Il progetto idroelettrico INGA 3 è un disastro imminente

di Nation Nyoka

Il progetto proposto nella Repubblica Democratica del Congo è destinato a creare comunità più povere e delocalizzate, ad uso e consumo degli interessi del capitale privato e dell'élite politica.
È passato un mese (*) da quando almeno 26 commercianti e clienti sono stati uccisi per elettrocuzione al mercato alimentare Matadi-Kibala di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), quando un cavo di alimentazione ad alta tensione si è spezzato e la sua estremità è atterrata in un fosso pieno d'acqua.
Per molti attivisti congolesi, l'ironia di questa tragedia è che le persone che sono state uccise, per lo più donne povere dedite al piccolo commercio, era improbabile che avessero l'elettricità a casa - e il mercato stesso non è connesso alla rete elettrica.

"La gente vede le linee elettriche sopra di sé, ma non ha accesso a quella elettricità. Non è giusto che queste persone muoiano di elettricità nonostante non ce l'abbiano nelle loro case", ha detto Kambale Musavuli, attivista per i diritti umani e analista presso il Center for Research on the Congo-Kinshasa, che ha sede a Kinshasa e negli Stati Uniti.

Nonostante l'enorme potenziale idroelettrico nella RDC, l'Agenzia internazionale dell'energia stima che la stragrande maggioranza dei congolesi - almeno 79 milioni di persone su una popolazione di circa 90 milioni - non abbia accesso all'elettricità. I suoi due impianti idroelettrici sul fiume Congo, Inga 1 e 2, operano ben al di sotto della capacità perché sono caduti in rovina. Costruiti rispettivamente nel 1972 e nel 1982, la loro costruzione ha lasciato il governo impantanato nel debito e le comunità sfollate non sono state compensate né beneficiano dell'elettricità generata.
Il governo ha annunciato il progetto idroelettrico Inga 3 nel 2004. Situato sul fiume Congo a sud-ovest della capitale, è la prima fase del progetto Grand Inga, un tentativo di costruire la più grande diga idroelettrica del mondo nella RDC, superando la diga delle Tre Gole in Cina. Inga 3, tuttavia, non ha mai veramente decollato a causa del fallimento nell'attrarre investimenti a lungo termine, dei ritardi nei progetti, della corruzione e instabilità politica.

Ad oggi, vi sono scarse prove di un coinvolgimento significativo delle 38.000 persone che si stima saranno interessate, a monte e a valle, dalla costruzione della diga di Inga 3.
Il Tribunale Permanente dei Popoli, che ha tenuto audizioni pubbliche sulle multinazionali in Africa meridionale nel 2018, ha ascoltato le testimonianze delle comunità colpite dal progetto Inga. Ha detto che gli sfollati sono stati intrappolati in una condizione di "povertà indotta dallo sviluppo" e ha notato "la falsificazione delle relazioni tra stati e società transnazionali, che consiste nel favorire lo sfruttamento delle risorse naturali a scapito delle comunità colpite".

Brian Kamanzi, un ingegnere [sudafricano] esperto nelle energie rinnovabili e ricercatore indipendente, dice che nessuno dei cosiddetti progetti di sviluppo che hanno avuto luogo è emerso da processi democratici in cui le aziende si impegnassero a fornire, a prezzi accessibili, elettricità affidabile per i congolesi. La maggior parte di questo sviluppo è stato unilaterale e principalmente a favore di interessi privati, come quelli delle società minerarie, che possono anche sfruttare i progressi della tecnologia.
"Possono costruire piccoli impianti vicino alle loro miniere. Non devono necessariamente investire in infrastrutture nazionali per poter gestire le loro operazioni. Non devono investire in progetti che portano anche alla costruzione di una nazione", ha detto Kamanzi.

 

I veri beneficiari

Il suo punto di vista è ripreso dall’organizzazione no-profit International Rivers Network (IRN), che da anni si oppone al progetto, notando che la linea di trasmissione di 1.770 km da Inga alle miniere di rame nella provincia del Katanga della RDC bypassa "quasi ogni città e comunità sottostante".
Sottolinea inoltre che i beneficiari di Inga 3 non sarebbero i residenti locali, ma grandi miniere nel paese, nonché centri industriali e urbani in Sudafrica, che si è impegnato a finanziare e trarne energia elettrica.

