Segnalazione/Report

La crisi climatica e la transizione ecologica nei quotidiani e nei TG italiani

di Monia Azzalini, Mirella Marchese - Greenpeace


La crisi climatica e la transizione ecologica nei quotidiani e nei TG italiani
A cura di Monia Azzalini, Mirella Marchese - Osservatorio di Pavia, per Greenpeace Italia
Marzo 2026 - 50 pp.

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Anche nel 2025, per il secondo anno consecutivo, continua a calare l’attenzione dei mass media italiani per il riscaldamento del pianeta. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla copertura della crisi climatica nel nostro Paese. Parallelamente, l’analisi mette a confronto quattro anni di monitoraggi effettuati sui principali quotidiani e TG italiani, dal 2022 al 2025, consentendo di tracciare un andamento sempre più chiaro e preoccupante.


La crisi climatica e la transizione ecologica nei quotidiani e nei TG italiani
di Monia Azzalini 

Abstract

Quarto rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla crisi climatica nell'informazione italiana. La ricerca muove dalla consapevolezza che i media esercitino una funzione cruciale di gatekeeping e framing, orientando la percezione pubblica sulla legittimità e l’urgenza delle politiche di decarbonizzazione. L’obiettivo principale è verificare la coerenza tra l’urgenza segnalata dalla comunità scientifica e la copertura informativa, indagando se il racconto giornalistico favorisca una comprensione sistemica del fenomeno o se si limiti a fare da cassa di risonanza alla polarizzazione politica e alle narrative di resistenza alla transizione. La metodologia si fonda su un approccio quali-quantitativo di tipo longitudinale. L’analisi ha riguardato un campione composto dai cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione e dalle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti per l’intero anno 2025.

Attraverso una scheda di rilevazione strutturata e l'uso di parole chiave specifiche, sono state esaminate variabili relative ai frame narrativi, alla citazione delle cause e delle conseguenze del riscaldamento globale, alla selezione delle fonti e alla presenza di argomentazioni critiche verso le azioni di mitigazione. I risultati evidenziano un trend di marginalizzazione strutturale del tema: nel 2025 la copertura della crisi climatica ha registrato una decrescita significativa, con una diminuzione delle notizie dedicate del 26,1% sui quotidiani e di oltre il 50% nei TG rispetto al quadriennio precedente. Emerge una netta prevalenza di temi economico-politici legati alla governance e al sistema produttivo, a discapito degli aspetti scientifici e sociali. In particolare, si rileva una preoccupante "invisibilità" delle cause: solo il 13% circa dei contenuti cita le ragioni del riscaldamento globale, e i combustibili fossili sono indicati come responsabili solo nel 2-3% dei casi. Parallelamente, sono aumentate le narrative di resistenza alla transizione, focalizzate prevalentemente sui danni economici per le imprese. L'analisi mette infine in luce un disallineamento critico: a fronte della contrazione dello spazio editoriale, si osserva una presenza massiccia e crescente di inserzioni pubblicitarie da parte di aziende ad alta intensità emissiva (settore fossile e automotive), che ricorrono ampiamente a narrazioni improntate alla sostenibilità. Lo studio conclude che l'informazione italiana fatica a mantenere una dimensione strutturale sul clima, favorendo una logica emergenziale o strumentale al dibattito politico, e suggerisce l'esigenza di una maggiore trasparenza sulle condizioni strutturali e sui ricavi pubblicitari che influenzano la qualità e la continuità del giornalismo ambientale.

Tratto da ARCA - Archivio Ricerca Ca' Foscari
 


Prefazione

A cura di Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia

Il monitoraggio annuale sull’informazione della crisi climatica realizzato dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia è giunto alla quarta edizione, consentendo di tracciare un andamento sempre più chiaro e preoccupante. I dati raccolti e analizzati fra il 2022 e il 2025 dimostrano infatti che l’attenzione nei confronti del riscaldamento del pianeta è in declino, nonostante l’intensificarsi degli eventi climatici estremi che, sempre più spesso e con maggiore violenza, flagellano il nostro Paese. Rispetto a quattro anni fa, gli articoli dei principali quotidiani italiani dedicati alla crisi climatica sono diminuiti del 26%, mentre i servizi dei telegiornali nazionali hanno addirittura registrato un calo del 53%.

