I sistemi alimentari africani possono progredire senza fertilizzanti chimici?

di Grain

Da qualche anno a questa parte risulta sempre più chiaro come il fatto di affidarsi ai mercati globali per l’approvvigionamento degli elementi indispensabili per la produzione del cibo non sia una idea brillante. Nel 2022 la guerra in Ucraina ha innescato una grave crisi dei fertilizzanti in seguito alle sanzioni alla Russia, al blocco delle esportazioni ed ai rincari record del gas naturale (fondamentale per la sintesi dell'ammoniaca). Dal primo marzo, il blocco dello Stretto di Hormuz come reazione all’aggressione di USA e Israele all’Iran, ha interrotto il transito di circa un terzo dei fertilizzanti mondiali, tra cui l'urea e lo zolfo.
Quella che segue è un’analisi di GRAIN sull’impatto dell’aumento dei costi dei fertilizzanti sui paesi africani, ma la questione riguarda anche noi, che abbiamo la stessa dipendenza. Che aspettiamo a uscirne? I sistemi per nutrire le piante alimentari senza inquinare, senza avvelenarci e senza ingrassare le multinazionali dell’agrochimica, ci sono, e i movimenti contadini africani, in proposito, hanno buone idee da condividere
.


L'aumento dei prezzi dei fertilizzanti causato dalla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran ha rappresentato un duro monito su quanto il sistema alimentare dipenda da questo input chimico. Una volta che lo Stretto di Hormuz è stato bloccato, il mondo ha improvvisamente perso una delle sue più importanti fonti di esportazione di fertilizzanti, ma anche dello zolfo e del gas naturale necessario per produrre fertilizzanti in altre parti del mondo. Di conseguenza, i prezzi dei fertilizzanti sono notevolmente aumentati, suscitando timori di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone che già soffrono di insicurezza alimentare (vedi Grafico 1).1

Quando il prezzo internazionale dei fertilizzanti sale alle stelle, si tende a registrare i livelli più elevati proprio in Africa.2 Durante l’ultimo aumento nel 2021, le aziende produttrici di fertilizzanti hanno aumentato i prezzi in Africa portandoli a livelli superiori a quelli dei mercati internazionali, mantenendoli tali fino al 2023, quando i prezzi sono diminuiti altrove. 3 Questa volta la situazione potrebbe essere peggiore, data la dipendenza dei paesi africani dai fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico (Vedi Riquadro).

Tuttavia, i sistemi alimentari nella maggior parte dell’Africa sono stati protetti dagli effetti di queste fluttuazioni dei prezzi e dalla carenza di fertilizzanti. Ciò è dovuto al fatto che l’uso di fertilizzanti è molto più limitato qui che in altre parti del mondo. I fertilizzanti chimici sono raramente utilizzati nelle colture alimentari tradizionali come la manioca o la yucca in Africa occidentale, il sorgo nel Sahel o la banana nella regione dei Grandi Laghi. Inoltre, le razze autoctone di pollame o di bovini non vengono alimentate con mangimi commerciali provenienti da colture altamente fertilizzate. I fertilizzanti tendono ad essere utilizzati principalmente nelle colture commerciali come il cotone o la canna da zucchero. Di conseguenza, un aumento globale dei prezzi dei fertilizzanti non si traduce necessariamente in prezzi più alti dei prodotti alimentari in Africa, almeno per quelli prodotti localmente.

Tuttavia questa situazione sta cambiando. Negli ultimi due decenni, i governi africani e i donatori hanno stanziato miliardi di dollari attraverso sistemi di sovvenzioni e programmi di sviluppo per aumentare l’uso di fertilizzanti da parte dei piccoli agricoltori. L'uso è quasi raddoppiato rispetto a vent'anni fa (vedi Grafico 2).4 Tuttavia, solo 15 paesi rappresentano quasi il 90% del consumo di fertilizzanti in Africa. Solo quattro – Egitto, Sudafrica, Etiopia e Nigeria – ne rappresentano i due terzi (vedi Mappa 1).5
 

Un prezzo elevato

Dal 2006 i governi africani hanno destinato, in media, il 30% del proprio bilancio nazionale dell’agricoltura ai sussidi per i fertilizzanti. In Etiopia, Malawi e Zambia, la percentuale si avvicina al 50%. A un certo punto, i contributi del Malawi hanno assorbito l’8% del bilancio totale del governo, costringendolo a operare tagli all’istruzione pubblica e alle infrastrutture.6 Tuttavia, queste ingenti spese non hanno funzionato. L’uso medio di fertilizzanti da parte di contadini e contadine si è fermato a circa 20 chili per ettaro, ben lontano dai 50 chili per ettaro che i governi africani si erano impegnati a raggiungere nella Dichiarazione di Abuja del 2006.7
A cosa è dovuto tutto questo? Ai prezzi.

«Alcuni fertilizzanti sono sovvenzionati dal governo e hanno prezzi relativamente accessibili, ma vengono distribuiti agli agricoltori in quantità molto ridotte, insufficienti a coprire il loro fabbisogno», sottolinea Ahmed Elmaghrabi, dirigente della neonata Federazione di Solidarietà Sindacale in Egitto. «Di conseguenza, gli agricoltori acquistano fertilizzanti sul mercato per integrare il loro fabbisogno. La differenza di prezzo è notevole, arrivando a essere cinque volte il prezzo del fertilizzante sovvenzionato. È un onere gravoso per i piccoli produttori».8

Leocardia Shayamunda, dell’organizzazione Commissione Cattolica per la Giustizia e la Pace, sottolinea come la situazione in Zimbabwe sia simile. «Molti contadini e contadine con scarse risorse fanno di tutto per procurarsi i fertilizzanti, ne utilizzano quantità inferiori a quelle raccomandate e il risultato è che ottengono comunque rendimenti bassi, sufficienti per il consumo familiare ma con poco o nulla in più da destinare a un reddito.» 9

L'ONG tedesca INKOTA ha studiato l'esperienza della comunità contadina Ilhemi Cluster in Tanzania, dove il governo ha stretto una partnership con aziende produttrici di fertilizzanti facendo donazioni per incentivare fortemente la comunità a utilizzare elevate quantità di fertilizzanti sovvenzionati nelle coltivazioni di mais. In questo caso, il numero di agricoltori che utilizzano i fertilizzanti è più che raddoppiato. Ma il costo dei fattori di produzione è quintuplicato, passando da una media di 30 a 160 dollari a stagione. Di conseguenza, INKOTA ha concluso che gli agricoltori non hanno beneficiato dei maggiori rendimenti e ora sono più vulnerabili a qualsiasi aumento del prezzo dei fertilizzanti e di altri fattori di produzione.10

