*** Segnalazione/Video-documentario ***

Soulèvements

di Thomas Lacoste


Soulèvements

Documentario
Autore e regista: Thomas Lacoste
Montaggio: Gilles Volta
Musica originale: Florencia Di Concilio
Immagini: Catherine Georges
Suono: Térence Meunier
Assistente alla regia: William Fujiwara
Montaggio audio: Elisabeth Paquotte
Mixaggio: Christophe Vingtrinier
Calibrazione: Lucie Bruneteau
Produttrici: Julie Paratian (Sister Productions) & Lucie Corman (LBP)Una produzione: Sister Productions In coproduzione con: La Bande Passante & Jour2fête
Distribuzione: Jour2fête

    
Trailer


Francia. Un ritratto corale a sedici voci - sedici percorsi straordinari - riflessivo e intimo di un movimento di resistenza intergenerazionale portato avanti da una gioventù che vive e lotta contro l'accaparramento delle terre e dell'acqua, le devastazioni industriali, l'ascesa dei totalitarismi e affronta la repressione politica.
Un tuffo nel cuore dei Soulèvements de la Terre che rivela la composizione inedita delle molteplici forze dispiegate un po' ovunque nel paese che sperimentano altri modi di vivere, tessono nuovi legami con il vivente, sconvolgendo così le suddivisioni stabilite della politica e del sensibile, aprendoci al campo di tutte le possibilità.



EMMANUEL BURDEAU INTERVISTA IL REGISTA THOMAS LACOSTE (luglio 2025)


- Come si è inserito il progetto di questo nuovo film, SOULÈVEMENTS, nel suo percorso di regista, ma anche di editore, intellettuale e militante?

In diversi modi. Ho sempre prestato attenzione alle lotte e alle espressioni politiche, in particolare quando queste sono, almeno in parte, legate alla gioventù. In un primo momento, avevo seguito la lunga mobilitazione a Notre-Dame-des-Landes contro il progetto dell'aeroporto, il cui abbandono è stato conquistato a fatica nel 2018. E, al momento dei lock down, a partire da gennaio 2021, ho prestato particolare attenzione alla costituzione e alla strutturazione dei Soulèvements de la Terre. All'epoca ero ancora impegnato in un progetto a lungo termine relativo alla trasformazione del conflitto nei Paesi Baschi, che al suo centro affrontava una questione antica e importante – sollevata, a suo tempo, dalla rivista di pensiero critico Le Passant Ordinaire, che animavo negli anni '90 e 2000 – : come pensare oggi all'effettiva uscita da un conflitto armato?

Tre dei miei film trattano questa questione cercando di accompagnare e documentare questa trasformazione:
“La paix maintenant – une exigence populaire” (2017), un cortometraggio che legittimava a livello internazionale la necessità del disarmo nei Paesi Baschi; “Pays Basque & liberté – un long chemin vers la paix” (2020), un mediometraggio che ripercorre la storia del conflitto e della sua trasformazione dal punto di vista più specifico dei facilitatori internazionali che hanno accompagnato questa uscita; e “L’hypothèse démocratique – une histoire basque” (2022), un lungometraggio che per la prima volta al cinema documentava questa storia dal punto di vista dei protagonisti di questa trasformazione.

Mi permetto questa digressione perché mi chiedete quale sia il posto di SOULÈVEMENTS nel mio percorso e, in effetti, c'è una linea profonda che collega questi film, anzi tutti i miei film. In questa trilogia basca, come in questo nuovo capitolo, è evidente la distinzione tra legittimo e legale che in entrambi i casi funziona da motore di emancipazione politica. Torneremo sicuramente su questo argomento più avanti. Ciò che mi ha colpito fin dall'inizio, durante la costituzione dei Soulèvements de la Terre, è il desiderio di questo movimento di coinvolgere un ampio spettro di soggetti: giovani impegnati nella lotta per il clima; contadini e contadine che lavorano allo sviluppo di modelli agroecologici rispettosi dell'ambiente e attenti alla difesa della terra; attivisti e attiviste impegnati nelle Zone da difendere (ZAD); ma anche abitanti e collettivi locali desiderosi di proteggere il loro territorio e i loro ecosistemi dai progetti imposti e inquinanti.
Questi primi passi verso alleanze, con il sostegno e l'adesione di sindacati come la Confédération paysanne, Solidaires, o di organizzazioni più generaliste come Attac, mi sono sembrati molto creativi e promettenti. Ero anche molto sensibile alla loro volontà di non limitarsi strettamente alle questioni legate all'ecologia o al clima, e di tenere insieme nelle loro lotte sia le questioni sociali e decoloniali sia quelle legate ai territori e all'insieme degli esseri viventi che li abitano. Un modo fertile per ripensare la democrazia nelle sue dimensioni egualitarie e, anche in questo caso, emancipatrici.

