Le compagnie minerarie e petrolifere hanno pagato più di 18 milioni di dollari alla Polizia per la sicurezza privata

di Luis Enrique Pérez

Negli ultimi 17 anni, le imprese del settore estrattivo coinvolte in conflitti socio-ambientali in Perù hanno firmato accordi di sicurezza e protezione con la Polizia Nazionale per oltre 73 milioni di soles (18.490.566 dollari). Venti di questi contratti sono stati firmati o erano in vigore durante gli scontri con la popolazione che hanno provocato morti e feriti. Convoca.pe e CONNECTAS hanno scoperto che diverse aziende hanno chiesto alla Polizia Nazionale Peruviana (PNP) che il personale designato a proteggere le loro installazioni provenga da reparti di operazioni speciali, compresi quelli con esperienza in materia di sovversione e narcoterrorismo.

Originale in spagnolo da Connectas.org:   


La notte del 4 maggio 2015, Humberto Checya Chura, un trentenne di Islay, nella regione meridionale di Arequipa, bloccò una delle strade della sua città per protestare contro Tía María , il progetto minerario della Southern Copper Corporation che, dal 2009, ha trovato l'opposizione di un'ampia fetta della popolazione della Valle del Tambo, una prospera zona agricola i cui abitanti temono che i loro campi vengano intaccati dall'estrazione.

Humberto e i suoi compagni furono respinti da un reparto di polizia che aveva l'obiettivo di allontanare i manifestanti e liberare la strada. Uno degli agenti aveva un fucile con cui avrebbe dovuto sparare proiettili di gomma non letali, ma era caricato con pallini di piombo che, sparati a distanza ravvicinata, possono essere letali.

Tre colpi tolsero la vita a Humberto, morto nelle prime ore dell'alba del 5 maggio mentre veniva portato all'ospedale di Mollendo. Alla sua morte seguirono quelle di altri quattro peruviani che, nell'aprile 2011, furono uccisi a colpi di arma da fuoco nel corso delle proteste contro il progetto della Southern Copper. Gli omicidi di Andrés Taype Choquepuma (22 anni), Miguel Ángel Pino (23 anni), Néstor Cerezo Patana (31 anni) e Aurelio Huarcapuma Clemente (50 anni) sono rimasti impuniti perché le autorità non sono mai riuscite a identificare i responsabili.

Durante le proteste contro il progetto minerario ad Arequipa, gli agenti di polizia non solo rappresentavano le forze incaricate di garantire l'ordine pubblico ma stavano anche difendendo la Southern Copper, visto che i poliziotti venivano pagati dall'azienda in cambio della sicurezza privata, soprattutto per proteggere la compagnia dagli abitanti dei villaggi che si opponevano alle sue operazioni. Questa pratica della polizia è molto comune in Perù e, tra le altre cose, si verifica in diverse imprese del settore minerario e degli idrocarburi.

Nel dicembre 2010 la Southern Copper, di proprietà della transnazionale Grupo Mexico, firmò un Accordo di Prestazioni Straordinarie con la Direzione Territoriale della Polizia di Arequipa in base al quale l'azienda otteneva, per un anno, i servizi di 15 agenti di polizia per garantire la sicurezza nelle unità minerarie di Arequipa, note come Tia Maria, Virgen Maria, Malena e Chanca, così come nelle proprietà dell'impresa nel distretto di Cocachacra, epicentro del conflitto sociale iniziato quasi 12 anni fa.

Questo è solo uno dei numerosi accordi di protezione e sicurezza tra le imprese estrattive e la Polizia Nazionale Peruviana (PNP) firmati negli ultimi 17 anni, secondo i documenti ottenuti da Convoca.pe e CONNECTAS attraverso richieste di informazioni allo Stato basate sulla Legge per la Trasparenza.

La nostra indagine ha analizzato 181 accordi e addendum sottoscritti in tutto il paese tra il febbraio 2003 e il maggio 2021, che mostrano come le forze di polizia operino per proteggere le compagnie minerarie e petrolifere, molte delle quali sono in conflitto con le popolazioni delle Ande e dell'Amazzonia peruviane.

Per questi servizi straordinari di sicurezza privata forniti dalla forza pubblica, l'istituzione poliziesca ha ricevuto almeno 73 milioni e 500 mila soles (18.490.566 dollari) tra il 2003 e il 2020.


