*** Terza Parte ***

La Green Pakistan Initiative. Capitalismo verde ed espropriazione rurale in Pakistan/3

di Zaighum Abbas

 


 

Lo Special Investment Facilitation Council (SIFC)

Al centro della Green Pakistan Initiative c'è lo Special Investment Facilitation Council. Come indicato in precedenza, questo potente organismo serve da canale fondamentale per accelerare i progetti dell'iniziativa. Il suo obiettivo dichiarato è quello di garantire approvazioni rapide per i progetti agricoli nell'ambito dell'iniziativa e di coordinare le autorità federali e provinciali per eliminare gli ostacoli burocratici e normativi per gli investitori interessati ai progetti relativi alla Green Pakistan Initiative. La sua dirigenza comprende alti ufficiali dell'esercito, con il Primo Ministro e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito come principali responsabili delle decisioni. Secondo il suo sito web ufficiale, lo Special Investment Facilitation Council mira ad attrarre investimenti da paesi amici in settori selezionati come l'agricoltura, le energie rinnovabili e l'estrazione mineraria, migliorare la facilità di fare affari in Pakistan e promuovere il coordinamento tra le istituzioni governative, con l'esercito pakistano nel ruolo di facilitatore.60 

Il SIFC è una sofisticata continuazione del pretorianesimo che il Pakistan ha affrontato sin dalla sua nascita, in base al quale i militari prendono le decisioni chiave a livello nazionale. Anche i principali partiti politici del paese vedono il SIFC come uno strumento per ridurre le autonomie legislative e finanziarie che sono state concesse alle province in base al 18° emendamento della Costituzione del paese, approvato nel 2010.61 L'emendamento ha rappresentato una significativa riforma democratica che ha invertito molte caratteristiche autoritarie della costituzione introdotta sotto le precedenti dittature militari. Ha rafforzato l'autonomia provinciale e ha dato una parvenza di supremazia parlamentare al processo decisionale nazionale. Era un contrappeso democratico a decenni di governo militare e di centralizzazione a livello federale.62  L'emendamento preoccupa l’esercito perché ha eroso il controllo centralizzato, trasferendo il potere amministrativo alle unità federate. Inoltre, riduce l'influenza centrale sull'allocazione delle risorse in quanto conferisce alle province una maggiore autonomia finanziaria, riducendo così lo spazio fiscale del governo federale. I critici sostengono che il SIFC è un tentativo di ottenere una ricentralizzazione indiretta dell'autorità costituzionale e che mina lo spirito del 18° emendamento, in quanto l'organismo manca di legittimità costituzionale ed elude i processi democratici. Le sue decisioni non sono discusse in parlamento e non sono soggette a controllo provinciale. Il SIFC cerca di centralizzare le decisioni di investimento relative all'agricoltura, all'energia, all'industrializzazione e persino al turismo, che sono costituzionalmente di competenza delle province ai sensi del 18° emendamento.

A differenza delle palesi prese di potere militari del passato, l'attuale prevaricazione militare è mascherata dal linguaggio degli investimenti e delle riforme. L'obiettivo di fondo, tuttavia, rimane lo stesso: espandere l'impronta istituzionale dell'esercito. La modernizzazione del generale Ayub negli anni '60 ha arricchito l'aristocrazia terriera, mentre la privatizzazione del generale Musharraf negli anni 2000 ha favorito i magnati del settore immobiliare. Ogni volta, le riforme sono state avviate invocando narrazioni di sviluppo e interesse nazionale. Il SIFC utilizza lo stesso copione: di fronte a una crisi economica da essa stessa creata, l'élite al potere ora giustifica i cambiamenti radicali nella governance appellandosi all'"efficienza" rispetto alla legalità e allo "sviluppo" rispetto alla giustizia. Nella sostanza, si tratta di un tentativo di riorganizzare l'economia a favore delle élite consolidate, piuttosto che una risposta al collasso economico.