Kamanzi aggiunge che il Sudafrica ha investimenti in molti settori della RDC, tra cui gli interessi minerari, che trarrebbero beneficio da una fornitura di energia stabile.
Ha detto: "Siamo uno dei principali punti di riferimento storicamente interessati a dare inizio al progetto Grand Inga per realizzare il suo pieno potenziale, perché magnificherebbe il progetto storico del complesso minerario-energetico”.
Questo complesso, ha aggiunto, non è mai stato solo un progetto sudafricano. "Ha utilizzato manodopera e risorse fisiche provenienti da tutta l'Africa meridionale per l'estrazione e poi per l'esportazione a basso costo verso i centri imperiali."

Uno di questi progetti è stata la centrale idroelettrica di Cahora Bassa sul fiume Zambesi in Mozambico, attualmente la più grande dell'Africa meridionale, che è stata avviata dai portoghesi negli anni '60 e fornisce ancora energia al Sud Africa. Ancora prima, nei primi anni del 1900, c'era un piano per costruire una grande centrale idroelettrica presso le Victoria Falls nell'allora Rhodesia per alimentare l'estrazione dell'oro nel Transvaal, ma questo progetto è stato presto abbandonato.

"Volevano costruire una massiccia diga idroelettrica alle Victoria Falls per alimentare il Witwatersrand, ma alla fine hanno deciso di usare il carbone, che era disponibile localmente", ha detto Kamanzi.
"Hanno usato il denaro che avevano generato dalle speculazioni su quel progetto per fondare compagnie elettriche private, che poi sono diventate Eskom."

Kamanzi dice che la RDC non è mai stata in grado di costruire uno Stato capace, e l'incapacità del governo di rafforzare le sue istituzioni e raccogliere le tasse in modo efficiente ha avuto come conseguenza il doversi basare sugli investimenti stranieri per completare il progetto Inga 3.
"Qual è il track record (**) di investimenti esteri diretti in Africa per l'elettrificazione?", ha chiesto.
"Sono oltre 600 milioni di persone rimaste senza elettricità. Se si può indicare un paese nel mondo che abbia ottenuto l'elettrificazione rurale su larga scala grazie agli investimenti diretti esteri, ne rimarrò stupefatto. È necessario spendere soldi pubblici per [l’elettrificazione rurale] perché è un problema di equità."

Musavuli è d'accordo e dice che non ci dovrebbero essere illusioni su chi beneficerà di più dal completamento di Inga 3. "È il capitale privato straniero che viene a fare profitto, che non ha nulla a che fare con lo sviluppo della gente. È interesse privato, è capitale privato. Il capitale privato cerca profitto."

Dice che quello che è successo al mercato Matadi-Kibala è una metafora di ciò che sta accadendo nella RDC, dove l'elite politica e le multinazionali estraggono e raccolgono i benefici delle risorse naturali del paese mentre la vita e i mezzi di sostentamento della gente del posto vengono colpiti.

"Mentre siamo seduti accanto al possente fiume Congo che ha il potenziale per fornire energia elettrica, questa non è sfruttata per gli interessi delle masse congolesi o africane, né è orientata verso lo sviluppo del continente africano, e questa è una lotta continua."

(*) L’articolo originale di New Frame è del 2 marzo 2022, pubblicato esattamente un mese dopo la strage del mercato di Matadi-Kibala avvenuta il 2 febbraio. Per info: Rd Congo , 26 morti per la caduta di un cavo ad alta tensione in un mercato di Kinshasa, su Focus on Africa.

(**) Un risultato di prestazioni passate preso come indicatore di probabile performance futura.

Tratto da New Frame.  Qui la versione originale inglese 


Per approfondire:

    INGA 3: Too High a Cost. A Study of the Socio-Economic Costs of the Inga 3 dam for South Africa
International Rivers, WoMin African Alliance
2021, pp.40.