La situazione è la stessa per la popolazione contadina di altre parti dell’Africa dove si utilizzano elevate quantità di fertilizzanti chimici nelle colture commerciali. In Burkina Faso e in Egitto, ad esempio, chi coltiva il cotone impiega grandi quantità di fertilizzanti. Tuttavia, i costi di produzione possono superare il prezzo che ottengono dal raccolto, costringendoli a ridurre la produzione. 11 In Kenya, dove il tè è la coltura da esportazione più importante e riceve più fertilizzanti per ettaro rispetto a qualsiasi altra coltura, le persone stanno abbandonando la produzione a causa degli alti costi di fertilizzazione e dei bassi prezzi del tè.12 Lo stesso accade in Malawi con i piccoli produttori di tabacco a contratto. I fertilizzanti rappresentano la loro spesa maggiore e la maggior parte di loro soffre di indebitamento cronico, con costi di produzione sempre superiori rispetto a quanto ricevono per il loro tabacco.13


Un terreno fertile per le imprese produttrici di fertilizzanti

In Africa, i fertilizzanti non solo sono costosi, ma sono anche più costosi che in qualsiasi altra regione del mondo. Alle contadine e ai contadini africani viene generalmente addebitato un prezzo più alto per lo stesso fertilizzante venduto agli agricoltori in altre parti del mondo, compresi gli Stati Uniti e l’Europa.14 In parte è dovuto alle difficoltà infrastrutturali e logistiche. Anche la corruzione è un altro fattore che contribuisce a questa situazione.15 Ma questi prezzi riflettono anche il potere delle imprese sul mercato dei fertilizzanti, poiché sono loro a controllarne le importazioni e la distribuzione.16

Molti dei mercati nazionali dei fertilizzanti in Africa sono controllati da un numero ristretto di aziende e distributori che detengono una posizione di monopolio o quasi monopolio.17 In Malawi e in Tanzania, ad esempio, un numero limitato di grandi imprese straniere controlla circa il 90% delle vendite al dettaglio e delle importazioni di fertilizzanti.18 Ciò conferisce a queste aziende il potere di fissare i prezzi e ottenere i propri profitti. Per i commercianti di fertilizzanti nell’Africa meridionale e orientale, i margini di profitto si aggirano intorno al 40%. In altre parti del continente variano dal 30% a un esorbitante 80%!19 Attualmente il mercato africano dei fertilizzanti ha un valore compreso tra i 10 e i 15 miliardi di dollari e si prevede che raggiunga i 20 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.20 I maggiori produttori di fertilizzanti – come Yara in Norvegia, OCP in Marocco, PhosAgro in Russia, Nutrien in Canada e Mosaic negli Stati Uniti – stanno tutti cercando di aumentare la loro presenza in questo mercato in crescita e redditizio.21 Lo stesso vale per gli investitori del Golfo e i miliardari locali come Aliko Dangote.

La mossa strategica di Yara per entrare nel mercato africano è stata la sua partecipazione alla pianificazione e al lancio del Southern Agricultural Growth Corridor (Corridoio di crescita agricola del Sud - SAGCOT) della Tanzania nel 2011, con il sostegno di Norvegia, Stati Uniti e della Fondazione Gates. Sebbene il SAGCOT non sia riuscito nel suo intento di trasformare l'area in aziende agricole industriali su larga scala e sistemi di agricoltura a contratto, ha permesso a Yara di sviluppare una rete integrata verticalmente di ampia portata nell'entroterra della Tanzania.22 Attualmente Yara si sta concentrando sulla Tanzania per promuovere il lancio della sua piattaforma digitale AfricaConnect, che dichiara di avere oltre 130.000 agricoltori iscritti, molti dei quali utilizzano attivamente l’applicazione per ottenere prestiti per l’acquisto di fertilizzanti.23 OCP sta inoltre utilizzando strumenti digitali per incrementare le vendite di fertilizzanti in Africa. La sua app Udongo conta 215.000 agricoltori registrati in sette paesi.24 Ha inoltre avviato una collaborazione con la Banca Mondiale per realizzare mappe digitali del suolo, con l'obiettivo di fornire consigli personalizzati sulla concimazione in Africa occidentale.25

Un altro modo in cui Yara e OCP stanno espandendo i propri mercati in Africa è attraverso un meccanismo di finanziamento dei fertilizzanti lanciato dalla Banca Africana di Sviluppo (AfDB) nel 2018. Il meccanismo fornisce alle multinazionali, come Yara e OCP, garanzie di credito per aumentare le importazioni e la distribuzione di fertilizzanti.26 Sta inoltre finanziando programmi di formazione e promuove le importazioni attraverso una lobby del settore denominato African Fertilizer and Agribusiness Partnership (Partnership Africana per i Fertilizzanti e l'Agroalimentare).27 Ma questi meccanismi non hanno funzionato come previsto. Il programma dell’AfDB in Costa d’Avorio e in Ghana, in collaborazione con l’OCP, avrebbe dovuto generare 100 milioni di dollari di fatturato e raggiungere 250.000 produttori. Ha generato invece solo 4 milioni di dollari di fatturato per l’OCP e ha raggiunto solo 25.000 persone. L’AfDB ha sottolineato che i prezzi elevati erano in parte responsabili del fallimento.28

Si riscontrano problemi simili in Zimbabwe, dove l’AfDB ha recentemente concesso una garanzia di credito di 34 milioni di dollari ad una controllata della società saudita dei fertilizzanti Ma’aden.29 La banca ha assicurato che il finanziamento avrebbe incrementato la produzione di mais, grano e oleaginose, consentendo a Ma’aden di vendere 60.000 tonnellate di fertilizzanti a 180.000 agricoltori e agricoltrici. Tuttavia, alla fine del 2024, l'impresa aveva venduto solo 11.000 tonnellate a 88 persone. Mentre l'AfDB affermava che, di conseguenza, questi agricoltori avevano aumentato la produzione, riconosceva che nessuna di queste aziende era di piccole dimensioni.30

 

Sovranità sui fertilizzanti?

Quando i governi e le comunità contadine africane acquistano fertilizzanti, la maggior parte del denaro esce dal Paese. Solo la Nigeria e i Paesi del Nord Africa sono produttori significativi di fertilizzanti chimici. Il resto [dei paesi] deve importare circa l'80% di quanto consuma. Nel caso del Camerun, Costa d'Avorio, Mali e Ruanda, la dipendenza è totale.31 Questo, chiaramente, è un problema, perché lascia i paesi in balia delle dinamiche dei mercati globali e consuma il reddito nazionale e le riserve di valuta estera. Alcuni Stati africani stanno cercando di sviluppare la produzione locale di fertilizzanti per ridurre i prezzi e superare questa dipendenza.32 Tuttavia si tratta di una strategia che può creare altri problemi.

