La lunga storia di controversie aziendali della Vitol
La decisione di Vitol di consegnare petrolio greggio a Israele durante il genocidio a Gaza non rappresenta la prima volta che la multinazionale viene accusata di comportamenti non etici, inclusi atti che le hanno permesso di trarre profitto da guerra, conflitti e azioni militari illegali:
→ 2026: Vitol ha assicurato
la prima vendita autorizzata dagli Stati Uniti del petrolio greggio venezuelano dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’esercito statunitense e la presa del controllo del settore petrolifero del paese. La spedizione di greggio era inizialmente destinata a Israele, dove è arrivata all'inizio di marzo 2026 – pochi giorni dopo che Israele e Stati Uniti avevano iniziato il loro attacco all'Iran – ma
non è stata scaricata [ed è ripartita verso la Grecia, probabilmente per la chiusura di impianti della raffineria di Haifa in seguito all’escalation del conflitto NdR]. Un
funzionario di alto livello di Vitol impegnato nell'ottenimento del contratto [col governo USA, NdR] aveva effettuato donazioni per sostenere la campagna elettorale di Donald Trump, e ha incontrato il

presidente pochi giorni prima della finalizzazione dell'accordo. Avrebbe dichiarato che Vitol avrebbe raggiunto il miglior prezzo possibile per il petrolio venezuelano per gli Stati Uniti, dicendo a Trump, "l'influenza che hai sui venezuelani ti garantirà di ottenere ciò che vuoi". Nella sua risposta a SOMO e OCI, Vitol ha affermato che il funzionario in questione "ha fatto donazioni a titolo personale" e "da allora si è ritirato da Vitol".
→ 2025: Oltre al petrolio greggio, Vitol ha fornito carburante per jet direttamente ad Israele, probabilmente in un momento di carenza di approvvigionamento. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2025, un
raid iraniano ha preso di mira e danneggiato la raffineria di Haifa, mettendo
fuori servizio almeno un'unità di distillazione greggio fino alla fine di agosto di quell'anno. Alcuni giorni dopo, il 18 giugno, una spedizione di carburante Jet A-1, noleggiata dalla Vitol, è partita dalla raffineria di Dangote in Nigeria ed è arrivata in Israele a luglio. Secondo i dati di Kpler, questa è stata la prima spedizione di carburante Jet A-1 a Israele dal luglio 2022. Il tempismo della spedizione dalla Nigeria solleva dubbi sul fatto che il noleggio del jet A-1 da parte di Vitol sia stato una risposta rapida da parte della compagnia per soddisfare la necessità di Israele di colmare una lacuna di forniture dopo l'attacco iraniano.
→ 2023: Mentre le
sanzioni UE vietavano l'importazione di petrolio greggio russo e i prodotti petroliferi raffinati, Vitol è stata
accusata dall'ONG Global Witness di aver fornito 900.000 barili a raffinerie turche note per importare petrolio greggio russo nei primi due mesi successivi alle sanzioni dell'UE. In risposta all'OCI e al SOMO, Vitol ha affermato che “da tempo è stabilito che l’origine dei prodotti petroliferi derivanti dal petrolio greggio sia decisa dal paese in cui vengono raffinati, e non dall’origine del petrolio greggio”.
→ 2012: Vitol,
secondo quanto riportato, ha agito tramite una filiale bahreinita della società per acquistare due milioni di barili di petrolio iraniano da una controparte non iraniana, dopo l'entrata in vigore delle sanzioni UE sull'acquisto e la vendita di petrolio iraniano e poco prima che entrassero in vigore le sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano. All'epoca
si è affermato che Vitol non era obbligata a rispettare il divieto di commerciare petrolio con l'Iran imposto a luglio dall'Unione Europea perché la Svizzera, dove Vitol ha un ufficio, ha deciso di non rispettare le sanzioni UE e statunitensi contro Teheran. In risposta a SOMO e OCI, Vitol ha sostenuto che le "azioni dell'impresa erano pienamente conformi alle sanzioni internazionali". La società non ha affrontato la questione delle sanzioni UE ma ha dichiarato che "la transazione è stata eseguita (con un corrispettivo non iraniano) prima della firma dell'Ordine Esecutivo 13622, entrato in vigore il 30 luglio 2012."