Download:

 

   INGA 3: Un prix trop élevé. Une étude des coûts socio-économiques du barrage Inga 3 pour l’Afrique du Sud

International Rivers, WoMin African Alliance
2021, pp.40.

Download:


Ne riportiamo qui alcune parti.
Traduzione di Giacomo D'Attorre per Ecor.Network.

INGA 3: un prezzo troppo alto.
Uno studio sulle conseguenze socio-economiche della costruzione della centraleidroelettrica Inga 3 per il Sudafrica


La valutazione di impatto ambientale

Il nostro studio esamina brevemente i potenziali impatti ambientali della costruzione della centrale idroelettrica Inga 3 e delle linee di trasmissione ad essa connesse sul territorio della Repubblica Democratica del Congo, con implicazioni anche per il Sudafrica. Dedicheremo inoltre uno sguardo più approfondito all’impatto ambientale della costruzione delle linee di trasmissione all’interno del Sudafrica, focalizzandoci su come potrebbero influire sul territorio. Infine, la valutazione si concluderà con un breve confronto tra questi effetti e quelli che invece risulterebbero dall’utilizzo di tecnologie energetiche alternative.

La valutazione d’impatto ambientale mostra che la centrale Inga 3 e le linee di trasmissione associate avranno un impatto ambientale con implicazioni locali, nazionali e anche globali. I progetti idroelettrici su larga scala con lunghe infrastrutture di trasmissione possono costituire una minaccia diretta per la biodiversità locale e gli ecosistemi naturali.
Possono inoltre condurre alla deforestazione e di conseguenza ad impatti sul fenomeno del cambiamento climatico1. L’adozione di standard ambientali più elevati nella costruzione della centrale idroelettrica Inga 3 e delle sue linee di trasmissione potrebbe mitigare questi rischi, ma implicherebbe anche un aumento dei costi del progetto.

La nostra valutazione d’impatto ambientale mostra che investimenti in impianti eolici e a energia solare potrebbero condurre a maggiori benefici e minori rischi ambientali per il Sudafrica, evitando la maggior parte degli impatti ambientali negativi associati alla centrale Inga 3.
Solitamente, il danno ambientale provocato dai grandi impianti idroelettrici viene giustificato in termini di benefici economici e commerciali. Tuttavia, nel caso della centrale Inga 3, le prove a favore di questa tesi sono tutt’altro che solide ed entrambi risultano essere molto bassi. Anzi, l’impatto ambientale della centrale idroelettrica e dell’enorme infrastruttura delle sue linee di trasmissione sembra essere sostanzialmente dannoso e irreversibile.

 

Impatto sulla Repubblica Democratica del Congo

La costruzione della centrale idroelettrica Inga 3 avrà conseguenze considerevoli sulla biodiversità tramite la possibile alterazione dei flussi delle acque e dei sedimenti 2 ed un aumento dell’inquinamento. Per le acque dolci, come quelle in questione, i cambiamenti ecologici costituiscono una minaccia per la sopravvivenza delle specie acquatiche, all’interno di quest’area e non solo 3.
I 4.800 MW di potenza 4 raggiungibili dalla centrale Inga 3 comporterebbero una inondazione del tratto inferiore degli affluenti della Valle del fiume Bundi, distruggendo la vegetazione e colpendo le specie acquatiche al suo interno.
La centrale Inga 3 e la sua infrastruttura ausiliaria potrebbero anche contribuire alla deforestazione della ecoregione inferiore del fiume Congo 5. Tuttavia, data la copertura relativamente limitata di alberi nell’area adiacente alla centrale, questi impatti sulla deforestazione, con la conseguente perdita di biodiversità, sarebbero da ricondurre in primo luogo all’infrastruttura delle linee di trasmissione installata sul confine della Repubblica Democratica del Congo.
Conseguenze così estese e critiche per il territorio forniscono agli abitanti locali e ai gruppi di difesa solide motivazioni per opporsi al progetto e chiedere che il suo avviamento venga rimandato. Questo avrebbe implicazioni per il Sudafrica, poiché eventuali ritardi farebbero salire ulteriormente i costi del progetto, aumentando così, in ultima istanza, il prezzo dell’energia venduta al paese.