Questo riassetto non è una novità: attinge all'eredità del controllo centralizzato istituito dal sistema amministrativo coloniale britannico. Lo Stato postcoloniale ha ereditato l'infrastruttura che gli inglesi avevano installato per facilitare il saccheggio imperiale, quella che lo storico Hamza Alavi ha descritto come uno Stato iper-sviluppato.63 Durante l'era coloniale, forti istituzioni militari e burocratiche, modellate sulle istituzioni britanniche e intrise di un'etica di disciplina gerarchica, ebbero il compito di mantenere l'ordine e facilitare l'estrazione. Nel subcontinente indiano, questi meccanismi si estendevano oltre l'esercito e la burocrazia per includere regimi legali e di proprietà completi progettati per garantire il controllo imperiale. All'interno di questo sistema, la legge era principalmente uno strumento per l'espropriazione delle risorse, piuttosto che un veicolo per garantire la giustizia. Leggi come il Punjab Land Alienation Act del 1900 permisero una tassazione più facile, assicurando che la terra rimanesse nelle mani delle caste agricole ritenute fedeli alla corona britannica.64 Allo stesso modo, gli stili di vita pastorali mobili sono stati criminalizzati dal Criminal Tribes Act e da vari Forest Acts, che hanno ridefinito i paesaggi condivisi come proprietà statale, limitandone così l'accesso agli indigeni. Questi strumenti legali sono rimasti in gran parte intatti nel periodo post-coloniale, consentendo il controllo delle élite sulla terra e sulle risorse.65 Il Land Acquisition Act del 1894 è un esempio calzante. Inizialmente introdotto dagli inglesi per accorpare i terreni su cui furono costruite le ferrovie e le infrastrutture imperiali, rimane in vigore oggi con una revisione minima. La sua clausola ambigua relativa all'acquisizione di terreni per il "bene pubblico" è invocata per espropriare terreni per iniziative immobiliari e strategie di sviluppo gestite dall'esercito.
 

La scommessa del SIFC sulle energie rinnovabili

Sebbene il SIFC diriga e approvi principalmente investimenti agricoli su larga scala nell'ambito della Green Pakistan Initiative, il suo mandato si sta ora espandendo per comprendere altri settori strategici, come le energie rinnovabili. Una delle sue priorità dichiarate è attrarre investimenti esteri e nazionali nel settore delle energie rinnovabili del paese, che secondo le sue stime ammonta a 3.300 gigawatt (GW). 66 Questo passaggio alle energie rinnovabili si inquadra all'interno della più ampia promessa di ecologia e sostenibilità. L'ambizione dichiarata dal SIFC è quella di aggiungere 60 GW di energia rinnovabile alla rete del Paese, attirando investimenti nazionali ed esteri entro il 2034. Secondo le sue stesse proiezioni, se questo obiettivo fosse raggiunto, ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili importati, come il gas naturale liquefatto (GNL), il petrolio e il carbone, che attualmente provengono principalmente dai paesi del Golfo, risparmiando così valuta estera fondamentale. Contribuirebbe inoltre a ridurre la necessità di "riduzione del carico" (interruzioni temporanee), contribuendo al contempo agli sforzi di mitigazione del clima nell'ambito dei Nationally Determined Contributions [i piani d'azione definiti dai singoli Paesi in base all'Accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas serra, ndt].67 

Ma l'ambizioso piano del SIFC per promuovere le energie rinnovabili è in apparente contraddizione con le recenti iniziative politiche del governo nel settore energetico, tra cui l’impegno per bloccare la crescita dei sistemi solari decentralizzati sui tetti, che vengono sempre più installati dai cittadini. La Reuters68 e il Financial Times69 hanno riferito che il boom del solare sui tetti del Pakistan è un raro esempio di innovazione dal basso verso l'alto in un regime energetico altrimenti disfunzionale. All'inizio del 2025, più di 125.000 consumatori avevano registrato connessioni net-metering per impianti solari con una capacità cumulativa superiore a 1.200 MW. Ciò equivale a circa il 2,5% della capacità installata totale del Pakistan. Sebbene sia ancora di dimensioni modeste rispetto alla rete nazionale, il solare sui tetti è il segmento in più rapida crescita del mercato delle energie rinnovabili. L'impennata dell'energia solare ha creato un onere di circa 570-720 milioni di dollari all'anno per gli utenti non solari, poiché alle famiglie che utilizzano l'energia solare viene accreditato l'energia che immettono nella rete alla stessa tariffa che pagano per l'elettricità, anche se non partecipano ai costi fissi di manutenzione del sistema.70  Ciò ha aumentato le tariffe per i consumatori che si affidano alla rete nazionale, spingendo il settore energetico pakistano verso quella che gli analisti chiamano una "spirale mortale", in cui l'aumento delle tariffe spinge più persone ad adottare il solare, riducendo ulteriormente la base di clienti paganti.71 Nel marzo 2025, il governo ha risposto a questo problema riducendo la tariffa di misurazione netta da 27 rupie pakistane (PKR) per unità (0,10 dollari) a 10 PKR/unità (0,037 dollari), riducendo significativamente i rendimenti finanziari per gli utenti dotati di impianti solari sui tetti. Di conseguenza, il periodo medio di ammortamento, ovvero il tempo necessario alle famiglie per recuperare il costo iniziale dell'installazione dei sistemi solari attraverso i risparmi sulle bollette elettriche, è aumentato da circa due anni a un periodo compreso tra due e cinque anni.72

