Le lotte antiestrattiviste della rivolta di ottobre in Ecuador

di Inti Cartuche Vacacela

Un saggio contenuto nel libro "Lo sfruttamento del Yasuní nel mezzo del crollo globale del petrolio", curato da Melissa Moreano Venegas, Manuel Bayón Jiménez, di cui EcorNetwork ha già trattato qui.                                  


La rivolta dell'ottobre 2019 in Ecuador, scatenata dall'emanazione del decreto 883 che ritirava i sussidi per il carburante1, coinvolse anche una storica lotta antiestrattivista e contro le compagnie petrolifere. Ricordiamo che il movimento indigeno ecuadoriano aveva già realizzato diverse rivolte contro le intenzioni neoliberiste di aumentare i prezzi dei carburanti (per esempio nel 1999 e nel 2001); e c'è anche da ricordare che la CONFENIAE regionale amazzonica (affiliata alla CONAIE)2 iniziò il suo processo organizzativo nel contesto della difesa dei suoi territori dall'espansione della frontiera petrolifera partita negli anni '70.

L'estrattivismo petrolifero è stato parte delle politiche statali a prescindere dai governi di turno. A cambiare sono state le forme di appropriazione del surplus di petrolio, con una maggiore o minore presenza dello Stato. Ma le conseguenze concrete delle operazioni petrolifere, in termini di espropriazione e impoverimento dei territori indigeni e contadini, non sono cambiate molto. Da qui le continue lotte delle nazionalità amazzoniche in difesa dei loro territori. Esempi recenti sono la lotta dei Sarayaku contro la compagnia petrolifera CGC, la lotta contro la Chevron Texaco e, più recentemente, le lotte della nazionalità Waorani per fermare lo sfruttamento petrolifero nel Blocco 22.

La struttura diseguale su cui è stato storicamente costruito l'utilizzo o l'appropriazione del surplus petrolifero ha fatto sì che i popoli ne ricavassero benefici minimi per quanto riguarda il processo di estrazione e commercializzazione del petrolio da parte dello Stato. I sussidi ai combustibili, al di là di dettagli tecnici e dei limiti sulla portata del loro beneficio sociale, per i settori popolari, contadini e indigeni rappresentano una forma minima di redistribuzione della ricchezza petrolifera, poiché in qualche modo aiutano a sostenere le fragili economie popolari, contadine e indigene. Così si arriva alla rivolta dell'ottobre 2019 da parte di questi settori che vedevano nel ritiro dei sussidi e nel conseguente aumento dei prezzi del carburante una minaccia reale, da qui la reazione di massa della popolazione all'emissione del Decreto 883.

Il giorno del negoziato con il governo, che portò poi alla rivolta di ottobre, la dirigenza indigena aveva proposto un'esauriente revisione dei sussidi affinché arrivasse a beneficiarne la popolazione. Nel contesto della storica lotta antiestrattiva e, concretamente, antipetrolifera del movimento indigeno, la posizione riguardo ai sussidi ha a che fare con una richiesta di un'equa redistribuzione del surplus petrolifero; ovvero con una richiesta di giustizia sociale ed ecologica. Se dei sussidi beneficiano in modo diseguale diversi settori della società, la soluzione non poteva essere la loro eliminazione ma la loro equa distribuzione.

In tal senso si può dire che la rivolta di ottobre è stata una lotta antiestrattivista, perché il cambiamento nella struttura della distribuzione dei sussidi implica in sostanza una trasformazione della struttura di appropriazione e distribuzione della rendita petrolifera e dei significati dell'estrattivismo.

Attualmente, il regime neoliberista di Moreno non ha modificato la politica mineraria e petrolifera, almeno per quanto riguarda le comunità locali e i territori interessati da queste attività, il che rende visibile la continuità di certe politiche statali nonostante la fine del governo di Correa. Di fatto, l'estrazione mineraria su larga scala è stata presentata come una panacea per lo sviluppo dell'Ecuador, proprio come negli anni '70 era stato annunciato l'inizio dello sfruttamento del petrolio. Per questo la rivolta di ottobre ebbe anche una dimensione antimineraria che mi interessa sottolineare di seguito.

