*** Le ragioni della contrarietà di ISDE Italia ***

Il nucleare, in questo momento, è una scelta insostenibile, non sicura e incompatibile con la tutela ambientale e sanitaria

di Agostino Di Ciaula, Fabrizio Bianchi, Fausto Bersani, Gianni Tamino, Maria Grazia Petronio, Roberto Romizi 

Giugno 2026


Il Ddl delega nucleare ha recentemente ottenuto il via libera della Camera e si prepara a passare al Senato, confermando l’intento del Governo di far passare la transizione energetica dalla “nuova via italiana al nucleare”: i piccoli reattori modulari (Small Modular Reactors , SMR), presentati come forma di “nucleare sostenibile”.
Il presente documento è finalizzato ad elencare, in sintesi, i principali motivi per i quali ISDE Italia considera inadeguata tale decisione.

 

  1. Rischi sanitari per i lavoratori e le comunità residenti in prossimità degli impianti nucleari.

Recenti e solide evidenze scientifiche internazionali indicano che l’esposizione a basse dosi di radiazioni genera incremento del rischio sanitario per i lavoratori e per le comunità che vivono in prossimità delle centrali nucleari. L’incremento del rischio esiste anche a livelli di esposizione considerati compatibili con gli standard regolatori e comporta principalmente effetti di tipo oncologico 1-4.

  1. Tecnologia ancora in fase di implementazione e perfezionamento.

Il Programma Nazionale per il nucleare sostenibile si baserebbe nel medio termine sui piccoli reattori modulari (SMR) e nel lungo termine sulla fusione nucleare. Gli SMR, nati a livello militare per la propulsione di sottomarini e portaerei, non sono mai stati impiegati a livello civile. Del resto anche il Ministero della Difesa Italiano ha previsto lo sviluppo di una portaerei di nuova generazione a propulsione nucleare, come ha dichiarato al Corriere della Sera del 25 giugno 2025 l’ammiraglio Enrico Credendino, capo di Stato maggiore della Marina tra novembre 2021 e ottobre 2025. Questa ipotesi è possibile solo se l’Italia rilancia la scelta nucleare anche a livello civile.

Ulteriori studi sono certamente necessari prima della produzione e commercializzazione su larga scala di questi impianti 5, per i quali sono prevedibili lunghi tempi di progettazione e realizzazione (verosimilmente superiori al decennio), costi elevati di realizzazione e gestione, al momento difficilmente calcolabili 6-7 ed incertezze sulla produzione e sullo smaltimento delle scorie radioattive 7. Per quanto riguarda la fusione nucleare siamo ancora a livello di sperimentazione, con costi dilatati di 4-5 volte rispetto alle stime iniziali e tempi incerti sia per difficoltà tecniche che per carenza di materia prima. Stime realistiche per la distribuzione su larga scala prevedono di raggiungere tale obiettivo non prima del 2060 8. È anche opportuno ricordare che, nella storia complessiva del nucleare, il numero dei progetti abortiti, a luglio 2024, superava il numero dei reattori in esercizio, per non parlare dei progetti varati e poi cancellati. In questo caso gli utenti, grazie a leggi speciali ad hoc, si sono fatti carico per anni dei costi, con un sovrapprezzo mensile in bolletta destinato a coprire i debiti accumulati dalle società elettriche fallite 8.

  1. Inadeguatezza del progetto nucleare per la soluzione della crisi climatica.

L’attuale crisi climatica ed energetica richiede una riduzione rapida delle emissioni clima-alteranti e soluzioni sostenibili e rapidamente implementabili che garantiscano la piena tutela ambientale e sanitaria di lavoratori e comunità. Questi obiettivi sono incompatibili con la realizzazione di nuovi impianti di energia nucleare, che richiedono lunghi tempi di realizzazione e che devierebbero risorse dall’implementazione di strategie più sostenibili, immediatamente disponibili e concretamente attuabili quali abbandono delle fonti fossili, impiego estensivo di fonti rinnovabili, miglioramento dell’efficienza energetica, ammodernamento della rete, agevolazioni economiche e semplificazioni burocratiche finalizzate all’implementazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), implementazione di smart grids e di sistemi di accumulo.