Questa politica riflette tendenze contrastanti all'interno del governo: da un lato cerca di attrarre investimenti esteri su larga scala nelle energie rinnovabili nell'ambito della Green Pakistan Initiative; dall'altro, sta disincentivando una transizione solare guidata dai cittadini. Queste contraddizioni indicano una più ampia preferenza per i progetti ad alta intensità di capitale e un modello di generazione di energia rinnovabile che sia redditizio per gli investitori, piuttosto che un modello che dia priorità all'accesso equo o al soddisfacimento del fabbisogno energetico delle persone. Senza allineare la propria pianificazione macroeconomica alle realtà dell'innovazione dal basso, le ambizioni del paese in materia di energia rinnovabile rischiano di diventare estrattive, non solo attraverso la cattura delle risorse, ma attraverso ciò che Shalini Randeria chiama l'"astuta" ricombinazione dell'autorità statale e di mercato che mette da parte le rivendicazioni locali sui beni comuni. In questo senso, lo "Stato astuto" opera invocando il linguaggio della sostenibilità per estendere il controllo sulle risorse, consentendo alle forze di mercato e alle istituzioni burocratiche di rafforzarsi a vicenda secondo modalità che approfondiscono le gerarchie esistenti, un accordo che in ultima analisi consolida il potere statale piuttosto che democratizzare la governance.73
 

La controffensiva contro la Green Pakistan Initiative

Nel Sindh, l'opposizione ai sei canali e all'agroindustria è guidata da vari partiti politici, tra cui l’Awami Tehreek (AT) ed il Jeay Sindh Mahaz (JSM), così come il Bhullan Bachao Tehreek di Zulfiqar Junior, che lavora per proteggere i delfini del fiume Indo. Insieme ad altri movimenti sociali e politici di tutto il paese, queste organizzazioni formano una resistenza trasversale che si fonda su esperienze condivise di espropriazione. È questa espropriazione che Zulfiqar Junior sottolinea quando descrive il progetto dei sei canali come un progetto che andrà a beneficio del capitale privato, piuttosto che degli agricoltori senza terra del Cholistan e del Sindh.74 La resistenza al progetto dei sei canali risuona particolarmente forte nel Sindh, attirando scrittori, poeti e altri membri dell'intellighenzia, che hanno condannato collettivamente la canalizzazione della terra.75 Gli esperti in materia stanno mettendo in discussione la fattibilità e lo status giuridico del progetto.76 La questione è un punto di raccolta per gruppi disparati nella provincia che la vedono come l'ennesimo tradimento da parte del Pakistan People’s Party al potere. Sebbene il Partito si sia opposto al progetto, i critici sottolineano l'incapacità del Partito di difendere gli interessi provinciali a causa del coinvolgimento dell'esercito, e sostengono che il Partito sia complice del più ampio modello di "militarismo dello sviluppo" che sta consolidando il controllo statale sulla terra e sulle risorse. Il risultato è un crescente deficit di fiducia tra il Partito e la sua tradizionale base di sostegno nelle zone rurali del Sindh, dove la canalizzazione della terra e l'espansione dell'agricoltura imprenditoriale sono lette come forme di colonizzazione interna.77

Conferenze pubbliche, marce e proteste sono quindi diventate la norma nella provincia, con risoluzioni che chiedono la distribuzione della terra tra i contadini e l'abolizione del SIFC.78  Partiti nazionalisti come il Qaumi Awami Tehreek (QAT) e il Jeay Sindh Mahaz (JSM) hanno condannato la Green Pakistan Initiative in generale, come una minaccia esistenziale all'agricoltura e ai mezzi di sussistenza della provincia, avvertendo sulla più ampia instabilità politica e sociale che potrebbe scatenare. Per molti nel Sindh, la lotta contro questi progetti rappresenta sia una difesa del fiume Indo come fonte di vita sia un rifiuto dell'invasione imprenditoriale e federale negli affari provinciali.