Nel 2019, il governo del Burundi ha emanato un divieto sulle importazioni di fertilizzanti al fine di garantire il monopolio delle vendite all'unico produttore nazionale di fertilizzanti. Questa società, di proprietà di Adrien Ntigacika, un imprenditore con agganci politici, è stata accusata di aver fatturato al governo decine di milioni di dollari USA per i fertilizzanti mai consegnati, causandone una carenza a livello nazionale.33 Il Burundi ha speso una cifra esorbitante, pari al 60-70% del proprio bilancio agricolo, in sussidi per fertilizzanti che andavano direttamente alla società di Ntigacika. «Abbiamo visto miliardi di dollari destinati ogni anno a questo settore, ma i fertilizzanti non sono mai arrivati alla popolazione come avrebbero dovuto», sottolinea Faustin Ndikumana, dell’ONG PARCEM Burundi.34 Ntigacika sta attualmente costruendo impianti di fertilizzanti attraverso una partnership pubblico-privata con i governi di Angola, Ghana, Kenya, Uganda, Zambia e Tanzania.35

Un altro miliardario africano che sta investendo massicciamente nella produzione di fertilizzanti è il magnate nigeriano del cemento Aliko Dangote. Attualmente sta ampliando il suo impianto alimentato a gas per la produzione di urea in Nigeria, che è già il più grande paese dell’Africa. Nell'agosto del 2025 ha inoltre firmato un accordo con il governo etiope per la costruzione di un impianto di urea simile, del valore di 2,5 miliardi di dollari.36 Anche il gruppo Indorama di Singapore è impegnato nell'espansione della propria produzione di fertilizzanti azotati e degli impianti per l'esportazione in Nigeria, con miliardi di dollari finanziati da banche di sviluppo.37

Anche altri paesi, come la Tanzania, hanno in programma di utilizzare parte delle proprie riserve di gas naturale per la produzione di fertilizzanti azotati. Nel 2024, la Tanzania ha firmato un accordo con il gruppo indonesiano ESSA per la costruzione di un impianto di urea del valore di 1,4 miliardi di dollari. Nel marzo 2026, ha avviato trattative con la giapponese Toyo Engineering Corporation per la costruzione di un altro impianto. Parallelamente, la Tanzania sta cercando di concretizzare i propri piani per la costruzione di un impianto di urea alimentato a carbone, su un'area di 2.700 ettari nel comune di Tabora, per il quale le comunità locali denunciano che saranno allontanate dalle terre che utilizzano per la produzione alimentare.38 Da parte sua, il governo dello Zambia ha incaricato una società cinese per la costruzione e la gestione di un impianto da 300.000 tonnellate di urea che sarà alimentato con carbone e fosfati provenienti dalle attività minerarie nel sud del paese.39

Dangote sostiene che, da solo, potrà porre fine alle importazioni di fertilizzanti in Africa grazie ai suoi attuali progetti. «Al momento abbiamo un piano molto ambizioso. Vogliamo posizionare Dangote come il più grande produttore di urea, più grande persino del Qatar: datemi 40 mesi», ha dichiarato ai partecipanti all'assemblea annuale di Afreximbank nel 2024.40 Ma gli stabilimenti di Dangote o di altri produttori in Africa renderanno i fertilizzanti più accessibili alle agricoltrici e agli agricoltori africani? Lo stabilimento di Dangote in Nigeria esporta la maggior parte della sua urea negli Stati Uniti e in Brasile. E ciò che vende sul mercato interno, o in altri paesi africani, ha prezzi allineati a quelli che può ottenere sui mercati internazionali. Inoltre, come è successo nel 2021, quando ci sono problemi di approvvigionamento e i prezzi salgono alle stelle, tende a privilegiare l'approvvigionamento dei mercati più grandi al di fuori dell'Africa.41 All'inizio di marzo del 2026, appena una settimana dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato il loro attacco all'Iran, Dangote ha aumentato i prezzi della sua urea del 40%.42

Inoltre, occorre tenere conto degli elevati costi ambientali e sociali derivanti dall’estrazione e dalla produzione di fertilizzanti. L’OCP del Marocco sta investendo miliardi di dollari per ampliare le proprie miniere e i propri impianti di lavorazione del fosfato. Tuttavia, le comunità che vivono vicino alle attività dell'impresa in Marocco, affermano che l'inquinamento e i rifiuti tossici stanno degradando le loro terre, distruggendo gli ecosistemi circostanti e causando malattie.43 L'impianto di urea di Dangote in Etiopia utilizza gas proveniente dal bacino dell'Ogaden, dove gli abitanti sostengono che i rifiuti tossici delle operazioni petrolifere e del gas siano la causa delle malattie mortali che affliggono i loro villaggi fin dall'inizio delle esplorazioni nel 2014.44

Lo stesso vale per le persone che vivono nei pressi degli stabilimenti dei fosfati del Groupe Chimique Tunisien a Gabès, in Tunisia, che soffrono di malattie croniche, intossicazioni e problemi respiratori. I pescatori e i contadini locali denunciano che i rifiuti della fabbrica hanno distrutto le loro riserve ittiche e avvelenato i loro terreni. Le comunità hanno creato un'organizzazione, "Fermiamo l'inquinamento", e nel 2025 hanno indetto uno sciopero generale per esigere la chiusura delle fabbriche.
Ad oggi, il governo si rifiuta di agire.45

Costi enormi, pochi benefici

I danni causati dai fertilizzanti si estendono ben oltre i siti di produzione. I fertilizzanti chimici sono una delle principali cause della crisi climatica, responsabili di più emissioni di gas serra rispetto ai viaggi aerei.46 I fertilizzanti azotati sono responsabili della maggior parte di questo inquinamento, in particolare quelli prodotti utilizzando il carbone. Almeno due dei nuovi impianti di urea in costruzione in Africa – in Tanzania e Zambia – utilizzano il carbone.

