La monocoltura della palma da olio nel comune di Ixcán, Guatemala: una storia di espropriazione e inganno

di Herbert Sandoval - Movimento Sociale Interculturale del Popolo di Ixcán, Guatemala

La palma da olio non è una coltura tradizionale in Guatemala. Quando le aziende produttrici di palme sono arrivate nel comune di Ixcán, nel dipartimento di Quiché o nelle cosiddette terre basse del Nord, non hanno cominciato a sfrattare la gente per seminare palma, ma lo hanno fatto in maniera più strategica. Diciamo che quello che fanno è un'esproprio sistematico.

Tradizionalmente, le popolazioni indigene del Guatemala gestiscono la terra collettivamente. Non c'è un padrone, non c'è un proprietario. Già negli anni '60 esistevano piani di "sviluppo", tra cui la centrale idroelettrica di Xalalá, l'esplorazione e lo sfruttamento del petrolio nonché la palma da olio. Hanno costruito un'autostrada che hanno chiamato Franja Transversal del Norte per poter trasportare i loro prodotti. Il municipio di Ixcán (creato solo nel 1985) è stato uno dei più colpiti dal conflitto armato interno (1960-1996) e dove i movimenti di guerriglia si sono radicati meglio, considerando che era una zona completamente boscosa. L'intenzione era quella di combattere tutte le ingiustizie del sistema politico, e per questo molti dei nostri nonni e persino genitori avevano imbracciato le armi. Durante il culmine del conflitto, diverse compagnie hanno dovuto ritirarsi a causa delle pressioni del movimento guerrigliero. Tuttavia, dopo gli accordi di pace del 1996, è ricominciata la strategia di espropriare sistematicamente la popolazione.

Dei 12 accordi di pace, l'Accordo sugli aspetti socioeconomici e la situazione agraria è stato fondamentale. In questo, i gruppi guerriglieri, raggruppati in alleanza - perché erano 4 gruppi e alla fine si organizzarono in un'unica organizzazione -, insieme ad altri settori come la Chiesa cattolica e i gruppi di osservazione internazionale, proposero una giusta distribuzione del territorio, per rompere con il sistema dei 'mozos' (peones) e dei padroni. Lo Stato del Guatemala in quell'accordo si impegnò a creare meccanismi affinché i popoli avessero accesso alla terra, creando il Fondo delle Terre o la Segreteria delle questioni agrarie. Ma dal 2001-2002 in poi, lo Stato del Guatemala, attraverso il Fondo delle Terre ha iniziato a promuovere la registrazione privata della terra. Cioè, che ogni persona avesse un documento che garantisse la proprietà individuale, non collettiva. Questo ignorava il modo con cui i popoli indigeni avevano fino a quel momento esercitato l'amministrazione delle loro terre. Questo processo durò, in alcuni casi di comunità, tra i 6 e i 7 anni. Il Comune di Ixcán fu uno dei primi ad eseguire gli atti di proprietà privata delle terre. Là ci sono circa 30 comunità, 12 delle quali danneggiate dalla palma.

Casualmente, 3 anni dopo, il governo di Álvaro Colom concesse la possibilità che altre società potessero maneggiare finanziamenti e offrire crediti agricoli alle comunità. Molte comunità caddero nella trappola. Decisero di accettare e, alla consegna degli atti di proprietà dicevano loro: "Sei già proprietario, ora se vuoi puoi vendere, puoi ottenere un prestito e impegnando il tuo terreno a garanzia". Molti scelsero di ricevere crediti agricoli. Tra il 2008 e il 2009, nel comune di Ixcán saltarono fuori 17 società che offrivano crediti agricoli. Approfittarono del contesto denso di bisogni e di esigenze del periodo post-bellico. Il meccanismo prevedeva che le persone potessero impegnare gli atti di proprietà delle loro terre per ottenere i prestiti. La questione è che questo municipio si trova sotto il livello del mare, e quasi ogni anno ci sono inondazioni con la conseguente perdita dei raccolti. Ovviamente, in questi casi, le persone non poterono pagare le quote dei crediti. In molti casi, passarono due o tre anni in cui furono esentati. Quando poi cominciarono a domandare riguardo ai crediti, dissero loro: "Ma non vi preoccupate: l'impresa di coltivazione della palma ha già pagato il vostro debito: ora hanno gli atti di proprietà e loro sono i nuovi padroni". In altri casi, le persone offrirono la loro terra ai 'coyotes', i prestanome dell'impresa, che arrivavano offrendosi di acquistare terreni per presumibilmente piantare mais. È così che l'azienda Palmas del Ixcán riuscì ad accaparrarsi molto terreno.

