*** Segnalazione/Dossier ***

Fueling the genocide in Gaza. Petrolio italiano per le forze armate israeliane (IDF)

di Greenpeace Italia


Fueling the genocide in Gaza
Petrolio italiano per le forze armate israeliane (IDF)
Greenpeace Italia
Maggio 2026 - 27 pp.

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Nei primi due anni di guerra nella Striscia di Gaza, l’Italia ha inviato centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio greggio e altri combustibili verso aziende israeliane collegate, direttamente o indirettamente, alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate israeliane, esponendo imprese e autorità italiane al rischio concreto di contribuire al genocidio a Gaza.

Analizzando le informazioni disponibili sul database Kpler per il periodo che va da ottobre 2023 a gennaio 2026, l’unità investigativa di Greenpeace Italia, in collaborazione con Report (Rai3), ha scoperto che dai porti italiani a quelli israeliani sono state effettuate almeno 17 spedizioni di combustibili (concentrate tra giugno 2024 e novembre 2025), per un ammontare di circa 300 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati (benzina, gasolio, nafta, diesel) e di circa 100 mila tonnellate di petrolio greggio. In particolare, tre spedizioni sono partite dal terminal del porto di Taranto (Puglia) operato da ENI, che nega ogni ruolo commerciale, attribuendolo alla joint venture Tempa Rossa, e ammette solo un ruolo nella logistica per il carico; dieci spedizioni sono partite dalla raffineria ISAB in Sicilia di proprietà della G.O.I. Energy, che attraverso la controllata ISAB S.r.l. nega ogni ruolo commerciale e delega ogni responsabilità per l’acquisto e la vendita dei prodotti al trader Trafigura; tre spedizioni sono partite dalla raffineria Sarroch in Sardegna di proprietà della Saras e una spedizione dalla raffineria di Busalla della Iplom in provincia di Genova.



                               VIDEO                                          
   "Benzina sul fuoco"                                                

   di Manuele Bonaccorsi e Madi Ferrucci                                      
   da Report del 10/05/2026                                                           






 


Greenpeace Italia ha analizzato i destinatari di questi invii e ha scoperto che in 8 dei 9 casi in cui l’acquirente finale del carico è esplicitato nel database di Kpler il carico è stato consegnato a imprese che hanno contratti ufficiali con il ministero della Difesa israeliano. Il nono caso di acquirente finale esplicitato è un’azienda di proprietà dello Stato di Israele. Per le spedizioni in cui l’acquirente finale è identificato, emerge quindi un rischio concreto di contributo materiale a soggetti coinvolti nella filiera di approvvigionamento delle Forze armate israeliane. Per le altre 8 spedizioni, pur in presenza di destinazione Israele e di elementi di opacità nelle rotte, non è stato possibile verificare il destinatario finale.

Le 17 spedizioni di carburante sono avvenute proprio mentre Israele bombardava la Striscia di Gaza e affamava la popolazione, con condotte che secondo molti rapporti ONU e numerose denunce di ONG possono essere qualificate come “genocidio”. Il rischio “reale e imminente” di genocidio era stato evidenziato dalla Corte Internazionale di Giustizia già nel gennaio 20244, e tutte le spedizioni analizzate da questa inchiesta sono successive a questa presa di posizione internazionale. Nel novembre dello stesso anno (2024), la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant con l’accusa di “crimini di guerra consistenti nell'uso della fame come metodo di guerra e nell'attacco intenzionale contro la popolazione civile” e “crimini contro l'umanità consistenti nell’omicidio, nella persecuzione e altri atti disumani”.

Le modalità di navigazione documentate in diversi casi — spegnimento del sistema AIS, modifiche della destinazione dichiarata e, in un caso, apparente falsificazione dell’identità della nave — indicano condotte al limite della legalità. Diversi studi hanno appurato che i cacciabombardieri israeliani non avrebbero potuto effettuare tutte le missioni compiute contro la popolazione palestinese senza il rifornimento di carburante o di petrolio greggio da parte di Paesi esteri. Non a caso, nel settembre 2025 la Commissione Onu sui territori occupati e Israele ha esplicitamente chiesto agli Stati terzi di “cessare le forniture di armi e di altre attrezzature o articoli, compreso il combustibile per i caccia, allo Stato di Israele o a Stati terzi quando si sospetti che possano essere usati per il genocidio” e di “assicurarsi che individui e compagnie nazionali non concorrano al genocidio”. Precauzioni, mitigazioni e prescrizioni che il governo Meloni non ha messo in pratica.