Oltre a quanto detto, i fertilizzanti chimici stanno provocando una crisi ambientale che riguarda i laghi e gli oceani di tutto il mondo. La maggior parte dell'azoto e del fosforo utilizzati per lo sviluppo delle colture defluisce e si infiltra nei laghi e in altri corpi idrici, causando la proliferazione di alghe e la formazione di zone morte o prive di ossigeno negli oceani, dove la vita marina non può sopravvivere. Sebbene l'Africa, in larga misura, non sia interessata da questo problema a causa del basso utilizzo di fertilizzanti, qualsiasi intensificazione del loro impiego causerà problemi dovuti al deflusso.47 Un maggiore impiego di fertilizzanti chimici comporta anche livelli più elevati di pesticidi chimici. Quando si applicano grandi quantità di fertilizzanti, le piante diventano più vulnerabili a parassiti e malattie. È per questo che gli alti tassi di consumo di fertilizzanti vanno di pari passo con alti tassi di utilizzo di pesticidi (vedi Grafico 2). Questi pesticidi possono avere gravi conseguenze sulla salute di chi lavora la terra e nelle aziende agricole, specialmente per le donne.48

Nel corso del tempo, i fertilizzanti possono anche compromettere la fertilità del suolo, costringendo gli agricoltori a utilizzarne quantità sempre maggiori per mantenere la produttività.49 «In alcune zone, come le regioni montuose della Tanzania meridionale, dove l’uso di fertilizzanti chimici è iniziato molto tempo fa, la fertilità del suolo si è esaurita e, di conseguenza, le aziende agricole dipendono da dosi elevate di fertilizzanti chimici per poter produrre», sottolinea Theodora Pius del Mtandao wa Vikundi vya Wakulima Tanzania (MVIWATA).50 Ciò ha delle ripercussioni. Theodora e le sue colleghe hanno condotto studi nelle aree fortemente colpite dai programmi di promozione dei fertilizzanti. «I risultati sono stati terrificanti. Abbiamo scoperto che la maggior parte dei contadini e delle contadine che utilizzavano i fertilizzanti secondo le indicazioni andavano a dormire affamati, senza i mezzi per accedere a una dieta equilibrata a base di alimenti locali».

Persino l'Alliance for a Green Revolution in Africa (AGRA), finanziata da Bill Gates, si è vista costretta ad ammettere che i sistemi di sovvenzioni per i fertilizzanti e i programmi di promozione che sosteneva si sono rivelati un fallimento come soluzione alla fame. Nei 13 paesi in cui si sono concentrati per aumentare l'uso di fertilizzanti nelle piccole aziende agricole, la fame è aumentata complessivamente di circa il 30% tra il 2006, anno in cui è stata avviata l'AGRA, e il 2020.51

I fertilizzanti non sono una soluzione miracolosa per la sicurezza alimentare, come sostengono le imprese produttrici. In molti paesi africani i fertilizzanti sono destinati a colture che contribuiscono poco o nulla alla sicurezza alimentare. In Costa d’Avorio, il 60% dei fertilizzanti viene utilizzato per la produzione di cotone e cacao. In Burkina Faso, la metà è destinata al cotone (in calo rispetto a un allarmante 92% all'inizio degli anni 2000).52 Circa il 13% dei fertilizzanti chimici utilizzati in Kenya è destinato alla coltivazione del tè da esportazione, sebbene il tè copra solo il 3% dei terreni coltivabili del paese.53 La canna da zucchero è un altro importante consumatore di fertilizzanti in tutta la regione.54

Anche nei luoghi in cui i fertilizzanti sono utilizzati per coltivare prodotti alimentari di base, i paesi continuano a dipendere da alimenti importati. Il 20% dell’uso nazionale di fertilizzanti in Egitto è destinato al grano. Tuttavia, ogni anno il paese importa ancora la metà del grano di cui ha bisogno.55 Se la produzione di alimenti aumenta grazie a fertilizzanti importati, prodotti con combustibili fossili, si può davvero parlare di “sicurezza alimentare”? L’attuale aumento dei prezzi dei combustibili rende evidente che il percorso dell’Africa verso la sovranità alimentare necessita di un’alternativa.

 

Cambio di rotta

Il mondo si sta avviando verso un'altra crisi, poiché si prevede che i prezzi dei generi alimentari aumentino in modo significativo a causa della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Ancora una volta i paesi africani che dipendono dalle importazioni di alimenti ne risentiranno pesantemente, e ancora una volta i governi, i donatori e le multinazionali proporranno i fertilizzanti come soluzione. Questo approccio è stato adottato dopo la crisi alimentare globale del 2007-2008 ed è fallito clamorosamente. È ora di prendere una direzione diversa.

Da generazioni le comunità contadine africane hanno sviluppato sistemi alimentari e agricoli altamente produttivi che non richiedono l'uso di fertilizzanti chimici. Questi sistemi si basano sulle conoscenze dei contadini e delle contadine, sulla diversità delle colture e sull'uso di sementi tradizionali e razze animali adattate alle condizioni locali. In tutto il continente stanno nascendo numerose iniziative volte a migliorare e diffondere queste alternative.

«In quanto donna africana che coltiva nell’arida regione di Baringo, pratico l’agricoltura biologica perché un suolo sano e la conservazione dell’acqua sono essenziali per la sopravvivenza», sottolinea Veronica Kibor, una contadina keniota membro della Seed Savers Network (Rete per la conservazione dei semi). «Non uso fertilizzanti chimici, poiché aumentano i costi e, nel tempo, indeboliscono il suolo. Grazie al compostaggio, al letame e alla copertura del suolo, posso migliorare la fertilità del terreno in modo naturale, rafforzare la resilienza alla siccità e proteggere la sicurezza alimentare della mia famiglia. L’agricoltura sostenibile dà potere alle contadine e protegge il futuro della nostra terra e delle nostre comunità” 56.

L'organizzazione Eastern and Southern Africa Small Scale Farmers' Forum (Forum dei piccoli agricoltori dell'Africa orientale e meridionale - ESAFF), che riunisce cinque milioni e mezzo di contadini e contadine provenienti da 16 paesi, sta collaborando con i propri membri per sviluppare e promuovere l'agricoltura biologica e i sistemi di gestione delle sementi gestiti dai contadini e dalle contadine. “Non ho mai usato pesticidi perché ho una grande quantità di letame e rifiuti domestici. L’altra alternativa è l’uso di fertilizzanti e diserbanti naturali. Sono accessibili perché utilizziamo materiali naturali e li produciamo noi stessi”, afferma Christine Nabwami, una contadina del distretto di Mityana, in Uganda, e membro dell’ESAFF.

In Africa occidentale, organizzazioni contadine come Béo-nèere in Burkina Faso e la Convergence des Femmes Rurales pour la Souveraineté Alimentaire (Convergenza delle donne rurali per la sovranità alimentare) del Mali, che rappresenta 10.000 contadine, stanno sviluppando pratiche agroecologiche che riescono a fare a meno dell’uso di fertilizzanti chimici.57 Lo stesso vale per Nous Sommes la Solution (Noi siamo la soluzione), un movimento che rappresenta 500 organizzazioni di donne rurali e 17.500 membri in Burkina Faso, Ghana, Guinea, Mali e Senegal 58.