Un altro caso che mette in luce la tattica dell'impresa fu quello delle due persone che avevano deciso di vendere i loro terreni all'impresa stessa. Non sapendo né leggere né scrivere ed essendo la loro lingua il q'eqchí, la società chiese loro due testimoni che potessero avallare il documento di vendita. Portarono quindi 4 persone nella zona 10 di Città del Guatemala, la zona più esclusiva, e lì produssero 4 documenti di compravendita. Le persone che stavano firmando come testimoni, in realtà stavano firmando la consegna delle loro terre all'impresa. Uno degli interpreti da q'eqchí allo spagnolo, se ne accorse e sporse denuncia contro l'impresa e il notaio che aveva promosso questa situazione.

Un'altra tattica è comprare da qualcuno che si trova - ad esempio - all'entrata dell'area di coltivazione, e poi quella successiva, e se questo non vuole, comprano da quello che è più avanti. Per cui, chi sta nel mezzo, per accedere deve passare per le piantagioni intorno alla sua area, e questo gli impedisce di lavorare liberamente e quindi è costretto a vendere. Oppure si rivolgono alle autorità locali affinché ese stesse diventino 'coyotes' o prestanome delle compagnie per ottenere gli appezzamenti di terra. Insomma, ci sono diverse strategie. Ecco perché la chiamiamo espropriazione sistematica.


Impatti, violenza e precarietà

Ciò che ha generato una maggiore consapevolezza sui molteplici impatti della monocoltura di palma è l'inquinamento e la scarsità d'acqua. Ciò ha reso le comunità consapevoli degli altri impatti e ha forgiato la resistenza che attualmente esiste tra le comunità. Questa era una regione che spesso ha subito inondazioni, ma dal 2018 la regione è stata una delle più colpite dalla siccità, lasciando la gente senza raccolti. È già chiaro che maggiore sarà la distruzione della diversità, maggiore sarà l'impatto che la siccità avrà sui territori.

Ora, nelle zone più basse, dove c'è ancora troppa acqua, l'azienda fa come dei fossati per drenare l'acqua. Sono quei fossi che portano ai fiumi la contaminazione degli scarti chimici. Nel Municipio di Ixcán non c'è estrattore di olio di palma. Raccolgono solo il frutto e lo trasferiscono nel Comune di Chisec, dall'altra parte del fiume, dove il frutto viene macinato per estrarre l'olio. Tutti i rifiuti di questo processo vanno direttamente, senza alcun tipo di trattamento, al fiume Chixoy (o fiume Negro), uno dei fiumi più grandi del paese. I residui del frutto, quello che viene chiamato il rachide, genera mosche infestanti che entrano nelle case; sono nel cibo, nei vestiti, ovunque e, quindi, trasmettono malattie, principalmente malattie dello stomaco nei bambini. La quantità di rifiuti è così grande che la piaga delle mosche raggiunge il Comune di Ixcán.

Nel caso della comunità di Sonora, il Ministero Pubblico del Guatemala ha indagato, a seguito di un'indagine del Ministero della Salute del 2018, sulle sostanze chimiche presenti nel fiume Sonora. All'inizio del 2021 sono usciti i risultati ed è stata verificata la presenza di prodotti chimici. Tutti legati a La Palma e alla compagnia Palmas del Ixcán. Il caso è andato in tribunale. Successivamente la società ha sporto denuncia alle autorità comunitarie per usurpazione aggravata e detenzione illegale. L'azienda voleva continuare a lavorare sulla terra della comunità e la comunità li ha allontanati da lì. La società sostiene che la comunità sta cercando di portargli via le sue terre, tuttavia non ha presentato la documentazione che la accrediti come proprietaria di quelle terre.

