Limiti per la costruzione del futuro post-petrolifero: crisi capitalista e mega-estrazione

di Nataly Torres Guzmán

Un altro dei saggi contenuti nel libro "Lo sfruttamento del Yasuní nel mezzo del crollo globale del petrolio", curato da Melissa Moreano Venegas, Manuel Bayón Jiménez, di cui EcorNetwork ha già trattato qui e qui.           

Questo articolo è andato in stampa prima della conclusione del processo elettorale in Ecuador, che in aprile ha visto l'affermazione del candidato della destra Guillermo Lasso. Per questo motivo il testo si riferisce ancora alle politiche estrattive portate avanti durante la presidenza del predecessore, Lenin Moreno.
Nonostante la specificità dei riferimenti, tali politiche rivestono comunque caratte
re generale, e caratterizzano trasversalmente i governi ecuadoriani di ogni colore. [NdR
]


Questo è il primo lingotto d'oro raffinato di 12,5 chilogrammi della miniera Fruta del Norte di Lundin Gold in Ecuador. Impressionante!” 1.
Questo scriveva in piena pandemia, sul suo account Twitter, l'imprenditore miliardario svedese-canadese Ian Lundin per annunciare l'inizio della fiorente attività avviata nel paese. A gennaio di quest'anno, con grande entusiasmo, le autorità nazionali annunciavano la partenza, dal terminal portuale di Fertisa a sud di Guayaquil, delle prime 22 mila tonnellate di concentrato di rame della miniera Mirador, situata nella zona di Tundayme, provincia di Zamora Chinchipe, destinate alla città di Tongling in Cina, luogo di origine del consorzio CRCC-Tongguan, proprietario della miniera (“Il Comercio”, 15 gennaio 2020).

Inevitabilmente la memoria torna a quel 26 giugno 1972, giorno in cui rappresentanti delle company Texaco Petroleum, Ecuadorian Gulf Oil e alti funzionari dello Stato, tra cui il governatore Guillermo Rodríguez Lara, si recarono al terminal marittimo di Balao, provincia di Esmeraldas, per aprire la valvola dell'Oleodotto Transecuadoriano che avrebbe permesso l'arrivo del primo barile di petrolio proveniente dall'Amazzonia ecuadoriana. Due giorni dopo il barile veniva fatto sfilare per le strade del centro storico di Quito come atto simbolico dell'inizio del “boom” petrolifero in Ecuador (“El Comercio”, 26 giugno 2012). Questi eventi possono essere riassunti in due idee centrali: primo, la costruzione di un immaginario sociale di sviluppo simboleggiato da un prodotto: così siamo passati dal primo barile di petrolio al primo lingotto d'oro; secondo, la dipendenza dell'economia ecuadoriana da materie prime a buon mercato (senza lavorazione) e da reti globali di produzione (RGP).

Il bilancio dell' “era del petrolio” ha lasciato intatto il modello primario dell'economia ecuadoriana basato soprattutto sull'esportazione, con gravi conseguenze per la vita delle popolazioni dell'Amazzonia settentrionale (Naranjo, 2006).

Il petrolio si sta esaurendo e la necessità di mantenere l'entrata di valuta estera e i flussi monetari per le casse fiscali motiva i governi di turno a rimettere in sesto l'economia potenziando il settore minerario. A quanto già detto si somma lo scenario internazionale del “boom” dei prezzi delle materie prime e l'incremento della domanda da parte di paesi centrali e delle potenze emergenti, come la Cina.

L'arrivo della pandemia da COVID-19 ha scatenato scenari imprevedibili. L'economia delle commodities (materie prime, ndt), che sostiene il sistema capitalista, ha mostrato tutta la sua fragilità di fronte al drastico rallentamento dei consumi nei paesi centrali e nelle potenze emergenti, all'alta volatilità dei suoi prezzi e alla speculazione che la sostiene. Un esempio è la caduta del petrolio negli Stati Uniti e la sua quotazione in valori negativi per la prima volta nella storia, evento che permette di prevedere un enorme disastro per i paesi che di questo vivono, come nel caso dell'Ecuador.

Questa situazione ci pone davanti a due possibilità: la prima, pensare ad un paradigma di cambiamento verso una società post-petrolifera e post-estrattiva; la seconda, continuare con le redini dello sfruttamento, della distruzione e dell'esclusione.

Durante il discorso alla nazione del 24 maggio 2020, il presidente Lenín Moreno annunciò che le misure per monetizzare i grandi progetti minerari del territorio sarebbero state rafforzate come meccanismo per sanare l'economia (“El Comercio”, 24 maggio 2020).
Era evidente come la proposta del governo fosse orientata verso la seconda possibilità.

