*** Saggi ***

Conflitti territoriali e territorialità in disputa: re-esistenze e orizzonti sociali di fronte al capitale in America Latina

di Pabel López, Milson Betancourt

Questo libro collettivo, curato da Pabel López, Milson Betancourt, intende sintetizzare e divulgare i progressi dei processi di discussione e costruzione della conoscenza prodotti intorno ai problemi territoriali del continente latinoamericano, in termini di tensioni, trasformazioni e re-esistenze territoriali.

Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano della Presentazione.

(Trad. Giorgio Tinelli per EcorNetwork)


I territori, che sono sempre stati territori di vita, affrontano negli ultimi decenni sfide che si aggiungono a quelle degli ultimi cinquecento anni, frutto di una prima onda di depredazioni multiple. Le onde si sono succedute, associate alle esigenze esterne/interne di "civilizzare", cristianizzare", "sviluppare", "democratizzare" e "neoliberalizzare", ma anche le forme di esistere di questi popoli e gruppi sociali si sono conformati alla strategie continue di resistenza. La re-esistenza, dunque, ingloba i molteplici campi della vita, la sua complessità, la sua densità, i modi in cui si costruiscono e si intrecciano le sue articolazioni, ma non perde di vista i contesti conflittuali in cui si muove: gli avanzamenti e i retrocedimenti, le fughe, i salti e le ripartenze da zero, tipiche dell'affrontare le asimmetrie della dominazione. In queste dinamiche e dialettiche di ri-esistenza, inoltre, appare come un fondamentale punto di appoggio l'insieme dei comportamenti territoriali necessari a dare senso ai soggetti sociali: identità territoriale in movimento, materialità e soggettività collettive, saperi posizionati che sfidano la decontestualizzazione auto-referenziale del sistema-mondo capitalista, statale, patriarcale e coloniale.

In ogni caso, le territorialità in re-esistenza con le quali si cerca di dialogare, si conformano in una nuova articolazione basata sulla deregulation neoliberista degli ultimi quarant'anni che, con ritmi diversi, ha accelerato e approfondito i conflitti territoriali in tutta la regione. In questo senso, le ri-esistenze di movimenti sociali e forme emergenti di azione collettiva sono state in grado di porre grandi sfide al sistema e di resistere alla realizzazione di progetti per l'estrazione massiccia di beni naturali e la depredazione multipla dell'erroneamente denominato "sviluppo" nei loro territori.

Uno scenario di accentuazione ed espansione della depredazione, da un lato, e di proliferazione di conflitti socio-ambientali e di ri-emersione ed espansione di spazi e forme di difesa, lotta e ri-esistenza socio-territoriale, dall'altro, è andato dispiegandosi nella regione negli ultimi due decenni, in vari casi, coincidendo paradossalmente con il cosiddetto “ciclo progressista”. In questo modo, i movimenti sociali sono riusciti a rendere visibili e articolare iniziative localizzate di resistenza in una dinamica che potrebbe essere descritta, per dirla con Enrique Leff (2010), come ambientalizzazione delle lotte sociali e azione collettiva “eco-territoriale”.

Il sistema di dominazione e il suo disordine territoriale, hanno generato un surplus di popolazione e di capitale nonché grandi asimmetrie tra gli esseri umani, tra le forme di vita imperiali (Brandt e Wissen, 2017) nel Nord del mondo e le forme popolari, comunitarie, solidali e umili del vivere nel Sud del mondo. Ma il suo impatto non è solo su/tra esseri umani, ma comprende la devastazione della natura nella sua dinamica di accumulazione ed espansione che arriva ai limiti fisici del pianeta. Il sistema di dominazione ha quindi bisogno di eliminare questi surplus e di appropriarsi della natura deficitaria, e ciò descrive e determina l'azione strategica del sistema in relazione ai popoli e ai territori. Questo ha causato anche una grave crisi migratoria globale, ovvero un massiccio processo di espulsioni a livello globale-locale che la ricercatrice Saskia Sassen ha definito come una massiva perdita di habitat umano come una delle principali caratteristiche dell'attuale brutalità e complessità dell'economia globale, fenomeno che purtroppo viene percepito in modo isolato e frammentato.

