Crescita verde: di più con meno?

di Alfons Pérez

Tratto da Alfons Pérez, Pactos Verdes en tiempos de pandemias. El futuro se disputa ahora, ODG, Libros en Acción, Icaria Editorial, 2021 - 170 pp. 
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"Il Green Deal europeo che presentiamo oggi è la nuova strategia di crescita per l'Europa"
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea
 

L'Unione Europea (UE) promuove una “strategia di crescita […] in cui la crescita economica è disaccoppiata dall'uso dei materiali” 1.
In altre parole, l'UE è impegnata a favore di una crescita economica verde2 che utilizzi le risorse naturali in modo sostenibile.
La necessità di sostenere e amplificare la crescita economica, verde o meno, è sempre presente nei dibattiti delle istituzioni che considerano il PIL il massimo indicatore della salute dell'economia. In questo senso, la pandemia è stata sicuramente letale. Il secondo quadrimestre del 2020 sarà ricordato per i suoi record storici negativi: l'India ha registrato un calo del PIL del 25,2%; il Regno Unito, 19,8%; lo Stato spagnolo, 17,8%. La media UE-27 è stata di -11,4% e -10,5% per i paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
In questa situazione, molto probabilmente, come già avvenuto dopo la crisi finanziaria del 2008, la ripresa del percorso di crescita assumerà molta centralità negli spazi del dibattito istituzionale e della politica pubblica, ma questa volta in Europa sembra che sarà presumibilmente verde.
La cosiddetta “crescita verde” si basa sull'idea che un disaccoppiamento assoluto tra crescita economica e impatto ambientale sia possibile attraverso i progressi nell'innovazione tecnologica, un uso più efficiente delle risorse naturali o l'uso intelligente degli incentivi economici. In altre parole, si basa sul fatto che possiamo aumentare la produzione di beni e servizi riducendo il consumo di energia e materiali e generando meno rifiuti ed emissioni.
Tuttavia, questa teoria, come vedremo, è altamente problematica.


Disaccoppiamento relativo e assoluto

Per continuare il capitolo, è necessario soffermarsi un attimo e definire il disaccoppiamento relativo e assoluto, poiché sono una parte centrale degli argomenti critici per la crescita verde.
Il disaccoppiamento relativo si verifica quando il tasso di crescita economico è positivo e maggiore del tasso di crescita dell'impatto ambientale, anch'esso positivo. L'efficienza è migliorata, ma non è sufficiente per ridurre l'impatto ambientale complessivo.
Il disaccoppiamento assoluto si verifica quando il tasso di crescita economico è positivo e il tasso di crescita dell'impatto ambientale è negativo. Si riesce a migliorare l'efficienza in intervalli così ampi da ridurre l'impatto ambientale complessivo.
La teoria della crescita verde si basa sul presupposto che sia compatibile sviluppare una crescita economica continua e un ritmo sufficientemente elevato di riduzione dell'impatto ambientale da prevenire i rischi del cambiamento climatico e le diverse dimensioni della crisi ecologica3. Questa teoria è stata il tema centrale e la risposta dominante alla crisi ambientale ed ecologica nelle politiche nazionali e internazionali sin dalla Conferenza sullo sviluppo sostenibile di Rio+20 nel 2012, ed è stata sostenuta principalmente da organizzazioni multilaterali internazionali come la Banca Mondiale4, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente5 o l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico6.
Sebbene ogni istituzione abbia modi diversi di definire la crescita verde, tutte concordano sui meccanismi necessari per realizzarla: miglioramenti e innovazioni tecnologiche e di sostitutuzione che incrementino l'efficienza ecologica della nostra economia e un sistema di governance che acceleri questo processo attraverso le disposizioni e gli incentivi corretti.
Avendo visto la definizione, l'intenzione e gli attori che promuovono la crescita verde, passiamo ad esaminare alcuni dei suoi aspetti più controversi.

Delocalizzazione della produzione e esternalizzazione dell'impatto ambientale.

La stessa Commissione Europea fissa come obiettivo nel PVE il raggiungere “un'economia competitiva, moderna ed efficiente sotto il profilo delle risorse dove non ci siano emissioni nette di carbonio entro il 2050”7. Per dimostrare la sua capacità di disaccoppiare la crescita e  le emissioni e raggiungere la neutralità climatica, afferma che "tra il 1990 e il 2017 le emissioni di CO2 sono diminuite del 22% mentre l'economia cresceva di un 58%". In realtà, in quel periodo di tempo, i processi industriali venivano esternalizzati verso luoghi con maggiore deregulation e manodopera a basso costo8.