 

Impatto sul Sudafrica

Mentre l’impatto ambientale della centrale Inga 3 sembra essere più rilevante per la Repubblica Democratica del Congo, l’impatto più significativo per il Sudafrica attiene alle linee di trasmissione. Una delle preoccupazioni principali riguardo le linee di trasmissione è l’inevitabile disboscamento della superficie forestale, che porterebbe alla frammentazione delle foreste e del loro habitat 6.
A livello locale, tale disboscamento rappresenta una minaccia per la biodiversità di questi habitat, ma se proiettati su larga scala, questi effetti possono influire sul clima anche a livello regionale e globale.
I corridoi di trasmissione potrebbero intralciare la libertà di movimento di certe specie, con potenziali conseguenze a lungo termine sulla loro riproduzione e diversità 7. Inoltre, questi cambiamenti potrebbero indurre nuove specie a colonizzare l’area 8, con effetti incerti sulle dinamiche degli ecosistemi già presenti.


Analisi degli effetti esterni della trasmissione

La tabella che segue mostra i percorsi delle linee di trasmissione della centrale dal confine della Repubblica Democratica del Congo a quello del Sudafrica, prendendo in esame il punteggio di rischio ambientale così com’è stato calcolato nell’ambito della nostra valutazione rapida. L’analisi è basata sulla valutazione di rischio ambientale offerta da Landscope [www.landscope.info].

I punteggi più negativi riguardano inevitabilmente le zone con maggiore biodiversità, come le Key Biodiversity Areas (Aree chiave per la biodiversità) e le Protected Areas (Aree protette), e le zone con maggiore copertura forestale (in particolare nel territorio tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Angola). Va ricordato che queste terre hanno subito molti cambi di destinazione d’uso negli ultimi anni, oltre ad avere sperimentato rischi legati all’acqua che possono risultare distruttivi per l’ambiente.
 

Analisi degli effetti interni della trasmissione

Il Sudafrica sarebbe direttamente colpito dai rischi ambientali legati alla costruzione di nuove linee di trasmissione all’interno del paese. Nuove linee non sarebbero necessarie, sarebbe sufficiente migliorare quelle già presenti sul territorio al fine di sopportare il nuovo carico di energia e veicolarlo.9 Tuttavia, anche le linee di trasmissione già esistenti stanno avendo un impatto dal punto di vista ambientale.10
Le grafiche sottostanti mostrano i tre possibili percorsi interni delle linee di trasmissione, in base alla domanda e al carico di energia di ogni provincia del Sudafrica, e sulla base delle linee già esistenti. Il grafico in alto a sinistra include tutti i potenziali tracciati, mentre gli altri tre mostrano ogni potenziale percorso diretto a Gauteng, Mpumalanga o KwaZulu-Natal. La tabella che segue rileva i punteggi di rischio per questi tracciati.

Tutti i potenziali tracciati passano attraverso aree ad alta copertura forestale nella zona Nord-Est, mentre il tracciato diretto a KwaZulu-Natal ne attraversa anche nella zona Sud-Est. Un altro fattore essenziale da considerare riguarda la prossimità di tutti i percorsi a Key Biodiversity Areas (Aree chiave per la biodiversità) e Protected Areas (Aree protette), che aumenta il rischio di danni ambientali (si vedano i punteggi di rischio nella tabella che segue).

Questi punteggi sono relativamente bassi se confrontati con quelli dei tracciati che dalla Repubblica Democratica del Congo sono diretti al Sudafrica: se suggeriscono che ci sono rischi ambientali evidenti per il Sudafrica, tali rischi sembrano comunque più bassi dei rischi sociali.


