*** Terza parte ***

Idrogeno: la nuova panacea? Miti e realtà delle aspettative sull'idrogeno nello Stato Spagnolo/3

di Javier Andaluz Prieto, Sagrario Monedero López e Josep Nualart Corpas

A quando un mercato regionale/globale dell'idrogeno?

Attori, ruoli e strumenti

La promozione dell'idrogeno da parte delle grandi compagnie energetiche e dei combustibili fossili risponde anche alla necessità dei loro proprietari, per lo più fondi di investimento e altri attori del mondo finanziario che vogliono mantenere le loro quote di profitti. Per assicurarsi che possano influenzare la promozione di questo vettore energetico, il modo più semplice è quello di creare un proprio mercato libero, facendo in modo che le transazioni avvengano solo in termini monetari e non per rispondere ai loro profitti reali. Inoltre, cercano anche il sostegno delle istituzioni pubbliche attraverso garanzie che, molto probabilmente, permetteranno loro di coprire le perdite in caso di una bolla speculativa.

Attualmente non esiste un mercato dell'idrogeno, ma si stanno per collocare al loro posto i primi pezzi. A livello statale, il Governo intende investire 9 miliardi di euro entro il 2030, di cui almeno 1,5 miliardi verranno dai fondi del piano España Puede.




A loro volta i governi del Nord globale stanno approvando programmi e politiche che mettono al centro una transizione energetica basata sulle energie rinnovabili, come il Green New Deal negli Stati Uniti e l'European Green Deal 51. Così come le strategie e le tabelle di marcia dell'idrogeno pianificano la transizione energetica a livello globale, senza tener conto dei bisogni e degli impatti socio-ecologici che generano nei paesi esportatori. In realtà, le popolazioni vulnerabili all'estrattivismo fossile continuano ad essere vulnerabili, questa volta a causa dell'estrazione di materie prime critiche necessarie per la transizione energetica nel Nord globale.

L'approvazione di programmi e politiche incentrate su una transizione energetica basata sulle rinnovabili e sui nuovi vettori energetici danno indicazioni al mercato finanziario di disinvestire nei combustibili fossili e scommettere sull'idrogeno e le energie rinnovabili, se vuole mantenere il sostegno pubblico ai suoi investimenti.

Questo è riportato nel rapporto di Goldman Sachs “Green Hydrogen: The next transformation driver of the Utilities industry” (Idrogeno verde: il prossimo motore di trasformazione del settore dei servizi pubblici) 52, secondo cui il mercato dell'idrogeno potrebbe arrivare a valere 10 mila miliardi di euro entro il 2050. Questa valutazione è stata fatta per tre regioni del mondo: Asia, Stati Uniti e Unione Europea, che hanno rispettivamente un valore di mercato stimato di 4,4, 2,9 e 2,2 mila milioni di euro. Nel caso dell'Unione Europea, quasi due terzi dell'investimento andranno agli impianti di energia rinnovabile necessari per far funzionare gli elettrolizzatori.

Un altro aspetto da prendere in considerazione nei mercati sono gli strumenti e i meccanismi esistenti per garantire il suo funzionamento. Le obbligazioni verdi-Green Bonds 53, sono state create più di un decennio fa per differenziare gli investimenti climatici ed ecologici dal resto. Il loro principale svantaggio è che non ci sono criteri unificati su quali attività debbano includere e se le loro condizionalità siano di compimento obbligatorio.

Se guardiamo a quelli utilizzati nell'Unione Europea (EU Green Bond Standards), vediamo che l'emittente deve rispettare il principio di non causare danno (do-no-harm) enunciato nella tassonomia europea, pubblicare precedentemente una politica quadro sulle obbligazioni verdi, monitorare la destinazione del denaro e gli impatti generati e realizzare una valutazione da parte di un organismo esterno e/o indipendente 54. Due organismi che soddisfano questa distinzione sono EQA 55 e la Climate Bond Initiative 56.

Nel caso della Climate Bond Initiative si catalogano i progetti per l'idrogeno verde e a basse emissioni, come l'idrogeno blu, lungo la sua catena di valore, per candidarli a beneficiare delle obbligazioni verdi 57. Come altri attori del settore privato e finanziario, identificano le seguenti sfide: investimenti del settore pubblico, competitività e commercio e reti di distribuzione.


