa sull’«idrogeno prodotto e utilizzato localmente, vicino a dove è necessario», ma «avvantaggia principalmente le grandi società energetiche, interessate soprattutto ad espandere le proprie reti infrastrutturali», afferma Paco.
La transizione che desideriamo
Video
César ritiene che l’attuale transizione lasci indietro le comunità rurali delle periferie e dia priorità ai centri industriali e urbani e al loro fabbisogno energetico in costante aumento.
Abbiamo incontrato il collettivo SOS Montes Torozos a La Mudarra, un villaggio situato vicino a una grande sottostazione. Le sottostazioni sono nodi chiave del sistema energetico e, grazie alla loro connettività alla rete, determinano dove vengono costruite le infrastrutture per l’energia e l’idrogeno. Realizzate per i sistemi a combustibili fossili, idroelettrici e nucleari, vengono ora riutilizzate per l’idrogeno, rafforzando le disuguaglianze territoriali esistenti ed emarginando ulteriormente le aree rurali.
Esportazione di energia a scapito della produzione alimentare
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Jenaro è uno dei pochi giovani tornati nel proprio villaggio nella “España vaciada” (la Spagna svuotata). Dopo aver lasciato il suo paese per studiare, ora lavora la terra natale per produrre cibo, mantenendo vivo lo stile di vita rurale. Ma un gasdotto per il gas fossile passa già proprio sotto il suo villaggio e presto potrebbe seguirlo l’H2Med. Presto il gas naturale e l’idrogeno potrebbero essere prodotti proprio nei luoghi dove ora coltiva cibo per la sua regione. Ascoltate la sua commovente testimonianza e scoprite come si sta organizzando contro il biogas nella provincia di Zamora!
Il colonialismo energetico ai margini dell’Europa
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Julio denuncia il colonialismo energetico nelle regioni periferiche dell’Europa. Con Ecologistas en Acción Extremadura afferma: «Produciamo energia per i centri industriali di tutta Europa per alimentare la loro crescita economica. Non è una novità. Abbiamo già avuto l’energia idroelettrica come prima ondata di colonialismo energetico e l’energia nucleare come seconda ondata». Le condizioni sono diverse rispetto al Sud Globale, riconosce, ma i processi e le strutture sono gli stessi.
Le continuità storiche del colonialismo energetico in Spagna
Il colonialismo energetico in Estremadura si manifesta a ondate. Negli anni ’60 furono costruiti grandi bacini idrici lungo il fiume Tago, ufficialmente a scopo irriguo ma principalmente per la produzione di energia idroelettrica. Questa fu la prima ondata in cui l’energia prodotta nella regione veniva inviata altrove. La seconda ondata: sotto la dittatura di Franco, in Estremadura furono costruiti due reattori nucleari, con una potenza di circa 2000 megawatt. Anche in questo caso, l’energia veniva esportata mentre i rischi rimanevano a livello locale. Oggi l’Estremadura produce sei volte più energia di quanta ne consumi, eppure rimane economicamente emarginata. Lo schema è chiaro: la regione fornisce energia ad altri, mentre i benefici se ne vanno e i costi rimangono.
ThyssenKrupp: produzione di acciaio e armamenti, Duisburg
L’idrogeno proveniente dal sud non riguarda solo gli obiettivi climatici. È destinato a fluire verso nord, in poli industriali come la regione della Ruhr, dove aziende come ThyssenKrupp intendono utilizzarlo per produrre acciaio «verde». Sebbene questo possa ridurre le emissioni, sostiene anche industrie ad alto consumo energetico che dipendono da una crescita continua. Abbiamo bisogno di una certa quantità di acciaio per le infrastrutture pubbliche o gli ospedali.
Allo stesso tempo, però, l’acciaio rimane un materiale fondamentale per la produzione automobilistica e per le attrezzature militari. Mentre l’Europa aumenta la spesa militare, la produzione di acciaio alimentata a idrogeno sta diventando parte di una più ampia spinta volta a garantire le risorse per il riarmo.
L’idrogeno può svolgere un ruolo nella decarbonizzazione di settori essenziali. Ma i piani attuali vanno ben oltre. La portata delle infrastrutture proposte riflette non solo le ambizioni climatiche, ma anche l’espansione industriale e la crescente militarizzazione sotto l’etichetta di una transizione «verde».
Cresce la resistenza lungo il tracciato del gasdotto
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Lungo il tracciato del gasdotto, le comunità oppongono resistenza a questi processi di colonialismo energetico. Non vogliono essere un “self-service” per l’Europa, non vogliono un gasdotto etichettato come “verde” mentre la maggior parte di ciò che vi scorre è di origine fossile. Sono a favore di una transizione verso fonti energetiche rinnovabili. Ma chiedono che questa transizione tenga conto delle esigenze delle popolazioni rurali e non sia governata esclusivamente dall’industria dei combustibili fossili per mantenere un modello economico che rovina le persone e il pianeta.
Esistono alternative a questo caos
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È frustrante che gran parte delle nostre energie nell’attivismo venga impiegata per opporci a questi sviluppi, quando potremmo invece costruire il futuro che desideriamo. Questo genera molta rabbia. Ma allo stesso tempo, continuo a credere che ci sia speranza.
Originale in
inglese tratto da 
* Traduzione di Ecor.Network