Sia il grafico 2 che la tabella 2 mostrano come l'UE sia principalmente un importatore, per il divario tra emissioni territoriali e di consumo, e la Cin - al contrario - ha aumentato il suo profilo di esportazione negli ultimi due decenni con maggiori emissioni territoriali che di consumo. Esiste una relazione tra questi due fattori, dal momento che l'UE ha più che quadruplicato il valore delle importazioni dalla Cina, passando dai 90,4 miliardi di euro nel 2002 ai 420,8 miliardi di euro nel 2019. In questo stesso anno, la Cina ha rappresentato il 20,5% delle importazioni dell'UE9.
Pertanto, qualsiasi considerazione sulla riduzione delle emissioni dell'UE senza considerare la sua responsabilità esterna risulta incompleta.
Per quanto concerne i materiali, la problematica è esattamente la stessa.
Il rapporto annuale "Green Growth Indicators 2017" 10 ha concluso che ci sono molti paesi che hanno raggiunto il disaccoppiamento relativo e che l'economia sta migliorando la sua efficienza rispetto alle risorse. Il rapporto afferma addirittura che in alcuni paesi dell'UE è stato raggiunto un disaccoppiamento assoluto tra crescita economica e utilizzo dei materiali. Tuttavia, non sono inclusi nel calcolo gli impatti dei materiali in relazione alla produzione e al trasporto dei beni importati11. Ciò è particolarmente rilevante in un'economia globalizzata in cui il Nord del mondo esternalizza gran parte della sua produzione al Sud del mondo12.


Periodi storici di crisi economica

Se osserviamo l'evoluzione storica delle riduzioni delle emissioni nell'UE, scopriremo che tra il 1990 e il 2008 le emissioni sono diminuite dell'11%, seguite da una riduzione del 15% tra il 2008 e il 2017. Tuttavia, metà della diminuzione delle emissioni tra il 2008 e il 2017 si è svolto tra il 2008 e il 2009 a causa della crisi economica. Escludendo questi due anni, la diminuzione delle emissioni nell'UE negli ultimi 25 anni è stata dello 0,7% all'anno13.
Gli obiettivi iniziali dell'UE di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030 sono stati superati dalla proposta della Commissione di aumentarle al 55% 14 e dall'approvazione, l'11 dicembre 2020, di tale percentuale da parte del Consiglio Europeo15, il che significherà un 8% di riduzione annuale tra il 2020 e il 2030. Questa enorme diminuzione delle emissioni è destinata a fallire se non ci saranno cambiamenti sufficientemente strutturali e rapidi nel modo in cui l'UE affronta l'emergenza climatica.
Sebbene appaia opportuno escludere i periodi di crisi economica dai bilanci delle emissioni per conoscere la reale portata delle politiche applicate, alla fine esse risultano sempre positive. Di fronte a questa situazione si possono fare due considerazioni. La prima, e abbastanza ovvia, è che le istituzioni non dovrebbero prendere in considerazione le crisi cicliche del sistema economico come una risorsa per la loro azione per il clima. La seconda considerazione è che, storicamente, le uscite dalle crisi non hanno comportato un cambio di logica in campo ambientale o climatico. La ripresa economica e della crescita ha portato a un effetto "rimbalzo" e le uscite sono state più inquinanti16.

Il grafico 3 mostra diversi momenti storici della crisi economica: le crisi petrolifere, la dissoluzione dell'URSS o la crisi finanziaria del 2008. Dopo un leggero calo delle emissioni, la ripresa economica ha significato un ritorno al percorso di crescita delle emissioni in termini globali. Tutto questo con una diminuzione dell'intensità di CO2, cioè una diminuzione delle emissioni necessarie per generare un'unità di PIL, ma che è totalmente assorbita dalla costante crescita globale dell'economia. Molto è stato scritto su questo punto in tempi di pandemia. Sebbene sia ancora prematuro valutare quali saranno le conseguenze finali in termini di emissioni e impatto ambientale, all'inizio delle misure di contenimento si è registrato uno spettacolare calo delle emissioni compreso tra il 17% e il 25% 17.
In poco tempo la situazione è cambiata, soprattutto perché è stata avviata la fabbrica globale cinese, che rappresenta più di un quarto delle emissioni globali, ma con le responsabilità distribuite tra i paesi importatori, come abbiamo visto al punto precedente18.