Quindi, non c'è più acqua, non c'è più materia organica nella terra, non si verifica più il processo naturale dell'acqua, che sarebbe quello di salire in vapore e tornare in liquido. Tutta l'acqua viene filtrata e i pozzi artigianali da cui si attinge l'acqua per il consumo si prosciugano. Le donne ora camminano fino a due o tre ore per andare a prendere l'acqua pulita in altre comunità, alcune addirittura attraversano il confine con il Messico. Sono situazioni molto forti.

Dall'altro c'è la criminalizzazione delle autorità comunitarie e la cooptazione. C'è il fatto che le aziende si impadroniscono delle strade comunitarie. C'è la cooptazione dei leader in qualsiasi forma, al fine di generare conflitto nella comunità. E le aziende sono brave nel marketing e nel rendere invisibile tutto ciò che la comunità dice. L'olio di palma è ecologico, dicono le aziende ogni giorno, nonostante le testimonmianze da parte delle comunità.

Un esempio di tattiche di marketing è lo sfruttamento del lavoro. L'azienda Palmas del Ixcán sostiene che sta pagando molto bene i suoi lavoratori perché il salario minimo per il lavoro agricolo, secondo la legge guatemalteca, sarebbe più o meno tra i 79 e gli 86 quetzales, e l'azienda paga 98 quetzales al giorno (più o meno 13 dollari). Ma l'azienda non parla mai della mole di lavoro. Per il lavoro di pulizia intorno alle piante, la quota che viene assegnata è di 250 piante al giorno. Ciò significa che guadagnerebbero circa 48 centesimi per ogni pianta. È lo stesso importo che pagavano ai loro nonni quando i tedeschi gli portarono via le terre per coltivare il caffè cento anni fa. Se non assolvono il compito, non vengono pagati. Il giorno successivo devono completare le quote di lavoro del giorno e completare quelle del giorno precedente. Inoltre, non hanno quasi mai contratti e quindi non hanno quasi nessuna garanzia in materia di diritto del lavoro.1

I nonni qui sono molto saggi. Dicono: “Non puoi avere due cuori. Un cuore in azienda e un altro nella comunità non è possibile. O sei con la comunità o sei con l'azienda. Semplicemente. Non ce ne sono due".


Certificazione RSPO 2

L'azienda Palmas del Ixcán afferma di essere certificata in tutto. Siamo consapevoli che l'azienda è certificata RSPO per il prodotto, ma non ci siamo nemmeno resi conto in che momento ha ottenuto la certificazione. Le comunità non hanno idea di tutto ciò che accade a quel livello, né hanno informazioni su cosa comporti la certificazione.

Abbiamo presentato una denuncia alla RSPO e abbiamo partecipato a un meccanismo di interrogazione dell'entità, ma questo riguardava le nuove piantagioni della società e non la produzione e le  piantagioni già esistenti.

Quando abbiamo accompagnato le comunità con le richieste dell'azienda sulle nuove piantagioni, sono successe alcune cose assai brutte. Il documento di consultazione menzionava una prima visita già effettuata alle comunità nel maggio 2019 e si affermava che sei comunità di Ixcán nell'area della piantagione avevano già accettato le nuove piantagioni. Palmas del Ixcán aveva ingaggiato la società IBD Certificaciones per presumibilmente fare consultazioni con le comunità. Tuttavia, quando abbiamo parlato con le comunità, ci hanno detto che non ne sapevano nulla. In altre parole, non era vero che avevano visitato le comunità.

