Il prezzo che paghiamo
Regia: Sara Manisera
Realizzazione: Collettivo FADA
Produzione: Greenpeace Italia e ReCommon
Musiche: Gianni Maroccolo - Ala Bianca Group Edizioni Musicali
Anno: 2025 - Durata: 37 min.

Per informazioni e richieste di proiezione: info@ilprezzochepaghiamo.it
Quali sono le conseguenze su tutte e tutti noi dell’inazione climatica dei governi e
dell’avidità delle compagnie fossili che, pur conoscendo da decenni la pericolosità delle loro attività per il clima del pianeta, continuano a ignorare le indicazioni della comunità scientifica? In Emilia-Romagna, Maria Gordini, un’agricoltrice, ha perso la casa e la propria azienda a causa delle gravi alluvioni che hanno colpito la Regione nel 2023 e 2024. In Basilicata, Camilla Nigro, Isabella Abate e Giorgio Santoriello vivono le pesanti conseguenze delle attività estrattiva di gas e petrolio, portata avanti nei loro territori dalla più importante multinazionale italiana, ENI. Nei territori in cui abitano, segnati da decenni di trivellazioni, si trova il più grande giacimento a terra di petrolio dell'Europa occidentale. Il racconto delle vicende personali di Maria, Camilla, Isabella e Giorgio, alternato alle testimonianze, alle analisi di ricercatori, giornalisti e attivisti e ai documenti storici e scientifici mette in luce le connessioni tra l'estrazione del petrolio e le devastanti ricadute sociali, ambientali ed economiche, dalla contaminazione delle terre e delle acque, fino alle alluvioni e ai fenomeni climatici estremi.

C’è un legame indissolubile tra la crisi climatica e l’industria fossile
Già dagli anni Settanta/Ottanta, le grandi compagnie petrolifere e del gas – come ENI, ExxonMobil, Shell e BP – sapevano quanto le loro attività avrebbero inciso sul clima globale. Eppure hanno scelto di ignorare le evidenze scientifiche, anteponendo il profitto alle conseguenze per il pianeta e per le generazioni future. Oggi, come sempre, sono le persone comuni a pagare il prezzo più alto. “Il prezzo che paghiamo” è un documentario prodotto da Greenpeace Italia e ReCommon, realizzato dal collettivo FADA e diretto da Sara Manisera. Un racconto crudo e autentico di come la crisi climatica sia diventata ormai una presenza costante nella nostra vita quotidiana, narrato attraverso le voci di chi ne subisce gli effetti più diretti e drammatici.
Un viaggio tra le vittime italiane della crisi climatica
Il documentario ci porta in Emilia-Romagna, dove Maria Gordini, agricoltrice, ha perso casa e azienda a seguito delle alluvioni devastanti del 2023 e 2024. Spostandoci in Basilicata incontriamo Camilla Nigro, Isabella Abate e Giorgio Santoriello, cittadini e cittadine che convivono ogni giorno con le pesanti ricadute delle attività estrattive di ENI, Shell e TotalEnergies. Vivono su un territorio che ospita il più grande giacimento petrolifero su terra dell’Europa occidentale, segnato da decenni di trivellazioni. Attraverso le loro storie personali, alternate alle analisi di ricercatori, giornaliste e attiviste, il documentario ricostruisce il filo che lega le estrazioni del petrolio e le devastanti ricadute sociali, ambientali ed economiche, dalla contaminazione delle terre e delle acque, fino alle alluvioni e agli eventi climatici estremi. Un racconto che pone una domanda cruciale: chi paga davvero il prezzo della crisi climatica?
Un documentario per colmare un vuoto di verità
Nonostante eventi sempre più frequenti e distruttivi – alluvioni, siccità, incendi – i media italiani continuano a trattare la crisi climatica in modo superficiale, spesso omettendo di citare i principali responsabili: le compagnie fossili. “Il prezzo che paghiamo” nasce proprio per colmare questo vuoto informativo. Attraverso un’inchiesta rigorosa, documenti d’archivio, interviste a esperti e testimonianze raccolte sul campo, il documentario mette in luce la responsabilità diretta delle multinazionali fossili nella crisi climatica in corso. E racconta come queste aziende, pur conoscendo da decenni gli effetti delle proprie attività sul riscaldamento globale, abbiano continuato a investire nella distruzione del pianeta. Il documentario è, al tempo stesso, denuncia e memoria collettiva: un viaggio attraverso le ferite aperte dell’Italia per raccontare ciò che la più potente multinazionale fossile del nostro Paese e le altre aziende fossili internazionali vogliono tenere nascosto.
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Tratto dalle pagine di
e
Italia.