*** Seconda parte ***

La spazzatura del fracking a Vaca Muerta

di Cecilia Bianco, Fernando Cabrera Christiansen, Esteban Martine, Martín Álvarez Mullally


RADIOGRAFIA DI UNA DISCARICA PETROLIFERA


Comarsa appartiene a Juan Manuel Luis, è nata nel 2008 e nel 2009 si è stabilita come impianto per il trattamento di rifiuti nel PINO, Parco Industriale di Neuquén Ovest. L'impianto si stabilì a meno di un chilometro da alcuni dei quartieri più popolati della città: Gran Neuquén, Cuenca XV, Colonia Rural Nueva Esperanza, 7 de Mayo, Toma Norte, Zeta 1, San Lorenzo, Hipodromo, Valentina Norte, Gregorio Álvarez, Islas Malvinas, Villa Ceferino, Bardas Soleadas, Mudón, Muten, Parque Industrial-Jaime de Nevares ed altri. A partire dal 2017 iniziò a trasferire le sue attività in un altro impianto situato a circa 10 chilometri da Añelo.

L'azienda si presenta come una impresa integrale di raccolta, trasporto, trattamento e recupero di rifiuti pericolosi. Secondo lo Studio d'Impatto Ambientale del 2016, si occupa del trattamento di ritagli e liquami prodotto delle perforazioni, di terreni contaminati, dei fondi di serbatoi, del recupero di idrocarburi, del trattamento delle acque reflue e flowback (acqua di ritorno del fracking), del trattamento dei rifiuti solidi, del riciclaggio e recupero di materiale - principalmente maxi-bidoni chimici -, lavaggio di attrezzature e contenitori di petrolio e, infine, della sanificazione degli ambienti. L'impianto situato nel PINO è arrivato ad avere, in funzione simultaneamente, dieci vasche di raccolta di rifiuti semi-solidi e quattro inceneritori: due pirolitici1 e due a desorbimento termico9.

Dopo il patto Chevron-YPF dell'agosto 2013 e il notevole aumento del volume dei rifiuti, Comarsa ha accelerato l'occupazione di spazi e la raccolta. L'impianto si è allargato sempre di più appropriandosi illegalmente di terreni. Nell'ottobre 2011 l'impianto del PINO occupava i 4,83 ettari originari e aveva tre vasche colme di residui pericolosi. Alla fine del 2012 ormai occupava illegalmente 8,57 ettari di terreni statali, il doppio rispetto agli inizi. Nell'ottobre 2013 ha raddoppiato di nuovo la sua superficie, incorporando altri nove ettari adiacenti di proprietà pubblica.

In due anni l'impresa Comarsa ha quadruplicato le sue dimensioni e si è trasformata nel deposito di residui pericolosi a cielo aperto più grande della Patagonia.

A dicembre, il consiglio comunale di Neuquén ha approvato, con i voti dei blocchi del Nuevo Compromiso Neuquino (UCR e PRO), Coalición Cívica, MPN, Frente para la Victoria, Libres del Sur e UNE, un'ordinanza con cui ha ceduto all'impresa parte dei terreni occupati3.

In altre parole, la grande avanzata di Comarsa è stata incoraggiata da decisioni statali come il patto Chevron-YPF, promosso dai governi nazionale e provinciale, e la cessione all'impresa delle terre occupate illegalmente da parte del governo municipale.

Nel 2012, un gruppo di organizzazioni sociali insieme alla Confederazione Mapuche di Neuquén hanno iniziato ad articolare dibattiti su Vaca Muerta e, per il 2013, hanno organizzato la Multisettorialità contro l'idrofratturazioni a Neuquén. Nel 2014, i residenti dei quartieri vicini al sito di Comarsa nel Parco Industriale e alcune organizzazioni sociali hanno creato lo spazio "Fuera Basureros Petroleros" (Fuori le discariche di petrolifere). Allo stesso tempo, i legislatori provinciali del Fronte della Sinistra, di Libres del Sur e di altri blocchi hanno cominciato a chiedere informazioni e sollevato la questione presso la Legislatura provinciale.

In risposta all'interrogazione pubblica generata dalle denunce contro Comarsa, nel novembre 2015 il governo provinciale ha pubblicato il decreto n. 2263 che regola l'attività.