Secondo dati del Global Energy Monitor (https://globalenergymonitor.org/ ), a livello mondiale sono stati fortemente ridimensionati i progetti di produzione di energia nucleare. Sono stati cancellati 566 GW di capacità nucleare, una cifra superiore alla somma di quella attualmente operativa (401 GW) e dismessa (116 GW). Secondo lo stesso report, in Europa sono in fase di pre-costruzione o costruzione oltre 600 GW di capacità eolica e solare su larga scala, quattordici volte i 9,3 GW di nuova capacità nucleare in costruzione, la maggior parte della quale è destinata a sostituire le unità in dismissione, piuttosto che ad espandere la capacità totale. In questo scenario, la Cina continua a puntare con decisione sulle fonti rinnovabili, con una capacità operativa combinata di eolico, solare su scala industriale e solare distribuito che ormai supera 1,6 TW.

  1. Pratiche non etiche di approvvigionamento di uranio.

Paesi a basso reddito in Africa e in Asia sono diventati le principali fonti di uranio a causa di una normativa sul lavoro insufficiente o inadeguata. Questo genera pratiche industriali di approvvigionamento dell’uranio non etiche, in quanto rappresentano una seria minaccia per la salute pubblica e per i più elementari diritti civili 9. Le scelte energetiche di un Paese democratico dovrebbero evitare di sostenere e alimentare tali pratiche di sfruttamento del lavoro e dell’ambiente.

  1. Gestione delle scorie radioattive.

Il problema della gestione delle scorie radioattive resta ancora irrisolto soprattutto nel nostro Paese, che non dispone di un deposito nazionale sicuro neanche per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari prodotti dalle quattro centrali realizzate prima del 1986. Le evidenze disponibili indicano che la tecnologia SMR può addirittura aumentare la quantità totale di rifiuti radioattivi da gestire, rispetto agli impianti nucleari di precedente generazione 10. Tale incremento sarebbe superiore di circa 2–30 volte per MWh rispetto ai reattori Light Water Reactor (Reattore ad Acqua Leggera), la tipologia attualmente più diffusa di reattore nucleare 11.

  1. Fabbisogno di impianti non proporzionato alla concreta realizzabilità.

Secondo le intenzioni legislative sarebbe necessaria una quota ottimale di produzione da fonte nucleare che copra tra l’11% e il 22% della richiesta di energia elettrica (ovvero tra gli 8 e i 16 GW di capacità nucleare installata) (fonte: relazione illustrativa DDL Nucleare Sostenibile, Governo Italiano, Gennaio 2025). In base a tali stime, considerato che la capacità degli impianti SMR è di circa 100 MWe, nel nostro Paese si dovrebbero realizzare ben 120 impianti per coprire la richiesta di base (baseload) del sistema elettrico (la domanda di potenza al di sotto della quale non si scende mai). Gli impianti da installare sarebbero dunque circa uno per provincia.
Tale ipotesi appare del tutto irrealistica anche in considerazione dell’evidenza che, secondo dati ISPRA, il 95% del territorio nazionale è a rischio idrogeologico e sismico 12.

  1. Incremento progressivo del costo dell’uranio e insostenibilità economica.

Il prezzo dell’uranio era circa 26 USD/libbra a giugno 2016 ed è oggi pari a 85 USD/libbra, con un trend in progressiva e costante crescita. I costi sono aumentati notevolmente negli ultimi anni per l'incremento della domanda globale e per l’offerta limitata. Le stime del mercato e le analisi macroeconomiche prevedono una continua pressione al rialzo, con proiezioni che vedono il costo superare i 90USD per libbra nel corso dell'anno.