Nonostante le dinamiche di espropriazione capitalista e di deterritorializzazione e ri-territorializzazione basata su un'estrazione primaria intensiva, questo fenomeno ha come rovescio il germe dell'organizzazione e dell'azione collettiva attraverso la mobilitazione sociale e/o forme di resistenza e ribellione sociale, nonché la creazione di alternative ancorate ai territori che si difendono creando e ricreando le proprie forme di vita. In questo senso, quando vengono attaccati e spogliati dei loro spazi storici, ancestrali e comunitari, molti soggetti sociali, come i movimenti territorializzati, reagiscono con forme di difesa e resistenza, generando un fenomeno di ricostruzione socio-territoriale ed 'etnoterritoriale' e l'attivazione di antiche e/o generazione di 'nuove territorialità' (Porto-Gonçalves, 2011).

La colonialità territoriale di questi ordini spaziali egemoni, oggi difesi dai dogmi dello “sviluppo” e del “superamento della povertà”, in verità sta producendo fame, esclusione, dominio, povertà e disuguaglianza, razzismo, devastazione sociale e ambientale, tra i tanti mali. Al contrario, gli ordinamenti territoriali ancestrali e la gestione comunitaria dei beni comuni dell'umanità, nonostante le loro tensioni e contraddizioni ci hanno regalato molteplici benefici, diversità di saperi e pratiche, vitali per la conservazione della vita umana e non umana, e che servono da ispirazione per altri orizzonti di significato.

Il ruolo dello Stato in questi processi non è stato unanime in tutta la regione, ma in ogni caso l'invisibilità o il solo riconoscimento formale di soggetti subalterni in re-esistenza, sono stati fondamentali per il consolidamento dello sfruttamento privato dalla sfera pubblica (politiche pubbliche, trattati internazionali, etc.). E al di là delle forme statali e dei tipi di governo, esiste una coincidenza nella regione ed è la conformazione di Stati anti-contadini e anti-comunitari, attraverso buona parte della storia, ancorati a strutture burocratiche al servizio della riproduzione di alcuni interessi delle élite nazionali vincolati costantemente a settori del grande capitale transnazionale.

Pertanto, logiche territoriali del capitale e degli Stati, complementari, sono state centrali per la permanente espansione/invasione di modelli economici e di sviluppo di base estrattivista e/o "desarrollisti", basati sullo sfruttamento intensivo delle "risorse naturali", necessarie per la riproduzione del modello capitalista vigente di estrazione, produzione, accumulazione e consumo. A tal fine, nella regione esistono diverse configurazioni estrattive: paesi produttori di soia, di petrolio, di estrazione mineraria, di banane, paesi con produzione legata all'allevamento, che non solo storicamente (fin dall'epoca coloniale), ma anche negli ultimi decenni, hanno subito una particolare accelerazione e diversificazione dell'espansione/invasione di molteplici frontiere dell'estrattivismo-produttivismo, verso territori prima considerati “improduttivi”, come la frontiera energetica, petrolifera, mineraria, forestale, idrica, agraria, biogenetica, tra quelle predominanti; ma anche, parallela ad un adeguamento spaziale infrastrutturale funzionale all'estrattivismo, come quelli previsti da IIRSA/COSIPLAN.

In ogni caso, l'America Latina, in tutte le sue scale, è sottoposta dal capitalismo transnazionale neoliberista e anche “post-neoliberale” in crisi, a un riordino territoriale che cerca di sopraffare la resistenza e l'autonomia (Mezzadra e Neilson, 2013), consolidando la sua condizione coloniale e dipendente da fornitrice di materie prime verso il mercato globale, in quello che Maristella Svampa (2013) ha denominato il 'consenso delle commodities', che nell'ultimo decennio ha segnato l'ingresso della regione in un nuovo ordine economico e politico-ideologico sostenuto dal boom dei prezzi internazionali delle materie prime e dalla crescente domanda di energia. Questo ordine, nonostante il calo internazionale dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, che configura attualmente parte della geopolitica globale, va verso un consolidamento di uno stile di "desarrollista neo-estrattivista" in Sud America, tendendo ulteriormente l'arco tra la competitività da vantaggi comparativi e l'attivazione di conflitti sociali, territoriali, ambientali e culturali, in particolare in quegli spazi locali in cui si riproducono territorialità e forme di vita comunitaria, cosa innegabilmente riscontrabile in quasi tutti i Paesi della regione.