  • Ha definito così che gli impianti di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti speciali devono essere situati a una distanza minima di 8 chilometri dalle aree urbanizzate anche in considerazione delle proiezioni di crescita della popolazione per i prossimi 20 anni, e che non ci possono essere insediamenti urbani a meno di 5 chilometri dagli impianti.
  • Ha stabilito un periodo di due anni come tempo massimo perché l'impresa si adegui alle disposizioni su chiusura, bonifica e trasferimento.
  • Ha stabilito che i rifiuti non devono rimanere negli impianti di trattamento per oltre 90 giorni, ma il termine può essere prorogato fino a un anno. Comarsa non si è mai adeguata a queste disposizioni.
  • Aveva anche stabilito l'obbligo per gli addetti al trasposto di consegnare i residui pericolosi solo ad impianti debitamente autorizzati che rispettino le condizioni di sistemazione. Questo obbligo non è mai stato rispettato da Comarsa. 

Il decreto ha fatto sì che tutte le aziende autorizzate al trattamento finissero fuori legge in quanto la legge stabiliva il termine di due anni per il trasferimento. Nell'agosto 2016 Comarsa ha presentato un piano di chiusura che è stato respinto dall'organo esecutivo. C'era una differenza sostanziale tra i volumi di materiale che l'azienda dichiarava stoccati e quello sottoposto alle ispezioni. Il caso dei liquami nelle vasche è il più grave: secondo il Sottosegretariato ce n'è il doppio di quanto dichiarato.

Alla fine del 2016 l'impresa inizia un presunto piano per la chiusura dell'impianto del PINO e il conseguente trasferimento a Añelo. Ma il procedimento è risultato pieno di irregolarità, l'azienda dichiara l'esistenza di 135.000 metri cubi di rifiuti mentre per il Sottosegretario all'Ambiente sono 244.000.

Tuttavia nel 2017 l'ufficio per l'ambiente di Neuquén ha rinnovato i permessi per il trattamento dei rifiuti pericolosi. Secondo il decreto 2263, l'azienda avrebbe dovuto ritirarsi dal PINO nel novembre 2017. In nessun caso ha rispettato gli impegni presi con l'organo esecutivo.

Solo nel luglio 2018 è stata chiusa l'entrata per nuovi rifiuti. Ciò vuol dire che Comarsa ha smesso di ricevere rifiuti otto mesi dopo la data indicata dal decreto per la chiusura definitiva. Nel piano per ridurre il volume del materiale l'azienda propone di realizzare il biorisanamento, una tecnica di trattamento con composti organici che, a causa delle condizioni climatiche (aridità, venti e inverni freddi), è molto poco efficace nella zona, causando un eccessivo dilatamento del tempo di trattamento.

Nell'aprile 2017, il Ministero nazionale dell'ambiente ha ispezionato il sito e ha registrato numerose irregolarità nel piano di chiusura. Il Sottosegretario all'ambiente ha riferito che diversi funzionari comunali sono coinvolti in molte delle ispezioni effettuate. Nazione, provincia e comune sono stati coinvolti dalla nascita dell'azienda - nel caso della Nazione attraverso il suo principale cliente, la parzialmente statale YPF-, fino alla chiusura dell'impianto PINO.
Sei anni dopo la pubblicazione del decreto 2263 le irregolarità dell'impianto di Comarsa al PINO sono aumentate e peggiorata. Anche se la maggior parte dei quartieri della città nascono dall'insediamento informale della popolazione a causa della mancanza di case, nell'ultimo decennio la speculazione immobiliare associata alle aspettative di crescita di Vaca Muerta ha fatto lievitare i prezzi dei terreni e degli affitti a livelli irraggiungibili per buona parte dei lavoratori, e si moltiplicano i processi di occupazione.

E' questo il contesto in cui, il 2 febbraio 2020, diverse centinaia di famiglie hanno inscenato una delle più grandi occupazioni della storia di Neuquén nota come l'insediamento “Casimiro Gómez”, situato ad un lato di Comarsa con la casa più vicina a meno di 25 metri dalle mura di cinta e dai liquami prodotti dall'impianto. “L'aria è densa, soffocante, l'odore è terribile”, dicono i membri delle famiglie che vivono praticamente attaccati alle mura dell'impianto, mura mezze crollate da cui si possono vedere cumuli di rifiuti. Da parte sua il governo municipale di Neuquén sta sviluppando un piano di lottizzazioni sull'altopiano, il più vicino dei quali si trova a 550 metri dall'impianto. Una situazione che rende ancora più urgente il risanamento ambientale e la chiusura definitiva.

Nel 2016 la provincia aveva ceduto 29 ettari di terreno a Comarsa nella zona conosciuta come Bajada del Mono, a circa 11 chilometri dalla città di Añelo. Nel 2017 l'impresa iniziava a lavorare con la stessa logica messa in atto nell'impianto del PINO: ricevere residui in eccedenza rispetto alla capacità di trattamento.