Analisi comparativa delle alternative

Tecnologie energetiche alternative come il solare e l’eolico darebbero al Sudafrica la possibilità di limitare i rischi ambientali grazie alle loro caratteristiche di modularità e decentralizzazione. Questo non significa che l’utilizzo di impianti ad energia solare ed eolica eliminerebbe del tutto i rischi ambientali. Trattandosi di una erogazione di energia ad alta intensità, ci sarebbe comunque bisogno di occupare ampi spazi di suolo e rimarrebbe comunque necessaria l’installazione di alcune linee di trasmissione.
Anche l’eolico e il solare possono essere connessi a problemi come la deforestazione e la perdita di biodiversità. Un esempio rilevante riguardo l’impatto del vento sulla migrazione degli uccelli può essere visto qui11. Tuttavia, questi rischi sono minori di quelli posti dalla costruzione delle linee di trasmissione della centrale Inga 3 e possono essere in larga parte mitigati con la scelta di un sito appropriato.
Come mostrato dalle mappe di idoneità qui sotto12, esistono diverse aree per lo sviluppo di impianti ad energia solare ed eolica con bassi rischi sia a livello sociale che ambientale.


Inoltre, le normative ambientali del Sudafrica contribuiscono ad assicurare che i progetti di impianti eolici e ad energia solare abbiano impatti minimi sull’ambiente, sia con l’istituzione delle Renewable Energy Development Zones
(REDZ)13, sia con le stringenti normative EIA.14

 

Sintesi della valutazione di impatto ambientale

La nostra analisi d’impatto ambientale ha rilevato che la costruzione della centrale idroelettrica Inga 3 avrà conseguenze negative a livello locale, nazionale e globale, con l’aumento del rischio di opposizione al progetto e di potenziali ritardi. Ciò avrebbe implicazioni dirette per il Sudafrica, poiché uno slittamento dei tempi del progetto comporterebbe un aumento dei costi e quindi, in ultima istanza, del prezzo dell’energia venduta al paese.

All’impatto e ai rischi ambientali legati alla costruzione della sola centrale Inga 3 si aggiungono quelli relativi agli oltre 2000 chilometri di linee di trasmissione che partono dalla Repubblica Democratica del Congo e si estendono fino al Sudafrica. Queste linee passeranno attraverso aree ambientali sensibili, che includono zone ad alta copertura forestale, Key Biodiversity Areas (Aree chiave per la biodiversità) e Protected Areas (Aree protette). Secondo il nostro studio, i rischi ambientali maggiori sono legati alla costruzione delle linee di trasmissione esterne al paese. Tuttavia, lo sviluppo di queste linee sia dentro che fuori dai confini del Sudafrica può configurarsi come causa di ritardo; una eventualità che porterebbe in primo luogo a un aumento dei costi del progetto e in secondo luogo a un aumento del costo dell’energia venduta al paese che ne ha un estremo bisogno.

Le tecnologie energetiche alternative offrono un approccio più modulare e decentralizzato che consentirebbe al Sudafrica di rispondere alla domanda di energia all’origine, evitando di sviluppare una più ampia struttura di trasmissione. Il Sudafrica possiede già un solido apparato normativo per le tecnologie energetiche sostenibili. Sebbene sia il solare che l’eolico possano comunque avere un considerevole impatto ambientale, sono alternative che hanno dimostrato un potenziale diffuso nel paese, dove esistono aree a basso rischio ambientale e sociale, sia per il governo che per i cittadini.
 


NOTE: 

1 Moran, E.F., Lopez, M.C., Moore, N., Müller, N., & Hyndman, D.W. “Sustainable hydropower in the 21st century” (2018): https://www.pnas.org/content/115/47/11891 ; Rosenberg, D. M., McCully, P., & Pringle, C. M. “Global-scale environmental effects of hydrological alterations: introduction” (2000): https://academic.oup.com/bioscience/article/50/9/746/269195?login=true ; Hyde, J. L., Bohlman, S.A., & Valle, D. “Transmission lines are an under acknowledged conservation threat to the Brazilian Amazon” (2018): https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0006320718308565

2 I sedimenti sui fondali dei fiumi aumenterebbero durante la costruzione della centrale e rimarrebbero bloccati dietro al muro della diga durante le attività di costruzione. Essi giocano un ruolo importante nel mantenimento degli equilibri naturali all’interno dell’ecosistema.