In Nord Africa, la Réseau tunisien pour la transition agroécologique (Rete tunisina per la transizione agroecologica) è un esempio di azione collettiva di contadine e contadini che coinvolge anche altri settori, ed è volta a sviluppare sistemi alimentari senza fertilizzanti.59 Nella Tunisian Association of Permaculture (Associazione tunisina di permacultura), uno dei suoi membri ha creato il marchio “Nourriture Citoyenne” (“Nutrizione cittadina”) per i prodotti coltivati senza input chimici, come i fertilizzanti, e che soddisfano anche una serie di altri criteri positivi.60

Queste iniziative indicano la strada da seguire, ma hanno bisogno di un sostegno politico, sociale ed economico molto maggiore. Come sottolinea Theodora Pius, «Il passaggio a pratiche che garantiscano la sovranità delle nostre nazioni non è facoltativo, così come non lo sono la libertà e i diritti di chi produce il cibo e dei consumatori. La maggior parte dei fertilizzanti chimici, oltre a non essere sostenibili, non viene nemmeno prodotta nei nostri paesi» 61.

Un cambiamento di rotta per combattere la trappola dei fertilizzanti chimici e orientarsi verso l'agroecologia diventa ancora più urgente alla luce della crisi climatica. Gli scienziati che si occupano di clima chiedono una riduzione del 42% nell'uso dei fertilizzanti entro il 2050, e questo solo per mantenere il pianeta abitabile 62. Ciò sarà difficile nei luoghi in cui dominano l’alimentazione industriale e i sistemi agricoli industriali. Forse, con il giusto sostegno, le produttrici e i produttori africani potranno mostrare al resto del mondo come uscire dalla trappola dei fertilizzanti. Ma non lasciamoci ingannare. Il cambiamento climatico rende più difficile la produzione di cibo ovunque, specialmente in Africa. Pertanto la responsabilità di costruire sistemi alimentari più sostenibili, senza il sostegno dei fertilizzanti chimici e senza l'enorme costo del controllo delle multinazionali che ne deriva ricade su di noi.
                   
 

I fertilizzanti in Africa e il loro crescente legame con il Golfo

La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran ha messo in luce quanto alcuni paesi africani dipendano dalle importazioni di fertilizzanti provenienti dai paesi del Golfo. Il Sudan importa più della metà dei propri fertilizzanti dagli Stati del Golfo, la Tanzania il 31%, la Somalia il 30%, il Kenya il 26% e il Mozambico il 22% 63. Attualmente, la società saudita Ma’aden è uno dei principali fornitori di fertilizzanti fosfatici in Africa, e ha rappresentato il 40% delle importazioni dello Zambia e dello Zimbabwe nel 2023.64 Anche i paesi che producono i propri fertilizzanti, come il Marocco e l’Egitto, dipendono dai paesi del Golfo per le materie prime quali zolfo, ammonio e gas 65.

Anche l'Iran è un fornitore importante. Nel 2023, le imprese iraniane Pardis Petrochemical Company e Shiraz Petrochemical Company hanno rappresentato il 14% delle importazioni di fertilizzanti azotati. Il Sudafrica ha ricevuto un terzo di tali importazioni, seguito dal Mozambico (24%) e dalla Nigeria (17%) 66. I legami con il Golfo vanno oltre il commercio. Negli ultimi anni le imprese degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita hanno aumentato i propri investimenti nella produzione di fertilizzanti in Africa. In Egitto, i fondi sovrani dell’Arabia Saudita e di Abu Dhabi hanno acquistato complessivamente oltre il 40% delle due principali aziende produttrici di fertilizzanti del Paese, Abu Qir Fertilisers e Misr Fertili.zers Production Company. Ciò garantisce loro un accesso privilegiato ad altri mercati africani attraverso l'Area di libero scambio continentale africana 67. Allo stesso modo, il gruppo Sharkia degli Emirati Arabi Uniti è proprietario di Futurefert, uno dei maggiori stabilimenti di fertilizzanti in Egitto 68.

Altri attori del Golfo che investono nella regione sono la Fertiglobe (Emirati Arabi Uniti) e la SABIC (Arabia Saudita). La prima dispone di impianti in Egitto, Algeria e Sudafrica e dichiara di essere il maggiore produttore di azoto nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa.69 La SABIC non pubblica i propri dati di vendita in Africa, ma controlla il 49% della ETC Holdings, una controllata dell’ Export Trading Group con sede nelle Mauritius, che è uno dei principali distributori di fertilizzanti in diversi paesi africani 70.

Tratto da . Qui gli originali in  inglese,  spagnolo francese.

* Traduzione di Marina Zenobio per Ecor.Network.


Note:

[1] Raj Patel, “Op-ed: The Persian Gulf oil crisis is a food crisis”, 17 marzo 2026, Civil Eats, https://civileats.com/2026/03/17/op-ed-the-persian-gulf-oil-crisis-is-a-food-crisis/; Susannah Savage, Jana Tauschinski, et. al. “The global food crisis unleashed by the war”, 27 marzo 2026, https://www.ft.com/content/27e07c19-723a-4fce-adab-82538c350e74?syn-25a6b1a6=1

[2] Kibrom A. Abay, Jordan Chamberlin, et. al., “Fertilizer, soil health, and economic shocks: A synthesis of recent evidence”, Food Policy, Volume 133, 2025, https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2025.102892

[3] Simon Roberts, Ntombifuthi Tshabalala, “Food crisis in Africa: the high cost of imported fertilisers is adding to the problem”, 25 luglio 2023, https://theconversation.com/food-crisis-in-africa-the-high-cost-of-imported-fertilisers-is-adding-to-the-problem-209664

[4] International Fertilizer Association – IFA Database, https://www.ifastat.org/databases Dati FAO, sulla base delle informazioni fornite da paesi che differiscono dall’IFA. Vedi: https://www.fao.org/faostat/es/#home; e FAO, “Inorganic fertilizers 2002 – 2023”, Informe analítico FAOSTAT, 108, 2025, https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/4f765978-1bf2-4d48-9e5c-418411701293/content

[5] FAO, “Inorganic fertilizers 2002 – 2023”, Rapporto analítico FAOSTAT, 108, 2025, https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/4f765978-1bf2-4d48-9e5c-418411701293/content

[6] INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencis on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf

[7] INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencies on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf

[8] Conversazione con GRAIN nel febbraio 2026.

[9] Conversazioni con GRAIN nel gennaio e febbraio 2026.