  1. Dipendenza tecnologica da Paesi extra-Europei.

Le tecnologie SMR sono sviluppate prevalentemente da aziende extra-Europee e l'Unione Europea ha una dipendenza strutturale quasi totale dall'estero non solo per la produzione ma anche per la lavorazione dell'uranio, importando circa il 97% del minerale grezzo e dei relativi servizi di lavorazione necessari. Tale livello di dipendenza rappresenta un elemento critico soprattutto nel momento storico attuale, caratterizzato da grande incertezza e instabilità geopolitica.

  1. Elevato rischio di sicurezza informatica.

Gli SMR sono progettati con un livello di digitalizzazione, automazione e controllo remoto molto superiore rispetto alle centrali nucleari tradizionali. Questo rende questi impianti particolarmente vulnerabili in termini di cybersecurity 13-14, con effetti potenzialmente disastrosi in caso di attacchi informatici. Il recente attacco di droni nell’area di Chernobyl mostra, inoltre, quanto tali infrastrutture siano sensibili. Costruire bersagli nucleari annulla il senso stesso di ogni difesa.

  1. Rischio di esposizioni da incidenti con materiale nucleare e altro materiale radioattivo fuori dal controllo normativo.

Secondo dati pubblicati dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA, Incident and Trafficking Database, ITDB, 2026, https://www.iaea.org/sites/default/files/25/03/itdb-factsheet.pdf ), tra il 1993 e il 2025 si sono verificati, in 145 Stati monitorati, oltre 4600 eventi riconducibili a contrabbando, furti e smarrimenti di materiale radioattivo. Nel solo anno 2025 sono stati registrati 235 incidenti in 34 diversi Stati, con un incremento di 89 incidenti rispetto all’anno 2024. Il Johnston’s Archive, che raccoglie i dati sugli incidenti che hanno causato vittime da radiazioni dagli anni '40 a oggi, segnala oltre 400 eventi, esclusi quelli derivanti dall’uso bellico delle armi nucleari (https://www.johnstonsarchive.net/nuclear/radevents/radaccidents.html).
Tali eventi aumentano il rischio di possibili esposizioni accidentali delle comunità interessate e si collocano al di fuori del controllo normativo.

  1. La transizione energetica come espressione democratica.

La comparazione tra il progressivo rialzo dei costi di uranio e fonti fossili e il progressivo ribasso dei costi delle rinnovabili e tra i costi e i rischi incalcolabili del nucleare e i vantaggi ambientali, sanitari ed economici delle fonti rinnovabili, unitamente ai risultati dei referendum italiani sul nucleare, che si contrappongono ad un autoritarismo decisionale che vorrebbe, invece, privilegiare le fonti fossili e il nucleare, configurano ancor di più la transizione energetica come basata sulle CER e sulle rinnovabili distribuite, nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio e della natura, come un rafforzamento ed una garanzia di democrazia (non solo energetica).

È, dunque, necessario un modello di governance che decentralizzi la produzione e il controllo dell’energia spostandoli verso le comunità e sottraendoli al controllo esclusivo delle lobby; che garantisca un accesso equo all’energia con vantaggi economici condivisi e non a favore di pochi; che favorisca la partecipazione inclusiva delle comunità locali e rafforzi il controllo democratico della produzione di energia. La transizione energetica non può essere separata da innovazione democratica, giustizia sociale, tutela sanitaria, rispetto dell’ambiente e del diritto decisionale delle comunità 15.


Conclusioni

Per le ragioni indicate ISDE Italia ritiene in questo momento la scelta del nucleare anche di nuova generazione inadeguata, insostenibile, rischiosa e non compatibile con la tutela ambientale e sanitaria di lavoratori e comunità.

Il nostro Paese sta pagando a caro prezzo le conseguenze dell’attuale crisi ambientale, climatica, sanitaria, economica e geopolitica. In questo scenario, un’adeguata programmazione energetica non può che essere orientata secondo criteri di sostenibilità e tutela ambientale e sanitaria, puntando con decisione verso l’abbandono delle fonti fossili, un impiego estensivo di fonti rinnovabili, un miglioramento dell’efficienza energetica ed un allontanamento da qualunque forma di dipendenza di approvvigionamento e tecnologica da Paesi extraeuropei. Tali caratteristiche sono del tutto incompatibili con la realizzazione di impianti SMR.


