*** CILE ***

Il Tribunale per i Diritti della Natura dichiara l'ecocidio nel Biobío a causa degli impatti causati dal modello forestale

di International Tribunal for the Rights of Nature

Durante l’estate australe del 2023 le regioni cilene del Biobío, Ñuble e La Araucanía sono state colpite duramente dall’espandersi degli incendi boschivi, favoriti da una eccezionale siccità. Sotto accusa il modello imposto dall’industria forestale che ha istallato in quelle stesse regioni 200.824 ettari di piantagioni commerciali di pini ed eucalipti, alberi molto più esposti a rischio di incendio rispetto alla vegetazione originaria.
Si tratta di monocolture sorte sulla distruzione delle foreste native e della loro preziosa biodiversità, su cui si basavano i modi di vita, le fonti di sopravvivenza e i valori spirituali dei popoli originari della regione.
Su questa devastazione e sull'accusa di ecocidio si è espresso il Tribunale Internazionale per i Diritti della Natura, di cui riportiamo il comunicato stampa.
Per approfondire si rimanda anche all'articolo di Nathalia Bonilla, Quello che brucia sono le monocolture!


Comunicato stampa · XI Tribunale Locale per i Diritti della Natura
Biobío, Concepción, Cile

Lo scorso 12 gennaio, il Tribunale Internazionale per i Diritti della Natura ha celebrato il  suo undicesimo tribunale locale nella regione del Biobío, in Cile, concentrando la sua attenzione sulle violazioni dei diritti della natura derivanti dal modello forestale e dai devastanti incendi boschivi del 2023.

Presieduta dall'eminente avvocato ambientalista Enrique Viale e con il sostegno del Procuratore della Terra Ricardo Frez, il Tribunale si è proposto di indagare le responsabilità di enti pubblici e privati ​​nell'attuazione di un modello forestale distruttivo. La Corte aveva un  collegio di giudici di livello: Claudio Donoso (Cile), Antonio Elizalde (Cile), Jacqueline Arriagada (Cile), Lucio Cuenca (Cile) e Karina Riquelme (Cile).

Il Tribunale ha potuto effettuare una visita sul territorio, recandosi presso Agua Amarilla, Coroney, Cerro Neuque, Bosque de Queules, nel comune di Tomé;  Patagual, Quetra, la Quebrada e il comune di Santa Juana; dialogando con le persone, le comunità e le associazioni di quartiere colpite, prendendo conoscenza delle monocolture forestali e verificando in prima persona gli impatti del modello forestale e degli incendi sulla vita delle persone e della Natura. È stata visitata anche una riserva di Queule, dove si è potuto apprezzare la resilienza di questo e di altri alberi autoctoni come il Quillay che hanno resistito al fuoco, nonché esempi di gestione forestale sostenibile che protegge piccoli rifugi di vita.

Durante la sessione, i giudici hanno avuto l’opportunità di ascoltare testimonianze commoventi e prove convincenti di esperti, comunità colpite e attivisti, che descrivevano l’impatto catastrofico del modello forestale sulle comunità e sull’ecosistema. È stato evidenziato che i megaincendi del 2023 hanno devastato più di 479.000 ettari, colpendo gravemente il 61% della superficie forestale e il 9,4% della superficie totale della regione. Questi incendi hanno avuto un costo umano significativo, con oltre 7.000 persone colpite, 26 vittime e la perdita di 33.000 animali domestici.

È stata ascoltata la voce tecnica dei rappresentanti e dei ricercatori dell'EULA, della ONG Conciencia Sur e dell'Earth Law Center. Inoltre, sono state presentate le testimonianze di membri di comunità e organizzazioni locali di Tomé, Patagual, Nacimiento, San Ramón-Quillón e Santa Juana, chiudendo la giornata con il racconto dei rappresentanti della Comunità Indigena Pewenche dell'Alto Biobío, che manifestato il dolore e la disperazione che provano nel vedere le loro terre ancestrali devastate. Hanno raccontato come l’inquinamento idrico, la perdita di biodiversità e lo spostamento territoriale siano stati antecedenti che hanno influenzato in modo significativo i loro sistemi di vita, danneggiando culturalmente le loro radici e la loro spiritualità.