- È da lì che è nato il progetto di un film?

Non proprio, perché ero ancora impegnato nell'uscita di “L'hypothèse démocratique” e nella sua promozione nelle sale e, parallelamente, lavoravo con La Bande Passante – una delle cui funzioni è quella di lavorare a una certa idea di diplomazia cosiddetta “profonda” – alla difesa dei protagonisti della trasformazione del conflitto nei Paesi Baschi e in particolare alla protezione dei negoziatori fortemente preoccupati dalle procure antiterrorismo degli Stati francese e spagnolo. Ma continuavo a seguire le azioni portate avanti dai Soulèvements de la Terre che si svolgevano con sempre maggiore audacia un po' ovunque nel paese.

È nella primavera del 2023 che il film assume realmente senso. È in questo lasso di tempo che lo Stato francese decide di criminalizzare in quattro atti questo giovane movimento transgenerazionale portato avanti dai giovani. Il 25 marzo, durante la manifestazione di Sainte-Soline 2, in due ore, saranno 5.200 le granate lanciate contro a 30.000 persone venute a difendere un bene comune. Immaginiamo questa cosa piuttosto surreale: uno spazio privo di qualsiasi infrastruttura, solo un campo con al centro un buco, nient'altro che terra, un'immensa vasca vuota – simbolo per eccellenza dell'accaparramento dell'acqua che la giustizia condannerà più volte prima di dichiarare recentemente illegale l'autorizzazione al prelievo idrico concessa da diversi prefetti –, neanche l'ombra di un'infrastruttura. E un dispiegamento di forze dell'ordine senza precedenti.

Il terrore poliziesco si esercita allora con una violenza tale – con l'equivalente di un'esplosione di granata ogni due secondi – che non può che evocare una scena di guerra ai cronisti presenti sul posto che documenteranno i fatti per la Lega dei Diritti dell'Uomo e gli Osservatori delle libertà pubbliche e delle pratiche poliziesche 1

Questa sequenza è stata vissuta da molti manifestanti come un trauma che è stato necessario superare con pazienza all'interno del movimento, come racconta con cura una delle protagoniste del film. Qualche settimana dopo, nel mese di giugno, saranno due ondate di arresti orchestrate da una delle polizie antiterrorismo francesi (SDAT) a colpire questo giovane movimento, con conseguenti fermi di polizia da 96 ore a Levallois-Perret, seguite dal tentativo di scioglimento del Movimento da parte dell'allora ministro dell'Interno Gérald Darmanin, decisione che nell'autunno 2023 sarà annullata dal Consiglio di Stato. Ed è sempre in questa stessa sequenza, al fine di giustificare la criminalizzazione di questo movimento, che verrà costruita dal nulla l'inverosimile chimera statale dell'“ecoterrorismo” con una viralità mediatica contagiosa. Questi quattro atti avranno come immediato corollario un'ondata di simpatia in tutto il paese con la creazione di oltre 150 comitati locali e più di 200.000 persone che si dichiareranno membri dei Soulèvements de la Terre.

 

- Soulèvements trova quindi il suo punto di partenza in queste circostanze della primavera del 2023.

Esattamente, è qui che il film affonda le sue radici. Con una domanda scottante alla base. Come può uno Stato criminalizzare i propri giovani per gli sforzi che compiono per invertire il corso funesto degli eventi, in parte orchestrato, va sottolineato, dallo stesso potere, e per cercare di salvarci collettivamente? Di quale malattia senile soffre una società che accetta di criminalizzare i propri figli per fatti del genere? È da questo apparente e relativo paradosso che tutto ha avuto inizio.

