*** Segnalazione ***

Criminalizzazione e repressione delle proteste climatiche e ambientali

di Oscar Berglund, Tie Franco Brotto, Christina Pantazis, Chris Rossdale, Roxana Pessoa Cavalcanti


Criminalisation and repression of climate and environmental protests
di Oscar Berglund, Tie Franco Brotto, Christina Pantazis, Chris Rossdale, Roxana Pessoa Cavalcanti
Bristol University, Dicembre 2024 - 30 pp.

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La criminalizzazione e la repressione degli attivisti per il clima e l’ambiente stanno suscitando una crescente attenzione. Nel 2021, in occasione della riunione delle Parti della Convenzione di Aarhus a Ginevra, è stato istituito il mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente. La criminalizzazione e la repressione delle proteste per il clima e l’ambiente sono questioni problematiche per almeno due ragioni principali.

In primo luogo, essa concentra la politica statale sulla punizione del dissenso contro l'inazione in materia di cambiamenti climatici e ambientali, invece di intraprendere azioni adeguate su tali questioni. Criminalizzando e reprimendo gli attivisti per il clima e l'ambiente, gli Stati li depoliticizzano. In secondo luogo, si tratta di azioni autoritarie che non sono coerenti con gli ideali di società civili vivaci nelle democrazie liberali [… ma con la pratica delle “democrazie” liberali purtroppo sì, e non da ora. NdR].

Distinguiamo tra protesta ambientale e protesta per il clima, pur riconoscendo che molti attivisti si impegnano in entrambi le tipologie. Le proteste ambientali mirano a fermare specifici progetti distruttivi per l'ambiente. Queste sono più comunemente contro l'esplorazione e l'estrazione di combustibili fossili, la deforestazione, la costruzione di dighe o l'estrazione mineraria. Le proteste per il clima sono spesso più urbane nella loro geografia e tendono ad assumere rivendicazioni politiche più ampie.

Lo studio cerca di rispondere alle seguenti domande:

1. Quali sono le dinamiche di criminalizzazione e repressione delle proteste per il clima e l'ambiente a livello mondiale?
2. Quali nuove leggi e poteri sono stati introdotti e/o utilizzati?

I risultati si basano principalmente sui dati forniti dall'Armed Conflict Location & Event Data (ACLED) e da Global Witness.
Analizziamo i dati quantitativi relativi alla repressione e alla criminalizzazione a livello globale, e esaminiamo più da vicino le tendenze e le nuove leggi in vigore in un gruppo ristretto di 14 paesi situati in diverse parti del mondo: Australia, Brasile, Francia, Germania, India, Norvegia, Perù, Filippine, Russia, Sud africa, Turchia, Uganda, Regno Unito, Stati Uniti.
 

Meccanismi di criminalizzazione e repressione

Abbiamo individuato quattro grandi tipologie di meccanismi attraverso le quali le proteste per il clima e l’ambiente vengono criminalizzate e represse:

• Vengono introdotte leggi anti-protesta. Queste possono criminalizzare i gruppi, introdurre nuovi reati, inasprire le pene per reati già esistenti, ampliare i poteri della polizia per limitare le proteste e garantire l’impunità alle forze dell’ordine quando causano danni agli attivisti nel corso dell’intervento di polizia durante le proteste.
• La protesta viene criminalizzata attraverso l’azione penale e i tribunali. Ciò comporta l’uso della legislazione esistente, comprese le leggi antiterrorismo o contro la criminalità organizzata, con il nuovo scopo di frenare le proteste climatiche e ambientali. Ciò comporta la depoliticizzazione delle proteste climatiche nei tribunali, il divieto di menzionare il cambiamento climatico o il danno ambientale nei procedimenti giudiziari, o comunque la modifica dei processi giudiziari al fine di ridurre la possibilità che gli attivisti vengano dichiarati non colpevoli.
• Le proteste climatiche e ambientali vengono criminalizzate attraverso l’attività di polizia, svolta da attori statali (polizia, esercito) e non statali (sicurezza privata, compagnie militari private, criminalità organizzata). Ciò include impedire lo svolgimento delle proteste, fermi e perquisizioni, arresti, violenza fisica, infiltrazione nei movimenti, minacce e intimidazioni.
• In alcuni paesi sono frequenti gli omicidi e le sparizioni di attivisti. Questi episodi sono per molti versi una continuazione dell’attività di polizia, poiché sono perpetrati dagli stessi attori e spesso fanno seguito a minacce di morte e ad altre forme di intimidazione.
 

                                                                                            Tipologie di protesta e di reazione 2012-2023
                                                                      
                                                                                              Le proteste per il clima e l'ambiente in percentuale sul totale delle proteste e le tipologie di risposta.
                                                                                              Fonte: i dati sulle proteste per il clima e l'ambiente e sulle tipologie di risposta sono stati ottenuti tramite ACLED.
                                                                                              I dati separati sugli omicidi in termini assoluti sono stati ottenuti da Global Witness.

 

Tendenze di rilievo

• Gli omicidi e le sparizioni di attivisti ambientali sono frequenti in molti paesi. Tra il 2012 e il 2023 si sono registrati oltre 2.000 omicidi di difensori dell’ambiente. Di questi, 401 casi sono stati segnalati in Brasile, 298 nelle Filippine, 86 in India e 58 in Perù.
• La violenza da parte delle forze dell’ordine è un fenomeno comune: in media, a livello internazionale, il 3% delle proteste per il clima e l’ambiente subisce violenze da parte della polizia. In alcuni paesi la percentuale è molto più alta, come in Perù, dove raggiunge il 6,5%.
• L’arresto è una risposta comune: il 20% di tutte le proteste per il clima e l’ambiente in Australia e il 17% nel Regno Unito comportano arresti. La media internazionale è del 6,3%.
• Dal 2019, nei 14 paesi esaminati in dettaglio per lo studio sono state introdotte 22 nuove leggi volte a limitare la capacità delle persone di protestare. Ciò serve spesso a minare la legislazione e le convenzioni esistenti in materia di diritti umani e civili, compresa la Convenzione di Aarhus.
• La legislazione destinata a essere utilizzata contro la criminalità organizzata è stata impiegata contro gli attivisti per il clima e l’ambiente in paesi come Germania, Stati Uniti e Spagna. • La legislazione antiterrorismo viene spesso utilizzata contro attivisti climatici e ambientali non violenti. Esempi recenti includono la Francia e le Filippine.
• I manifestanti non violenti vengono condannati a lunghe pene detentive volte a fungere da deterrente per i futuri attivisti, come i cinque attivisti britannici condannati a pene detentive da 4 a 5 anni nel luglio 2024 [e confermate in appello, NdR].

→ QUI l’originale in  inglese.
Traduzione di Ecor.Network.


 

18 aprile 2026 (pubblicato qui il 21 aprile 2026)