Più conflitti più contratti

L'analisi del database costruito da Convoca.pe e CONNECTAS rivela che è stato il settore minerario a richiedere alla polizia il maggior numero di servizi di sicurezza e protezione, con 158 dei 181 accordi e addendum che rappresentano l'87% dei contratti con la PNP. Le aziende legate al settore del petrolio e del gas hanno sottoscritto 23 accordi.

Abbiamo esaminato i registri della Defensoría del Pueblo sui conflitti socio-ambientali attivi registrati tra il 2008 e il 2021 e ha scoperto che, 20 degli accordi di sicurezza con la polizia di cui hanno beneficiato 13 compagnie, sono stati firmati o erano in vigore al culmine del conflitto tra le compagnie minerarie e le popolazioni delle zone di influenza.

E' stato il governo di Ollanta Humala a firmare il maggior numero di accordi di sicurezza tra la polizia e le compagnie minerarie e petrolifere: 61. Dieci di questi accordi sono vincolati a clausole aggiuntive al contratto con una delle più importanti compagnie minerarie aurifere del Sud America, la Yanacocha, che negli ultimi anni è stata in Perù al centro di diversi conflitti socio-ambientali.

La Miniera Yanacocha, di proprietà del gruppo statunitense Newmont e della peruviana Buenaventura, è una delle imprese estrattive che, fin dal 2003, ha fatto maggior ricorso ad accordi di sicurezza e protezione con la Polizia. In totale ha firmato quattro accordi e 12 addendum durante i governi di Alan García, Ollanta Humala, Pedro Pablo Kuczysnki e Martín Vizcarra.

Questa compagnia è al centro del conflitto sociale per il progetto aurifero Conga, nella regione di Cajamarca, che ha causato la morte di cinque manifestanti nel luglio 2012, quando era in vigore uno degli accordi di sicurezza con la polizia. Faustino Silva (35 anni), Paulino García Rojas (48 anni), José Sánchez Huamán (29 anni) e l'adolescente César Medina Aguilar (15 anni) sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco durante l'intervento della polizia nella città di Celendín. Il giorno seguente, Joselito Vásquez Campos (28 anni) moriva a Bambamarca, colpito da una pallottola al petto.

Di fronte alla presenza della polizia nella Plaza de Armas a Cajamarca, una cittadina rimproverò un agente: "Perché siete così? Perché ci parlate così? Perché ci trattate così?", ricevendo una dura risposta: "Porque son perros, concha tu madre" (perché siete cani, figlia di puttana). All'epoca, Yanacocha aveva stipulato un accordo con la PNP per far sorvegliare i campi minerari da membri delle unità d'élite.

Nonostante queste morti, per far fronte alla "situazione politica e sociale esistente nel dipartimento di Cajamarca" la polizia prorogò l'accordo di sicurezza con Yanacocha attraverso degli addendum. L'ultimo accordo, approvato durante il governo dell'ex presidente Martín Vizcarra, è rimasto in vigore fino al 20 ottobre di quest'anno.

Secondo i calcoli realizzati in base alle informazioni sugli "accordi di cooperazione", Yanacocha ha pagato alla polizia 4 milioni e 678 mila soles (1.170.000 dollari) solo per un accordo di sicurezza e un addendum in vigore tra il 2017 e il 2020, che comprendeva 26 guardie di sicurezza al giorno per la sua unità mineraria. È la società che ha pagato di più alla PNP per questi servizi.

Segue nel ranking la Southern Copper, che ha firmato 11 accordi di sicurezza per le sue unità nel sud del Perù. Tre di questi accordi sono ancora in vigore per garantire la sicurezza nelle aree di influenza del progetto Tia Maria ad Arequipa, Toquepala a Tacna e Cuajone a Moquegua.

L'impresa Grupo Mexico ha pagato alla PNP 1 milione 530.470 soles (436.155 dollari) solo per gli accordi già scaduti. Per i tre accordi vigenti pagherà in totale altri 2 milioni e 86.106 soles (524.806 dollari). Uno dei contratti riguarda la salvaguardia del progetto minerario Tia Maria, a cui gli agricoltori della zona si oppongono da oltre un decennio.