L'importanza della scala globale

Va notato che quando ci riferiamo alle emissioni di carbonio o all'uso delle risorse, ciò che conta davvero in termini di riscaldamento globale o esaurimento delle risorse è il conteggio globale. Ad esempio, le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera rispetto all'economia globale sono diminuite da 730 g di CO2 per dollaro nel 1960 a 330 g nel 2016, un calo del 54% in mezzo secolo19.
In altre parole, beni e servizi sono prodotti con minori emissioni per unità monetaria. Tuttavia, le emissioni continuano a crescere in termini assoluti perché vengono prodotti molti più beni e servizi e il miglioramento dell'efficienza viene assorbito dall'aumento della produzione. Su scala globale, non ci sono prove di un disaccoppiamento assoluto. Di fatto, su scala globale, la quantità di CO2 emessa in atmosfera oggi è del 60% superiore a quella del 1990 20.
Ma l'obiettivo, quando si parla di CO2, non è semplicemente ridurre le emissioni, ma è di vitale importanza mantenere le emissioni totali entro il budget di carbonio previsto per evitare di entrare in scenari di aumento della temperatura globale di 1,5 o 2°C 21. Secondo le previsioni dell'IPCC22, in uno scenario di crescita globale del 3%, sarebbe necessario un disaccoppiamento assoluto su scala globale del 10,5% annuo, ovverosia, mentre si cresce al 3% occorrerebbe un abbassamento del 10,5% di emissioni all'anno per evitare uno scenario di 1,5 oC o o di un 7,3% per uno di 2 oC 23.
La teoria della crescita verde propone che questo disaccoppiamento sia possibile. Tuttavia, il più alto ritmo di disaccoppiamento assoluto raggiunto nella storia dell'economia moderna è stato inferiore al 3% ed è stato solo negli anni successivi alla crisi petrolifera degli anni '70 24.
Anche i modelli più ottimisti stimano che il tasso massimo di disaccoppiamento su scala globale possa raggiungere solo il 3% annuo rispetto a tassi di crescita economica del 3% 25 (55,56).


Il settore servizi per dematerializzare l'economia

Il settore dei servizi comprende sottosettori come il commercio, le comunicazioni, i call center, il turismo, l'ospitalità, il tempo libero, la cultura, i servizi pubblici, le finanze, ecc.
Una delle tesi a favore di un possibile disaccoppiamento assoluto è il passaggio da un'economia basata sulla manifattura a un'economia di servizi, guidata soprattutto dalla digitalizzazione, consentendo che le tecnologie dell'informazione e la comunicazione nonché il settore finanziario assumano posizioni di leadership nel settore dei servizi.
Ma l'argomento per il disaccoppiamento e la dematerializzazione dell'economia dei servizi non è supportato da dati su scala globale. Un aumento della percentuale del PIL mondiale verso l'economia dei servizi di un 63% a un 69% dal 1997 al 2015 26 non si è tradotto in una diminuzione delle emissioni di alcun tipo, semmai il contrario.
Questo fatto è ancora più rilevante con l'arrivo del COVID-19 e l'aumento dell'uso di strumenti digitali per il lavoro e il tempo libero. La digitalizzazione può dare un falso senso di dematerializzazione dell'attività produttiva. Dietro agli schermi dei nostri computer, tablet e cellulari, c'è un sistema che ci offre un'enorme quantità di dati sempre disponibili. Ciò significa mantenere ed espandere antenne, amplificatori, server, ecc. e il suo consumo energetico è molto elevato e in crescita, e rappresenta sempre più una quota maggiore del consumo energetico totale mondiale. Inoltre, le tecnologie di digitalizzazione dipendono dall'estrazione di alluminio, cadmio, cobalto, rame, gallio, indio, litio, neodimio, nichel e molti altri elementi critici che esistono in maniera limitata e i cui impatti vedremo nel capitolo 5. 
La Figura 3 fornisce dati interessanti su cosa comportano le azioni quotidiane come l'invio di un'e-mail, la visione o il download di un video. Di fatto, Internet necessita di circa 100 milioni di server dislocati su data center (i più grandi si chiamano server farm), circa 300 cavi sottomarini in fibra ottica (tra quelli attivi e quelli in costruzione, circa 900.000 chilometri), e antenne e router per far arrivare pacchetti di informazioni ai nostri dispositivi digitali27.
I consumi energetici delle grandi aziende tecnologiche, per quanto riguarda le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT), sono connessi a mix elettrici (VII) ad alta intensità di carbonio. Nel 2017, l'elettricità per le TIC di Alibaba.com  proveniva per un 67% da centrali elettriche a carbone. Nel caso di Amazon.com 30% e 31% per Microsoft28.