 

- Quando hai parlato per la prima volta con gli attivisti di Soulèvements de la Terre?

Nel luglio 2023. Un amico, William Fujiwara, che sarebbe diventato il mio primo assistente e uno dei pilastri del film, ci ha messi in contatto. E da quel momento – e poiché avevo potuto sperimentare l'efficacia di questo modo di operare con “L'hypothèse démocratique” – mi sono detto che il modo più efficace per tirarli fuori dalla morsa dello Stato sarebbe stato quello di proporre loro di rivelarsi davanti alla telecamera. Mostrare la loro giovinezza e i legami transgenerazionali che intrecciano e mantengono, far conoscere il loro saper fare, e il loro rapporto estremamente sottile con il loro territorio, metterli in luce affinché non possano essere confusi in nessun caso con la chimera statale.

Per loro, accettare la sfida di questo film era doppiamente complicato a causa della mia estraneità al movimento e del fatto che apparissero a volto scoperto mentre, quasi nella stessa sequenza, si rivelava loro l'ampiezza dei dispositivi di sorveglianza e dei mezzi di indagine della polizia antiterrorismo. Ne sono seguite diverse discussioni. Una volta stabilito il clima di fiducia, ci siamo accordati su un punto centrale: realizzare un film riflessivo e sensibile che tracciasse un ritratto corale del movimento; e su altri elementi fondamentali, come non usare la prima persona singolare, non fornire nomi propri o luoghi di residenza, e tanto meno organigrammi. Al di là di questa minima anonimizzazione, ciò che era fondamentale era riuscire a mostrare come ogni persona fosse radicata nel territorio in cui è impegnata sia in una lotta che in un saper fare che porta con sé e condivide con il movimento. Territorio, lotta, saper fare: l'intero film si basa su questo trittico che struttura, nel presente, la loro vita come quella del movimento. Questo era l'essenziale.

- Soulèvements mescola diversi tipi di immagini: interviste girate davanti alla telecamera; immagini girate all'aperto, nei campi o altrove; archivi in bianco e nero.

Volevo infatti, fin dall'inizio del progetto, richiamare diversi regimi di immagini e fare in modo che si alimentassero a vicenda per prendere in carico tanto il pensiero quanto la parola, il gesto quanto la sensazione, al fine di aprirsi alle reminiscenze e alle soggettività di ciascuno...

Durante le interviste, con il team, abbiamo cercato il più possibile di cogliere l'intimo, di avvicinarci a quella che potremmo chiamare una geografia umana, di evidenziare nel lungo tempo dell'intervista cose forse più sottili di quelle che avrebbe catturato una telecamera in movimento. Con l'idea di stare lontani da ogni racconto militante e ancora più radicalmente lontani da ogni approccio giornalistico o pedagogico. E così, ritrovare una “maieutica” dell'intervista cinematografica su cui lavoriamo da diversi anni per accompagnare i nostri “personaggi” in un'immersione verso una narrazione diversa, alla ricerca dello scarto, dell'improvviso, al fine di far emergere una memoria incarnata e viva. L'idea qui è quella di cercare di istituire queste voci, questi gesti, questi corpi e del collettivo in un presente dissenziente che vuole fare storia. Una scommessa egualitaria che vuole mettere sullo stesso piano le capacità di tutti: protagonisti, team di artigiani cineasti e cittadini spettatori.

Volevo anche filmare l'esteriorità delle distese. Mostrare la dignità e l'integrità dei volti così come quella dei paesaggi. Giocare con queste concordanze in una sospensione della distinzione tra natura e cultura, non umano e umano. E infine ci sono gli archivi. Le discussioni con i Soulèvements sono iniziate nel luglio 2023. A dicembre avevamo trovato un accordo sul film da realizzare. Nel frattempo, il movimento ci ha affidato i suoi archivi: testuali, audio e visivi, con immagini fisse e in movimento. È stato un regalo bellissimo e un'opportunità straordinaria per il film.