Dal Gruppo di Lavoro Territorialità in disputa e re-esistenza pensiamo che, appunto, la capacità di re-esistenza dei soggetti sociali territorializzati abbia consentito, in larga misura, di mantenere nell'attualità il pensiero critico latinoamericano più “vivo e dinamico che mai”, proprio perché è dai popoli e dai processi, dai luoghi della re-esistenza, dove emergono i contributi teorico-politici più freschi, fertili, creativi e utili per ripensare la regione a partire dalla centralità della vita (Escobar, 2014). Ed è a partire da questa premessa e dalla necessità di contribuire all'attuale dibattito critico latinoamericano e nell'impegno con le lotte sociali e la difesa dei territori come base per la riproduzione della vita, che questo GdL fa appello per continuare a pensare, a ripensare e aproblematizzare, epistemicamente, teoricamente ed empiricamente le realtà latinoamericane a partire dai contesti e dalle esperienze territoriali.

In questo senso, intendendo il territorio come sfera imprescindibile e fondamentale dei processi di (ri)produzione sociale della vita in generale, storicamente minacciato dai processi di sussunzione/subalternizzazione dal modello di potere/sapere del progetto coloniale-patriarcale-capitalista della modernità egemonica, questo GdL ha fatto di tali tensioni e contraddizioni il nucleo centrale delle nostre preoccupazioni e ricerche teorico-politiche, concentrandosi sullo studio delle particolarità e delle novità che emergono nell'attuale scenario di globalizzazione neoliberista, esacerbazione delle dinamiche distruttive e predatorie dell'accumulazione capitalistica, insomma, di crisi di civiltà e, nello stesso tempo, della radicalizzazione delle alternative, o meglio, delle risposte alternative che cercano di essere coerenti con la misura dei problemi a partire dalle loro re-esistenze.

Proprio per questo, un resoconto della produzione del pensiero critico negli ultimi anni in America Latina ci fornisce una serie di concetti e teorie che consentono una stretta articolazione con il contesto espresso nella sezione precedente. Arturo Escobar (2016) propone un elenco di questa diversità di idee che apre il nostro immaginario critico e che includerebbe, tra gli altri: “le critiche alla modernità e la teoria decoloniale; i femminismi autonomi, decoloniali e comunitari; la diversa gamma di dibattiti ecologici ed economie alternative, l'ecologia politica, l'economia sociale e solidaria (ESS), le economie comunitarie; le diverse proposte di transizioni civilizzatrici, il post-sviluppo, il 'Buen Vivir e il post-estrattivismo. Con il GdL stiamo lavorando per riconoscere la ricchezza che rappresenta situarsi in questo enclave di dialoghi dove soggetti diversi costruiscono con forza il pensiero critico. Le possibilità all'interno di questa lista sono molte. Per cominciare, tessiamo la nostra prima rete di pensieri e relazioni intorno alla necessità di pensare alla "mobilitazione sociale altra" che la regione latinoamericana sta accogliendo, dove i molteplici significati e intenti della re-esistenza e delle sue territorialità, che hanno un protagonismo fondamentale e da cui si viene aggiornando e sfidato i limiti del pensiero critico tradizionale.

Da questa prospettiva, il presente volume collettivo che ci siamo proposti di realizzare e che ora presentiamo, si propone di sintetizzare e divulgare lo stato di avanzamento dei processi di dialogo di saperi e costruzione di conoscenza che abbiamo prodotto riguardo ai problemi territoriali della nostra regione, in termini di tensioni, trasformazioni e re-esistenze territoriali; territori in disputa: territorialità egemoniche e territorialità insorgenti.