→ 2007: Vitol si è dichiarata
colpevole di furto aggravato di primo grado per aver fornito 13 milioni di dollari in tangenti alla compagnia petrolifera statale irachena sotto Saddam Hussein al fine di ottenere contratti di fornitura di petrolio. Vitol ha restituito all’Iraq
13 milioni di dollari, e 4,5 milioni di dollari in sostituzione di multe e confische e per coprire i costi del procedimento. In risposta a SOMO e OCI, Vitol ha specificato che il furto aggravato di primo grado per cui si è dichiarata colpevole dopo le accuse dell'Ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan (NY) riguardavano pagamenti effettuati alla compagnia petrolifera statale irachena State Organisation for Marketing of Oil.
In risposta alla richiesta di commento di SOMO e OCI, Vitol ha confutato l'esistenza di guerre o conflitti in Venezuela (nel 2026) e in Iran (2012), affermando di non aver tratto profitto dalla guerra e dai conflitti in Venezuela, Ucraina, Iran o Iraq. Vitol non ha commentato la sua identificazione come noleggiatore di spedizioni di petrolio greggio verso Israele né le implicazioni legali in esso.
Heritage – improvvisamente nasce un importante trader per Israele
Heritage Petroleum FZCO è una new entry tra i traders di petrolio ed è rapidamente diventata uno dei principali fornitori di petrolio greggio per Israele. L'impresa è stata fondata nel dicembre 2023 a Dubai. Si sa poco di Heritage, che mantiene un sito web molto semplice e una pagina LinkedIn dormiente. Si trova nel Dubai Multi Commodities Centre (DMCC), una zona di libero scambio composta da 87 alte torri dove circa 26.000 imprese godono di alti livelli di segretezza, tassa sul reddito personale dello zero per cento e una potenziale aliquota di tassa societaria dello zero per cento sul reddito qualificato.
Secondo i dati di Kpler, Heritage ha iniziato a noleggiare spedizioni di greggio verso varie destinazioni nel giugno 2024, tutte spedizioni provenienti dalla Turchia. È probabile che il petrolio provenga dall'Azerbaigian così come dal gasdotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), che trasporta greggio dall'Azerbaigian alla Turchia. Heritage ha noleggiato la sua prima spedizione di petrolio greggio verso Israele nel novembre 2024. Da allora, i dati di Kpler e LSEG indicano che l'impresa ha noleggiato 8,3 milioni di barili di petrolio al paese su dieci spedizioni, diventando il secondo principale
noleggiatore israeliano di spedizioni di greggio verso Israele nell'ultimo anno (da luglio 2025 a giugno 2026). Heritage ha mantenuto una fornitura costante di petrolio greggio verso Israele per tutto il 2025, con spedizioni a gennaio, marzo, settembre e dicembre.
Nel 2026, i dati di tracciamento mostrano che ha noleggiato spedizioni a febbraio e aprile, con un picco a febbraio, quando ha effettuato quattro consegne ad Israele. Nove spedizioni su dieci registrate di Heritage verso Israele sono andate alla compagnia statale israeliana Europe Asia Pipeline Company (EAPC) ad Ashkelon. Una spedizione è arrivata alla Oil Refineries Limited (ORL) di Haifa. Le navi utilizzate in queste spedizioni erano di proprietà e gestione di imprese con sede in Grecia. Tutte le dieci spedizioni di greggio verso Israele si dice siano state noleggiate da navi usate dalla Heritage e gestite dalla Kyklades Maritime Corporation, e sei delle spedizioni da navi di proprietà e gestione della Okeanis Eco Tankers Corp.
Un fatto di potenziale preoccupazione per la Turchia, che ha vietato il commercio con Israele, è il possesso da parte di Heritage di due società di servizi marittimi registrate a Istanbul: Shiptech Maritime Ltd. e Limosa Trading Logistics Inc.
Shiptech Maritime è stata fondata nel marzo 2022, secondo il registro commerciale turco. Nel giugno 2024, Heritage è diventata l'unico azionista della società. Sul suo sito web, Shiptech Maritime si presenta come fornitore di servizi di navigazione operando in diversi porti e terminal turchi, incluso Ceyhan.
A settembre 2024, Heritage è diventata l'unico azionista di Limosa Trading Logistics Inc., una società di servizi di navigazione registrata a Istanbul fondata da una compagnia di navigazione turca nel maggio 2023. La Limosa Trading Logistics Inc si pubblicizza come "partner strategico per il commercio e la logistica di petrolio e petrolchimica".
Il 2 maggio 2024, il Ministero del Commercio della Turchia ha annunciato di aver sospeso ogni commercio con Israele come risposta diretta ai crimini di Israele a Gaza.