La stessa relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nel suo rapporto del luglio 2025 sull’“economia del genocidio”, aveva denunciato il ruolo svolto dalle compagnie energetiche internazionali, colpevoli di aver “alimentato il genocidio ad alto consumo energetico di Israele”. E a Report ha detto: “Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l'esercito mandati a distruggere Gaza. Commerciare petrolio con Israele è illegale, perché dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale ha riconosciuto il rischio di genocidio, che comporta l'obbligo di adottare misure cautelari. Il governo italiano dovrebbe ordinare la cessazione immediata delle forniture”.

 


Il parere degli esperti
 

Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati

* Intervista a Report, rilasciata il 17 aprile 2026


- L'Italia continua a esportare petrolio, greggio e carburanti a Israele: si può fare?

“No, non si può. Israele ha ammazzato 75.000 persone, riconoscendo che l'85 per cento di queste sono civili. Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l'esercito mandati a distruggere Gaza”, spiega a Report Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati. “Commerciare petrolio con Israele è illegale perché dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale ha riconosciuto il rischio di genocidio, che comporta l'obbligo di adottare misure cautelari. In Italia, come in altri Paesi, si fa la distinzione tra il doppio uso: il carburante, si dice, viene utilizzato anche per scopi civili, ma è un problema lo stesso, visto che il petrolio per uso civile viene poi fornito alle colonie e all'esercito che opera nelle colonie, ai coloni violenti che vanno ad attaccare i villaggi”. “Gli standard legali che si applicano al settore privato delle imprese non sono stringenti come quelli che si applicano agli Stati, e le aziende si nascondono dietro a questa caratteristica del sistema normativo. Però, le linee guida sul rispetto dei diritti umani da parte delle imprese prevedono l'obbligo di condurre due diligence da parte delle imprese. Due diligence significa che devono fare un accertamento prima di investire, prima di commerciare, prima di fornire beni e servizi o di acquistare beni e servizi. Nelle zone di conflitto l'obbligo di due diligence è rafforzato”, continua Albanese. “La Palestina non è meramente zona di conflitto, è zona di occupazione illegale, con la Corte di giustizia internazionale che dice che l'occupazione illegale va smantellata. Nel frattempo, gli Stati hanno l'obbligo di non assistere, di non aiutare l'impresa illegale dello Stato. Se questo obbligo verte sugli Stati, a maggior ragione perché non dovrebbe ricadere anche sulle aziende, visto che dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale ha riconosciuto il rischio di genocidio che prevede l'obbligo di prevenire e quindi l'obbligo di astenersi dal fornire qualsiasi forma di sostegno, qualsiasi forma di aiuto?”.

- Le aziende non possono dire non so, ovviamente.

“Hanno l'obbligo di sapere, perché l'ignoranza della legge non costituisce una scusa. Il quadro legale prevede che siano gli Stati di appartenenza, cioè gli Stati dove le aziende sono registrate, responsabili di far rispettare la legge e quindi di investigare ed eventualmente, se ci sono prove, di mettere sotto processo, imporre sanzioni alle aziende e di chiedere forme di riparazione. Basta vedere quello che sta succedendo in altri Paesi: c'è stato un processo che si è concluso da poco nei confronti di un'azienda che si chiama Lafarge. I vertici sono stati accusati di complicità in crimini di guerra per aver supportato o per aver offerto supporto ai gruppi armati in Siria. Ci sono inchieste su altre compagnie petrolifere per il coinvolgimento in crimini di guerra in Sudan”.

- Un magistrato italiano potrebbe aprire un'indagine su queste aziende per la violazione dei principi internazionali?

“Assolutamente sì. Laddove le aziende violano le norme e gli Stati fanno finta di non accorgersene, è la magistratura che è responsabile”.

- Attualmente però non esiste una legge italiana che sanzioni la vendita di petrolio di Israele?