Per questo motivo il presente testo analizza i limiti della mega-estrazione come meccanismo per uscire dalla crisi, e valuta alcune prospettive per costruire una società più equa e democratica. Il documento ha la seguente struttura: primo, studia le caratteristiche della crisi capitalista e la relazione con le materie prime; secondo, valuta i limiti della mega-estrazione come nuovo paradigma di sviluppo; infine, come conclusione, raccoglie i dibattiti sulle proposte per la costruzione di un nuovo paradigma di società post-estrattiva e democratica.
 

Economia politica delle 'commodities' nel contesto di una crisi generalizzata

Dall'inizio del XXI secolo, precisamente dal 2002, l'economia globale ha attraversato il periodo definito super ciclo dei minerali che ha modificato il comportamento delle aziende, dei governi e della società (Wanderley, 2017).
Tali cicli di espansione e ritrazione dei prezzi sono insiti nell'economia mineraria, e tendono a diventare più frequenti ed estremi con l'aumento della speculazione finanziaria sulle risorse minerarie nel mercato dei capitali (Wanderley, 2017).

Il boom dei prezzi dei minerali ha portato i paesi latinoamericani, tra cui l'Ecuador, ad accelerare e intensificare l'attività mineraria in nuovi territori attraverso la promozione degli investimenti stranieri diretti (IED nell'acronimo spagnolo) e l'esportazione di materie prime, dando inizio ad un nuovo ordine economico e politico-ideologico conosciuto come “nuovo estrattivismo” o “consensus delle commodities" (Svampa, 2013).

Dal 2012 ad oggi, il super ciclo dei minerali ha mostrato il suo alto grado di vulnerabilità davanti alla propagazione della crisi economica, o di fronte a situazioni estreme come il caso della pandemia da COVID-19 che ha aggravato la crisi multisistemica del capitalismo. I prezzi dei minerali con un'alta fluttuazione, ad eccezione dell'oro che mantiene tendenze al rialzo, sono il risultato della componente speculativa derivante dal mercato finanziario ed espressa nelle future negoziazioni di mercato (Wanderley, 2017).

Nonostante che la congiuntura attuale ci inserisca in uno scenario post-boom dei minerali, le compagnie continuano a lavorare e ad espandere i loro progetti. Ciò è dovuto al fatto che i momenti di svalutazione sono spesso utilizzati come meccanismi di aggiustamento per accelerare le attività minerarie, aumentare le esportazioni come misura compensativa e, infine, realizzare l'estrazione a basso costo trasmettendo gli effetti negativi della caduta del tasso di profitto sui lavoratori, sulle comunità e sull'ambiente, con il sostegno di uno stato indebitato e dipendente dalle esplorazioni minerarie (Wanderley, 2017).

Non è quindi strano che il governo di Lenín Moreno, continuando la sua politica progressista, abbia iniziato un nuovo ciclo di promozione dell'industria mineraria con un rinnovato discorso sulla flessibilizzazione del settore. Questa realtà mostra un “consenso minerario” che va al di là del tipo di governo o del contesto sociale, politico e persino sanitario, il cui fine ultimo è quello di promuovere l'estrazione mineraria su larga scala in tutto il paese.
 

Mega-estrazione: un cattivo affare per l'Ecuador

La crisi multisistemica del capitalismo sembrava aver destato le speranze nella costruzione di una società post-estrattiva, inclusiva e democratica. Tuttavia, ignorando i rischi della pandemia, l'industria mineraria ha continuato ad operare e ad espandere i suoi piani (Caminantes, 2020), mentre il governo ha insistito che era questa l'unica via d'uscita dalla crisi (El Comercio, 24 maggio 2020).

Il modello mega-estrattivo presenta limitate possibilità di generare un “successo economico” per la società in generale a causa delle sue caratteristiche economiche e degli impatti sociali e ambientali che provoca nelle comunità locali.

Di seguito, analizzo queste dimensioni.
In primo luogo l'attività mineraria fa parte delle reti globali di produzione (RGP), il cui principale agente economico sono le multinazionali e le transnazionali.
Il loro campo d'azione è la continua ricerca di benefici economici a breve termine (Milanez & Santos, 2013). La progettazione e il controllo delle RGP sono il mezzo principale attraverso cui le risorse territoriali diventano parte delle catene globali di valore (Milanez & Santos, 2013). All'interno del modello minerario il valore costituisce una categoria concettuale chiave, insieme alla categoria del potere (Milanez & Santos, 2013).
Così, le corporations transnazionali usano le loro dimensioni e i loro livelli di concentrazione verticale e orizzontale per esercitare il dominio sulla fissazione dei prezzi; la speculazione dei e con i flussi commerciali e finanziari; il potere su governi e popolazioni per determinare legislazioni favorevoli e regolamenti ad hoc; la definizione di livelli di tassazione e di regimi di proprietà, ecc. (Machado et al., 2011).