Nella lista seguono la Compañía Minera Antamina (7), la compagnia petrolifera cinese CNPC Perù (7), la Sociedad Minera Cerro Verde (5) e la Minera Las Bambas (5). Quest'ultima compagnia dal 2011 è in conflitto con le comunità ubicate nel cosiddetto Corredor Minero del Sur, che attraversa 37 comunità contadine quechua ad Apurímac, Cusco e Arequipa.

"Gli agenti di polizia non si limitano a sorvegliare solo le installazioni minerarie, ma sono presenti lungo tutto il Corridoio Minerario, lungo tutta la strada", afferma Wilber Fuentes, segretario generale del Frente Único de Defensa de los intereses de Chumbivilcas, riferendosi al servizio di sicurezza offerto dalla polizia alla compagnia mineraria Las Bambas.

Las Bambas, che produce il 2% del rame totale estratto a livello mondiale, è la compagnia mineraria con il maggior numero di conflitti con le comunità avvenuti durante un accordo di sicurezza con la PNP. Il conflitto più importate si è verificato nel 2015, quando gli abitanti del villaggio organizzarono uno sciopero perché la società mineraria aveva modificato la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto, scartando la costruzione di una conduttura per il trasporto dei minerali per continuare a trasportarli con i camion.

L'allora Ministro degli Interni, José Pérez Guadalupe, inviò 1500 poliziotti "per proteggere un investimento milionario di cui beneficeranno tutti i peruviani". Il 28 settembre, le forze dell'ordine dispersero i manifestanti nel distretto di Chalhuahuacho con lacrimogeni e armi da fuoco. Secondo la Defensoría del Pueblo, Ezequiel Huamaní Mío (32), Beto Chahuayllo Huillca (39) e Alberto Cárdenas Challco (24) morirono colpiti da proiettili.

Solo un mese prima dei decessi, il 13 agosto 2015, Las Bambas aveva sottoscritto un accordo di protezione e sicurezza con la Polizia. L'allegato all'accordo stabilisce che "in casi eccezionali e fuori controllo, dove sia stato necessario l'uso della forza o delle armi, il capo del distaccamento presenterà al suo comando un rapporto sull'incidente che ha reso necessario l'uso della forza o delle armi".


Sicurezza d'élite

Un numero significativo di accordi rivela che le compagnie minerarie e petrolifere avevano una preferenza per i servizi delle forze di polizia d'élite. Tra il 2003 e il 2016, 20 aziende hanno chiesto alla PNP, in 38 accordi, personale proveniente preferibilmente dalle divisioni della Direzione delle Operazioni Speciali, tra cui DINOES, DIROES e DIVOES, le unità più addestrate del corpo di polizia.

Secondo agenti che hanno fornito sicurezza nell'ambito di questo tipo di accordi e che preferiscono rimanere nell'anonimato, le imprese estrattive, in particolare quelle minerarie, richiedono servizi di agenti di polizia che hanno lavorato in zone di emergenza, perché sono altamente specializzati nel pattugliamento di zone di conflitto, nelle azioni antiterrorismo e nell'intelligence, comprese azioni sotto copertura.

L'avvocata Juliana Bravo, direttrice di EarthRights International, ha avvertito che le compagnie minerarie sono alla ricerca di poliziotti con capacità di reazione in "situazioni di guerra", come quelle che affrontano nelle zone del narcoterrorismo. "In Perù la polizia è stata privatizzata e la logica è che, poiché il conflitto sociale è un 'atto di guerra', deve essere affrontato con truppe addestrate in zone di guerra, come il VRAEM e il Fronte Huallaga", ha dichiarato Bravo.

In 20 dei contratti analizzati, le imprese estrattive hanno richiesto che gli agenti di polizia avessero prestato servizio nelle basi antiterrorismo nella zona di emergenza delle valli dei fiumi Apurímac, Ene e Marañón (VRAEM) e nel Frente Huallaga. Questi agenti hanno familiarità con conflitti armati e tattici contro gruppi sovversivi o trafficanti di droga.

Per l'avvocato specializzato in diritti umani Álvaro Masquez, le imprese estrattive, in particolare quelle coinvolte in conflitti sociali, richiedono servizi della polizia delle operazioni speciali perché percepiscono i manifestanti, nelle loro aree di influenza, come popolazione ostile e cercano una forza di sicurezza che le combatta.


Quanto costa la sicurezza garantita dalla polizia?