[10] INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencies on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf

[11] Tarek Mohamed Abo-mosa, Nivine Todary Guirguis Bebawy e Emad Hassanien Ahmed Aly, "Economic Study of Cotton Production and Marketing in Egypt (Case study: Dakahlia Governorate)", Journal of Xi’an Shiyou University, Natural Science Edition, marzo 2025, https://www.xisdxjxsu.asia/V21I03-16.pdf; Fana Sylla, “Cotton and Products Annual,” USDA, marzo 2024: https://apps.fas.usda.gov/newgainapi/api/Report/DownloadReportByFileName?fileName=Cotton+and+Products+Annual_Dakar_Senegal_SG2024-0002.pdf&utm_source=chatgpt.com

[12] Allan Kimitei, "Brewing Trends - Analysis of Kenya's Tea Industry," USDA, agosto 2025, https://apps.fas.usda.gov/

[13] Azusa Harashima, "The Impact of Tobacco Production Liberalization on Smallholders in Malawi," IDE Discussion Papers, ottobre 2008, http://www.ide.go.jp/English/Publish/Download/Dp/170.html

[14] Vedi: Kibrom A. Abay, Jordan Chamberlin, et. al., “Fertilizer, soil health, and economic shocks: A synthesis of recent evidence”, Food Policy, Volumen 133, 2025, https://doi.org/10.1016/j.foodpol.2025.102892; e Simon Roberts, Ntombifuthi Tshabalala, “Food crisis in Africa: the high cost of imported fertilisers is adding to the problem”, 25 luglio2023, https://theconversation.com/food-crisis-in-africa-the-high-cost-of-imported-fertilisers-is-adding-to-the-problem-209664; Manuel Hernández y Máximo Torero, “Promoting competition in the fertilizer industry in Africa: A global and local approach”, 2018, https://hdl.handle.net/10568/145619; African Market Observatory (AMO) Price Tracker, https://sway.cloud.microsoft/xKgR1JoCQRVLVSiJ?ref=Link.

[15] Esistono numerosi casi di corruzione legati ai programmi di sovvenzione per i fertilizzanti. In Malawi, migliaia di funzionari pubblici hanno inserito fraudolentemente i propri nomi negli elenchi o utilizzato l'identità di altre persone per beneficiare dei sussidi. Alcuni funzionari governativi e commercianti hanno sfruttato tali programmi per pretendere favori sessuali dalle donne in cambio di fertilizzanti sovvenzionati. In Kenya, alti funzionari governativi sono stati coinvolti nella distribuzione di fertilizzanti contraffatti ad agricoltori ignari, nell'ambito del programma di sovvenzioni. Parallelamente, in Etiopia, undici alti funzionari sono stati accusati di corruzione in relazione all'approvvigionamento di fertilizzanti, causando al Paese una perdita di 40 milioni di dollari USA.

Vedi: ACBIO, “Farm input subsidy programmes (FISPs): a benefit for, or the betrayal of, SADCs small-scale farmers?”, luglio 2016, https://acbio.org.za/wp-content/uploads/2022/04/Input-Subsidies-Report-ACBio.pdf; Fazilla Tembo, “Malawi: 3800 civil servants under probe in explosive FISP corruption scandal”, 4 dicembre 2025, https://allafrica.com/stories/202512040376.html; Polygraph, “Kenyan first lady tries hushing fake fertilizer scandal by claiming prayers are best fertilizers”, 26 aprile 2024, https://www.voanews.com/a/fact-check-kenyan-first-lady-tries-hushing-fake-fertilizer-scandal-by-claiming-prayers-are-best-fertilizers-/7586603.html; Moyale News, “Breaking: 11 officials charged in major fertilizer corruption case”, 27 novembre 2025, https://www.facebook.com/darweshma/posts/breaking-11-officials-charged-in-major-fertilizer-corruption-case-the-ethiopian-/1322543026554327/

[16] Jacob Ricker-Gilbert, Mindy Mallory, et. al., “Causes and consequences of the 2021/22 Fertilizer Price Spike on sub-Saharan Africa. Lessons learned and implications for future actions”, AGRA, Sustain Africa, UK Aid, USAID, 4 settembre 2024, https://sustainafrica-initiative.org/wp-content/uploads/2024/09/Causes-and-consequences-of-the-fertilizer-price-spike-in-SSA.pdf

[17] Simon Roberts, et al., “Concentration, competition and market outcomes in fertiliser markets in East and Southern Africa”, 2024, https://www.researchgate.net/publication/378477043_Concentration_competition_and_market_outcomes_in_fertiliser_markets_in_East_and_Southern_Africa

[18] Jacob Ricker-Gilbert, Mindy Mallory, et. al., “Causes and consequences of the 2021/22 Fertilizer Price Spike on sub-Saharan Africa. Lessons learned and implications for future actions”, AGRA, Sustain Africa, UK Aid, USAID, 4 settembre 2024, https://sustainafrica-initiative.org/wp-content/uploads/2024/09/Causes-and-consequences-of-the-fertilizer-price-spike-in-SSA.pdf

[19] Simon Roberts, et al., “Concentration, competition and market outcomes in fertiliser markets in East and Southern Africa”, 2024, https://www.researchgate.net/publication/378477043_Concentration_competition_and_market_outcomes_in_fertiliser_markets_in_East_and_Southern_Africa

[20] Vedi: AfDB, “Africa fertilizer financing mechanism, Annual report 2024”, 2025, https://www.afdb.org/en/documents/annual-report-2024-africa-fertilizer-financing-mechanism ; y https://www.mordorintelligence.com/industry-reports/africa-fertilizers-market

[21] INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencies on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf

[22] Gideon Tups, "Economic Geographies of Future-Making along a Development Corridor: Effects of the Southern Agricultural Growth Corridor of Tanzania (SAGCOT) on agro-industrial Global Value Chains" University of Köln, 2023: https://kups.ub.uni-koeln.de/64720/1/Dissertation_publish-Gideon_Tups.pdf; GRAIN y La Via Campesina Southern and Eastern Africa, "A new wave of land grabs strikes Tanzania", febbraio 2024, https://grain.org/es/article/7124-una-nueva-ola-de-acaparamiento-de-tierras-golpea-a-tanzania; e INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencies on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf

[23] Informe Annual de Yara 2023, https://www.yara.com/siteassets/investors/057-reports-and-presentations/annual-reports/2023/yara-integrated-report-2023.pdf

[24] Vedi: Oxford Business Group, “Agriculture in Africa 2023”, dicembre 2023, https://allafrica.com/download/resource/main/main/idatcs/00131336:2c06dafd114b35d34fb7825a1d2f2c6f.pdf; y Jasper Hamann, “OCP Africa’s Udongo platform spurs digital revolution in agriculture”, 15 marzo 2024, https://www.moroccoworldnews.com/2024/03/22042/ocp-africas-udongo-platform-spurs-digital-revolution-in-agriculture/