Accordi di import-export

Il libero mercato non è l'unico spazio in cui si possono stabilire relazioni commerciali nell'ambito dell'energia. Ci sono anche contratti bilaterali tra le parti, che hanno condizioni esclusive per ciascuno di questi accordi. Questo è quello che è stato storicamente utilizzato tra i paesi esportatori e importatori di gas fossile, anche se nell'ultimo decennio c'è stata una proliferazione di contratti attraverso il libero mercato. La durata di questi contratti era solita essere di decenni per garantire che il paese esportatore potesse ammortizzare gli investimenti necessari alla costruzione di infrastrutture per l'estrazione e il trasporto del combustibile fossile.

Nel caso dell'idrogeno stiamo già vedendo i primi accordi bilaterali tra diverse regioni del pianeta, anche se sono futuri perché i progetti in questione sono ancora in fase di concezione o costruzione. Uno di quelli che ha generato più clamore è quello raggiunto tra il Cile e i Paesi Bassi 58. Lo scopo di questa alleanza è di sviluppare uno dei più grandi parchi eolici del mondo per la generazione di idrogeno verde nella regione di Magallanes, nel sud del Cile, e allo stesso tempo di promuovere, in Unione Europea, il porto di Rotterdam come principale punto di importazione ed esportazione di questo vettore energetico.

Un altro paese europeo, con piani per importare idrogeno da diverse regioni del mondo, è la Germania. A marzo ha firmato un contratto con il Canada per importare idrogeno blu, dato che il paese nordamericano continua a fare affidamento sui combustibili fossili come fonte di generazione di idrogeno 59, mentre ad aprile ha raggiunto un accordo con l'Australia per importare idrogeno verde 60. Si pensa che l'accordo con l'Australia sia poco coerente perché la tecnologia necessaria per importare questo vettore energetico via nave, o altri sottoprodotti come l'ammoniaca, è ancora in fase di sviluppo, il che potrebbe generare grandi emissioni di CO2. Inoltre, la strategia del paese tedesco è legata all'uso di impianti di importazione di gas naturale liquefatto (GNL) che sono attualmente in fase di progettazione o costruzione.

Anche il Giappone ha iniziato ad elaborare contratti con futuri esportatori di idrogeno. Lo scorso aprile ha raggiunto un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per collaborare allo sviluppo di progetti di idrogeno per soddisfare la sua domanda 61. Questi progetti genereranno idrogeno blu e verde e sostituiranno l'attuale commercio di combustibili fossili tra i due paesi. Il Giappone sta dando priorità alla penisola arabica avendo già raggiunto un accordo con l'Arabia Saudita nel marzo dello stesso anno, per condurre studi di fattibilità per progetti relativi alle catene di approvvigionamento di idrogeno blu e ammoniaca.
 

Un nuovo modello energetico per l'idrogeno

Gli elevati costi degli investimenti e del prodotto continuano ad essere il problema principale per il settore dell'idrogeno, ed è per questo che le istituzioni pubbliche stanno cercando di fornire incentivi dato che, dopo decenni di ricerche, non si è mai arrivati ad applicazioni veramente valide. Infatti, i progetti più rilevanti al momento sono per lo più progetti pilota, progetti di ricerca o progetti per analizzare il potenziale dell'idrogeno. Questo non ha impedito a importanti compagnie energetiche di vedere l'idrogeno come una nuova nicchia di business, lanciando progetti che in molti casi sono discutibili e meno redditizi di quanto pubblicizzato.

La strategia dell'UE sull'idrogeno fissa l'obiettivo di produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030, il che rappresenta solo l'11% del consumo totale di idrogeno nell'UE nel suo complesso attuale. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, nel 2018 la domanda di idrogeno per vari usi industriali è stata di 73,9 milioni di tonnellate. Solo lo 0,1% di questo idrogeno è attualmente verde. Il problema più rilevante è che anche se sostituire l'attuale domanda di idrogeno fossile dovrebbe essere una priorità, la maggior parte delle proposte sono basate sull'uso dell'idrogeno per applicazioni inefficienti come treni o veicoli privati.