Nel Punjab, la resistenza contro l'agricoltura imprenditoriale e la Green Pakistan Initiative è guidata dal Anjuman-e-Mazareen Punjab (AMP) e dal Pakistan Kissan Rabita Committee (PKRC).79  Questi movimenti hanno una ricca storia di mobilitazione dal basso per correggere le ingiustizie storiche. L'AMP è in prima linea in quello che è ampiamente noto come l'Okara Military Farms Movement, una lotta nonviolenta per i diritti dei contadini nel Punjab incentrata sulla questione della proprietà delle terre del distretto di Okara che sono state assegnate alle famiglie locali dall'amministrazione coloniale britannica più di 120 anni fa, ma che ora sono controllate dai militari. Lo Stato coloniale britannico istituì queste fattorie nell'ambito del suo programma di colonizzazione dei canali (di cui abbiamo parlato in precedenza) per servire le catene di approvvigionamento militari: insediarono degli affittuari sulla terra per coltivarla a condizione che pagassero un affitto fisso. Il presidente dell'AMP, Meher Ghulam Abbas, spiega: "Quando è stato creato il Pakistan, queste terre avrebbero dovuto essere date automaticamente a noi. Invece, questo Stato ha messo diversi dipartimenti a capo delle nostre terre, chiedendoci di fare la mezzadria". L'attuale disputa è iniziata all'inizio del 2000, quando l'esercito pakistano ha tentato di convertire lo status degli affittuari in quello di agricoltori a contrattoil che significa che i militari avrebbero legalmente posseduto la terra e gli agricoltori avrebbero lavorato su di essa come lavoratori salariati. I mezzadri, sotto la guida dell’AMP, hanno rifiutato, sostenendo di essere i legittimi proprietari della terra. Gli affittuari hanno resistito allo sfratto e hanno lanciato un movimento di massa nonviolento chiedendo il riconoscimento dei loro diritti alla terra. In risposta, i leader dell'AMP sono stati arrestati in base alle leggi antiterrorismo, accusati di essere agenti sostenuti dall'India.

Dal 2000, l’AMP ha mobilitato centinaia di migliaia di agricoltori intorno alla loro richiesta centrale di proprietà delle terre del distretto di Okara.80 Meher Ghulam Abbas afferma: "Abbiamo uno slogan: è "la proprietà della nostra terra o la morte"». Le sue parole sono ancorate a un profondo senso di appartenenza generazionale: "La tomba di mio nonno è qui, così come quella di mio padre e così sarà la mia. I miei figli sono la quarta generazione che coltiva questa terra e non ne daremo un centimetro a nessuna corporation".81 In una conferenza stampa a Lahore all'inizio di quest'anno, vari movimenti, partiti politici e associazioni di agricoltori progressisti, tra cui l’AMP, si sono riuniti promettendo di resistere all'agricoltura delle corporations e alla Green Pakistan Initiative in particolare. La conferenza stampa è stata convocata dopo che la polizia ha cercato di sfrattare gli inquilini di una fattoria a Hasilpur, nel distretto di Bahawalpur del Punjab. Da allora, l'opposizione all'agricoltura delle corporations si è evoluta da controversie localizzate sugli affitti a un movimento agrario nazionale che ha il sostegno dei partiti politici e della società civile. Oltre all'AMP, un altro attore chiave in questa lotta è il PKRC, che è una vasta rete di oltre 20 organizzazioni dei contadini e agricoltori di tre province. Il PKRC è stato formato per coordinare i gruppi che, nei primi anni 2000, erano coinvolti nella questione delle fattorie militari del distretto di Okara. Il suo segretario generale Farooq Tariq afferma: "La Green Pakistan Initiative ci ha riuniti tutti, ecco perché siamo stati in grado di mobilitarci in più di 30 paesi e città in tutto il Pakistan opponendoci all'agricoltura delle corporations e al progetto dei sei canali, e siamo stati ascoltati e presi sul serio".82  Come suggeriscono queste parole, Tariq ritiene che la Green Pakistan Initiative e l'agricoltura industriale abbiano riunito la sinistra, i progressisti e i nazionalisti attorno a un programma comune: «L'acqua è sempre stata una questione nazionalista nel Sindh, ma vedete, anche i movimenti e i gruppi di agricoltori del Punjab si sono opposti alla costruzione dei sei canali e si sono schierati con i loro fratelli e sorelle sindhi. Questo ha inviato un messaggio molto positivo e ha formato un fronte unito contro l'acquisizione da parte delle grandi imprese». 83 Tariq ha spiegato che il PKRC,aveva indetto una giornata di mobilitazione per il 14 aprile 2025 in collaborazione con l'AMP.