“Non sono un'esperta di diritto italiano e non posso rispondere in modo compiuto a questa domanda, però lo Stato italiano ha responsabilità perché – soprattutto alla luce della Costituzione italiana che riconosce il diritto internazionale come fonte di diritto – è obbligato a rispettare le norme sulla prevenzione del genocidio. L'Italia non deve prestare nessuna forma di aiuto, né diretto né indiretto.

- Cosa dovrebbe fare il governo italiano una volta che fosse portato allo scoperto questo ingente commercio di carburanti verso Israele dall'Italia?

“Dovrebbe ordinare la cessazione immediata delle forniture. Perché, appunto ripeto, si sta parlando di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. Uno Stato virtuoso che adempia ai propri obblighi internazionali dovrebbe avere una legislazione che regola la condotta delle imprese, ma in mancanza delle stesse non significa che non ci siano obblighi. Rimane comunque in capo al governo e al ministero competente l’obbligo di vigilare sulle aziende petrolifere: devono essere emesse delle ordinanze e dei provvedimenti”.

- Cosa accadrebbe se cessassero le forniture estere di petrolio in Israele?

“Israele non sarebbe in grado di rifornire di carburante gli aerei che in questo momento bombardano non solo quello che resta della Palestina, ma anche il Libano e le altre operazioni nella regione”.

 

Triestino Mariniello, docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool

“Nel momento in cui la Corte Internazionale di Giustizia il 26 gennaio 2024 ha concluso che fosse possibile che Israele stesse commettendo il genocidio all'interno della Striscia di Gaza, sono scattati tutta una serie di obblighi per gli Stati terzi che hanno ratificato la convenzione sul genocidio, a partire dall’obbligo giuridico di adottare tutte le misure possibili per evitare che sia commesso il genocidio”, ha spiegato a Greenpeace Italia Triestino Mariniello, docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool e membro del team legale che rappresenta le vittime di Gaza dinanzi alla Corte penale internazionale 11 . “Gli obblighi di prevenzione - embargo totale di armi, sostegno alle organizzazioni internazionali, sanzioni - sorgono quando gli Stati sono a conoscenza del rischio di genocidio. Nel momento in cui, poi, la Corte Penale Internazionale ha detto che è ragionevole sostenere che Netanyahu e Gallant stessero commettendo crimini di guerra e crimini contro l'umanità nella striscia di Gaza, ogni condotta volta a facilitare la commissione di questi crimini può di fatto configurare una responsabilità non più soltanto dello Stato, come nel caso del genocidio, ma anche individuale: una responsabilità penale individuale delle persone in posizione apicale all’interno di aziende, per complicità nella commissione di crimini di guerra e crimini contro l'umanità”.

- Aver inviato carburante ad aziende che riforniscono anche le Forze armate israeliane può quindi configurarsi come violazione del diritto internazionale e come complicità nei crimini commessi da Israele?

“Il trasferimento di carburante può essere rilevante alla luce sia della convenzione sul genocidio sia della commissione di crimini di guerra e crimini contro l'umanità - conferma Mariniello -, non si parla infatti soltanto di armi, ma di qualsiasi condotta che possa appunto facilitare la commissione di genocidio e dei crimini contro l'umanità e di guerra. In questo caso i decisori politici avrebbero dovuto cessare immediatamente il trasferimento di qualsiasi materiale, quindi porre fine a qualsiasi condotta che in qualche modo possa facilitare la commissione di crimini internazionali a Gaza. Anche con il trasferimento di carburante, si può configurare una responsabilità penale individuale, in questo caso per facilitazione - la formula utilizzata è ‘aiding and abetting’ - dei crimini internazionali. In questi frangenti, gli elementi sono due: una condotta volta a facilitare la commissione di crimini con il trasferimento di materiale e un elemento soggettivo, cioè la consapevolezza che comunque in quel contesto si stanno commettendo crimini internazionali, crimini di guerra, crimini contro l'umanità. E quella consapevolezza, quella conoscenza, c'è dal momento in cui sono stati emanati i mandati di arresto”.
 


 

16 maggio 2026 (pubblicato qui il 17 maggio 2026)