In questo momento, e sulla scia delle promesse annunciate sui benefici del settore, con i conseguenti movimenti speculativi, è necessario mettere in guardia sulla predilezione dell'economia spagnola per le bolle economiche, che scoppiano con impatti particolarmente preoccupanti tra le persone più vulnerabili. Il settore energetico spagnolo è il miglior allievo di questi processi speculativi. Basta ricordare la bolla del gas che abbiamo subito all'inizio di questo secolo, quando i governi hanno incautamente incoraggiato le grandi compagnie energetiche a investire in impianti a gas a ciclo combinato e terminali di rigassificazione, con le rinnovabili che alla fine hanno pagato il prezzo della festa sotto forma di moratorie e sospensione dei sussidi.

Affrontare il ruolo dell'idrogeno nella transizione energetica non può essere separato dalla progettazione adeguata di un mix energetico in linea con i limiti planetari. Secondo Orizzonte Energetico 2050, questo modello deve considerare l'efficienza, il risparmio e il minor consumo come pilastri fondamentali, cioè deve ridurre il bisogno di energia aumentando l'efficienza e adattandosi alla futura disponibilità di energia, che sarà notevolmente inferiore a quella di oggi, con una potenza disponibile quantitativamente e qualitativamente minore. Il nostro modello deve basarsi sulle energie pulite, minimizzando il loro impatto sull'estrazione delle risorse materiali, sull'occupazione del territorio, sull'impatto sugli ecosistemi e la generazione di rifiuti.

In definitiva, l'idrogeno deve essere considerato in uno scenario di transizione verso un modello basato sulla sovranità energetica, in cui individui, comunità e popoli consapevoli prendono le proprie decisioni in materia di generazione, distribuzione e consumo di energia, in un modo che è appropriato alle loro circostanze ecologiche, sociali, economiche e culturali, senza influenzare negativamente parti terze.

1. Modello legato alla minimizzazione delle eccedenze energetiche: questo deve basarsi su una pianificazione adeguata, che stabilisca innanzitutto un quadro per ridurre il nostro consumo energetico in termini netti e a breve termine. Questo è particolarmente importante, poiché non è possibile sostituire il consumo energetico in settori come il trasporto sulla base della produzione di idrogeno, verde o meno. In questa appropriata pianificazione è chiaro che l'implementazione delle rinnovabili deve concentrarsi prima di tutto sulla sostituzione dell'abbondante energia fossile e nucleare nel sistema elettrico. In questa sostituzione, i picchi di produzione appariranno in momenti di alta disponibilità di sole o vento, quindi è consigliabile immagazzinare questa energia per usarla quando non c'è né sole né vento.

2. Dimensionamento adeguato della potenza da installare. La tecnologia dell'idrogeno verde comporta la necessità di installare energie rinnovabili, prevedibilmente solare ed eolica che, sebbene emettano meno gas serra, comportano un'altra serie di impatti se non sono adeguatamente pianificati. Stiamo assistendo così a casi in cui la localizzazione inadeguata di queste energie sta causando impatti significativi sugli ecosistemi e sulle popolazioni. Per questo motivo è essenziale ridimensionare queste installazioni alle necessità del consumo prossimo, quando possibile, ed evitare grandi progetti destinati all'esportazione, che significherebbero una forte pressione su specifici territori.

3. Modello flessibile basato sulla diversità tecnologica. Nella progettazione della rete elettrica bisogna considerare un mix energetico adeguato, con diverse fonti e modalità di stoccaggio e riserva. Maggiore è la diversità delle fonti rinnovabili e delle tecnologie disponibili, migliore è la capacità di resistere ai problemi futuri. Essere in grado di avere sistemi flessibili che non dipendono da un'unica fonte di energia e possono adattarsi a situazioni diverse è un pilastro chiave della sovranità energetica.
Un concetto che in questi momenti dovrebbe stabilire una gerarchia dei diversi criteri di gestione, tra questi la priorità dovrebbe essere data al raggiungimento di un'adeguata gestione della domanda e al miglior uso dei diversi tipi di energia. Questo eviterebbe di fare errori come ottenere idrogeno da un'unica fonte con la premessa di progetti sempre più grandi, o usare l'idrogeno per lo stoccaggio a lungo termine poiché sembra che, a priori e a causa delle perdite che si verificano, possa essere immagazzinato solo a breve e medio termine.