La convergenza della lotta attraverso i confini provinciali segna un cambiamento nel panorama politico del paese. Nelle precedenti dispute sull'acqua e sulla terra, le divisioni provinciali erano state rese più profonde. Ad esempio, la proposta della diga di Kalabagh sul fiume Indo a Kalabagh nel distretto di Mianwali, nel Punjab, aveva rappresentato una controversia interprovinciale determinante durante il regime di Musharraf (2001-2008). La diga, che non è mai stata costruita, aveva suscitato un'ampia opposizione da parte delle province del Sindh e del Khyber Pakhtunkhwa, e più in generale da parte dei gruppi della società civile, che l'avevano vista come un meccanismo che avrebbe ulteriormente garantito il controllo dell'acqua da parte del Punjab. La questione aveva diviso non solo i governi provinciali, ma anche la società civile e i gruppi progressisti, mettendo essenzialmente le persone nelle diverse province del Pakistan l'una contro l'altra. Al contrario, l'opposizione alla Green Pakistan Initiative e al progetto dei sei canali ha aumentato la solidarietà tra i movimenti degli agricoltori. Farooq Tariq afferma: "è stato un evento storico il fatto che l'opposizione ai sei canali sia stata guidata da gruppi nel Punjab, e che sia stata poi ripresa nella provincia del Sindh. Questo è sempre stato il nostro obiettivo: unire i movimenti e lottare insieme". 84

L'attuale resistenza all'agricoltura delle corporations, alla Green Pakistan Initiative e ai sei canali ha quindi unito varie forze progressiste nel paese. Oltre a quelle già citate, esse includono partiti di sinistra, come l'Haqooq-e-Khalq Party (Partito per i diritti del popolo) e il Pakistan Mazdoor Kissan Party (PMKP), insieme ad attori urbani come giornalisti e organizzazioni studentesche. Uno dei tratti distintivi di questa coalizione è che ridefinisce il linguaggio dello sviluppo per mettere al centro i diritti degli agricoltori e dei contadini. Presenta una visione alternativa alle visioni positiviste dello sviluppo guidate dallo Stato. Questa ampia coalizione ha il potenziale per rimodellare l'equilibrio di potere tra lo Stato e le comunità rurali. Tuttavia, deve anche affrontare dei rischi. In passato, la legislazione antiterrorismo è stata ripetutamente utilizzata per criminalizzare la mobilitazione pacifica, e la sua continua presenza rappresenta una seria minaccia per il movimento che resiste all'agricoltura imprenditoriale e alla Green Pakistan Initiative. Il sostegno della polizia e dell'esercito alle grandi imprese agricole aumenta ulteriormente il rischio di intimidazioni e sfratti. Inoltre, sebbene questo movimento dimostri una forza crescente, il suo potenziale per realizzare un cambiamento strutturale a lungo termine rimane incerto.

Gli sviluppi in corso relativi all’agroindustria, alla Green Pakistan Initiative e al progetto dei sei canali sollevano interrogativi fondamentali sul passaggio da un complesso militare-industriale a un complesso militare-agro-industriale che sta emergendo in Pakistan. La spinta all'accumulazione di capitale attraverso programmi agricoli verdi solleva la necessità di un'attenta riflessione su come il linguaggio della sostenibilità venga impiegato dalle autorità statali per espropriare le comunità e, in alcuni casi, creare ulteriori danni ambientali. Evidenzia inoltre il crescente coinvolgimento degli attori transnazionali in queste iniziative. Infine, invita a prestare maggiore attenzione al fatto che il Pakistan, pur non essendo uno dei principali responsabili del cambiamento climatico globale, ha supervisionato un “regime di sviluppo” che spesso aggrava gli effetti locali e regionali del cambiamento climatico stesso.

(3. Fine)

--> Tratto da Transnational Institute  Originale in  inglese Qui.