Immagini:

*) In copertina: Nuclear Energy Atomic Energy di Sakucae. Licenza: CC BY-SA 2.0.
1) Foto: Internationale Atomic Energy Agency.
2) Foto: Jurvetson. Licenza: CC BY2.0.


Riferimenti bibliografici

  1. Lin, R. T., H. Boonhat, Y. Y. Lin, S. Klebe, and K. Takahashi. 2024. Health Effects of Occupational and Environmental Exposures to Nuclear Power Plants: A Meta-Analysis and Meta-Regression. Curr Environ Health Rep 11: 329–339.

  2. Richardson, D. B., D. Laurier, K. Leuraud, M. Gillies, R. Haylock, K. Kelly-Reif, S. Bertke, R. D. Daniels, I. Thierry-Chef, M. Moissonnier, A. Kesminiene, and M. K. Schubauer-Berigan. 2025. Site-specific cancer mortality after low-level exposure to ionizing radiation: findings from an update of the International Nuclear Workers Study (INWORKS). Am J Epidemiol 194: 1285–1294.

  3. Alwadi, Y., B. Alahmad, C. L. Z. Vieira, P. J. Landrigan, D. C. Christiani, E. Garshick, M. Kaltofen, B. Coull, J. Schwartz, J. S. Evans, and P. Koutrakis. 2026. National analysis of cancer mortality and proximity to nuclear power plants in the United States. Nat Commun 17.

  4. Alwadi, Y., J. Schwartz, D. C. Christiani, M. Kaltofen, B. A. Coull, J. S. Evans, Y. Wei, and P. Koutrakis. 2026. A national analysis of the impact of proximity to nuclear power plants on lung, breast and colon cancer mortalities in the U.S., 2000-2020. J Expo Sci Environ Epidemiol.

  5. Rowinski, M. K., T. J. White, and J. Zhao. 2015. Small and Medium sized Reactors (SMR): A review of technology. Renewable and Sustainable Energy Reviews 44: 643–656.

  6. Van Hee, N., H. Peremans, and P. Nimmegeers. 2024. Economic potential and barriers of small modular reactors in Europe. Renewable and Sustainable Energy Reviews 203: 114743.

  7. Kim, P., and A. Macfarlane. 2026. Challenges of small modular reactors: A comprehensive exploration of economic and waste uncertainties associated with U.S. small modular reactor designs. Progress in Nuclear Energy 190: 105989.

  8. Silvestrini, G., and G. Onufrio. 2026. L'illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili., Milano.

  9. Sarkar, A. 2019. Nuclear power and uranium mining: current global perspectives and emerging public health risks. J Public Health Policy 40: 383–392.

  10. Krall, L. M., A. M. Macfarlane, and R. C. Ewing. 2022. Nuclear waste from small modular reactors. Proc Natl Acad Sci U S A 119: e2111833119.

  11. Khan, M., H. Penghua, J. Niu, X. Lechang, W. Yalan, and T. M. Alhuzaymi. 2026. Analyzing the sources of radioactive waste from Small Modular Reactors (SMR). Progress in Nuclear Energy 194: 106239.

  12. ISPRA. 2025. Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Edizione 2024. In Rapporti 415/2025. Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Roma.

  13. Ayodeji, A., M. Mohamed, L. Li, A. Di Buono, I. Pierce, and H. Ahmed. 2023. Cyber security in the nuclear industry: A closer look at digital control systems, networks and human factors. Progress in Nuclear Energy 161: 104738.

  14. Haseltine, C. A., and L. A. Albert. 2025. Cybersecurity threat modeling for small modular reactor stations. In 2025 IEEE International Conference on Omni-layer Intelligent Systems (COINS). IEEE Computer Society. 1–6.

  15. Piromalli, E. 2025. Democratizing energy, energizing democracy., Rome.


 

24 giugno 2026 (pubblicato qui il 25 giugno 2026)