[25] Banco Mundial, “OCP Group and World Bank join forces to boost food security and agricultural development in West Africa”, 11 ottobre 2023, https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2023/10/11/ocp-group-and-world-bank-join-forces-to-boost-food-security-and-agricultural-development-in-west-africa

[26] AfDB, “Africa fertilizer financing mechanism. Annual report for 2020”, aprile 2021, https://www.afdb.org/sites/default/files/documents/projects-and-operations/africa_fertilizer_financing_mechanism_affm_-annual_report_for_2020.pdf

[27] Ver: AfDB, “Africa fertilizer financing mechanism. Annual report for 2020”, aprile 2021, https://www.afdb.org/sites/default/files/documents/projects-and-operations; AfDB, “The Africa Fertilizer Financing Mechanism governing council calls for more private sector financing in the fertilizer sector”, 30 marzo 2022, https://www.afdb.org/en/news-and-events/africa-fertilizer-financing-mechanism-governing-council-calls-more-private-sector-financing-fertilizer-sector-50695; https://web.archive.org/web/20240720193830/https://afap-partnership.org/about-us/partners/; https://web.archive.org/web/20251009140803/https://afap-partnership.org/news/afap-uganda-strengthens-fertilizer-financing-and-demand-creation-efforts/; and https://web.archive.org/web/20250207044336/https://afap-partnership.org/news/transforming-agricultural-productivity-the-afap-inputs-supply-model-in-mozambique/

[28] Vedi: https://www.afdb.org/sites/default/files/documents/projects-and-operations/africa_fertilizer_financing_mechanism_affm_-annual_report_for_2020.pdf; y AfDB, “Africa fertilizer financing mechanism, Annual report 2024”, 2025, https://www.afdb.org/en/documents/annual-report-2024-africa-fertilizer-financing-mechanism

[29] Vedi: https://www.afdb.org/en/initiatives-partnerships/africa-fertilizer-financing-mechanism/our-projects/african-emergency-food-production-facility-project-zimbabwe

[30] Vedi: AfDB, “Africa fertilizer financing mechanism, Annual report 2024”, 2025, https://www.afdb.org/en/documents/annual-report-2024-africa-fertilizer-financing-mechanism; https://youtu.be/KRVJdXBM_c0?si=7lEULzL87kI2xEF1

[31] Vedi: Charlotte Hebebrand and Joseph Glauber, “The Russia-Ukraine war after a year: Impacts on fertilizer production, prices, and trade flows”, 9 marzo 2023, https://www.ifpri.org/blog/russia-ukraine-war-after-year-impacts-fertilizer-production-prices-and-trade-flows/; and Heinrich-Böll-Stiftung and TMG – Think Tank for Sustainability, “Soil Atlas 2024. Facts and figures about a vital resource”, novembre 2024, https://eu.boell.org/en/SoilAtlas-PDF

[32] Vedi: ACBIO, “The political economy of Africa’s burgeoning chemical fertiliser rush”, 2014, https://acbio.org.za/wp-content/uploads/2022/04/Fertilizer-report-20140915.pdf

[33] Vedi: "FOMI au cœur de l’alerte : le ministre des finances Dr Alain Ndikumana pourrait-il être assassiné comme le Ministre Emmanuel Niyonkuru ?", Focode Magazine, dicembre 2025, https://focode.org/focodemag/focodemag291225; e INFO SOS Médias Burundi, “Bururi: farmers in distress facing a shortage of fertilizers in the middle of the farming season B”, 7 marzo 2025, https://www.sosmediasburundi.org/en/2025/03/07/bururi-farmers-in-distress-facing-a-shortage-of-fertilizers-in-the-middle-of-the-farming-season-b/

[34] "Burundi Finance Minister Alleges FOMI Breached Contract, Reports Receiving Threats," Breaking Burundi, dicembre 2025, https://breakingburundi.com/burundi-finance-minister-alleges-fomi-breached-contract-reports-receiving-threats/

[35] "Un entrepreneur au cœur de la diplomatie économique," Burundi Forum, novembre 2025, https://burundi-forum.org/110057/un-entrepreneur-au-coeur-de-la-diplomatie-economique/

[36] IFA, “From importer to fertilizer powerhouse: Ethiopia’s $2.5 billion Dangote gamble”, 31 agosto 2025, https://www.ifa.gov.et/2025/08/31/from-importer-to-fertilizer-powerhouse-ethiopias-2-5-billion-dangote-gamble/

[37] IFC, "IFC and Partners Back Indorama in Nigeria with $1.25 Billion for Fertilizer Production, Food Sector," marzo 2024, https://www.ifc.org/en/pressroom/2024/ifc-and-partners-back-indorama-in-nigeria-with-125-billion-for-fertilizer-production-food-sector

[38] Guarda le interviste agli abitanti del villaggio su Cg Online TV, a gennaio 2026, https://www.youtube.com/watch?v=nOvi2LS98ws e https://www.youtube.com/watch?v=Xh_OnbbyjCs

[39] United Capital Fertilizer, "New $300m fertilizer plant to cut prices by 40%", https://unitedcapitalfertilizer.com/new-300m-fertilizer-plant-to-cut-prices-by-40/; Xinhua, "Zambia commissions China-built fertilizer plant," novembre 2025, https://english.news.cn/20251017/d856e6c873c042429e7b3ce6544472cd/c.html

[40] Isaac Anyaogu, "Nigeria's Dangote aims to end Africa's fertiliser imports," Reuters, giugno 2025, https://www.reuters.com/world/africa/nigerias-dangote-aims-end-africas-fertiliser-imports-2025-06-27/

[41] Jacob Ricker-Gilbert, Mindy Mallory, et. al., “Causes and consequences of the 2021/22 Fertilizer Price Spike on sub-Saharan Africa. Lessons learned and implications for future actions”, AGRA, Sustain Africa, UK Aid, USAID, 4 settembre 2024, https://sustainafrica-initiative.org/wp-content/uploads/2024/09/Causes-and-consequences-of-the-fertilizer-price-spike-in-SSA.pdf

[42] "Urea Prices Surge 40%, Nigeria Concludes at $655/t FOB, Price Trend and Analysis," Afriqom, 6 marzo 2026, https://www.afriqom.com/insights/nigeria-urea-prices-jump-40%25-amid-iran-conflict%2C-global-fertiliser-markets-react