Esperti in ecologia e scienze ambientali hanno presentato dati allarmanti sul degrado degli ecosistemi dovuto all'installazione e applicazione del sistema forestale nel territorio. Descrivendo, in particolare, i dati sulla perdita e sulla contaminazione dell'acqua, danno e perdita critica su specie rilevanti di flora e fauna e, in generale, le conseguenze dirette dello sfruttamento intensivo delle foreste. Allo stesso tempo, è stata affrontata la necessità imperante di rivalutare l’uso di prodotti chimici per l’agricoltura, la deforestazione e le pratiche di monocoltura.
Dopo un'analisi esaustiva, i giudici hanno rilasciato dichiarazioni energiche. Aziende forestali come Arauco e CMPC, le più grandi del Cile, sono state accusate di tale distruzione ambientale e di aver compromesso i diritti fondamentali delle comunità locali. La Segreteria della Corte ha invitato a comparire le seguenti istituzioni e società: CORMA, CONAF, Empresas ARAUCO (proprietaria del progetto M.A.P.A.) e CMPC (proprietaria del progetto Santa Fe Plant), che non hanno partecipato all'udienza. Un'importante presentazione è stata fatta dal sindaco di Santa Juana, che ha raccontato la sofferenza degli abitanti del suo comune, la storia dell'installazione del modello forestale e dell'assoluta assenza da parte del governo centrale, nel suo compito di mitigare e prevenire questi disastri.

Inoltre, è stato lanciato un appello urgente per riformare la legislazione ambientale insufficiente, la necessità di stabilire politiche che diano priorità alla giustizia ambientale e comunitaria, esortando le autorità cilene a riconoscere i diritti intrinseci della Natura che sono inclusi nella Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra.

Sono state denunciate le conseguenze storiche dell’attuazione del decreto legge n. 701 ed è stato proposto la modifica dell’articolo 19 della legge n. 20.283, sul "Recupero della foresta nativa e promozione delle foreste" e che sia la scienza comunitaria ad adoperarsi per la comprensione e protezione dei territori colpiti, promuovendo - in questo modo - un sistema di ripristino che rispetti gli ecosistemi locali.

Claudio Donoso, uno dei giudici della Corte, ha osservato: “L'intervento dell'uomo sulle montagne e sulle catene montuose ha gravemente compromesso l'approvvigionamento idrico, creando una carenza allarmante. Stiamo osservando un accelerato deterioramento del territorio che, a sua volta, provoca gravi ripercussioni sulle comunità locali”.

Lucio Cuenca, da parte sua, ha denunciato l’influenza delle grandi imprese forestali sulla politica e sulle istituzioni, sostenendo che “c’è una sorta di azione di conquista da parte di gruppi come Arauco e CMPC, che è andata plasmando la politica in base ai loro interessi”.

Il Tribunale ha sottolineato l’urgente necessità di ripensare le politiche forestali in Cile, dando enfasi alle richieste delle comunità indigene e locali che hanno subito direttamente le conseguenze devastanti di questo modello. Karina Riquelme, altra voce critica del Tribunale, ha dichiarato: “Le comunità hanno presentato denunce che sono state ignorate per anni. È tempo di agire e riconoscere profondamente il loro dolore che, come abbiamo potuto constatare direttamente, ha avuto conseguenze vitali”.

I giudici del Tribunale internazionale per i diritti della natura hanno emesso un verdetto orale in cui hanno dichiarato:

- Che l’attuale modello forestale cileno ha provocato un ecocidio nel territorio, a danno di tutti gli esseri viventi che lo abitano, umani e non umani;
- Che il modello forestale viola i diritti della natura e anche le deboli norme di protezione ambientale esistenti nel paese;
- Che è stata provata l'assenza dello Stato cileno nella regolamentazione e nel controllo della normativa stessa, che è assolutamente insufficiente;
- Che le azioni delle grandi imprese forestali violano i diritti della natura;
- S'invita lo Stato del Cile a generare nella sua normativa interna il riconoscimento dei diritti della Natura, come unico modo per la sopravvivenza dell’umanità e della biodiversità, nonché a promuovere un piano per superare l’attuale modello forestale;
- Si esige con urgenza un piano di ripristino e rigenerazione che parta dai territori e dagli spazi locali;
- È necessaria la dichiarazione di moratoria o di proibizione di insediamento di specie invasive e pirofitiche nel territorio;
- Si considera la Queule, la catena montuosa Nahuelbuta, la collina Cayumanqui e il fiume Biobío, tra gli altri, elementi della natura, in quanto soggetti di diritti inerenti riconosciuti e tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra: come tali devono essere riconosciuti, garantiti e rispettati dallo Stato del Cile.

L'iniziativa dell'XI Tribunale Locale, caso Biobío contro il Modello Forestale, è stata organizzata dal Tribunale Internazionale per i Diritti della Natura e convocata a livello locale dall'Alleanza per i Diritti della Natura di Biobío, composta da diverse organizzazioni, tra cui: Red por la Superación del Modelo Forestal, Entramas por el Biobío, ONG We Kimün e ONG Defensa Ambiental; e, a livello internazionale, dalla Global Alliance for the Rights of Nature (GARN).

                  


*  Originale in inglese   qui   
** Originale in spagnolo qui 
*** Traduzione Giorgio Tinelli per Ecor.Network


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22 febbraio 2024 (pubblicato qui il 25 febbraio 2024)