Esaminando gli accordi, Convoca.pe ha scoperto che la polizia ha ricevuto almeno 73 milioni e 500 mila soles (18.490.566 dollari) tra il 2003 e il 2020 per fornire servizi di sicurezza e protezione a 43 aziende del settore estrattivo. L'importo potrebbe essere più alto, perché 30 accordi non contengono informazioni complete sui pagamenti agli agenti di polizia.

Questo importo rappresenta una piccola parte dei grandi profitti realizzati dalle imprese del settore estrattivo in Perù. Solo tra il 2015 e il 2019, le società minerarie hanno esportato metalli per un valore di oltre 125.324 milioni di dollari, secondo i dati della Banca Centrale di Riserva del Perù.

Le modalità di pagamento di questi servizi sono cambiate negli ultimi due decenni. Tra il 2003 e il 2016, le compagnie minerarie e petrolifere hanno negoziato con ogni direzione regionale di polizia i termini del contratto: quanto doveva guadagnare ogni agente, se il pagamento era mensile, bisettimanale o giornaliero, nonché l'importo a cui l'istituzione poliziesca aveva diritto, che era una percentuale di quanto veniva pagato a tutti gli agenti.

La paga oraria degli agenti di polizia variava da 9 soles (2,57 dollari) a 13 soles (3,70 dollari). La Southern Copper pagava 900 soles al mese a ciascun agente, secondo quanto riportato in uno dei contratti firmati nel 2007, mentre la compagnia mineraria Cerro Verde offriva 90 soles al giorno a ciascuno dei 23 sottufficiali che fornivano sicurezza nel 2009.

Nel 2017 la modalità è cambiata perché il Ministero dell'Interno ha regolamentato il pagamento agli agenti di polizia per i servizi straordinari, stabilendo una tariffa di 13,23 soles (3,30 dollari USA) per ora lavorativa, un importo vicino al massimo pagato per ora negoziata negli anni precedenti. Da allora, le imprese devono depositare l'importo totale stabilito nell'accordo su un conto della Direzione dell'Economia e delle Finanze della Polizia Nazionale presso la Banca Nazionale, che a sua volta deposita il pagamento sul conto bancario di ciascun agente di polizia.

Tra il 2003 e il 2011, le società estrattive e le direzioni della Polizia Nazionale hanno firmato 25 accordi, indicanti che l'istituzione pubblica doveva ricevere tra il 2% e il 20% dell'importo totale pagato agli agenti di polizia.

A partire dal 2017 un nuovo regolamento ha stabilito che la Polizia non deve più ricevere una percentuale del totale pagato agli agenti, ma che ogni azienda deve effettuare un pagamento fisso di 15,35 soles (3,76 dollari USA) per ogni ora lavorativa degli agenti. Nelle nuove disposizioni tariffarie per il servizio di sicurezza, l'importo è stato ridotto a 10,54 soles (2,64 dollari) per decisione della Divisione di Supervisione, Valutazione delle Strategie e dei Piani Istituzionali della PNP, argomentando che sono le imprese a fornire le risorse logistiche, come le attrezzature di comunicazione, i veicoli o le strutture per gli agenti negli accampamenti.


Sono accordi legali?

Gli accordi della Polizia con imprese private sono consentiti dalla sua Legge Organica, la quale stabilisce che l'istituzione può fornire "servizi in affitto di natura privata". Contro questa facoltà, nell'aprile del 2019 l'Ordine degli Avvocati di San Martín ha presentato una denuncia di incostituzionalità alla Corte Costituzionale, che l'ha dichiarata infondata.

Tuttavia, la sentenza riconosce che la protezione delle compagnie estrattive da parte della PNP può generare "un senso di perdita di obiettività" tra le popolazioni che manifestano nell'ambito del loro diritto alla protesta, e sottolinea che la polizia dovrebbe fornire sicurezza solo alle compagnie che dimostrano di non poter ottenere questo servizio da società di sicurezza private.

Un anno prima, nel 2018, il Relatore speciale sui diritti economici, sociali, culturali e ambientali (Redesca) della Commissione interamericana per i diritti umani ha espresso preoccupazione per questi accordi, mentre l'anno scorso il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione delle e dei difensori dei diritti umani, il francese Michel Forst, è venuto in Perù e ha descritto gli accordi tra la polizia e le aziende private come una "commercializzazione delle forze di polizia".