*  Zaighum Abbas è un politologo che vive a Lahore, in Pakistan. Lavora per l'Asian People's Movement on Debt and Development.
** Illustrazione di Fourate Chahal El Rekaby
*** Traduzione di Ecor.Network


Note:

60) Vedi il sito web del SIFC: https://sifc.gov.pk/
61) Guramani, N. (2025) ‘Opposition alliance calls for grand national dialogue between political parties, new charter of democracy’, Dawn, 1° agosto
https://www.dawn.com/news/1928075 

62) Soomro, I. (2023) ‘Success to scrutiny the 18th Amendment debate’, The News International, 2 December. https://www.thenews.com.pk/print/1134412-success-to-scrutiny-the-18th-amendment-debate 
63) Alavi, H. (1972) ‘The state in post-colonial societies: Pakistan and Bangladesh’, New Left Review 74: 59–81. https://newleftreview.org/issues/i74/articles/hamza-alavi-the-state-in-post-colonial-societies-pakistan-and-bangladesh 
64) Ali (1988) The Punjab under Imperialism.
65) Ibidem.  
66) Vedi: SIFC, ‘Energy’ [web page]. https://sifc.gov.pk/EnergyMainPage
67) Vedi: https://sifc.gov.pk/EnergyMainPage
68) Shahid, A., Varadhan, S. and Greenfield, S. (2025) ‘Pakistan's solar revolution leaves its middle class behind’, Reuters, 29 aprile. https://www.reuters.com/business/energy/pakistans-solar-revolution-leaves-its-middle-class-behind-2025-04-29/ 
69) Jilani, H. (2024) ‘Chinese solar panel boom threatens Pakistan’s debt-ridden grid’, FT, 18 settembre.
https://www.ft.com/content/69e4cb33-3615-4424-996d-5aee9d1afe19 ; https://www-ft-com.ezproxy.depaul.edu/content/69e4cb33-3615-4424-996d-5aee9d1afe19

70) Mustafa, K. (2025) ‘Roof solar net metering shifts Rs159bn burden on grid consumers’, The News International, 9 marzo.
https://www.thenews.com.pk/print/1290114-roof-solar-net-metering-shifts-rs159bn-burden-on-grid-consumers 

71) Isaad, H. and Ali Shah, S.F. (2024) ‘The future of net-metered solar power in Pakistan’, Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA).
https://ieefa.org/sites/default/files/2024-08/IEEFA%20-%20updated%20-%20The%20Future%20of%20Net-metered%20Solar%20Power%20in%20Pakistan_August%202024_2.pdf

72) The Nation (2025) ‘Tariff for net-metering won’t change: Leghari’, 10 marzo.
https://www.nation.com.pk/10-Mar-2025/tariff-for-net-metering-won-t-change-leghari 

73) Randeria, S. (2003) ‘Cunning states and unaccountable international institutions: Legal plurality, social movements and rights of local communities to common property resources’, European Journal of Sociology 44(1), pp. 27–60. doi:10.1017/S0003975603001188  
74) Zahidi, F. (2025) ‘“Our water has been taken hostage”: Zulfikar Bhutto Jr’, Dawn, 21 febbario.
https://www.dawn.com/news/1893405 

75) Ali, Z. (2025) ‘Artists join protests against six canals project’, The Express Tribune, 10 marzo.
https://tribune.com.pk/story/2533370/artists-join-protests-against-six-canals-project 

76) Dawn, Experts in Sindh reject new canals, suggest alternatives to irrigate Cholistan.
https://www.dawn.com/news/1899031 

77) Ali Ranjha, W. (2025) ‘Experts in Sindh reject new canals, suggest alternatives to irrigate Cholistan’, The Express Tribune, 20 marzo.
https://tribune.com.pk/story/2533370/artists-join-protests-against-six-canals-project 

78) Ahmed, A. (2024) ‘Sindhi Hari Tehreek rejects corporate farming in province’, The News International, 10 marzo.
https://www.thenews.com.pk/print/1166434-sindhi-hari-tehreek-rejects-corporate-farming-in-province 

79) Vedi: https://sites.google.com/site/anjumanmuzareenpunjabpakistan (external link); https://pkrc.org/
80) Human Rights Watch (2004) ‘Soiled hands: The Pakistan Army’s repression of the Punjab farmers’ movement’.
https://www.hrw.org/report/2004/07/20/soiled-hands-pakistan-armys-repression-punjab-farmers-movement#:~:text=They%20are%20adamant%20that%20the,life%2C%20liberty%2C%20and%20movement

81) Interview with Meher Ghulam Abbas, President of AMP. Conducted by Zaighum Abbas, 28 luglio 2025.
82)  Interview with Farooq Tariq, General Secretary of PKRC. Conducted by Zaighum Abbas, 31 luglio 2025. 
83) Ibid.  
84) Ibid.


 

28 gennaio 2026 (pubblicato qui il 31 gennaio 2026)