Innovazione tecnologica e regolamentazione

L'argomento principale a sostegno della teoria della crescita verde è quello dell'innovazione tecnologica, accompagnata da solide politiche governative per promuoverla. Come abbiamo accennato all'inizio del capitolo, questo è l'argomento utilizzato dalle principali istituzioni multilaterali internazionali come l'OCSE, la Banca Mondiale o il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP). Per questo si ricorre a studi che analizzano possibili scenari proiettati nel futuro sotto diverse variabili29.
Tra gli indicatori utilizzati per la proiezione troviamo: rapporto dell'innovazione tecnologica, che definirei la velocità relativa con cui i progressi tecnologici apparirebbero e influenzerebbero i processi produttivi; il prezzo del carbonio come meccanismo di mercato per scoraggiare l'uso di combustibili fossili; imposte sull'estrazione delle risorse per scoraggiare i processi estrattivi; altri tipi di modifiche normative, pianificatorie e di approvvigionamento da parte del governo; tasso di crescita economica o livello di popolazione.
Il risultato di questi studi è che, nel migliore degli scenari (un aumento progressivo del prezzo del carbonio, un rapporto molto alto di innovazione tecnologica, alti livelli di tassazione, ecc.), si ha un disaccoppiamento relativo, ma mai assoluto.
Inoltre, i risultati del disaccoppiamento relativo sono solitamente molto scarsi quando si tiene in considerazione il cosiddetto “effetto rimbalzo” perché l'aumento dell'efficienza per unità di un prodotto o servizio è superato dal maggiore utilizzo di detto prodotto o servizio.
Questi modelli suggeriscono che un disaccoppiamento assoluto su scala globale non è possibile in un contesto di continua crescita economica, dato che gli aumenti in produttività dovuti a miglioramenti nell'efficienza, insieme al c.d. "effetto rimbalzo", tendono ad aumentare la domanda effettiva totale.
 

* Traduzione Giorgio Tinelli per Ecor.Network


 NOTE:

1) Comisión Europea, The European Green Deal, 2019. 

2) L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) lo definisce come segue: “Crescita verde significa favorire la crescita e lo sviluppo economici, garantendo nel contempo che le risorse naturali continuino a fornire le risorse ei servizi ambientali da cui dipende la nostra economia. Per raggiungere questo obiettivo, deve catalizzare investimenti e innovazione che sono alla base di una crescita sostenuta e aprono la strada a nuove opportunità economiche”. Maggiori informazioni in: www.oecd.org/greengrowth/49709364.pdf

3) Jackson, T., Victor, P. A., Unraveling the claims for (and against) green growth. Science, 366(6468), 2019, p. 950-951

4) Banco Mundial, Inclusive Green Growth: The Pathway to Sustainable Development, 2012, Washington, D.C: Banco Mundial. 

5) Programa de las Naciones Unidas para el Medio Ambiente (PNUMA), Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication - A Synthesis for Policy Makers, 2011. 

6) Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económicos (OCDE), Hacia el crecimiento verde. Un resumen para los diseñadores de políticas, mayo de 2011. 

7) Comisión Europea, The European Green Deal, 2019. 

8) Laurent, E. , “The European Green Deal: Bring back the new”, OFCE Policy Brief, 63, 2020. 

9) Datos de Eurostat, Extra-EU trade by partner

10) Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económicos (OCDE), Green Growth Indicators 2017, 2017. 

11) Wiedmann, T. O.; Schandl, H.; Lenzen, M.; Moran, D.; Suh, S.; West, J.; Kanemoto, K., “The material footprint of nations”, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 112(20), 2015, p. 6271-6276. 