In particolare, seguendo lo spirito e le preoccupazioni che hanno dato le basi alla costituzione del gruppo, si tratta di tentare una prima sistematizzazione degli apporti e dei contributi che dalle nostre diverse posizioni abbiamo saputo tessere, al fine di arricchire, rafforzare, fecondare, in un quadro di reciprocità, con i diversi processi ed esperienze di territorialità re-esistenti della Nostra America. In questo modo, ci proponiamo di tornare all'agenda delle questioni inizialmente individuate dal nostro GdL e affrontate nei testi che compongono questo lavoro collettivo, ovvero: strategie e impatti territoriali del capitalismo neoliberista e post-neoliberista globale; movimenti territoriali e 'altre territorialità'; resistenze e re-esistenze comunitarie di fronte alla depredazione; territori di vita, comunalità, beni comuni e la politica del 'mettere in comune'; lotte territoriali contro l'estrattivismo/neoestrattivismo e il cosiddetto 'sviluppo'; conflitti socio-ambientali e ruolo dei soggetti socio-territoriali; diritti collettivi; tessuti di resistenze tra popoli e processi radicati nei territori; processi di depredazione e di costruzione di re-esistenze. Questi e altri argomenti correlati sono quelli che vengono affrontati e analizzati in questo libro, per lo più da approcci inter e/o transdisciplinari.

Senza la pretesa di sintetizzare o anticipare i topics, i contesti, le visioni, le particolarità e le densità con cui il tema territoriale è affrontato in ciascuno dei testi che compongono questa pubblicazione, poiché riteniamo che si presentino da soli e cercare di riassumerli qui potrebbe comportare il rischio di limitare la forza, la profondità e la personalità di ciascun contributo, risulta invece necessario precisare che è possibile comprenderli partendo da almeno tre grandi ambiti o dimensioni di riflessione e discussione. In un primo gruppo di scritti, abbiamo contributi che affrontano l'aspetto territoriale o temi esposti con una prospettiva critica di riflessione e problematizzazione più di carattere teorico ed epistemologica, come i contributi di Carlos Walter Porto-Gonçalves (Brasile), Maristella Svampa ( Argentina), Paola Bolados (Cile), Carmela Cariño (Messico), Valter do Carmo Cruz (Brasile), Milson Betancourt (Colombia) e Pabel López (Bolivia).

Un secondo gruppo di interventi illustrano lavori che problematizzano specifiche esperienze, processi e casi concreti legati a movimenti sociali e/o conflitti territoriali o socio-ambientali in diverse geografie dell'America Latina, come quelle di Marielle Palau (Paraguay), Leonardo Tamburini (Bolivia ), Beth Geglia (Stati Uniti-Honduras), Leandro Bonecini (Brasile-Perù), Alejandro Retamal (Cile), Juan Wahren (Argentina) e Pabel López (Bolivia). Infine, un terzo gruppo di scritti che riflette e discute la territorialità da una prospettiva più geopolitica della regione, come quelli di Bárbara Jerez (Cile), Alessandro Perigalli (Italia-Messico) ed Emiliano Terán Mantovani (Venezuela).

Così, nonostante le diverse tematiche menzionate, come il/la lettore/rice potrà verificare, ciascuna delle opere che tessono questo libro trova e/o incrocia il filo conduttore della questione territoriale o socio-territoriale, da punti di vista critici che contribuiscono a pensare e ripensare la regione latinoamericana, come un insieme e nelle sue molteplici sfumature, a partire dal territorio e aprendo anche orizzonti per ripensare le nostre società.


Conflictos territoriales y territorialidades en disputa: Re-existencias y horizontes societales frente al capital en América Latina

Pabel López, Milson Betancourt (coord.) et al.
CLACSO, Ciudad Autónoma de Buenos Aires, 2021 - 463 pp.

Autori presenti: Pabel López, Milson Betancourt, Carlos Walter Porto Gonçalves, Maristella Svampa, Valter do Carmo Cruz, Paola Bolados García, Carmela Cariño Trujillo, Marielle Palau, Leonardo Tamburini, Beth Geglia, Alejandro Retamal Maldonado, Juan Wahren, Leandro Bonecini de Almeida, Bárbara Jerez Henríquez, Alessandro Peregalli, Emiliano Teran Mantovani.

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31 agosto 2021 (pubblicato qui il 03 settembre 2021)