Álvaro Másquez, dell'Istituto di Difesa Legale, ritiene che questi accordi incidano sulla fiducia delle comunità nei confronti della polizia, perché considerano che quando scoppiano i conflitti gli agenti li vedano come nemici. "Questa posizione della polizia si vede riflessa nelle morti, detenzioni e atti illegali", afferma.

Interpellata da Convoca.pe, la Divisione di Supervisione, Valutazione delle Strategie e dei Piani Istituzionali della PNP ha dichiarato che gli importi versati dalle società estrattive all'istituzione "mirano a migliorare la fornitura di servizi di sicurezza straordinari" e che gli accordi "non impediscono né limitano gli agenti di polizia nell'adempimento dei loro compiti istituzionali... al fine di garantire, mantenere e ristabilire l'ordine interno, l'ordine pubblico o la sicurezza pubblica".

L'agenzia di polizia ha ammesso di ricevere solo la documentazione presentata dalle aziende per dimostrare di aver esaurito i mezzi per richiedere i servizi di sicurezza, ma non la verifica, come richiesto nella sentenza del Corte Costituzionale. Inoltre, ha assicurato che il personale che garantisce la sicurezza nei campi minerari è addestrato in conformità con il "Manuale dei diritti umani della PNP" e che vigila sul rispetto delle norme sull'uso della forza nei suoi interventi.


Solo un caso è andato in giudizio

La storia dell'omicidio di Humberto Checya spicca tra gli oltre 40 casi di manifestanti uccisi a causa della repressione della polizia durante i conflitti sociali. Questa potrebbe essere l'unica morte che non rimarrà impunita, perché la famiglia e la difesa legale hanno trovato le prove che il sottufficiale Dalmer López Cáceres è stato l'autore degli spari che hanno messo fine alla vita del giovane padre.

Parlando con Convoca.pe, Arturo Salas, avvocato dell'ong Solidaria, che rappresenta la famiglia Checya, ha spiegato che in oltre 15 anni nessun agente di polizia coinvolto in un crimine contro i manifestanti nel corso di conflitti soci-ambientali è stato assicurato alla giustizia perché ritiene che, in questi casi, la Procura agisca per mantenere l'impunità.

Salas ha ricordato che, nel 2017, il procuratore Yecid Zevallos Arias ha cercato di far chiudere il caso senza ulteriori indagini, senza raccogliere testimonianze o ricostruire i fatti. "Abbiamo dovuto eseguire le procedure che la Procura non ha mai voluto eseguire, come la raccolta delle prove, le prove dei colpi sparati e quelle che indicano il sottufficiale López come l'unico a portare un fucile a pallini", ha detto l'avvocato.

Per l'avvocato Arturo Salas, nelle indagini sulla morte dei manifestanti l'istituzione poliziesca non è imparziale. Durante il procedimento per la ricostruzione della morte di Humberto Checya ha notato lo "spirito di corpo della polizia", poiché i colleghi del sottufficiale López hanno affermato di averlo visto sparare, ma hanno negato che avesse sparato proiettili di piombo.

Convoca.pe ha parlato con il figlio del defunto. Paul Checya aveva solo 14 anni nel maggio 2015 quando suo padre fu ucciso da proiettili di piombo. Ritiene che nel corso delle indagini della procura ci sia stato un tentativo da parte della PNP di nascondere i fatti nella ricostruzione degli eventi. "Non ci hanno dato le informazioni giuste. Hanno anche tentato di chiudere il caso più volte", ha dichiarato.

Paul Checya continua a sperare che le autorità peruviane pongano fine al sentimento di impunità percepito dalla sua famiglia e che questo sia il modo, anche per altri parenti di persone uccise in conflitti sociali con le compagnie minerarie, di ottenere un risarcimento. "Spero che lo Stato ci risarcisca, sia per me che per mia sorella, ma anche per le altre vittime di omicidio", ha detto Paul, che insieme alla sua famiglia da oltre sei anni aspetta giustizia.


* Questo rapporto è stato redatto da Luis Enrique Pérez per Convoca.pe e Acción Regional Connectas (ARCO), con il supporto dell'International Center for Journalists (ICFJ), nell'ambito dell'iniziativa per il Periodismo de Investigación de las Américas.

** Traduzione Marina Zenobio per Ecor.Network


 

03 agosto 2022 (pubblicato qui il 06 agosto 2022)