Se, vista la situazione di criminalizzazione del movimento, non volevo filmare direttamente le azioni – e tanto meno magnificarle – per riservare l'asse narrativo principale ai racconti riflessivi, ci tenevo comunque a fare riferimento, come base, all'incredibile inventiva delle lotte, delle occupazioni e delle azioni dirette collettive portate avanti dai Soulèvements de la Terre. Ero quindi molto felice di avere questo materiale a disposizione. Mi ha permesso di richiamare alla memoria sia quella individuale dei protagonisti del film che quella collettiva del movimento. Ho cercato di sovrapporre questi archivi alle nostre immagini del bosco, del cielo e dell'acqua, girate appositamente per il film con Catherine Georges, la nostra direttrice della fotografia.

La mia idea era quella di trasformare lo spazio in una sorta di sensorium, in bianco e nero con alcuni inserti a colori, che fungesse da stasi all'interno del flusso del film e offrisse allo spettatore un altro veicolo narrativo, un momento di sogno, dove, ad esempio, il respiro degli animali – meticolosamente catturato da Térence Meunier, il nostro ingegnere del suono – entra in conversazione con questo spazio-tempo degli archivi che sarà, in seguito, arricchito dalla composizione musicale estremamente precisa di Florencia Di Concelio.
Vorrei precisare una cosa riguardo alla natura di questo film. È indiscutibile che SOULÈVEMENTS sia un film politico e che risponda, tra le altre cose, a una necessità di ordine strategico. Cerca di decostruire questa figura grottesca dell'“ecoterrorista”, di correggere l'idea preconcetta secondo cui i giovani di oggi sarebbero depoliticizzati, di erigere con l'aiuto degli spettatori un firewall attorno a questa comunità umana senza precedenti.

E ad affermare che no, una società non può condannare i propri giovani quando lavorano per difendere i nostri beni comuni. Ma è anche qualcosa di diverso da un film politico o persino da un ritratto corale di un movimento. Il nostro desiderio è che SOULÈVEMENTS vada oltre, che affronti questioni più profonde che devono ancora essere svelate, che interpelli al di là del racconto di ciò che è questo movimento. Che ci porti, ad esempio, a prestare attenzione all'intensificarsi dei nostri rapporti con i nostri territori e con l'insieme del vivente...

Interrogarsi su cosa significhi il concetto di sussistenza nelle nostre esistenze comuni. O ancora, come ci invitano a fare alcuni protagonisti del film, portare l'amore fino al conflitto. I diversi regimi di immagini rispondono a questa preoccupazione di aprirsi alla coesistenza del sensibile. È un'idea su cui ho molto insistito durante tutta la realizzazione del film e che abbiamo mantenuto con la troupe fino alla fine della post-produzione, al montaggio del suono con Élisabeth Paquotte, al mixaggio con Christophe Vingtrinier e alla calibrazione con Lucie Bruneteau. In questo senso, se ci teniamo vicini alle emozioni, ci teniamo volutamente lontani dal cinema militante e molto lontani da ogni didatticismo.

- Soulèvements attraversa un po' tutta la Francia, da un territorio e da una lotta all'altra...

La geografia è uno dei temi principali del film. Che sia intima o collettiva, è un lungo viaggio attraverso un bacino idrografico in una geografia poco conosciuta della grande diversità delle lotte portate avanti dai Soulèvements. Purtroppo, poiché volevamo che questo film circolasse rapidamente –meno di 18 mesi separano lo sviluppo dalla fine della post-produzione – per ragioni di calendario e di finanziamento, purtroppo non ho potuto mostrare ciò che accade in città o nelle zone periurbane. Ne viene solo accennato. Questo punto sarà oggetto del nostro prossimo film che vuole creare un ponte gioioso tra i giovani – in particolare quelli vittime di razzismo – dei quartieri popolari e quelli rurali con i nostri amici del collettivo Destins Liés, uno dei nostri attuali e preziosi partner. Se ho voluto realizzare questo film, è anche per tracciare e dispiegare questa topografia, invisibile e sconosciuta, di competenze e lotte geograficamente lontane ma politicamente vicine, per dare un'idea e far riflettere sulla portata e sulla forza della rete che questo movimento tesse da un angolo all'altro del Paese.