Nell'assemblea della CONAIE del 23 agosto 2019 - durante la quale fu indetta una “mobilitazione per ottobre” - al primo punto si deliberò la “difesa dei territori [...] l'esigere dal governo la revoca e abrogazione di tutte le concessioni minerarie, petrolifere e per il legname...” (CONAIE, 2019). Questo dimostra la persistenza del pericolo estrattivista in diversi territori, popoli, comunità indigene e contadine del paese.

Così, nei mesi precedenti l'ottobre 2019, anche se non molto visibili, ci sono stati almeno due processi di lotta che hanno fatto parte della rivolta: la mobilitazione antimineraria nella provincia di Bolivar, nella Sierra Centrale, e quella di Victoria Portete e Molleturo nella provincia di Azuay, nella Sierra Sud.
 

La mobilitazione in Bolivar

Il problema minerario nella provincia di Bolivar è presente almeno dal 2007, fin da quando membri della comunità del cantone di Echeandía riuscirono a cacciare dai loro territori l'impresa Curamain. Nello stesso anno, in linea con la crescente articolazione del movimento popolare antiminerario in tutto il paese, organizzarono scioperi e blocchi per chiedere alla Curimining S.A. di andarsene. Nel 2010, con una assemblea a cui hanno partecipato diverse comunità, i cantoni di Las Naves, Echeandia e Guaranda sono stati dichiarati liberi dallo sfruttamento minerario su larga scala. Nel 2013 la Empresa Nazional Minera – ENAMI – (Compagnia Nazionale delle Miniere, ndt), ha iniziato le prospezioni per due progetti, El Torneado e Telimbela (Borja, 2017).3 Nel maggio del 2017 la compagnia statale ha deciso di cedere e trasferire i diritti minerari di questi progetti ad una company cinese, la Yankuang Dounghua Construction. 4

Nei mesi precedenti la rivolta di ottobre ci furono diverse mobilitazioni. Il 19 settembre, uno scontro tra polizia e contadini di Telimbela che cercavano di fermare l'ingresso di un convoglio di proprietà della compagnia mineraria cinese, terminò con diversi feriti, arresti e l'incendio di veicoli e container appartenenti alla compagnia mineraria. 5

Il 23 settembre, almeno 400 comunità di diversi cantoni si dichiaravano in allerta annunciando una mobilitazione nella città di Guaranda per opporsi alle attività minerarie e consegnare al governatore della provincia il “Mandato provinciale in difesa di madre natura, acqua e vita”. In questo pronunciamento si possono leggere i seguenti accordi (FECAB-BRUNARI, 2019):

  • Esigere il no a qualsiasi forma di estrazione mineraria e il sì alla cura della Pachamama, dell'acqua e della vita in tutto il territorio della provincia di Bolivar.

  • Promuovere e realizzare la consultazione previa, libera e informata, e la consultazione popolare conforme all'art. 104 della Costituzione.

  • Solidarietà con gli abitanti di Telimbela.

  • Il rifiuto alla privatizzazione dei settori strategici da parte del governo Moreno quando firmerà la lettera d'intenti con il FMI (Fondo Monetario Internazionale).

  • Rifiuto alla flessibilità del lavoro.

Il 3 ottobre, qualche giorno prima dell'inizio della rivolta, la FECABBRUNARI 6, insieme ad altre organizzazioni sociali e popolari della provincia, annunciarono l'adesione all'appello del movimento indigeno, “contro le misure economiche decretate dall'attuale governo e in rifiuto delle miniere”. Nei giorni della rivolta presero il controllo del governatorato della provincia e organizzarono un'assemblea plurinazionale e popolare, così come in altri luoghi del paese; protetti dalla plurinazionalità decretarono lo stato di emergenza nelle loro comunità e nei loro territori, come forma di difesa e protezione contro la repressione delle forze armate e della polizia.


La lotta a Azuay

Nel caso della provincia di Azuay, il problema con le compagnie minerarie è diventato pubblico dal 2007. Nel mezzo della crescente articolazione di vari movimenti contrari all'attività mineraria in tutto il paese, diverse comunità di Victoria de Portete chiusero la strada Cuenca-Loja per protestare contro l'impresa canadese IamGold che intendeva sfruttare l'oro nelle lagune di Quimsacocha, fonte di acqua per circa 35 sistemi idrici comunitari, e per la regione in generale.