12) Occorre distinguere gli indicatori che possono servire a caratterizzare il fenomeno dell'esternalizzazione,
come l'impronta materiale e l'impronta di carbonio, che includono variabili di consumo come produzione e trasporto all'estero, di indicatori come il “consumo materiale interno” (DMC), che non include gli effetti del commercio.

13) Agencia Europea de Medio Ambiente, The European environment-state and outlook 2020. Knowledge for transition to a sustainable Europe, 2019. 

14) Comisión Europea [nota de prensa], State of the Union: Commission raises climate ambition and proposes 55% cut in emissions by 2030, 17 de septiembre de 2020. 

15) Sánchez Nicolás, E., “EU leaders agree on 55% climate target for 2030”. EUObserver. Green Deal, 11 de diciembre 2020. 

16) Sadorsky, P., “Energy Related CO2 Emissions before and after the Financial Crisis”. Sustainability, 12(9), 3867, mayo de 2020. 

17) Le Quéré, C.; Jackson, R. B.; Jones, M. W.; Smith, A. J. P. et. al., “Temporary reduction in daily global CO
2 emissions during the COVID-19 forced confinement
”, Nature Climate Change, 10(7), 2020, p. 647-653. 

18) Myllyvirta, L., “Analysis: Coronavirus temporarily reduced China’s CO2 emissions by a quarter”, CarbonBrief. Clear on Climate, 19 de febrero de 2020. 

19) Ritchie, H., “Carbon intensity in China’s recent history - Politics matters a lot in achieving both prosperity and sustainability”, Our World in Data, 11 de mayo de 2017. 

20) Global Carbon Atlas [mapa interactivo], Global Carbon Atlas Project, 2014. 

21) Il riscaldamento globale non è e non sarà, in futuro, omogeneo in tutto il pianeta. A causa di una serie di processi di feedback raggruppati sotto quella che viene chiamata "amplificazione artica o amplificazione polare", sappiamo che le temperature medie annuali aumenteranno molto di più in queste regioni. Oggi l'aumento delle temperature alle alte latitudini dell'emisfero settentrionale (60-90N) è già di 3,5 gradi.Più informazioni qui.

22) L'Intergovernmental Panel on Climate Change è un'organizzazione delle Nazioni Unite la cui missione è fornire al mondo un'opinione obiettiva e scientifica sul cambiamento climatico, i suoi impatti, i rischi naturali, politici ed economici e le possibili opzioni di risposta.

23) Agencia Europea de Medio Ambiente, The European environment-state and outlook 2020. Knowledge for transition to a sustainable Europe, 2019. 

24) Hickel, J.; Kallis, G., “Is Green Growth Possible?”, New Political Economy, 25(7576), 2020, p. 1-18. 

25) Schandl, H.; Hatfield-Dodds, S.; Wiedmann, T. et. al., “Decoupling global environmental pressure and economic growth: scenarios for energy use, materials use and carbon emissions”, Journal of Cleaner Production, 132, 2016, p. 45-56.  Grupo Intergubernamental de Expertos sobre el Cambio Climático (IPCC), Special Report on Emission Scenarios, 2000. 

26) Hickel, J.; Kallis, G., “Is Green Growth Possible?”,New Political Economy, 25(7576), 2020, p. 1-18. 

27) Villagordo, A., “El impacto ambiental de la nube”, Opcions, 10 de octubre de 2017. 

28) Cook, G., Clicking Clean: Who is Winning the Race to Build a Green Internet? , 2017. 

29) Schandl, H. et al., “Decoupling global environmental pressure and economic growth: scenarios for energy use, materials use and carbon emissions”, Journal of  cleaner production, 132, 2016, p. 4556.Dittrich, M. et al., Green economies around the world: implications of resource use for development and the environment. Viena: SERI, 2012. Programa de las Naciones Unidas para el Medio Ambiente (PNUMA), Assessing Global Resource Use: A systemic approach to resource efficiency and pollution reduction, 2017. 
 


Pactos Verdes en tiempos de pandemias. El futuro se disputa ahora
Alfons Pérez
ODG, Libros en Acción, Icaria Editorial, 2021 - 170 pp. 

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09 settembre 2021 (pubblicato qui il 12 settembre 2021)