Visto che ne abbiamo appena parlato, dovremmo dire due parole sulle difficoltà incontrate nel finanziare questo film e rendere omaggio in modo particolare agli sforzi e al lavoro di Lucie Corman che, tramite La Bande Passante, ha saputo dare impulso al progetto apportando e raccogliendo fondi privati, quelli di Julie Paratian e di tutto il team di Sister che, al nostro fianco, hanno assicurato la raccolta di fondi pubblici e la produzione delegata del film, ma anche quelli di Sarah Chazelle e Étienne Ollagnier e dei team di Jour2fête che, oltre ad assicurarne la distribuzione, sono entrati in coproduzione. Abbiamo dovuto riunire tutte queste forze, affiancate a quelle del servizio pubblico con l'arrivo, di cui ci rallegriamo, di France Télévisions Cinéma – tanto è difficile, oggi, finanziare questi film che scommettono su un cinema basato sul tempo lungo del pensiero.

In un contesto in cui il panorama audiovisivo privato è nelle mani di potenze finanziarie che non riescono più a nascondere la loro natura reazionaria, sembra, per causa o per un riflesso “inconscio” di autocensura, più facile per le commissioni pubbliche in cui siedono i nostri colleghi finanziare e sostenere approcci puramente formali e privi di qualsiasi potere politico e che, al contrario, sia molto più difficile per loro sostenere pubblicamente un cinema che esplora attraverso i sensi la complessità dell'impegno dei corpi e del pensiero. Tutto nella miseria del nostro tempo ci fa tuttavia dire che è urgente che questi approcci che coniugano il senso e il comune vengano diffusi presso il maggior numero di persone possibile.

 

Molti delle interviste sono rivolte alle donne. È il caso, in particolare, della prima che, durante l'intervista, parla del suo amore per il taglio e dell'“arte della macelleria”. Non c'è un po' di provocazione da parte vostra nell'iniziare con tali affermazioni?

Provocazione non saprei, ma sicuramente desiderio di andare controcorrente. Il ruolo delle donne è molto importante nel movimento, che è esso stesso influenzato dalle prospettive femministe e queer. È logico che il film rifletta questa centralità. Les Soulèvements de la Terre è un movimento molto ampio, sia dal punto di vista sociologico e politico che militante. Bisognerebbe parlare di un movimento polimorfo in continua reinvenzione. Pur essendo giovane per la sua storia e per i suoi appartenti, è anche intergenerazionale e porta con sé una storia di lotte tanto immemorabili quanto internazionali. Ci sono almeno tre generazioni che convivono, dai 20 anni, o meno, agli 80 anni. La ricchezza di questa composizione è una delle loro forze più belle.

La sequenza a cui fate riferimento è una delle primissime girate. Per tutta la troupe è stato un momento molto intenso. Insieme a Gilles Volta, il nostro montatore e caro amico, abbiamo voluto aprire il film con l'evocazione dell'arresto da parte della polizia antiterrorismo, un modo per rimanere fedeli alla fonte del progetto nella primavera del 2023 e per catturare l'attenzione dello spettatore. Segue poi una serie di colpi di scena in cui scopriamo che dopo gli studi questa persona ha lavorato nei ministeri, poi si è reinventata formandosi di fattoria in fattoria in tutto il paese per diventare casara, ha incontrato la vita in comunità, prima di diventare allevatrice lottando sul suo territorio e praticando infine "l'arte della macelleria» per prendersi cura al meglio dei suoi animali fino alla fine della loro esistenza. Alcuni potrebbero vederlo come una provocazione, ma vi assicuro che tutte le sue azioni alimentari rispondono a un'etica della relazione sostenuta dalla qualità dell'affetto che questa persona nutre per i suoi animali. Ciò che ci interessava in questo percorso era mostrare la forza disarmante con cui queste persone riescono a cambiare il corso della loro vita mescolandosi ad altre esistenze e come, una volta inserite in nuovi territori, queste persone irradino energia e portino con sé un futuro desiderabile.

- Lo stupore è infatti al centro del vostro film, è innanzitutto lo stupore provato dai vostri stessi “attori”: non avrebbero mai immaginato di diventare un giorno ciò che sono ora.