A tempo debito abbiamo inviato memoriali alla RSPO spiegando questo. Quindi una persona di IBD ci ha contattato per avere un incontro. Volevano avere un incontro con ogni comunità separatamente. Ma noi, da parte nostra, abbiamo consultato le comunità ed è stato deciso che l'incontro doveva essere con tutte le comunità riunite, non separatamente, perché non sapevamo che tipo di strategie avessero potuto usare per manipolare. IBD ha accettato e gli abbiamo chiesto di venire a fargli conoscere l'intera situazione. Durante l'incontro, la persona ha affermato di non avere informazioni su ciò che stava accadendo con l'azienda di palma. Ma quando ci ha detto il suo nome ci siamo resi conto che era la stessa persona che aveva firmato il precedente verbale, ovverosia il rapporto che le comunità consideravano falso. Nonostante ciò, è stato fatto un memoriale con i verbali delle assemblee, indicando che era falso quanto detto nel verbale, che è stato consegnato a lui stesso ed è stato inviato alla RSPO e diffuso tra i mezzi di comunicazione alternativi.

Tuttavia, la raccomandazione della RSPO era che l'azienda si rivolgesse alle comunità per cercare di convincerle. Non c'era altro modo di interpretare la sua risposta. Nel dicembre 2019, Palmas del Ixcán scrisse al Movimiento Social Intercultural del Pueblo de Ixcán chiedendo un incontro. Ovviamente non andammo a tale incontro. L'azienda doveva comunicare e incontrarsi con le comunità, non con noi. Dopo ci sono state altre proposte di dialogo, che abbiamo trasmesso alle comunità, visto che non erano state invitate, le quali risposero di non essere d'accordo ad andare.

Questa è stata la scusa perfetta affinché RSPO accettasse la certificazione. Quando in seguito abbiamo criticato RSPO per aver certificato Palmas del Ixcán, la risposta è stata che l'azienda aveva tentato il dialogo con le comunità e che queste avevano rifiutato.

Nel 2019 abbiamo diffuso il documento “La RSPO è una farsa”3, perché riteniamo che lo scopo della RSPO sia che si impianti palma ad ogni costo e che l'obiettivo reale della ricerca di dialogo con le comunità, sia quello di cercare di continuare a farlo.

La RSPO in risposta ci scrive nuovamente tramite il suo rappresentante Francisco Naranjo (Direttore della RSPO per l'America Latina), per comunicarci che la certificazione era già un fatto.
Francisco Naranjo non conosce le comunità. Come si dice in Guatemala, “le pela” - gli rimbalza - ciò che stanno vivendo le comunità, per cui le comunità non obbediranno di certo a una certificazione.

Le comunità hanno deciso che sulle loro terre non è più consentito piantare palme. Sei comunità erano in fase di certificazione per nuove piantagioni. Di tutto ciò, cinque comunità sono già informate degli impatti, ma non sono tutte. Una comunità ha autorizzato la semina.
 

Programma per i piccoli produttori: "palmeros indipendenti"

Siamo rimasti molto sorpresi dall'accordo del 2019 tra Palma del Ixcán con la statunitense Cargill e con la ONG olandese Solidaridad. Ci aveva stupito molto che, in un momento così forte per noi, proprio quando stavamo facendo le ricerche per vedere cosa sarebbe stato presentato alla RSPO, i media aziendali riportarono questo accordo come una grande notizia.

Già si stava preparando questo processo chiamato "i palmeros indipendenti", che poi di indipendente non hanno nulla. Chi stabilisce i prezzi e tutte le condizioni è l'azienda e non può essere venduta ad altra azienda che non siano loro. Presumibilmente il sostegno che queste famiglie hanno ricevuto è in termini di formazione tecnica sulla raccolta e la gestione delle palme. Ma non si può dimenticare che la stessa siccità che è stata generata dalla palma ha colpito la palma stessa. Negli ultimi due anni, la produzione di palma è stata molto inferiore rispetto agli anni precedenti. C'è stata quindi molta pressione sui “palmeros indipendenti”: devono produrre la stessa quantità di palma che dice il contratto, a prescindere dal resto.