Nella zona di Molleturo e del Parco Nazionale di Cajas, la mobilitazione antimineraria delle comunità contro il progetto Rio Blanco risale ad alcuni anni fa. Negli ultimi anni però il livello dello scontro tra le comunità colpite, la compagnia mineraria e le forze armate è aumentato. Nel maggio 2018, per esempio, hanno tentato di impadronirsi di un accampamento chiudendo le vie d'accesso e esigendo “il cambio di direzione immediato riguardo le concessioni minerarie di Rio Blanco e di tutto il territorio nazionale”. A giugno di quest'anno i membri della comunità hanno presentato un'azione di protezione sostenendo la mancanza di una previa consultazione della popolazione. Un giudice di Azuay ha accolto la richiesta ordinando la sospensione dell'attività mineraria e la smilitarizzazione della zona. 7

Una delle lotte più significative di questa regione, precedente alla rivolta di ottobre, è stata quella riferita a una consultazione popolare vincolante tenuta nel cantone di Girón nel marzo 2019. L'organizzazione di un referendum nelle comunità e tra le popolazioni colpite dal progetto minerario Loma Larga (ex Quimsacocha), controllato dalla INV Minerales Ecuador S.A., era stato richiesto nel marzo del 2012 (Isch, 2019). Nonostante le intenzioni di bloccarlo da parte di un giudice che emise misure cautelari, nonostante le minaccia della compagnia di avviare azioni legali a livello nazionale e internazionale nel caso la consultazione avesse danneggiato le sue operazioni, il processo è continuato. Il Consiglio Nazionale Elettorale ha dato il via libera al processo di voto nel novembre 2018. 8 Così, quasi sette anni dopo l'avvio della richiesta per il referendum, il 24 marzo 2019 circa 15 mila persone sono andate alle urne nelle loro rispettive località. Il risultato è stato schiacciante: l'86,79% della popolazione ha detto NO all'estrazione nei parami e nelle fonti d'acqua del sistema idrologico Quimsacocha. Tuttavia, nonostante l'opposizione della maggioranza della popolazione, la compagnia mineraria emette un comunicato affermando che avrebbe continuato l'esplorazione avanzata nell'area, insistendo sul fatto che i suoi diritti minerari rilasciati dallo stato ecuadoriano devono essere garantiti se non si vuole andare all'arbitrato internazionale.

Nei giorni della rivolta di ottobre, i gruppi di gestione comunitaria dell'acqua, le comunità e le organizzazioni riunite nella FOA (Federazione delle Organizzazioni Contadine di Azuay) hanno chiuso diversi tratti delle strade Cuenca-Loja-Machala. Così come nella zona di Molleturo diverse comunità di contadini hanno bloccato le strade contro le misure economiche. Il 10 ottobre hanno marciato nel centro della città di Cuenca, dove le donne della comunità hanno dichiarato di essere a favore dell'acqua e della difesa della natura, con chiara allusione al problema minerario della regione. 9 Contemporaneamente nella città di Cuenca, vicino alle zone dei conflitti minerari, si è formata l'Assemblea Popolare Autonoma di Azuay, uno spazio di convergenza di vari collettivi urbani, ambientalisti e studenteschi, creato nel calore dei giorni della rivolta. Una delle richieste, oltre a quelle che si riferivano a misure economiche, era il rifiuto dell'estrazione mineraria, la discussione sulla questione estrattiva e mineraria nella regione e nel paese. 10

Richieste antiestrattiviste come quelle espresse durante la rivolta di ottobre 2019, e molte altre come la lotta delle donne Waorani e della nazionalità Cofán, mostrano la persistenza della politica mineraria e petrolifera oltre la fine del ciclo progressista aperto da Correa, ma anche oltre la rivolta. È un campo di lotta aperta tra le popolazioni e le compagnie minerarie, tra le comunità e il grande capitale. Infatti, con l'esperienza del referendum di Girón, all'inizio di quest'anno le organizzazioni anti-minerarie, appoggiate dalla Prefettura di Azuay, hanno chiesto una nuova consultazione sull'estrazione mineraria in tutta la provincia. Di fronte al “pericolo” di nuove consultazioni, la Camera per le attività minerarie, il Comitato aziendale e altri gruppi minerari hanno presentato alla Corte Costituzionale dell'Ecuador un ricorso legale (amicus curiae) per fermare il processo. 11

