*** Film-documentario/ARGENTINA ***

Quanto è perforata la mia valle

di Gastón Bejas, Martín Álvarez Mullally, Natalia Gelós, Nico Perrupato

"Qué Perforada Está Mi Valle", è un documentario il cui titolo richiama ironicamente il cult movie diretto da John Ford “How Green Was My Valley”. Il documentario è prodotto dal Observatorio Petrolero Sur [OPSur] e dalla rivista Crisis, e narra lo scontro tra la storica produzione frutticola dell'Alta Valle del Río Negro e l'inarrestabile espansione del fracking nel bacino di Vaca Muerta a Neuquén, in Argentina.
Il film descrive come la rapida espansione dell'industria petrolifera stia invadendo l'Alta Valle del Río Negro e del Neuquén, affrontando la crisi che sta colpendo il modello produttivo frutticolo, che ha sostenuto l'economia regionale per oltre un secolo. Attraverso le testimonianze di figure chiave ed esperti, rivela come i fiumi Limay e Neuquén vengano colpiti e come le terre fertili si stiano trasformando in siti di trivellazione e aree di sfollamento per le piccole comunità agricole.

Qué Perforada Está Mi Valle

Regia: Gastón Bejas, Martín Álvarez Mullally, Natalia Gelós, Nico Perrupato
Documentario prodotto da OPSur (Observatorio Petrolero Sur) e Crisis Magazine
2026 - 61 min.

Trailer:




Nella Patagonia settentrionale si trova il sistema idrografico più importante dell'Argentina. I fiumi Limay e Neuquén convergono per formare il Rio Negro, che trasporta acqua che irriga una vasta valle storicamente dedicata alla produzione di frutta. In questa regione verde e fertile, il fracking avanza da oltre un decennio. In un mondo in cui il futuro richiederà cibo fresco e acqua, la corsa agli idrocarburi sembra limitare queste possibilità. Il modo in cui verrà definito questo equilibrio di potere fa parte di una discussione più ampia sul futuro delle nostre regioni vitali su scala globale. Abbiamo parlato con ricercatori, scienziati, funzionari governativi, rappresentanti delle comunità indigene, produttori agricoli e lavoratori che hanno condiviso le loro vivide esperienze di un dibattito che, per ora, lascia molti interrogativi senza risposta.

Questo documentario affronta un dilemma: un'area di valle fertile con acqua di qualità eccezionalmente elevata vede l'arrivo del fracking come una soluzione produttiva per un paese in crisi. Questa attività estrattiva mette in discussione il modello tradizionale di frutticoltura e i nuovi approcci agroecologici. Ciò crea un conflitto tra chi investe nel settore degli idrocarburi e chi si oppone e insiste sulla produzione alimentare. Alla base di tutto ciò c'è il dibattito sull'uso dell'acqua e sull'impatto sociale e ambientale del fracking sulle comunità che vivono nella zona.
 


   Intervista al regista Martín Álvarez Mullally                       


Il documentario mette in luce la forte sovrapposizione tra l'industria estrattiva e le zone agricole tradizionali, in particolare intorno alle città di Añelo, Centenario e San Patricio del Chañar nella provincia di Neuquén. Evidenzia le seguenti problematiche locali:

- Conflitto con l'attività agricola: le operazioni di fracking stanno invadendo direttamente i frutteti storicamente famosi per la produzione delle rinomate mele e pere della regione.

- Scarsità d'acqua: il processo richiede enormi quantità d'acqua in una regione già colpita da una grave siccità e in competizione con l'agricoltura per le risorse limitate.

- Pressione ambientale e sociale: l'afflusso di migliaia di pozzi e il traffico industriale intenso mettono a dura prova le infrastrutture della comunità, sconvolgono gli stili di vita locali e minacciano la salute del suolo.

Attraverso le testimonianze di specialisti e protagonisti – tra cui Javier Grosso, Belén Álvaro e rappresentanti delle comunità indigene – l'opera ritrae una regione in cui il costo della vita sta diventando sempre più insostenibile per chi non lavora nel settore estrattivo, mentre sono in aumento i terremoti indotti e i conflitti per l'acqua. Lungi dall'offrire risposte definitive, l'opera mette in luce una controversia ancora aperta, in cui gli interessi estrattivi coesistono – e si scontrano – con le forme storiche di vita e di produzione.

La valle irrigata dal fiume Negro, tradizionalmente associata alla produzione frutticola, si presenta dunque come un territorio in trasformazione. L'espansione delle attività legate agli idrocarburi negli ultimi decenni non solo riconfigura il paesaggio, ma anche le economie regionali e le relazioni sociali. Il "progresso" promesso dall'industria convive con crescenti incertezze sulla sostenibilità ambientale e sull'accesso a beni comuni come l'acqua.
 

“Quanto è perforata la mia valle” si inserisce in una tradizione di documentari politici che cercano di intervenire in dibattiti urgenti. In questo caso, lo fa ponendo una domanda tanto concreta quanto scomoda: in un mondo che richiederà sempre più cibo e acqua, ha senso continuare a sfruttare un modello basato sull'estrazione intensiva di idrocarburi?
 

* Traduzione di Giorgio Tinelli per Ecor.Network


 

26 luglio 2026 (pubblicato qui il 26 luglio 2026)