A Ixcán ci sarebbero più di 100 "palmeros indipendenti" e ad ognuno di loro è stata data una coppia di capre per aiutarla a mangiare le erbacce sotto le palme. In pratica, questi cosiddetti “palmeros indipendenti” sono la base di appoggio dell'azienda. Quando le comunità in resistenza denunciano pubblicamente la RSPO o altri, i “palmeros indipendenti” sono quelli che danno la possibilità di dare informazioni diverse da quelle raccontate dalle comunità.

A parte il fatto che ci sono molti dubbi tra le comunità, coloro che veramente non stanno accettando la coltivazione della palma con questo metodo sono le donne. In molte famiglie gli uomini accettano di essere “palmeros indipendenti” e sono le donne che si stanno opponendo, quelle che dicono: “No, non in questa famiglia, la nostra terra non è per questa roba”. C'è già abbastanza consapevolezza e organizzazione tra le donne. Loro sono state quelle in prima linea, nelle comunità che hanno iniziato la resistenza contro la palma, sia contro l'azienda che contro i "palmeros indipendenti". Vivono sulla loro pelle il problema della scarsità e della contaminazione dell'acqua.
 

Resistenza

Lo Stato del Guatemala è fortemente criticato dalla popolazione. Per quanta volontà si avesse e anche se fossero state fatte indagini o presentate denunce contro le compagnie di palma, quale istituzione dello Stato avrebbe osato dare seguito a una denuncia contro le compagnie di palma? All'interno del CACIF (confindustria guatemalteca, NdT), che è composto dai vertici dell'imprenditoria guatemalteca, le aziende di palma sono dentro la Camera dell'Agro, quella integrata da miliardari, quella che ha più influenza delle altre camere. È piuttosto complessa e piena di corruzione. Per cui le comunità si scoraggiano e - in molti casi - neanche si presentano denunce. La resistenza quindi si concentra  sui territori.

I residenti di La Sonora, dove è stata presentata la denuncia per inquinamento idrico, hanno deciso di respingere la proposta di sviluppo dell'azienda di palma in un incontro tenutosi nel giugno 2019 e si sono dissociati da tutto ciò che la riguardava. Hanno sottolineato che tutto ciò che hanno costruito nella comunità è stato con le proprie risorse e il prodotto del loro lavoro. Lo hanno anche registrato in un atto ufficiale e si è stabilito di sollecitare il ritiro dell'impresa Palmas del Ixcán dai loro territori.

Due anni fa, la comunità del Prado aveva deciso che non avrebbe più permesso di piantare palme nelle proprie terre. Nel luglio 2021, quando è arrivata l'azienda, la comunità ha fermato i camion che trasportavano le piante e li ha costretti a tornare indietro e a non piantare palme lì. La società ha depositato una richiesta ufficiale d'invalidità alla Camera d'Appello contro la decisione comunitaria.

Le comunità del Comune di Ixcán, come in tutto il Guatemala, hanno il diritto di decidere cosa seminare e cosa non seminare sulle loro terre.


NOTE:

1) Denuncian explotación laboral en la empresa palmera, La Masa, marzo 2020, https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2745838992151798&id=420515274684193 
2) Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) è un'iniziativa globale multi-stakeholder sui prodotti di palma da olio sostenibili. I membri della RSPO sono aziende, produttori e commercianti di prodotti di palma da olio, ONG ambientali e sociali dei molti paesi che producono o utilizzano i prodotti con olio di palma. L'obiettivo principale della RSPO sarebbe di "promuovere la crescita e l'uso dell'olio di palma sostenibile attraverso la cooperazione all'interno della filiera e un dialogo aperto tra le parti interessate".
3) Movimiento de Comunidades en Defensa del agua Q'ana Ch'och' y el Movimiento Social Intercultural del Pueblo de Ixcán, octubre 2020, https://www.facebook.com/104416791202155/posts/191632732480560/ 


Resistencia frente a las múltiples tácticas para expandir los monocultivos
Boletín WRM 257 - Movimiento Mundial por los Bosques Tropicales
Julio / Agosto 2021

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05 ottobre 2021 (pubblicato qui il 08 ottobre 2021)