3 Brookes, E.G.E., Allen, D.J. & Darwall, W.R.T. “The Status and Distribution of Freshwater Biodiversity in Central Africa” (2011):
https://portals.iucn.org/library/sites/library/files/documents/RL-67-001.pdf

4 Il Presidente Tshisekedi ha deciso di partire con una capacità di 4.800MW per la centrale e di aggiungere ulteriore potenza col passare del tempo, fino a raggiungere una capacità totale di 11.000MW (Engineering News “DRC reverts to 4 800 MW plan for Inga” (16 dicembre 2019): https://www.engineeringnews.co.za/article/drc-reverts-to-4-800-mw-plan-for-inga-2019-12-16 . Mentre i dettagli riguardo questi dati rimangono poco chiari, ciò che è certo è che un aumento di capacità porterebbe ad un superamento della cima della diga, col rischio di inondare la Valle del fiume
Bundi, esacerbando l’impatto ambientale qui descritto.

5 La deforestazione è già un problema per l’ecoregione inferiore del fiume Congo, dove si colloca la centrale Inga 3, a causa dell’attività umana. Si veda: Harrison, I.J., Brummett, R., & Stiassny, M.L. “Congo River Basin” (2016): https://www.researchgate.net/publication/311154427_Congo_River_Basin

6 Li, X., & Lin, Y. “Do High-Voltage Power Transmission Lines Affect Forest Landscape and Vegetation Growth: Evidence from a Case for Southeastern of China” (2019): https://www.mdpi.com/1999-4907/10/2/162

7 Battaglini, A., & Bätjer, S. “Reducing the environmental impacts of power transmission lines” (2015): https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/B9781782420101000094

8 BirdLife International “Reducing the impacts of power lines on birds” (2015):
http://datazone.birdlife.org/sowb/casestudy/reducing-the-impacts-of- power-lines-on-birds

9 L’incertezza riguardo questa ipotesi dipende dall’incapacità da parte del Sudafrica di fornire adeguati
studi di fattibilità.

10 Ad esempio, 8 vittime su 10 negli scontri tra uccelli del Sudafrica sono appartenenti a specie della Lista rossa IUCN, come ad esempio la Gru del Paradiso e l’Otarda di Ludwig: Jenkins, A. R., Smallie, J. J., & Diamond, M. “Avian collisions with power lines: a global review of causes and mitigation with
a South African perspective” (2010): https://www.cambridge.org/core/journals/bird-conservation-international/article/avian-colli-
sions-with-power-lines-a-global-review-of-causes-and-mitigation-with-a-south-african-perspective/8
C0875430F0C4376693820CA3A90369C

11 BirdLife South Africa “Wind energy’s impacts on birds in South Africa: A preliminary review of the results of operational monitoring at the first wind farms of the Renewable Energy Independent Power Producer Procurement Programme in South Africa” (2017): https://www.birdlife.org.za/wp-content/uploads/2018/06/Wind-Energy-and-Birds-Impacts.pdf

12 La mappa mostra le aree utilizzabili per impianti eolici (in azzurro e in blu) dove la velocità media del vento è maggiore di 6m/s a 50 e 100m di altezza. La mappa successiva mostra le ipotetiche aree per impianti ad energia solare (in giallo chiaro e scuro) dove la radiazione diretta del sole supera i 1200kWh/m2 per anno. Le aree indicate in entrambe le mappe hanno un rischio sociale in scala Landscope minore di 60 e si collocano in luoghi dove le Aree protette coprono meno del 10% del territorio. Le aree più scure di ogni mappa (rispettivamente blu e giallo scuro) indicano dove le Aree chiave per la biodiversità occupano meno del 15% del territorio, mentre quelle più chiare tra il 15% e il 30%.

13 Department of Environmental Affairs “Strategic Environmental Assessment for wind and solar photovoltaic energy in South Africa” (2015): https://sfiler.
environment.gov.za:8443/ssf/s/readFile/folderEntry/19044/8afbc1c75aea91ba015b8b9c8bf64b7b/1
427308743000/last/Final%20SEA%20Report_All%20sections.pdf

14 La REDZ minimizza l’impatto ambientale evitando le Aree chiave per la biodiversità e le Aree protette, oltre a costringere ogni progetto ad aderire alle normative EIA, indipendentemente dal luogo in cui si intende svilupparlo.

 

29 giugno 2022 (pubblicato qui il 05 luglio 2022)