Eppure, come già detto, i dati Kpler mostrano che appena sei mesi dopo Heritage ha iniziato a noleggiare petrolio greggio verso Israele, con tutte le spedizioni partite dalla Turchia. Secondo la Reuters, nel novembre 2024 la Turchia ha affermato che gli esportatori che utilizzavano il porto di Ceyhan "rispettavano la decisione di porre fine al commercio con Israele" e che il petrolio non veniva caricato con Israele come destinazione. Tuttavia, i dati Kpler e ulteriori reportage mediatici, suggeriscono che le autorità turche potrebbero non far rispettare il divieto di esportazione.
Sorge un ulteriore interrogativo sul fatto che le imprese turche che consentono l'esportazione di beni verso Israele rientrino nei limiti del divieto di esportazione in vigore nel paese. Non è chiaro se Shiptech e/o Limosa abbiano un ruolo nel commercio petrolifero di Heritage dalla Turchia a Israele. Tuttavia, se dovessero sostenere direttamente il noleggio da parte di Heritage di petrolio greggio diretto a Israele con carico e servizi di rimorchiatori o altre prestazioni nei porti turchi, si tratterebbe di un contributo a un'attività vietata, aspetto che merita ulteriori approfondimenti.
In risposta alla richiesta di commento di SOMO e OCI, la Shiptech - a nome proprio e della Heritage - ha dichiarato che né Shiptech né Heritage stavano violando il divieto commerciale della Turchia e non erano mai state "impegnate nella vendita, acquisto, trasporto o commercio di petrolio greggio con Israele". Shiptech non ha fatto commenti in merito al possibile coinvolgimento della società nella fornitura di servizi di navigazione nei porti turchi per spedizioni noleggiate di petrolio greggio dirette in Israele.
A seguito di questa comunicazione, SOMO e OCI hanno scritto a Shiptech dettagliando le diverse fonti di dati su cui si basano i risultati: i dati di Kpler e LSEG confermano il noleggio di Heritage delle spedizioni di greggio verso Israele. I dati di ispezione del controllo del Port State Control registrano Heritage come noleggiatore di alcune navi intorno al periodo delle spedizioni rilevanti verso Israele. Le immagini satellitari confermano che diverse delle navi identificate hanno attraccato e scaricato nei porti israeliani in momenti rilevanti. Shiptech ha rifiutato di commentare ulteriormente.
Fermare le spedizioni di petrolio verso Israele
Israele è stato ampiamente e credibilmente segnalato come responsabile di crimini ai sensi del diritto internazionale, tra cui il crimine di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, e per aver mantenuto l’ occupazione illegale, il regime di apartheid e gli insediamenti illegali nei Territori palestinesi. L'esercito israeliano ha un ruolo centrale nella commissione di questi crimini. Gli Stati e gli attori privati che forniscono beni o servizi ad Israele, beni o servizi che si può ragionevolmente presumere consentano la commissione di questi crimini o il loro compimento su scala maggiore, possono essi stessi essere complici. Come minimo, stanno consapevolmente fornendo, o permettendo la fornitura, di materiale che può contribuire alla commissione di reati.
Gli Stati che consentono la fornitura di materiali utilizzabili per scopi militari possono anche violare il loro obblighi legali ai sensi della Convenzione sul Genocidio, che prescrive di "impiegare tutti i mezzi ragionevolmente a loro disposizione, al fine di prevenire il genocidio per quanto possibile". Inoltre, potrebbero agire contro la decisione di luglio 2024 della Corte Internazionale di Giustizia, che ha chiarito che gli Stati devono "astenersi dal concludere accordi economici o commerciali con Israele [...] che possano radicare la sua presenza illegale nel territorio", e devono "adottare misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che aiutino a mantenere la situazione illegale creata dagli israeliani nei Territorii Palestinesi Occupati".
Il carburante è una componente necessaria della maggior parte degli atti illeciti commessi da Israele sopra descritti. I militari non possono operare senza carburante. Le istituzioni israeliane non possono perpetuare genocidio, apartheid e occupazione illegale senza carburante. Una fonte importante di carburante in Israele, anche per l'esercito, è il petrolio greggio importato, che viene raffinato nelle raffinerie nazionali. Per adempiere ai propri obblighi ai sensi della Convenzione sul Genocidio e attenersi alle autorevoli raccomandazioni della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) in merito alle relazioni commerciali ed economiche con Israele, nel contesto dell'occupazione della Palestina, gli Stati dovrebbero impedire l'esportazione e il trasporto di petrolio verso Israele.