[43] Manon Stravens, "Pollution, poverty, protests: On the toxic trail of Morocco’s phosphate giant," Follow the Money, luglio 2025, https://www.ftm.eu/articles/following-toxic-trail-morocco-phosphate-giant

[44] Juweria Ali and Tom Gardner, "The mystery sickness bringing death and dismay to eastern Ethiopia," Guardian, febbraio 2020, https://www.theguardian.com/global-development/2020/feb/20/the-mystery-sickness-bringing-death-and-dismay-to-eastern-ethiopia

[45] Il governo tunisino ha inoltre in programma di costruire nella regione un impianto di ammoniaca verde destinato all'esportazione verso l'Europa. La popolazione di Gabès si oppone al progetto, data l'enorme quantità di acqua ed energia richiesta. Vedi: Nadia Addezio, “Gabès is suffocating: breathing under phosphate, protest, and green colonialism”, 4 febbraio 2026, https://untoldmag.org/gabes-tunisia-polution-protest/; https://www.facebook.com/StopPollution2; Ver también: https://youtu.be/xUzxKCBOyNU?si=bmBXa07L3skT4Zh4

[46] GRAIN, “Una nueva investigación demuestra que para enfrentar la crisis climática, debemos erradicar los fertilizantes químicos tras 50 años de uso desenfrenado”, 1 novembre 2021, https://grain.org/es/article/6763-una-nueva-investigacion-demuestra-que-para-enfrentar-la-crisis-climatica-debemos-erradicar-los-fertilizantes-quimicos-tras-50-anos-de-uso-desenfrenado

[47] Tully, K. L., Hickman, J. E., Russo, T. A., Neill, C., Matata, P., Nyadzi, G., et al., "The fate of nitrogen during agricultural intensification in East Africa: Nitrogen budgets in contrasting agroecosystems," Journal of Geophysical Research: Biogeosciences, 128, 2023: https://doi.org/10.1029/2022JG007128

[48] Vedi, per esempio: Suleyman Demi y Suzanne Sicchia, “Agrochemicals Use Practices and Health Challenges of Smallholder Farmers in Ghana”, Environmental Health Insights, 17 settembre 2021, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8450680/; e Elina Andersson, Ellinor Isgren, “Gambling in the garden: Pesticide use and risk exposure in Ugandan smallholder farming”, Journal of Rural Studies, Volume 82, febbraio 2021, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0743016721000139

[49] INKOTA, “Golden bullet or bad bet? New dependencies on synthetic fertilisers and their impacts on the African continent”, agosto 2022, https://www.inkota.de/sites/default/files/2023-08/inkota_brochure_fertiliser2022_web.pdf; Tully, K. L., Hickman, J. E., Russo, T. A., Neill, C., Matata, P., Nyadzi, G., et al., "The fate of nitrogen during agricultural intensification in East Africa: Nitrogen budgets in contrasting agroecosystems," Journal of Geophysical Research: Biogeosciences, 128, 2023: https://doi.org/10.1029/2022JG007128

[50] Conversazione con GRAIN nel febbraio 2026.

[51] Tim Wise, “Failing Africa’s farmers: an impact assessment of the Alliance for a Green Revolution in Africa”, Global Development and Environment Institute, Working paper 20-01, luglio 2020, https://bpb-us-e1.wpmucdn.com/sites.tufts.edu/dist/0/5123/files/2020/07/20-01_Wise_FailureToYield.pdf

[52] World Bank, “Burkina Faso. Agro-silvo-pastoral sector public expenditure review”, 2023, https://documents1.worldbank.org/curated/en/099621304162432367/pdf/IDU12f1912631af9914c85192fe1af9d9e8bcaf7.pdf

[53] I dati sono di KilimoSTAT: https://statistics.kilimo.go.ke/

[54] Fonte: International Fertilizer Association – IFA Database. Dati del 2018 (https://www.ifastat.org/consumption/fertilizer-use-by-crop).

[55] AfDB, AFFM, OCP Africa, “Africa fertilizer market and finance analysis”, giugno 2025, https://www.afdb.org/en/documents/africa-fertilizer-market-and-finance-analysis

[56] Conversazione con GRAIN nel febbraio 2026.

[57] Vedi: https://beoneere-agroecologie.bf/; y https://cofersa.org/actions/

[58] Vedi: https://wasafrica.org

[59] Vedi: https://sites.google.com/agroecologie-tunisie.network/new/accueil

[60] Vedi: https://permaculturetunisie.org/reseau-nourriture-citoyenne/

[61] Conversazione con GRAIN nel febbraio 2026.

[62] Foodrise, “Exhausted earth. How fertiliser corporations destroyed the nitrogen cycle and how to fix it”, 2025, https://foodrise.org.uk/research/exhausted-earth/

[63] UNCTAD, “Strait of Hormuz disruptions. Implications for global trade and development”, 10 marzo 2026, https://unctad.org/system/files/official-document/osgttinf2026d1_en.pdf y https://unctad.org/es/press-material/las-interrupciones-del-transporte-maritimo-en-ormuz-aumentan-los-riesgos-para-la

[64] Simon Roberts, et al., “Concentration, competition and market outcomes in fertiliser markets in East and Southern Africa”, 2024, https://www.researchgate.net/publication/378477043_Concentration_competition_and_market_outcomes_in_fertiliser_markets_in_East_and_Southern_Africa

[65] Swati Kushwaha, “Global fertiliser dependency on Gulf exports: what if Hormuz is disrupted?”, 18 giugno 2025, https://www.kpler.com/blog/global-fertiliser-dependency-on-gulf-exports-what-if-hormuz-is-disrupted

[66] Fonti: FAOSTAT e Ana News Agency, “Iran-Made petrochemical products well sold in European, African, Latin American markets”, 2 gennaio 2024. https://ana.ir/en/news/4677/iran-made-petrochemical-products-well-sold-in-european-african-latin-american-markets

[67] Vedi: Abu Qir Fertilisers, “Financial statements of the financial year ended June 30, 2025”, 2025, https://abuqir.net/investors/finantial; MOPCO, “Annual report 2024”, 2025, https://www.mopco-eg.com/en/investor-relation/financial-reports; and WAYA Staff, “Saudi’s Sovereign Wealth Fund to acquire 25% of Mopco”, 10 agosto 2022, https://waya.media/saudis-sovereign-wealth-fund-to-acquire-25-of-mopco/

[68] Vedi: https://sharkiagroup.com/futurefert-fertilizers-chemicals-industry/

[69] Vedi: https://fertiglobe.com/about-us/our-business/

[70] SABIC, “Annual report 2024”, 2025, https://www.sabic.com/en/investors/performance-financial-highlights/annual-report


 

30 giugno 2026 (pubblicato qui il 01 luglio 2026)