Quello che è certo è che di fronte all'annunciata fine dell'era del petrolio e al posizionamento dell'estrazione mineraria su larga scala al suo posto, le lotte antiestrattiviste locali rappresentano i fili più profondi e radicali della tensione tra la riproduzione della vita e il grande capitale nazionale e internazionale. Una tensione che i diversi governi al potere non sono riusciti a risolvere. Anche il ritorno di un governo neoliberista in Ecuador non ha presentato soluzioni reali ai conflitti. Al contrario, alla continuità della politica estrattivista del precedente progressismo, l'attuale governo Moreno aggiunge la progressiva riduzione della spesa sociale e l'indebolimento degli obblighi sociali dello Stato. Le popolazioni colpite sono lasciate al loro destino nelle mani delle imprese, che ora coprono privatamente e malamente gli obblighi sociali dello Stato, mentre lo Stato si limita ad esercitare il suo potere coercitivo sia nella sfera giuridica che attraverso la forza repressiva diretta.

Traduzione di Marina Zenobio.


NOTE:

1 Nell'ottobre 2019 si è tenuta in Ecuador, contemporaneamente ad altri paesi della regione come Colombia, Cile e Bolivia, una mobilitazione popolare che è durata 11 giorni, con blocchi, marce, scontri fisici con polizia ed esercito in tutto il paese. Si è conclusa con 11 persone uccise dalle forze dell'ordine e più di 1200 feriti (nota del Coordinamento).
2 CONFENIAE: Confederación de Nacionalidades Indígenas de la Amazonía Ecuatoriana (Confederazione di Nazionalità Indigene dell'Amazzonia Ecuadoriana) CONAIE: Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (Confederazione di Nazionalità Indigena dell'Ecuador).
3 Una cronología più dettagliata dei conflitti minerari nella provincia si può consultare in Borja (2017).
4 Vedi: https://www.enamiep.gob.ec/wp-content/uploads/downloads/2018/03/2a5.pdf
5 Vedi in: Primicias, 19/09/19, “Las muestras de rechazo a la minería llegaron a la provincia de Bolívar”: https://www.primicias.ec/noticias/lo-ultimo/campesinos-atacan-convoy-compania-yankuan-zona-minera-telimbela-provincia-bolivar/
6 FECABBRUNARI : Federación de Organizaciones Campesinas de Bolívar-Bolívar Runakunapak Rikcharimuy, (Federazione di organizzazioni contadine di Bolivar-Bolivar Runakunapak Rikcharimuy) affiliata a ECUARUNARI-CONAIE.
7 Le lotte antiestrattive nella rivolta di ottobre in Ecuador. Vedi: https://bit.ly/3lB49t2
8 Vedi il quotidiano El Mercurio, 17/03/2019, “Il CNE ratifica la consultazione popolare a https://bit.ly/3plrnW6
9 Vedi: https://bit.ly/2K6hnjw
10 Si può vedere a riguardo la “Lettera al popolo di Azuay e all'Ecuador” dell'Assemblea Popolare Autonoma, circolata in rete il 10 ottobre. E l'assemblea realizzata nell'Università di Cuenca: https://bit.ly/36yZrWf (minuto 19:37-19:38).
11 Vedi a riguardo il comunicato della Camera de Minería dell'Ecuador. La lotta antiestrattiva nella rivolta di ottobre in Ecuador. https://bit.ly/2UrlrN2


Bibliografia di riferimento

  • Borja, C. (2017). L'esercizio del diritto alla resistenza ai progetti minerari nella provincia di Bolivar. Contributo per una discussione plurale delle sue forme. Il caso del progetto minerario Curipamba sud. (Tesis de Maestría). UASB.

  • CONAIE (2019). Risoluzione dell'assemblea annuale ordinaria 2019 della CONAIE

  • FECAB-BRUNARI (2019). Mandato provinciale in difesa di madre natura, dell'acqua e della vita.

  • Isch, E. (2019). Kimsakocha e l'importanza della consultazione popolare a Girón. https://bit.ly/3eZP0yA


La explotación del Yasuní en medio del derrumbe petrolero global
AA.VV. - Melissa Moreano Venegas, Manuel Bayón Jiménez (coord.)
FES-ILDIS Ecuador - Ed. Abya-Yala, marzo 2021, Quito – Ecuador - 182 pp.

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03 giugno 2021 (pubblicato qui il 06 giugno 2021)