Sebbene il petrolio greggio e quello raffinato abbiano legittimi impieghi in ambito civile, nel contesto della costante commissione da parte di Israele di crimini ai sensi del diritto internazionale – tenuto conto del chiaro legame tra il petrolio greggio importato e la fornitura di carburante all'apparato militare, nonché delle prove, altrettanto evidenti, del suo utilizzo da parte di quest'ultimo per
mantenere l'occupazione illegale e compiere atrocità – appare altrettanto evidente la legittimità di limitare il flusso di petrolio. Gli Stati hanno più leve per limitare e impedire le spedizioni di petrolio. Queste includono (ma non si limitano a questo) l'esercizio della loro giurisdizione e della loro legittima leva sulle compagnie petrolifere e sulla moltitudine di società facilitatrici coinvolte nel commercio petrolifero per fermare i trasferimenti a Israele.
Questo briefing ha messo in luce il ruolo svolto dai traders di materie prime petrolifere come noleggiatori di navi che trasportano petrolio greggio e come compagnie che servono il trasporto petrolifero. Tra questi vi sono imprese che operano in Turchia, uno Stato che ha vietato il commercio con Israele ma che apparentemente non ha applicato efficacemente questo divieto, così come imprese con sede in Grecia e negli Emirati Arabi Uniti. Tutti gli Stati dovrebbero adottare misure regolatorie efficaci per garantire che le società domiciliate nella loro giurisdizione non possano commerciare o facilitare la spedizione di petrolio greggio alle raffinerie israeliane.
Più nello specifico:
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Azerbaigian, Kazakistan, Nigeria e tutti gli altri paesi esportatori di petrolio dovrebbero imporre un embargo petrolifero a Israele e garantire contrattualmente, ad esempio tramite una dichiarazione dell'utente finale, che le imprese che acquistano il loro petrolio non forniscano né facilitino la fornitura a Israele.
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La Turchia dovrebbe adottare misure robuste per far rispettare il divieto commerciale, anche impedendo il transito del greggio attraverso il proprio territorio se destinato all'esportazione verso le raffinerie israeliane. Non dovrebbe permettere alle imprese di facilitare nei loro porti il transito, l'ormeggio e prestazioni a favore di navi che trasportano o caricano petrolio greggio destinate a Israele.
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I paesi che ospitano entità che facilitano il commercio di petrolio, come Emirati Arabi Uniti, Grecia, Russia, Regno Unito, Svizzera e Lussemburgo, dovrebbero stabilire divieti di facilitare qualsiasi forma di commercio o trasporto di petrolio verso Israele, come azione per dare forza ed efficacia ai loro obblighi previsti dal diritto internazionale.
Questo briefing ha indicato solo un piccolo, seppur importante, numero di imprese coinvolte nel commercio e nel noleggio di petrolio ad Israele. Una maggiore trasparenza sulle molte altre imprese, quasi certamente distribuite su molti altri paesi, coinvolte nel commercio petrolifero permetterebbe a più stati di agire. OCI, SOMO e molti altri hanno chiesto un embargo sul petrolio verso Israele. Un embargo di questo tipo può essere applicato solo identificando la vasta rete di imprese che attualmente abilitano le consegne. Ogni via o percorso per il trasferimento di petrolio che viene chiuso aumenta la pressione per porre fine ai gravi abusi che Israele continua a perpetrato.
Sebbene gran parte di questo documento sia rivolta agli Stati, le imprese coinvolte sono avvertite: non possono trincerarsi dietro l'inazione degli Stati. Ai sensi del diritto penale internazionale, le imprese e i loro dirigenti che forniscono un sostegno materiale – come, ad esempio, petrolio greggio che viene poi raffinato e utilizzato dall'esercito israeliano per commettere tali violazioni – potrebbero essere ritenuti responsabili in qualità di "complici", qualora tale fornitura abbia avuto un "effetto sostanziale" sulla commissione di tali crimini e i soggetti coinvolti fossero consapevoli dell'elevata probabilità che ciò potesse accadere. Un intervento normativo volto a privare Israele della fornitura di carburante che sostiene le sue violazioni del diritto internazionale è fondamentale e atteso da tempo.
(2. Continua)
→ Originale in
inglese tratto da 
* Traduzione di Ecor.Network
Behind the Barrel: The Oil Traders Fueling Israel’s Genocide
Oil Change International (OCI), Centre for Research on Multinational Corporations (SOMO)
Settembre, 2026 - 21 pp.
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