In Ecuador ci sono 11 progetti minerari che il governo centrale ritiene prioritari: cinque sono considerati strategici e sei sono progetti di seconda generazione. Il 100 per cento della partecipazione maggioritaria in questi progetti corrisponde a capitali transnazionali di paesi come Canada, Cina, Svezia, Australia, Stati Uniti e Cile.

Queste corporations hanno ricevuto significative sovvenzioni attraverso opere pubbliche come porti, strade, progetti idroelettrici ed altri che facilitano la riduzione dei costi di capitale, dei costi di estrazione e dei tempi di sviluppo della miniera (Ministero delle Miniere, 2016).
Gli incentivi fiscali nel settore minerario sono eccezionali, il che dimostra la capacità degli agenti minerari di influenzare le politiche economiche nazionali. Spicca la stabilità fiscale che all'investitore minerario permette:
di essere protetto da qualsiasi cambiamento nella legislazione fiscale;
l'attivazione dell'ammortamento accelerato che permette un recupero più rapido degli investimenti in beni di capitali, oltre alla riduzione della base imponibile per l'Imposta sul Reddito e l'esenzione dell'anticipo di questa imposta per cinque anni (Wood Mackenzie, 2015 in Ministero per le miniere, 2016). Con tali incentivi la pressione fiscale dell'Ecuador si è ridotta al 27%, al di sotto di paesi come la Colombia e il Perù (Wood Mackenzie, 2015 in Ministero delle miniere, 2016).

Le proiezioni stimano che il totale delle entrate per lo Stato ecuadoriano, generate dalle imposte sulle mega-estrazioni nei prossimi decenni, potrebbe arrivare a 132.432 milioni di dollari. Di questi, 27.486 milioni arriverebbero in un periodo che va dagli undici agli oltre cinquant'anni, secondo le informazioni disponibili sui megaprogetti strategici (Acosta et al., 2020).
Le cifre però nascondono anche altre realtà presenti in questo tipo di attività, come la debolezza dello Stato nel controllare l'evasione fiscale, la triangolazione con i paradisi fiscali, la mancanza di informazioni sull'esportazione delle concentrazioni minerarie, i legami con le miniere illegali e una generale ignoranza tecnica ed economica sulla gestione dei rifiuti, del risanamento ambientale e dei piani di chiusura (Acosta et al., 2020).

Il ruolo dello Stato nell'accumulazione dei profitti del settore minerario resta una “fonte pubblica” chiave sia attraverso interventi diretti che attraverso l'influenza indiretta dei suoi ambienti normativi (Wilson, 2013 in Milanez & Santos, 2013).

In secondo luogo, la centralità dei beni naturali nel processo minerario implica un impatto diretto sul territorio. L'estrazione di minerali genera esternalità che si esprimono in danni ambientali, disorganizzazione della struttura sociale e impatti sulla popolazione locale, ossia la materializzazione dell'estrazione mineraria nella dimensione territoriale (Milanez & Santos, 2013).
In Ecuador, nonostante l'estrazione sia recente, sono state già registrate conseguenze irreversibili. La prima rottura è con il sistema ambientale, a causa della deforestazione e della contaminazione di fiumi e sorgenti d'acqua (Paz, 2018; Riofrío, 2018; Kocian et al., 2011). In ambito organizzativo l'estrazione ha generato profonde lacerazioni e ferite nella coesione comunitaria attraverso la divisione sociale, la criminalizzazione di proteste sociali, l'uso del potere e della violenza sulle persone, il clientelismo ecc. (Minka Urbana, 2017; Acción Ecológica y Colectivo de Investigación y Acción Psicosocial, 2017).
Infine i modi di vivere delle comunità sono stati modificati a causa della disarticolazione delle economie di sussistenza e dalla dipendenza con la nuova centralità estrattiva (Sacher, 2017; ETAPA y Universidad de Cuenca, 2019).

In base a quanto detto, i reali benefici economici dell'estrazione mineraria restano incerti e il dilemma strutturale della dipendenza dalle materie prime, dai prezzi del mercato internazionale, dalle transnazionali, dai paesi industrializzati e dalle loro politiche internazionali e bilaterali resta intatto, mentre al contrario la “percentuale di successo” è rappresentata dall'aumento dei danni al territorio (Wanderley, 2017).
 

Conclusioni

La crisi del sistema capitalista, che è andata ancora più a fondo con la pandemia, è il risultato delle conseguenze ecosistemiche prodotte da un modello di economia e di produzione aggressivo, un modello escludente e diseguale di economia e produzione che enfatizza il funzionamento della società fortemente dipendente dall'estrazione e dall'esaurimento dei beni della natura (Breilh, 2020).