Già nell'audizione pubblica sullo Studio d'Impatto Ambientale di quell'impianto, nel settembre 2016 l'Observatorio Petrolero Sur avvertì che l'ubicazione non aveva servizi essenziali come gas, elettricità o acqua, servizi fondamentali per un impianto con queste caratteristiche, il che avrebbe ritardato la messa in opera perché l'elaborazione del PINO prevedeva il completamento in pochi mesi, come stabilito nel decreto. Così, la sciatteria della gestione di Comarsa ha dato spettacolo anche in questa occasione con, per esempio, la capacità delle vasche che variava tra 70 e 7000 metri cubi. Lo stesso è successo con altri dati come lo spessore delle geomembrane. Nonostante i dubbi durante l'audizione e i precedenti dell'azienda, lo studio di fattibilità è approvato a tempo di record: ad agosto il governo provinciale le ha ceduto il terreno, a settembre si è svolta l'audizione pubblica, a ottobre si approva lo studio di fattibilità e a novembre il Decreto N°1765 ha autorizzato la costruzione del nuovo impianto. Comarsa ha impiegato solo quattro mesi dal momento in cui ha ottenuto il terreno al momento in cui ha ottenuto il permesso per iniziare i lavori.

Nel dicembre 2020, l'Associazione Argentina degli Avvocati Ambientalisti (AAAA) ha presentato una denuncia penale contro l'azienda, accusandola dei reati di avvelenamento, adulterazione o contaminazione estremamente pericolose per la salute, la terra, l'acqua, l'atmosfera e l'ambiente in generale. L'AAAA ha denunciato anche alcuni funzionari della provincia di Neuquén e responsabili delle imprese operanti nella Conca di Neuquén che generano e sono proprietari dei rifiuti pericolosi stoccati da Comarsa. Secondo la denuncia, l'azienda ha occupato illegalmente terre pubbliche senza autorizzazione provocando un impatto ambientale irreversibile. Inoltre l'Associazione degli avvocati ambientalisti sostiene che le attività illecite sono state rese possibile dall'avallo e dalla protezione del governo. Un altro degli aspetti sottolineati dall'Associazione è l'eccessiva raccolta di rifiuti al di sopra della capacità di smaltimento. Questi e altri punti sono comprovati nelle analisi dei rapporti d'ispezione del Sottosegretariato dell'Ambiente, che sistematizziamo di seguito.


RISULTA DA VERBALE: LO STATO REGISTRA IL DISASTRO E LO AVALLA
 

Occupare per rafforzarsi: Comarsa si prepara a stoccare i rifiuti del fracking

Il 20 gennaio del 2014 gli ispettori G.L. e S.I. si sono recati allo stabilimento del PINO. Hanno riscontrato un'estensione del sito e l'installazione di nove vasche senza l'autorizzazione dell'agenzia di controllo. Non possono provare che il pavimento delle vasche sia stato compattato e trattato sotto le geomembrane. Non ci sono reti per uccelli, quindi molti giacciono morti nel liquido denso.
Si nota una grande differenza nel volume dei rifiuti pericolosi: l'azienda dichiara 5.000 metri cubi, mentre gli ispettori calcolano 34.000 metri cubi, sette volte di più di quanto riportato. C'è solo un forno in funzione, mentre ne stanno istallando un altro senza autorizzazione. La capacità di smaltimento è molto inferiore alla quantità dei rifiuti raccolti.

Data la gravità dei fatti, gli ispettori hanno sollecitato i loro superiori di chiedere all'azienda di fornire spiegazioni sui motivi per cui non hanno dichiarato le vasche, né le quantità di rifiuti pericolosi.
Gli agenti chiedono a Comarsa di realizzare uno studio dell'impatto sul sottosuolo e chiedono che lo stoccaggio sia conforme alle capacità di smaltimento. Il materiale non può essere stoccato per più di 45 giorni e la incaricano a rimuovere il materiale da una zona che hanno chiamato “L”. Già nell'ottobre 2013, S.I. e I.L. avevano scoperto materiale depositato nel terreno grezzo senza alcuna protezione, che poteva quindi infiltrarsi nelle falde acquifere, e avevano segnalato che un forno era in funzione pur non avendo alcun controllo sulle emissioni gassose.

All'epoca il materiale accumulato apparteneva principalmente a Loma Campana, l'area gestita da Chevron e YPF che, per legge, sono responsabili dei rifiuti prodotti. Comarsa ha ampliato di fatto le sue dimensioni su terre pubbliche, senza previa approvazione, al fine di monopolizzare la grande quantità di rifiuti pericolosi generati dalla nuova tecnica di fracking. La terra apparteneva al governo provinciale e comunale.