4. Adeguata pianificazione degli usi. La grande svista nella transizione energetica riguarda la necessità di organizzare usi e tecnologie, cosa che favorisce un sistema di produzione capitalista che cerca di deregolamentare e massimizzare i suoi profitti. Questa è una delle questioni fondamentali per ottenere una corretta decarbonizzazione. Dovremmo iniziare ad applicare un principio di gerarchia degli usi in modo che sia chiaro dove indirizzare ognuno di questi settori. Un buon esempio è il veicolo privato (l'automobile), un settore in cui vediamo proliferare l'applicazione di tutte le tecnologie, a partire dalle batterie all'idrogeno, anche se sappiamo che il suo fabbisogno energetico, in termini netti, è insostenibile. Non vale più la pena di perseguire percorsi impossibili. Dobbiamo fare i calcoli per vedere quanta energia abbiamo a disposizione e su quali tecnologie, adattando questa quantità e distribuendola a partire dagli usi prioritari come l'alimentazione, la fabbricazione di alcuni beni, o gli sforzi necessari per adattarsi al cambiamento climatico prima di inviare segnali a settori come quello dei veicoli privati.
Un fatto riconosciuto dalle aziende del settore, come Volkswagen, che già nel 2019 ha dichiarato chiaramente le enormi perdite energetiche dell'auto a idrogeno rispetto all'auto elettrica 62.

(3. Fine)

 


* Traduzione di Marina Zenobio per Ecor.Network 

Il dossier continua in castigliano sui seguenti temi:

- La Península Ibérica como hub del hidrógeno
- Instrumentos regulatorios, sectoriales y transversales
- Ejemplos concretos de proyectos
- El Hydrogen Valley of Catalonia
- Endesa y sus 23 proyectos de Hidrógeno
- Corredor Vasco del Hidrógeno
- El Musel-Gijón
- Conclusiones


Hidrógeno: ¿la nueva panacea? Mitos y realidades de las expectativas del hidrógeno en el Estado español
Javier Andaluz Prieto, Sagrario Monedero López y Josep Nualart Corpas
Ecologistas en Acción y el Observatori del Deute en la Globalització, 2021 - 41 pp.

Download: 


NOTE:

51 Per maggiori informazioni sull'European Green Deal della Commissione Europea: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_es

52 Maggiori informazioni su “Green Hydrogen: The next transformation driver of the Utilities industry” di Goldman Sachs. Disponibile su: https://www.goldmansachs.com/insights/pages/gs-research/green-hydrogen/report.pdf

53 Per maggiori informazioni sui Bonus Verdi: https://www.climatebonds.net/market/explaining-green-bonds

54 Per maggiori informazioni sui Bonus Verdi: https://www.somo.nl/a-voluntary-eu-green-bond-standard/

55 Per saperne di più su EQA: https://eqa.es/

56 Per saperne di più sulla Climate Bond Initiative: https://www.climatebonds.net/

57 Più informazioni sul rapporto “Climate investment opportunities: Climate-aligned bonds&issuers 2020” di Climate Bond Initiative. Disponibile su: https://www.climatebonds.net/files/reports/cbi_climate-aligned_bonds_issuers_2020.pdf

58 Più informazioni nell'articolo “Idrogeno verde: Magallanes leader in America Latina” di El Pinguino. Disponibile su: https://elpinguino.com/noticia/2021/03/28/hidrogeno-verde-magallanes-lidera-en-latinoamerica

59 Più informazioni su “Il Canada e la Germania firmano un accordo sull'energia verde nel tentativo di alimentare il nascente settore dell'idrogeno” della CBC. Disponibile su: https://www.cbc.ca/news/politics/canada-germany-energy-transition-1.5951584

60 Più informazioni nell'articolo “L'accordo assurdo e insostenibile della Germania per portare idrogeno dall'Australia”, El periódico de la energía. Disponibile su: https://elperiodicodelaenergia.com/el-absurdo-y-pocosostenible-acuerdo-de-alemania-para-traerse-hidrogeno-desde-australia/amp/

61 Più informazioni nell'articolo “Giappone ed Emirati Arabi Uniti firmano un accordo di cooperazione sull'idrogeno” di Argusmedia. Disponibile su: https://www.argusmedia.com/en/news/2203675-japan-uae-sign-hydrogen-cooperation-deal

62 https://www.volkswagenag.com/en/news/stories/2019/08/hydrogen-or-battery--that-is-the-question.html

 

06 giugno 2022 (pubblicato qui il 05 luglio 2022)