La proposta della mega-estrazione come via d'uscita dalla crisi ha seri limiti e rischi in ambito ambientale, sociale ed economico. Per questo motivo il contesto attuale ci presenta l'opportunità di dare una svolta alla storia e muoversi verso una società post-estrattiva e post-capitalista, come occasione per tornare alle basi.
Ampi settori stanno discutendo e mettendo in pratica alternative locali per contrastare il “nuovo estrattivismo”. Dobbiamo scommettere su un sistema economico integrale che abbia come asse la protezione della natura, il miglioramento dei servizi ambientali come la fornitura di acqua potabile, il miglioramento della salute collettiva, l'uso delle diverse zone climatiche per la produzione di alimenti secondo i principi della sovranità alimentare, la promozione del cooperativismo, la valorizzazione della cura, tra tante altre cose.
L'idea fondamentale è mettere la vita al centro.

Traduzione di Marina Zenobio.


NOTE

1 Il Tweet di Ian Lundin è consultabile qui.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Acción Ecológica y Colectivo de Investigación y Acción Psicosocial (2017). La herida abierta del Cóndor, Una herramienta para la defensa de los territorios. Primera Edición. El Chasqui Ediciones.

  • Acosta, A., Cajas-Guijarro, J., Hurtado, F., & Sacher, W. (2020). Sepultando el mito megaminero con sus propias cifras.

  • Breilh, J. (2020). “La agricultura de la vida y su sistema alimentario como potente herramienta para enfrentar la crisis”. Ponencia disertada en Conferencia Virtual Tierra y Soberanía Alimentaria en tiempos de emergencia sanitaria.

  • Caminantes, Espacio de Articulación Nacional Anti-Minera del Ecuador (2020). “Carta Abierta: Denuncia Pública a la Embajada de Canadá”.

  • Diario El Comercio (26 de junio de 2012). “40 años anclados al petróleo 40 años anclados al petróleo”.

  • (15 de enero de 2020). “En el puerto de Fertisa, en Guayaquil, se cargan 22.000 toneladas de concentrado de cobre para exportar”.

  • Kocian, M., Batker, D., & Harrison-Cox, J. (2011). Estudio ecológico de la región de Intag, Ecuador: Impactos ambientales y recompensa potenciales de la minería. Earth Economics.

  • Machado, H., Svampa, M., Viale, E., Giraud, M., Wagner, L., Antonelli, M., Giarracca, N., & Teudal, M. (2012). 15 mitos y realidades de la minería transnacional. Abya-Yala.

  • Milanez, B., & Santos, R.S.P. (2013). A Rede Global de Produção (RGP) do Minério de Ferro: empresas, Estado e agentes de contestação. Disertación presentada en XVI Congreso Brasileiro de Sociología, Salvador (BA). Grupo de Trabajo: Sociología Económica.

  • Ministerio de Minería (2016). Plan Nacional de Desarrollo Minero 2016. Ministerio de Minería.

  • Minka Urbana (2017). Estado de situación de la megaminería en el Ecuador. Documento Técnico.

  • Naranjo-Chiriboga, M. (2006). Auge petrolero y enfermedad holandesa en el Ecuador. En Guillaume Fontaine (Ed.), Petróleo y desarrollo sostenible en Ecuador. Las ganancias y pérdidas (pp. 69-85). Serie Foro FLACSO. Paz, A. (2018). La deforestación del proyecto minero Mirador en el sur de la Amazonía de Ecuador.

  • Riofrío, I. (2018). Ecuador: Manifestación contra proyecto minero Río Blanco termina en enfrentamientos.

  • Sacher, W. (2017). Ofensiva megaminera China en los Andes. Acumulación por desposesión en el Ecuador de la “Revolución Ciudadana”. Abya-Yala.

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  • Wanderley, L. (2017). Do Boom ao Pós-Boom das commodities: o comportamento do setor mineral no Brasil. Versos-Textos para Discussão PoEMAS, 1(1), 1-7.

  • Wilson, J.D. (2013). Governing global production resource networks in the Asia-Pacific steel Industry. En B. Milanez, y RSP Santos, A Rede Global de Produção (RGP) do Minério de Ferro: empresas, Estado e agentes de contestação. Palgrave Macmillan.

  • Wood Mackenzie Consultoria e Assessoria Ltda. (2015). Asesoría Internacional para el Programa de Investigación y la Propuesta del Plan Maestro de Minería del Ecuador 2014-2034 Producto Entregable 1. Diagnóstico. En Plan Nacional de Desarrollo Minero 2016. Quito: Ministerio de Minería.



La explotación del Yasuní en medio del derrumbe petrolero global
AA.VV. - Melissa Moreano Venegas, Manuel Bayón Jiménez (coord.)
FES-ILDIS Ecuador - Ed. Abya-Yala, marzo 2021, Quito – Ecuador - 182 pp.

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08 giugno 2021 (pubblicato qui il 11 giugno 2021)