Ma il dato che più impressiona è un altro. Mentre sulle pagine dei quotidiani spariscono gli articoli sul clima, le pubblicità delle aziende legate ai combustibili fossili non fanno che aumentare. Nel 2025 arrivano addirittura a superare gli articoli dedicati alla crisi climatica. In altre parole, sui maggiori quotidiani italiani si contano più inserzioni di aziende inquinanti — spesso infarcite di greenwashing — che articoli dedicati al riscaldamento del pianeta. Questo contribuisce anche a spiegare perché, quando sui giornali si scrive di clima, ad avere parola sono soprattutto esponenti del mondo dell’economia e della finanza (nel 38% dei casi) anziché esperti e scienziati (appena il 7%). O perché, in un anno intero, considerando tutte le edizioni in prima serata dei telegiornali di Rai, Mediaset e La7, non venga mai nominato, nemmeno una volta, alcun responsabile della crisi climatica.

Secondo la comunità scientifica, il riscaldamento globale è una delle più gravi minacce che l’umanità abbia mai affrontato. Ma in Italia giornali e televisioni sono troppo impegnati a sopravvivere per raccontarla come un’emergenza che ha cause (in primis, le fonti fossili) e colpevoli (in primis, le aziende del gas e del petrolio). Mentre il pianeta rischia di diventare inabitabile per via della nostra dipendenza dai combustibili fossili, i media italiani sono costretti a tacere le responsabilità per via della loro dipendenza dai finanziamenti delle aziende inquinanti. Questo rapporto mostra che abbiamo un problema: l’informazione sul clima in Italia non è libera bensì in ostaggio di un patto di potere che ostacola la transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica soluzione per mitigare il riscaldamento globale e il rischio di nuovi conflitti armati per il controllo dei combustibili fossili.
 


Introduzione

Il 2025 è stato un anno di profondi riassetti per l’agenda globale e nazionale sulla crisi climatica e la transizione ecologica. Da un lato, lo scenario geopolitico è stato segnato dal secondo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, che ha impresso una netta frenata alle politiche climatiche statunitensi, riaprendo il dibattito sui combustibili fossili. Dall'altro, l'Unione Europea si è trovata a dover bilanciare le ambizioni di neutralità carbonica del Green Deal con le crescenti pressioni del tessuto industriale, culminate nei complessi negoziati sulle scadenze per il settore automotive e in un diffuso dibattito sui costi economici e sociali della decarbonizzazione. Tutto questo mentre il clima ha continuato a mostrare la sua fragilità, tra ondate di calore anomale e incendi, con evidenze scientifiche che continuano a sottolineare l’urgenza di mitigazione e adattamento.

In un anno segnato da forte polarizzazione politica e tensioni macroeconomiche, il ruolo dell’informazione si conferma centrale. I media non si limitano a riflettere la realtà, ma selezionano i temi, ne definiscono la rilevanza e ne orientano l’interpretazione attraverso specifiche cornici narrative. La rappresentazione della crisi climatica — come emergenza sistemica, come questione economica o come terreno di conflitto ideologico — contribuisce a delimitare lo spazio entro cui opinione pubblica e decisori politici collocano il problema e le sue possibili soluzioni.

Questa funzione non incide soltanto sul livello di consapevolezza individuale e collettiva, ma sulle condizioni stesse di legittimazione delle politiche di transizione. La visibilità attribuita alle evidenze scientifiche, il peso relativo delle fonti politiche ed economiche e la centralità dello scontro tra attori influenzano la percezione di urgenza, di incertezza e di costo sociale delle misure proposte. In contesti ad alta conflittualità, una narrazione prevalentemente polarizzata può amplificare divergenze politiche e attenuare la percezione del consenso scientifico, con ricadute sulla qualità del dibattito pubblico e sulla fiducia nei processi decisionali.