Attraverso l'ordinanza n. 12912, approvata nel dicembre 2013, il Consiglio Deliberante della città di Neuquén ha autorizzato la vendita di 3,7 ettari per il trattamento e lo smaltimento finale dei rifiuti speciali dell'industria petrolifera. Il prezzo di vendita era di 35 dollari a metro quadre, l'equivalente di un chilo di “yerba mate” (foglie verdi o tostate di un agrifoglio sempreverde, ottimo per infusi, ndt.) . L'azienda è stata registrata dal 2008 presso la Direzione del Commercio della provincia di Neuquén, ma in AFIP ha registrato le attività solo nel 2015. Gli operatori, nel frattempo, quali responsabili dei rifiuti, hanno subappaltato a una società che non è abilitata a fatturare il lavoro. L'ordinanza con cui il comune ha ceduto il terreno ha anche stabilito l'obbligo di riforestare una striscia larga 300 metri intorno alla proprietà per tamponare le emissioni. L'Esecutivo comunale era autorizzato a trasferire la proprietà dell'immobile solo quando avesse verificato il rispetto di questo obbligo. Comarsa non ha mai ottemperato, quindi l'occupazione della terra continua ad essere illegale.

Secondo la Commissione che ha ispezionato Comarsa PINO, nel gennaio 2014 l'impresa occupava 4,78 ettari di terreno che si suppone ceduto dalla Provincia nel 2008. 3,7 ettari corrisponderebbero a quelli ceduti dal Comune dopo la sua occupazione illegale, altri 5,3 ettari di proprietà comunale che non appaiono nell'ordinanza e altri 3,3 ettari di proprietà provinciale. L'azienda riferisce che sta “elaborando i relativi permessi”. Nei verbali successivi non risulta il rilascio dei permessi per l'uso di queste terre. Queste informazioni portano alla conclusione che Comarsa è cresciuta, almeno in gran parte, attraverso l'occupazione illegale di suolo pubblico, mentre svolgeva attività ad alto rischio ambientale e sociale come il trattamento di rifiuti pericolosi.

(2. Continua)

Traduzione di Marina Zenobio


La basura del fracking en Vaca Muerta. Comarsa: contaminación, impunidad y connivencia estatal en el basurero petrolero más grande de la Patagonia

Cecilia Bianco, Fernando Cabrera Christiansen, Esteban Martine, Martín Álvarez Mullally.
La Izquierda Diario, Taller Ecologista, Observatorio Petrolero Sur
Neuquén, Argentina. Junio 2021 - 36 pp.

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NOTE:

1- Secondo l'azienda e seguendo le categorie del decreto 2263, il forno pirolitico può incenerire: Y1 Rifiuti derivanti dalla produzione e preparazione di prodotti farmaceutici, Y2 Rifiuti di medicinali e prodotti farmaceutici per la salute umana e animale, Y12 Cartucce di stampanti e toner, Y15 Contenitori con residui di idrocarburi, Y17 Contenitori con residui di prodotti chimici, Y18 Filtri con idrocarburi, Y22 Fanghi da bacini API, Y24 Prodotti chimici, Y25 Solidi condizionati (materiale assorbente).

2- Il forno a desorbimento termico può trattare miscele di Y10 sabbia da fratturazione, Y13 tagli di perforazione a base d'acqua, Y14 tagli di perforazione a base d'olio, Y19 fondi di serbatoio, Y20 liquami di perforazione, Y21 liquami di vasca API, Y28 terreni contaminati da idrocarburi, Y28 terreni contaminati da idrocarburi e Y28 terreni contaminati da petrolio.

3- Secondo il verbale della seduta del 5/12/2013, l'ordinanza 12.912/13 è stata approvata all'unanimità. I membri del consiglio presenti erano: Acuña, Luis (MPN), Baggio, Francisco (UNE), Buffolo, Marta Graciela (NCN-UCR), Contardi, Luis Gastón (NCN-UCR), Dutto, Juan José (CC-ARI), Guillem, Anai (CC-ARI), Haspert Cristián Uriel (NCN-UCR), Jalil, Luis (MPN), Kogan, Ariel (FpV), Lamarca, Mercedes (Libres del Sur), Llancafilo, Osvaldo (MPN) López, Leandro (NCN-PRO), Mansilla, Mariano (UNE), Martinez, Dario (FpV), Neculqueo, Valeria (NCN-UCR), Prezzoli, Juan (MPN), Righetti, Hugo (MPN), Rioseco Teresa (FpV).

 

22 giugno 2021 (pubblicato qui il 30 giugno 2021)