Questo stupore deriva sia dal percorso che li ha portati dove sono ora, sia dalla capacità di reinventarsi che continuano a dimostrare. Questa reinvenzione è un aspetto importante, un filo conduttore che attraversa tutto il film. Una parola di contrappunto deve essere usata qui: assegnazione. Se queste persone hanno conosciuto in un momento della loro esistenza l'assegnazione a un posto, tutte l'hanno rifiutata e hanno cercato di emanciparsi da essa. Non si tratta di un gesto spontaneo, ma di un'esperienza intima e politica, di un lavoro e di una riflessività sul lungo periodo.

Di cosa si parla, in fondo, in Soulèvements? Di reinventarsi, di sperimentare altri rapporti con sé stessi, con gli altri, con la collettività, con il territorio e con il vivente e, oltre a ciò, di costruire nel presente mondi che passano attraverso modi di abitare e vite diverse. Al centro del film c'è la capacità di influenzare in modo diverso i territori in cui viviamo. E di attingere da queste esperienze e conoscenze raffinate la forza necessaria per lottare. È grazie alla forza di queste potenza di agire che il movimento può opporsi con determinazione agli imperi logistici e capitalisti dalla voracità distruttiva che non smettono mai di rovinare e smembrare l'insieme del vivente. È grazie alla forza di queste potenza di agire che il movimento oggi lavora alla costituzione di una necessaria rivolta antifascista – sapendo che lo scatenarsi di queste idee mortifere è già all'opera ovunque, e in primo luogo nelle più alte sfere del potere in carica.

Ci tenevo davvero che il film non solo facesse comprendere, ma facesse sentire, facesse provare questa serie manifesta di qualità di questo movimento. E i primi riscontri che abbiamo ricevuto dagli spettatori e dalle spettatrici sembrano abbastanza unanimi sulla forza e la gioia che traggono dall'incontro con questo movimento.

- Quando si lotta, lo si fa in vista di un futuro migliore. Ma ciò che il vostro film mostra è anche quanto questo futuro si stia già realizzando, nella lotta stessa, attraverso il saper fare, l'artigianato...

Rimango impressionato dalla grande finezza della trama di questa rete di solidarietà che tutte queste persone sono riuscite a costruire. I gesti sono innumerevoli. Bisognerebbe parlare più ampiamente del modo in cui le competenze si diffondono da un territorio all'altro. Una scoperta di un naturalista può ritrovarsi sviluppata a centinaia di chilometri di distanza: una delle scene finali lo mostra bene, con gli aquiloni carichi di argilla e lenticchie d'acqua...

Quando ho iniziato a lavorare a questo film, non potevo immaginare l'esistenza di una tale presa in carico approfondita della sussistenza attraverso queste innumerevoli zone territorializzate, come un arcipelago di isolotti, di autonomie materiali e politiche: dai Greniers alle Inter-cantine, passando per le fattorie solidali e le reti di rifornimento, dalle mutue dei materiali alla mutualizzazione e l'autocostruzione degli strumenti, attraverso l'Atelier paysan, o delle costruzioni delle case collettive, della cura di sé, degli altri - compresi quelli non umani - e anche dal punto di vista giuridico... tutto converge verso la costituzione di una vera e propria economia di resistenza, in atto. Pensate che Les Soulèvements sono oggi in grado di fornire centomila pasti a sostegno di una mobilitazione.

Certo, le casse di sciopero sono sempre esistite, ma quello di cui stiamo parlando qui è di tutt'altra portata. C'è già un precedente, messo in pratica e condiviso. Un vivere e lottare che sono inseparabili. Si può anche formularlo in modo più umoristico, come fa la persona che lavora ai Greniers e che spiega che uno degli obiettivi della sua vita, insieme ai suoi compagni, è «far venire voglia alla gente di scioperare perché sa che mangerà bene!». Una tale inventiva e una tale umanità impongono riconoscimento e rispetto. E, si spera, susciteranno desiderio e invidia.

 

--> Tratto da Soulevements.
* Traduzione di Ecor.Network.

                               


Nota:

  1. Observatoires des Libertés Publiques et des Pratiques Policières, Sainte Soline, 24-26 mars 2023, Empêcher l’accès à la bassine quel qu’en soit le coût humain, luglio 2023, pp. 81-86.


     

21 febbraio 2026 (pubblicato qui il 22 febbraio 2026)