Per comprendere queste dinamiche, il monitoraggio della copertura mediatica della crisi climatica e della transizione ecologica nei media italiani, frutto della consolidata collaborazione tra Greenpeace Italia e l’Osservatorio di Pavia e giunto ora al suo quarto anno consecutivo, propone un’analisi qualiquantitativa della copertura mediatica italiana. Questa attività di ricerca si propone di comprendere non solo l’ampiezza quantitativa dell’attenzione dedicata ai fenomeni climatici, ma anche le principali cornici interpretative e le modalità narrative attraverso cui tali temi vengono resi disponibili nell’arena pubblica. Inoltre, l’indagine longitudinale e continuativa rappresenta un valore aggiunto fondamentale: permette, infatti, di distinguere le fluttuazioni fisiologiche dell'attenzione mediatica, spesso legate alla cronaca episodica degli eventi estremi, dalle tendenze strutturali di lungo periodo.

Attraverso una metodologia strutturata, la ricerca ha esaminato l'offerta informativa del 2025 dei cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione (Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa) e delle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti (TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG LA7).

Nelle pagine di questo rapporto si cercherà di rispondere a domande cruciali per la salute del nostro dibattito democratico e ambientale: in un anno di tensioni politico-economiche, quanto spazio è stato dedicato alle cause del cambiamento climatico e alle responsabilità? Le azioni di mitigazione sono state raccontate come opportunità o come minacce? E ancora, di fronte all'aumento delle narrative di resistenza alla transizione, l'informazione italiana ha saputo mantenere un approccio critico e scientificamente fondato, o si è limitata a fare da cassa di risonanza alle divergenze politiche?

I dati qui di seguito presentati offrono una fotografia dello stato di salute del giornalismo ambientale nel nostro Paese. In questa prospettiva, il Rapporto si configura come uno strumento di accountability mediatica, volto a valutare la coerenza tra l’urgenza evidenziata dalla comunità scientifica e il trattamento giornalistico riservato alla crisi climatica. Al tempo stesso, fornisce una base empirica per il confronto tra operatori dell’informazione, decisori pubblici, comunità scientifica e società civile, contribuendo a rendere più trasparente il funzionamento dell’arena mediatica.

La natura longitudinale del monitoraggio assume inoltre un valore ulteriore: consente di verificare se e in che misura l’attenzione pubblica mantenga una dimensione strutturale o venga ricondotta a una logica prevalentemente emergenziale. In tal modo, il Rapporto contribuisce a un dibattito informato sul ruolo dell’informazione nella costruzione di un’agenda pubblica capace di coniugare rigore scientifico, responsabilità sociale e qualità democratica.


Immagini:

*) Foto in copertina: Ansa
1) Forest fire, by Ervins Strauhmanis.
2) Siccità (drought), by guandoandelei.
3) Flooding in Jakarta, by World Bank Photo Collection.


Indice

- Prefazione 
- Introduzione
1. La crisi climatica nell’informazione
1.1. Campione e metodologia di analisi 
1.2. Sintesi dei principali risultati
1.3. Risultati
-Copertura della crisi climatica
-Framing della crisi climatica
-Cause della crisi climatica 
-Conseguenze della crisi climatica
-Crisi climatica fra narrazione esplicita e implicita 
-Transizione ecologica 
-Combustibili fossili e decarbonizzazione 
-Riduzione delle emissioni
-Automotive 
-Azioni per il clima 
-Argomentazioni critiche sulla transizione ecologica
-Cronaca degli eventi estremi 
-Temi ambientali legati alla crisi climatica
-Temi sociali legati alla crisi climatica 
-Soggetti dell’informazione italiana su crisi climatica e transizione ecologica
-Posizioni dei soggetti nei confronti della transizione 
-Responsabili della crisi climatica 
-Uno sguardo di lungo periodo 
1.4. Conclusioni
2. La pubblicità delle aziende inquinanti sui quotidiani
2.1. Spazio pubblicitario e crisi climatica: oltre l’informazione editoriale
2.2. Campione e metodologia di analisi 
2.3. Sintesi dei principali risultati
2.4. I risultati del monitoraggio 
-Le inserzioni pubblicitarie sui quotidiani nel 2025 
-Le inserzioni pubblicitarie sui quotidiani dal 2022 al 2025
-I prodotti e i claim green
2.5. Conclusioni


 

20 giugno 2026 (pubblicato qui il 21 giugno 2026)